La Corte Costituzionale, con la sentenza 26/2024 depositata il 27 febbraio, ha respinto il ricorso presentato dal Consiglio dei Ministri alla legge regionale che aveva autorizzato l’innalzamento del massimale fino al limite di 1.800 pazienti, su base volontaria, per i medici di medicina generale.

Il provvedimento, che era stato adottato per dare una risposta immediata ai cittadini che vivono nei territori in cui si registra una carenza di medici di medicina generale, era stato impugnata dal Consiglio dei Ministri lo scorso 28 giugno per questioni di legittimità costituzionale. Palazzo Chigi riteneva infatti che alle Regioni non fosse consentita l’adozione di una normativa che andasse a incidere su un rapporto di lavoro e si sostituisse così alla contrattazione collettiva. Una competenza, sostenevano, che esulava da quelle riconosciute al legislatore regionale dalla normativa statale.

La Regione, riaffermando la bontà del provvedimento approvato, ne aveva giustificato l’adozione evidenziando - fra le altre cose - la conformazione territoriale dell’isola, caratterizzata da pochi grandi centri urbani e molteplici paesi sparsi in un vasto territorio, lontani e mal collegati, situati, anche su isole minori e in montagna.

Motivazioni ritenute più che valide dalla Consulta che ha accolto le argomentazioni della Regione sottolineando, nella sentenza, che il limite del massimale può essere condizionato dalla organizzazione territoriale del servizio sanitario. Pertanto, la deroga al contratto nazionale che consente l’incremento a 1800 assistiti, così come l’ha stabilita la legge regionale, è stata dichiarata dalla Corte Costituzionale pienamente legittima avendo tutelato, in primis, il diritto alla salute dei Sardi.

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