Per migliaia di anni i monumenti della preistoria sarda (nuraghi, tombe dei giganti, domus de janas, dolmen, menhir...), hanno rappresentato un mistero.

Difficile inquadrare tali costruzioni nell’ottica dell’utilità per un popolo di pastori come fu quello nuragico. Con una geniale intuizione, prodotta dalla sua passione per l’archeologia preistorica e nuragica, unita alle proprietà sensitive e rabdomantiche che possiede come uomo, Mauro Aresu è riuscito oggi a dare una versione originale e plausibile, della nascita dei più famosi monumenti archeologici esistenti in Sardegna.

Mauro Aresu nasce a Palau nel 1958 e, dopo gli studi tecnici, lavora presso la Capitaneria di Porto della Maddalena. Dall’età di vent’anni si appassiona all’archeologia, facendo ricerche sul territorio e ritrovando numerosi monumenti preistorici, tanto da meritare il titolo di “Ispettore Onorario dei Beni Culturali per il Territorio” da parte del Ministero dei Beni Culturali.

Le sue teorie, tratte dall’esperienza diretta, lo portano a delle scoperte sensazionali spesso in contrasto con l’archeologia classica, ma questo non gli impedisce di portare avanti le ricerche e di pubblicare nel 1995 la monografia “UomoTerra”. Un piccolo tesoro per chi si occupa di storia sarda, ma anche un  esame di coscienza globale nei rapporti fra l’uomo e l’ambiente necessaria per non svegliarci fra qualche lustro su un pianeta irrimediabilmente avviato allo sfacelo...

Nell’agosto del 1991, Mauro scopre, piuttosto casualmente, di essere in grado di individuare delle linee magnetiche: quelle generalmente emanate dai corsi d’acqua sotterranei e che vengono rilevate con una forcella di legno che ruota fra le mani dei cosiddetti rabdomanti. Nel tempo, visitando la tomba dei giganti di Li Mizzani, si accorge che la verga ruota con maggior forza man mano che si avvicina alla sagoma della stele. L’accostamento all’acqua venne spontaneo: l’unione fra le due cose può non essere una casualità, ma un’intenzione.

Per verificarlo non ha che da procedere ad una conferma immediata. Presso la tomba dei giganti di San Giorgio (Sajacciu) ecco che la vibrazione si ripete esattamente nelle stesse circostanze della precedente esperienza. Dunque l’ipotesi può essere valida; ma come dimostrare che i Nuragici costruivano le loro tombe sopra dei corsi d’acqua, dopo averli selezionati tramite il rito rabdomantico? E perché?

La sua ricerca diventa allora sistematica e lo porta scoprire una vasta bibliografia in merito che purtroppo il più della gente ignora, o non vuole conoscere. Il progresso umano sovente va avanti da un lato e retrocede da un altro, dimenticando troppo spesso quali siano state le nostre origini e quale legame ci unisce alla terra. La dimostrazione del legame magnetismo-tomba si dimostra valido per qualunque altro monumento preistorico, così da confermare che questo rappresenta una forma di selezione del territorio cosciente e specifica da parte dei nuragici.

Per i nostri avi, questo tipo di forza superiore, concentrata in un punto ristretto ed emanata dalla Madre Terra era un segnale divino proveniente dagli inferi, attraverso il quale il clan ne riceveva un segno protettivo, rassicurante ed inquietante allo stesso tempo. I punti di forza magnetica superiore erano di fatto presi come riferimento per la costruzione dei fabbricati, qualunque fosse la loro destinazione: civile, religiosa e, in particolare, funeraria.”

Tutto doveva essere messo in armonia con la forza rivitalizzante della Grande Madre Terra.

Per capire meglio il discorso relativo alle forze emanate dal suolo si possono fare dei rilevamenti con l’ausilio di strumentazioni sofisticate tipo il magnetometro a protoni che riesce a captare l’energia magnetica sul posto, o a distanza con georadar. Un'ulteriore conferma ci viene offerta dai nostri studi; le grotte e i tafoni che non hanno punti magnetici di qualsiasi intensità, non sono state mai utilizzate in antichità, per qualsivoglia destinazione, sia abitativa che funeraria. In essi, infatti, non si rinviene la benché minima traccia di reperti preistorici; viceversa, tutte le grotte abitate e i tafoni utilizzati in antichità hanno, costantemente, dei punti focali.

Anche i nuraghi venivano localizzati dai nostri avi, in luoghi particolarmente importanti sotto il profilo strategico. Tali zone sono, come sempre, quelle in cui la terra emanava i segnali magnetici più potenti che venivano captate da stregoni o maghi capaci di individuarne con precisione la provenienza. Pertanto lo stregone indicava il punto esatto in cui il nuraghe doveva sorgere, precisando con giustezza millimetrica, l’attraversamento delle varie murature, attenendosi a quanto la natura gli indicava; i passaggi delle linee di forza magnetiche rappresentavano le dimensioni che i costruttori erano tenuti a rispettare.

Questa concezione influiva anche sulle costruzioni delle tombe e sulla concezione della medicina.

Cosa accadeva in realtà agli ammalati che si recavano presso la tomba-tempio? Qual era l’effetto delle cure? Che cosa era possibile curare? Da rilevamenti strumentali eseguiti presso diverse ‘Tombe di Giganti’ si può constatare che, in corrispondenza dell’ingresso al vano funerario, vi è un punto generatore di energia che si propaga anche lungo le panchine dell’esedra e capace di fornire energia alle cellule umane. Queste emissioni hanno la capacità di attraversare il corpo umano, consentendo alle cellule malate di riprodursi più facilmente penetrando nelle parti ammalate o deteriorate del nostro sistema organico.

È chiaro ed evidente che i sacerdoti-sciamani non sapevano che le forze sprigionate dalla terra in quei punti particolari fossero di origine magnetica. Per loro si trattava evidentemente di forze dell’oltretomba in grado di agire sulle persone in maniera benefica.

Molte malattie che oggi parrebbero ineluttabili forse hanno la loro radice fra le memorie ataviche di un mondo fatto a dimensione magnetica. La nostra dimora oggi non è più creata sui modelli del magnetismo terrestre; non pensiamo più a farci ‘proteggere’ dalla Madre Terra, come i nostri progenitori nuragici che andavano a trovare il luogo in cui la Terra comandava loro di costruire per star il più possibile sani.

Un mistero risolto? Difficile dirlo con certezza, soprattutto quando l’archeologia tradizionale si rifiuta di affrontare tematiche energetiche, ma sicuramente un doveroso ringraziamento a Mauro Aresu che con i suoi studi apre la strada a delle ricerche che possono dare risultati sensazionali e rivoluzionari, specie nel campo della nascita delle idee religiose, della malattia e delle cure.