Bosa è un’interessante meta turistica della Sardegna e, in particolare, della Planargia. Il suo centro storico medievale, formatosi lungo le pendici del monte tra il 1200 e il 1400, affascina per l’armonia del panorama e per la vitalità dei suoi colori, mentre il territorio circostante, cattura l’occhio dell’osservatore per la varietà dei suoi paesaggi.

Nel territorio bosano è infatti possibile identificare tre tipi di paesaggi:

  • Il paesaggio fluviale, caratterizzato dalla presenza del fiume Temo e della sua valle.
  • I rilievi vulcanici variamente stratificati e articolati.
  • L’area costiera, scandita in promontori e insenature pittoresche.

Dal punto di vista faunistico l’area ospita il nucleo più consistente di Avvoltoio Grifone presente su tutto il territorio nazionale. Sono presenti, inoltre, specie avifaunistiche come il Nibbio Reale, l’Aquila Reale, l’Aquila del Bonelli, il Falco Pellegrino. Il fondale marino è invece ricco di corallo, da cui gli orafi bosani realizzano finissimi gioielli.

Bosa fu abitata già in epoca nuragica, come dimostrato dai nuraghi di Zarra, Albaganes e Furru, nonché dalle piccole grotte funerarie presenti a Coroneddu, Badde Orca e Capitta. Successivamente nella zona approdarono i fenici, mercanti intraprendenti che stabilirono una colonia strategica lungo le rotte commerciali.

Nel 238 a.C. ebbe inizio l’epoca della dominazione romana. Con il crollo dell’Impero, cadde sotto l’influenza bizantina e subì le ripetute incursioni degli arabi, ma questo non le impedì di assurgere a capoluogo della Curatoria di Planargia, nel Giudicato di Logudoro. L’importanza della città crebbe e alla metà dell’XI secolo: si costruì la cattedrale che il vescovo Costantino de Castra decise di dedicare a San Pietro e, tra il 1112 e il 1121, sul colle di Serravalle venne edificato il castello dei Malaspina che garantiva una facile difesa dalle sistematiche scorrerie dei pirati saraceni. Il colle di Serravalle è un bastione naturale affacciato sulla fertile vallata fluviale del Temo, circondata da pascoli e boschi, e su Bosa.

Il perdurare dell’eccellenza tattica della sua posizione, che permetteva il controllo del territorio dal mare al corso del fiume, all'insediamento urbano nella vallata (Bosa vetus), è uno dei fattori che consente di ipotizzare come il sito sia stato sfruttato nei secoli senza soluzione di continuità anche solo quale posto di avvistamento per fronteggiare attacchi improvvisi di nemici (Saraceni, briganti) o incendi. Nel 1317 il castello passò ai giudici di Arborea, alleati inquieti della Corona d'Aragona, nelle cui mani rimase sino alla fine del Quattrocento. La sua decadenza iniziò nella seconda metà del Cinquecento a favore della vicina Alghero, popolata da Catalani.

Altro elemento storico caratteristico di Bosa sono le Concerie: si tratta di uno dei maggiori siti di archeologia industriale della zona situato sulla riva sinistra del fiume Temo, non lontano dal Ponte Vecchio. Queste manifatture esistevano già all’epoca dell’antica Roma, ma ebbero un vero e proprio boom tra Seicento e Ottocento, prima che la crisi conducesse alla sua chiusura negli anni Sessanta del XX secolo. Le concerie, sistemate in una serie di edifici a due piani dall’intonaco rosa e i tetti a capanna, si trovavano vicino al fiume perché l’acqua salmastra era funzionale alla lavorazione delle pelli. Il piano inferiore ospitava i vasconi in muratura dotati di canali di scolo; quello superiore i macchinari per la finitura.

Dopo decenni di abbandono, nel 1989 vennero dichiarate monumento nazionale e si decise di istituire il Museo delle Conce. Qui, in una conceria settecentesca restaurata, i turisti respirano l’atmosfera delle industrie dei tempi passati e imparano tutto su questo settore artigianale grazie a foto e pannelli illustrativi.

Ma Bosa è questo e molto di più… C’è con la malvasia di grande qualità! Ci sono i prodotti tipici e c’è l’artigianato coi ricami delle donne, specializzate nel filet.  Poi c’è il carnevale, che inevitabilmente si chiama in un altro modo, Karrasegare, con una processione, quella di "S'Attitidu", che fa sfoggio di maschere tradizionali, che inscenano una drammatizzazione molto apprezzata. Imperdibile la festa della Madonna del mare la prima domenica d’agosto: processioni, funzioni religiose, stanno a significare il legame che la città ha con la sua protettrice. Un legame che si estrinseca un mese dopo con la festa di Nostra Signora di Regnos Altos. Il simulacro della Madonna è portato in processione, la sera della vigilia, lungo i vicoli del borgo medievale di Sa Costa, addobbati per l'occasione con festoni, lenzuola, archi di canne e fronde. Ogni famiglia del rione, secondo la tradizione, espone dalle finestre tendaggi ricamati e allestisce sull'uscio un altarino — adornato con drappi, pizzi in filet, ceri e fiori — sul quale viene posta una statua della Vergine. Ciascun altarino rappresenta una tappa di sosta per la preghiera (parada de sos altaritos), recitare il rosario e cantare i gosos ossia lodi alla Madonna in lingua sarda. Sulle strade del borgo, infine, al calar della sera, ci si raccoglie per la veglia intorno a tavolate imbandite per l’occasione con prodotti tipici”. 

Bosa, tra i suoi colori, il suo paesaggio e il suo mare, ha meritato il riconoscimento di “secondo borgo più bello d'Italia”. Meta da non perdere dunque per chi desidera conoscere la Sardegna e i suoi tesori.

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