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Un caffè con …………... Ivo Pulga

In evidenza Un caffè con …………...  Ivo Pulga
“Ma cos'è questo strano rumore di piazza lontana, sarà forse tenerezza o un dubbio che rimane? Ma siamo qui, a Modena…”. Antonello Venditti cantava questa canzone dedicata alla città di Modena. E da Modena, arriva Ivo Pulga centrocampista del Cagliari dal 1985 al 1991. E successivamente ritornò in Sardegna, nella sua città adottiva, da allenatore, per ben due volte: dal 2012 al 2014, alternandosi tra allenatore e vice con Diego Lopez.

MISTER PULGA, QUANDO È NATA LA SUA PASSIONE PER IL CALCIO? “Avevo questa passione sin da bambino. Era una cosa innata, fin da piccolo”.

DI COSA SI OCCUPA ATTUALMENTE? “Diciamo che sono ancora nel mondo del calcio, ma sono in attesa di trovare una panchina”.

OGGI DOVE VIVE? “Vivo a Campogliano, a circa 7 km da Modena in Emilia Romagna. Qui sono nato e cresciuto”.

IN CHE ANNO È ARRIVATO A CAGLIARI? “Sono arrivato nella stagione 85/86, in Serie B, sotto la guida di Ulivieri e sono rimasto sino al 90/91, al primo anno di Serie A con Ranieri. Come allenatori, oltre a loro due, ho avuto anche Tiddia e Giagnoni”.

HA CONTRIBUITO ALLA PROMOZIONE DEL CAGLIARI IN SERIE A. COM’È STATO VIVERE QUELL’ESPERIENZA? “Ho contribuito sia alla cavalcata in Serie A, sia alla successiva salvezza nella massima Serie. Sono stati tre anni fantastici con Ranieri, coronati da una bellissima salvezza al primo anno in Serie A e anche per me, debuttare a 28 anni con Milan, Juventus, Inter, ecc., nessuno forse se lo aspettava. Invece io ho svolto anche il ruolo di Capitano per trenta partite in quell’anno. La squadra era composta da tanti ragazzini, più noi titolari “vecchietti”, gli stessi da due anni. Poi la Dirigenza fece degli innesti importanti come Matteoli e i tre Uruguayani: Francescoli, Fonseca, Herrera. I tempi erano diversi da quelli di oggi, il rapporto con i tifosi era diverso. C’era meno televisione, meno soldi e così via. Era un calcio molto più bello e più pulito diciamo”.

UN ANEDOTTO CURIOSO DI QUANDO ERA A CAGLIARI? “A parte le cose che si sono già dette su Ranieri, i regali che ci faceva e la campanella con il “Dilly Ding Dilly Dong”. Ecco, queste sono le cose che hanno fatto più clamore”.

CONCLUSA LA CARRIERA DI CALCIATORE, È DIVENTATO ALLENATORE E HA ALLENATO ANCHE A CAGLIARI. COM’È STATO ALLENARE UNA SQUADRA, DOV’È STATO ANCHE CALCIATORE? CHE DIFFERENZA C’È TRA LE DUE ESPERIENZE? GLI PIACEREBBE TORNARE? “Tornare a Cagliari per due volte in veste di allenatore, in un Club dove avevo ottenuto grandi successi, è stata una sorpresa perché non me lo aspettavo. Avevo già allenato le giovanili sia a Napoli che a Modena, ma non mi aspettavo una cosa del genere. Però conoscendo il presidente Cellino che era abituato a questi intuiti…. Per me oltre la gioia iniziale, era sopraggiunta la paura, perché non volevo fallire proprio a Cagliari. Poi, invece abbiamo fatto una grande cavalcata, ci siamo salvati sia in quella stagione, ma anche la successiva, addirittura con tre domeniche in anticipo. Pertanto, ero contento di non aver fatto danni e ho anche un bellissimo ricordo del periodo come allenatore. Dopo quella stagione, la Società fece altri nomi per la panchina, probabilmente più blasonati. Ma che poi non fecero sempre bene. Forse conta di più l’amore per la maglia. Poi circa tre anni fa sono stato anche a Brescia da Cellino. Sono subentrato in una situazione difficile. Mancavano cinque giornate, con partite tutte molto difficili, ma alla fine ci siamo salvati all’ultima giornata e anche lì ho ottenuto il risultato prefisso. Oggi, la panchina mi manca molto. Il mondo del calcio è cambiato, devi avere certi procuratori e conoscere i direttori sportivi. Quello che mi meraviglia, è il fatto che gli allenatori che retrocedono, poi l’anno dopo trovano sempre un altro Club. Invece, chi si salva, rimane “disoccupato” e questo mi dispiace, perché non ho mai avuto l'occasione, di partire con un Club dall'inizio della stagione, cosa che invece mi farebbe piacere. In particolare, poter prendere una squadra, magari anche di categoria inferiore e non fare il “traghettatore”, anche se poi ho ottenuto sempre grandi risultati”.

COM'È STATO PER LEI E LA SUA FAMIGLIA VIVERE L'ESPERIENZA DEL PRIMO LOCKDOWN DELLO SCORSO ANNO? “Per me è cambiato poco. Ero già a casa senza lavorare, non avevo una squadra. Per me non è cambiato proprio nulla. Invece è cambiato per i miei figli. Ecco, secondo me per i giovani che sono abituati ad uscire con gli amici, è stato più difficile. A me personalmente mi ha anche permesso di mettere a posto un po' la casa. Ora qualche volta, vado a fare un giro al mare, anche se so che il mare della Sardegna è molto più bello”.

COSA VORREBBE FARE DA GRANDE? “Vorrei tornare ad allenare. A Cagliari verrei di corsa, ma non ci sono i presupposti. C’ero l’ultimo anno di Cellino, poi la nuova dirigenza ha preferito contattare altri nomi. Vorrei inviare un Saluto tutti i tifosi del Cagliari. Un grosso abbraccio e sempre Forza Casteddu…”

Daniele Cardia

Ultima modifica ilDomenica, 02 Maggio 2021 16:40

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