Il razionamento del kerosene è già un’operazione in corso in diversi aeroporti italiani.
La guerra portata avanti da Stati Uniti e Israele in Iran e nel Libano, ha portato gli aggrediti a reazioni che incidono in misura pesante sulle attività del pianeta.
La mobilità e il commercio, veicolato con mezzi che adottano carburanti raffinati dal petrolio, incominciano ad accusare l’impennata dei costi e soprattutto la mancata possibilità di approvvigionamento, determinata dalla chiusura dello stretto di Hormuz.
Gli effetti di questa inaudita guerra che non risolverà il problema del regime dittatoriale in Iran, se non per piegarlo ai fini statunitensi e israeliani, sta agendo pesantemente sull’economia mondiale, per una mancata presa di posizione e di distanza dall’operato di Trump, nelle fasi che hanno portato a questo disastro.
Anzi il nostro Governo e parte dei media, ancora oggi sostengono l’operato del presidente statunitense che, con il suo comportamento, da più parti viene considerato in evidenti condizioni di bipolarità cognitive.
La Sardegna non solo è collegata con il resto del mondo attraverso voli e rotte nautiche, ma gli stessi collegamenti tra l’Isola e le isole minori, avvengono giornalmente con un enorme dispendio di combustibile, come tutto ciò che si muove nell’Isola, priva come è di sistemi alternativi su gomma o rotaia.
E se pure si dovesse riuscire a mantenere la costanza dei collegamenti in essere, quanto inciderà sui costi per i viaggiatori e residenti l’innalzamento del prezzo del petrolio, già dirompente sul gasolio, con cui si muove il 99% dei tir, camion e motrici dei treni sulla’Isola?
E se la presidente dell’UE ha asserito che il termine della guerra in Iran, non riporterà automaticamente i prezzi del carburante ai livelli precedenti, per un’Isola come la nostra quali saranno le ripercussioni e come ci stiamo preparando per affrontare questa possibile recessione nazionale, e ancor più certa recessione regionale?
Maurizio Ciotola