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Un caffè con…….. Lulù Oliveira

In evidenza Un caffè con…….. Lulù Oliveira
“Te amo Brazil! Braziil!! La La La La”, il nostro caffè oggi, lo beviamo con un grande calciatore che arriva dal Paese che ha dato i natali al caffè: Il Brasile.

BUONGIORNO LULÙ, QUANDO È NATA LA TUA PASSIONE PER IL CALCIO? “La passione per il calcio è nata quando ero ancora nella pancia della mamma. Me l'ha trasmessa il mio papà, ma prima ancora mio nonno. Nella mia famiglia erano tutti calciatori. Il mio maestro era mio padre, lui è stato un grandissimo campione dove sono nato: a Maranhão. Ha giocato quindici anni nella stessa società Maranhão Atlético Clube. Lui aveva la possibilità di andare a giocare nel Flamengo. Quando la sua vecchia squadra andò a fare un’ amichevole contro il Flamengo, lo notò un osservatore e voleva portarlo via. Ma la società non lo volle cedere e per questo motivo è rimasto per quindici anni nella stessa società, erano gli anni sessanta circa”.

SEI ANCORA NEL MONDO DEL CALCIO? “Sì, sono sempre nel mondo del calcio, alleno una squadra di Serie D, la Juniores del “Campodarsego” in Veneto. L'anno scorso la prima squadra ha sfiorato la Serie C, ma il campionato costa troppo. Prima ho allenato Il Floriana, a Malta, portandolo in Europa League. Poi sono andato via”.

OGGI DOVE VIVI? “Vivo a Mirano, in provincia di Venezia. Mi sono trasferito qui in Veneto con la mia compagna, anche lei sarda di Villaputzu. La mia ex - moglie è di Muravera”.

GRANDE ATTACCANTE, NATO IN BRASILE, NATURALIZZATO BELGA, COM’È STATO PER TE ARRIVARE IN ITALIA? COME MAI HAI SCELTO CAGLIARI? “Sono arrivato in Italia a 22 anni, era la mia prima volta. Carmine Longo e Massimo Cellino erano venuti due volte a vedermi giocare con l'Anderlecht. Io non conoscevo il Cagliari perché in Belgio, quando si parlava del calcio italiano, si nominavano solo le grandi squadre come Milan, Juventus ed Inter. Quando mi dissero che avrei giocato a Cagliari sono andato a controllare esattamente dove si trovasse. Ho visto che si trovava in un’isola (anche io in Brasile abitavo in un'isola) e per me è stato importante. Il giorno dopo sono arrivato a Cagliari, era il 1992. Mi portarono subito al Poetto per fare un’intervista con un giornalista sportivo molto importante di allora. Quando ho visto il Poetto con la sua sabbia bianca, (era ancora bianca negli anni ’90) mi tornò alla mente il Brasile, anche se diverso dalla Sardegna, e allora decisi di accettare il trasferimento. Il sole e il mare sardi sono bellissimi e questo giocò un ruolo fondamentale per la mia scelta. Penso di essere stato un giocatore che forse è stato importante per tutte le società che mi hanno accolto. Ho sempre voluto fare quello che mi sentivo. Al mio arrivo a Cagliari, Gianfranco Matteoli mi mise in guardia perché i difensori del campionato italiano non erano come quelli del campionato belga. Me ne resi conto alla prima giornata contro la Juventus. Infatti Koehler, Julio Cesar e compagni, mi diedero filo da torcere. Il calcio italiano era molto diverso rispetto a quello belga, poi piano piano mi sono adattato”.

QUALI SONO STATI I TUOI ALLENATORI A CAGLIARI? “Mazzone, una grande persona che mi ha insegnato e fatto capire tante cose. Sembrava burbero, ma non lo era affatto, era molto paterno e meraviglioso. Il Maestro Tabarez, una persona eccezionale. Giorgi, con lui mi sono confidato, perchè era una persona straordinaria. Quando avevo un problema andavo da lui. Poi Trapattoni che, sfortunatamente per noi, è dovuto andare via. Per un allenatore come lui, abituato ad allenare grandi giocatori come Michel Platini, Jürgen Klinsmann e Lothar Matthäus, penso che arrivare in una società minore come Cagliari non sia stato per niente facile. Da noi non c'era nessuno che potesse risolvere la partita con una giocata”.

UN ANEDOTTO CURIOSO DI QUANDO ERI A CAGLIARI? “Un ricordo importante è quello legato all’anno della Coppa Uefa. Andammo a giocare gli ottavi finale a Malines in Belgio. Il campo era ghiacciato e noi non avevamo l’attrezzatura giusta, ci inviarono le scarpe dall’Olanda. Da loro, in porta, c’era un certo Michel Preud'homme. Uno dei più grandi portieri di sempre e anche mio grande amico. Quando giocavo nel campionato belga non ero mai riuscito a fargli gol, mi parava tutto, ma in quella partita io riuscii a segnare un gol. Poi vedere il loro stadio, pieno di emigrati sardi……., mi sembrava quasi di giocare in casa. Fu una cosa indimenticabile.

COM'È STATA PER TE L'ESPERIENZA DEL LOCKDOWN? “Il lockdown l'ho trascorso qui in Veneto con la mia compagna. Lo abbiamo trascorso ascoltando tutte le notizie che arrivavano dai notiziari in televisione. Seguivamo tutte le istruzioni, da quali mascherine usare, alle procedure per il lavaggio delle mani. Purtroppo è stato un periodo molto brutto e questo virus non è stato ancora sconfitto. Tutto questo sta danneggiando molti imprenditori e anche il mondo dello sport. Io con la mia squadra Juniores stiamo aspettando di riprendere il Campionato, ma non sono così sicuro che ciò avvenga. Speriamo tutti nel vaccino, ma non è così facile”.

COSA VORRESTI FARE DA GRANDE? PROGETTI FUTURI? “Da grande spero di continuare ad allenare, non dico di arrivare in Serie A ma spero sempre di trovare degli Staff collaborativi. Rivolgo un saluto a tutti i tifosi del Cagliari che in questo momento stanno soffrendo, ma siamo sicuri che questi ragazzi faranno il possibile, per disputare il Campionato di Serie A, anche il prossimo anno. Un abbraccio a tutti”.

Daniele Cardia

Ultima modifica ilDomenica, 16 Maggio 2021 17:48

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