Il Punto della domenica. Restituiamo alla portaerei Cavour la sua missione umanitaria

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La semplicità con cui è stata messa in piedi una operazione meritevole ed in sé fantastica, sulla porterei Cavour in questi giorni all’ancora nel porto di Cagliari, dovrebbe farci comprendere in quale misura attraverso la volontà è possibile modificare un complesso strumento di morte in uno che partorisce gioia e felicità. Abbiamo saputo della preziosissima iniziativa attuata nella sala operatoria interna alla porterei, ove i medici e paramedici volontari, tra i quali anche sardi, compiono degli interventi chirurgici estetici per restituire il "sorriso" a quei bimbi nati con il labbro leporino, le cui conseguenze non sono esclusivamente estetiche. All’interno di una nave, una porterei, nata e finalizzata per compiere interventi bellici, particolarmente devastanti, è presente un nucleo di meravigliosi uomini, che grazie alla sala operatoria e alla strumentazione presente in essa, riescono a portare a termine interventi di chirurgia maxillo-facciale, restituendo a questi stupendi bambini una normalità fisiologica, non scontata in natura. Il contrasto tra le due funzioni espletate sulla Cavour, porta a chiederci se questa importante iniziativa può costituire una vera e propria breccia e immaginare di trasformare interamente questo "gioiello" tecnologico, prodotto in casa nostra da aziende controllate dallo Stato, in una "portaerei della pace", attraverso cui soccorrere e non aggredire le popolazioni politicamente ritenute nemiche. Perché una nave di tali dimensioni, costata nel 2009 circa un miliardo e mezzo di euro, fortunatamente inutilizzata ed inutilizzabile in navigazione per i costi proibitivi, dovrebbe essere riconvertita come nave umanitaria, come in realtà era in origine precedentemente alla trasformazione. Pù specificamente, vorremmo che la Cavour divenisse un ospedale galleggiante per le vittime di eventi naturali e bellici. Se questa potrebbe essere la sua destinazione futura, senza necessariamente ricorrere ad una visione utopistica del mondo, dobbiamo lavorare al fine di aumentare il numero di sale operatorie all’interno della stessa nave, affinché esse diventino prevalenti. Il dubbio su questa possibile ulteriore destinazione, nasce dalla diversa articolazione politica con cui questo Paese da circa vent’anni si pone nei confronti delle relazioni internazionali in genere, in modo rilevante per la sua assenza in quelle intercorse tra i Paesi, che si affacciano sul Mediterraneo. Abbiamo abdicato a quel ruolo costruito negli anni del dopoguerra, che ci ha reso abili e capaci mediatori tra Paesi sollecitati a compiere interventi terroristici e bellici tra loro e nei confronti di aree geopolitiche stabili, per consegnarci ai "tutori" dell’ordine mondiale. La rincorsa bellica messa in atto dal nostro Paese, dopo quasi cinquant’anni di esercizio politico teso a stabilire la Pace dal dopoguerra, ha snaturato ogni azione e soprattutto reso instabile la guida dello stesso, a causa di una forte dipendenza dei soggetti politici da quella forte "lobby della guerra", che pianifica distruzioni e incamera guadagni, ma soprattutto genera morti e instabilità. Maurizio Ciotola
Ultima modifica ilLunedì, 04 Novembre 2019 09:50

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