A 38 anni dal Disastro di Chernobyl, per la prima volta un docufilm racconta la solidarietà delle famiglie italiane.

L'opera, dal titolo “Le Cicogne di Chernobyl” (Italia, 2024, 69’), con la regia di Karim Galici, prodotto da Cittadini del Mondo, Cinema per il Sociale, mette in risalto Chernobyl, vista da un'angolazione focalizzata sulla rinascita e non sulla distruzione. Un film poetico che parte dalla cronaca vera. Un pezzo di storia della quale l'Italia deve andare orgogliosa.

Prodotto con il contributo della Fondazione di Sardegna, la collaborazione di RAI TECHE e il sostegno logistico della Caritas di Minsk, il docufilm è dedicato alla grande generosità delle famiglie italiane che, dopo l’incidente alla centrale nucleare, hanno ospitato nelle loro case centinaia di migliaia di bambini provenienti dalle zone contaminate. Il nostro paese da solo ha accolto oltre 60% di tutti i bambini andati all’estero nei soggiorni solidali denominati “Progetto Chernobyl” dando ospitalità a oltre 600.000 minori bielorussi e 100.000 ucraini. 

La tournee italiana delle proiezioni, che è in continua evoluzione, prevede le prossime tappe sarde a Iglesias, il 20/04/24, con una proiezione speciale riservata per le monache di clausura del Monastero Beata Vergine del Buon Cammino; Castiadas, il 04/05/24; Carbonia, il 23/05/2024.

il trailer del docufilm è disponibile su: https://youtu.be/V_qk6Lno2Sk, mentre la scheda del film è consultabile sul portale del Cinema Italiano (https://www.cinemaitaliano.info/lecicognedichernobyl).

In particolare, il documentario ripercorre le vicende legate al disastro nucleare di Chernobyl, seguendo poeticamente le tracce dei piccoli protagonisti, bambini reduci, a volte, da una storia dolorosa riscattata dall’amore, dall’accoglienza e dalla solidarietà di tante famiglie italiane che hanno aperto il cuore e la propria casa a centinaia di migliaia di bambini provenienti dai territori contaminati. 

Tra passato, presente e futuro “Le cicogne di Chernobyl” è un insieme di racconti dove le esperienze vissute dai protagonisti scorrono in un flusso di rimandi e flash back per ricongiungersi continuamente con il disastro nucleare da cui tutto è partito. Storie, non solo di distruzione, ma anche di ponti che si sono costruiti tra persone e popoli.  

Partendo dall’incidente del 26 aprile 1986, il documentario si avventura nella zona di esclusione a pochi chilometri dalla centrale, seguendo le tracce di un sopravvissuto che guida la troupe verso la sua casa natia evacuata quasi quarant’anni fa, per poi raccogliere la testimonianza di un liquidatore intervenuto per spegnere gli incendi scoppiati subito dopo l’esplosione.  

Nel film si alternano percorsi e figure diverse: come i tre fratelli che dopo essere cresciuti separati in tre orfanotrofi si ritrovano uniti da una grande famiglia italiana allargata; la ragazza che attraverso la formazione trova lavoro e stabilità in Sardegna, ma decide di tornare in patria per amore, o le due bambine diventate amiche per la pelle dopo esser state accolte da una nonnina italiana con la quale dalla Bielorussia continuano a rimanere in stretto contatto come due vere proprie nipoti.

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