Fra Nicola fu un uomo umile che mise la sua vita nelle mani di Dio.

Visse quella che potremmo definire un'infanzia spirituale di affidamento e confidenza in Dio. Un uomo che affrontò grandi sofferenze, umiliazioni, pur continuando a vivere nella giustizia, nella quotidianità e in silenzio.

Dopo la nascita, penultimo di cinque figli, a cinque anni divenne orfano di padre. A tredici anni perse anche la madre. Abbandonò la scuola per mettersi a lavorare nei campi affidandosi a Dio e alla preghiera. E solo Lui gli dava la speranza in questa vita difficile: se ne innamorò così tanto da decidere di entrare in convento.

A ventotto anni, iniziò il suo percorso a Sanluri in Noviziato, sotto le paterne grinfie di Padre Fedele da Sassari, un uomo conosciuto come molto pignolo e severo, che lo mise alla prova. Anche padre Fedele da Sassari si convinse della bontà di questo giovane che venne fatto professare. Fra Nicola venne mandato immediatamente a Sassari come cuoco e poi a Oristano. Non verrà apprezzato tanto come cuoco e verrà dunque avviato al percorso da questuante: frate umile e obbediente che si occuperà di chiedere l'elemosina. Ed è qua che Dio lo voleva. Su e giù per le vie di Cagliari, per trentaquattro anni. Esaltazione e umiliazione si alternarono nella vita di questo povero questuante, perché non c’erano solo le folle piene di fede che riconoscevano in lui un Santo. C’erano gli anticlericali, fazioni politiche e ideologiche contrarie, e non sempre la vita fu facile, tant'è che a volte venne malmenato e ingiuriato mentre camminava per le vie. Eppure il Beato Nicola continuò a vivere nel silenzio. Non si lamentava, non accusava nessuno. Fra Nicola era così. Era un uomo capace di accettare, rimettendo nelle mani di Dio, qualunque cosa.

Insegnava con la vita, prima che con le parole. E anche ai malati insegnava che a volte accettare le malattie e le sofferenze era la purificazione necessaria per vedersi spalancare le porte del Paradiso. Insegnamenti importanti, per chi cerca il miracolo a tutti i costi. Questa era la sua filosofia di vita, essere capace di accogliere ogni cosa, ogni insegnamento che la vita può dare, anche il più duro. Unica via per seguire Cristo Gesù.

Ma anche la sua parabola di vita finì. Il primo giugno del '58 frate Silenzio disse: "Non ne posso più". È lì che iniziarono gli ultimi giorni della sua vita: l'ospedale, l'operazione, e poi la morte.

Il Salmo 130 descrive benissimo la vita del Beato Nicola e anche sicuramente i sentimenti con cui lasciò questa vita terrena per rimettersi nelle mani di Gesù e di Maria: "Signore, non s'inorgoglisce il mio cuore e non si leva con superbia il mio sguardo; non vado in cerca di cose grandi, superiori alle mie forze. Io sono tranquillo e sereno come bimbo svezzato in braccio a sua madre, come un bimbo svezzato è l'anima mia".

Ecco, quell' 8 giugno, circa a mezzanotte e un quarto, abbandonandosi nell'abbraccio di Dio, Fra Nicola si abbandonava per l'eternità, nell'eternità, esattamente così come aveva vissuto tutti i giorni della sua vita.

Stefania Cuccu

Le più lette