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Geopolitica reazionaria. Di Maurizio Ciotola

In evidenza Geopolitica reazionaria. Di Maurizio Ciotola

Vi sono molte guerre in corso, alcune durano da decenni, altre da pochi mesi. guerre che animano il pubblico occidentale, in misura della distanza dai loro siti ricchi e confortevoli, almeno per quanto riguarda una loro minoranza.

La pandemia da Covid, quella che è iniziata nel 2019, ha generato molti morti, non tutti per causa diretta, ha ampliato a dismisura le diseguaglianze economiche, con un incremento delle povertà che ricorda i periodi postbellici, attraversati da questa sonnolente quanto egoista Europa.

L’Unione europea, divenuta poco meno che la facciata politica della BCE, non ha e non avrà mai capacità politiche, almeno fino a quando rimarrà in piedi il “debito politico” e economico determinato dalla devastazione, che fu generata dalla seconda guerra mondiale.

Un vincolo verso gli Stati Uniti d’America, da cui non potrà mai liberarsi, sia per la dipendenza contratta sul piano economico e politico, ma soprattutto per la permeazione culturale che gli USA hanno determinato negli anni successivi, con il rinnovarsi di intensità fino a oggi.

Sancito il legame militare con cui l’UE ha imposto l’ingresso nella NATO ai membri esistenti e a quelli che avanzano la richiesta di ingresso, possiamo senza alcun dubbio asserire la morte politica della stessa UE e dei presupposti con cui nacque la CECA nel 1951, organizzazione fondante della CEE e quindi dell’UE medesima.

Un sogno di indipendenza e di Pace che l’Europa si era riproposta senza riuscirci, in parte per la chiusura in se stessi dei Paesi dominanti, attuali e precedenti, che con l’idea di demolizione politica avviata in Italia dopo la sconfitta ad Est dell’URSS, quegli stessi Paesi, Germania, Francia e Gran Bretagna intendevano spartirsi il mercato italiano, il sesto mercato mondiale per dimensioni economiche.

Una corsa che ha fatto perder di vista l’egemonia statunitense sul nostro Paese, controbilanciata solo in parte da quella politica che dall’esterno è stata demolita con la complicità dei soliti utili idioti, con il sostanziale contributo grazie degli ipotetici uomini argine, politicamente emersi nel 1993, passando da imprenditori a leader nel 1993.

Sono passati trent’anni, in cui percezione e volontà sono state completamente distolte, deviate e, ancor peggio, adattate alle esigenze dei mercenari della politica, il cui obiettivo unico è ed è sempre stato, quello di partecipare, almeno per le briciole disponibili, alla spartizione della appetibile torta economica del Paese.

Se uno dei pilastri dell’UE, qual è l’Italia, è anche dal dopoguerra fortemente dipendente dagli USA, oltreché per l’abbattimento di una intera e elevata classe politica, l’UE non poteva sperare di avviarsi verso il progetto politico di cui si parla dalla sua fondazione e che, negli anni è sembrato essere a un passo dalla realizzazione.

Il mercato europeo, ove il reddito medio dei suoi cittadini è il più alto del pianeta, continua a essere il più appetibile per capacità di scambio con Paesi dominanti, gli Usa, e emergenti, la Cina, non più dell’India o la Russia.

Sottrarre una importante area di questo mercato e avocarla a se per vincoli di appartenenza militare e politica, fa la differenza tra i Paesi emergenti e soprattutto nell’affermazione di quello dominante.

La guerra in Ucraina non ha altre origini e cause oltre a queste, quelle secondarie che fanno parte della retorica nazionalista, indipendentista, cui le forze politiche ucraine si richiamano, unitamente ai paesi che sostengono da una parte e dall’altra lo scontro bellico, costituiscono la copertura.

Vedremo la sua fine con la spartizione, già definita, delle aree geografiche, l’indebitamento della stessa Ucraina per quanto concerne la ricostruzione, nonché il riavviarsi delle attività produttive, e inevitabile conseguente dipendenza verso il creditore che subentrerà nelle decisioni economiche del Paese.

In ultimo la sottrazione alla Russia di imponenti quote del mercato del gas e del petrolio, cui subentreranno gli USA, sarà funzionale al gettito necessario alla potenza dominante per tentare di mantenere il suo status.

Niente di nuovo sotto il sole, pur essendo cresciuta culturalmente l’umanità non riesce a far ricorso alla storia che, in senso ciclico, si ripete immutata nei suoi fondamentali.

Il pesante debito di sangue, ancorché economico, cui la popolazione ucraina sta facendo e farà fronte, è quanto emerge di drammatico in questo gioco politico economico, che il potere dominante, sia esso di natura democratica o dittatoriale, determina nella corsa all’accaparramento delle risorse.

Non ci stupisce che il main stream, quanto la stessa popolazione europea, mondiale e per quanto ci riguarda da vicino, italiana, non riescano a intravedere l’ennesimo inganno di cui diverremo tutti tributari, sul piano morale per il sangue sparso e materialmente su quello economico.

Stupisce il silenzio e la dipendenza intellettuale, che pur di accreditarsi riesce a svendere se stessa per una gloria effimera, ancora una volta generata dal sangue di milioni di persone, quasi sempre ingannate con scopi precisi.

Dovremmo ripudiare quelle istituzioni, le nostre, che non ponendosi al servizio dei principi costituzionali, verso cui hanno giurato fedeltà e per i quali altri hanno pagato con il sangue, continuano a celebrare le guerre adottando eufemismi, quando va bene, nel peggiore dei casi eludendo le fonti primarie di diritto, per sostenerla.

Non possiamo e non dobbiamo accettare questa involuzione reazionaria, cui un capitalismo che si sorregge su una economia ottocentesca ha determinato nell’immediato scemare della pandemia, per recuperare miliardi di dollari persi e opporsi a quella naturale evoluzione economica e sociale, che ha già minato l’intero sistema economico e finanziario in cui siamo intrappolati, cui alla base è l’accentuazione differenziale del reddito pro capite.

Maurizio Ciotola

Ultima modifica ilMercoledì, 15 Giugno 2022 18:28
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