Sigonella, 10 ottobre 1985. 31 marzo 2026, sempre Sigonella. Nessun punto di contatto storico. Nessuna continuità. Fatti diversi con azioni e soluzioni diverse.
Parliamo del famoso no e del confronto con gli Stati Uniti, nell’ottobre del 1985, con il Governo guidato dal socialista Bettino Craxi e al ministero degli esteri Giulio Andreotti, con cui fu rifiutata la consegna dei terroristi palestinesi agli Stati Uniti, che con l’aereo egiziano furono fatti atterrare a Sigonella dai caccia statunitensi, in dispregio degli accordi presi per la liberazione dell’Achille Lauro.
Quella notte non è solo la sovranità italiana ad esser stata garantita sul piano dei diritti e del potere decisionale, ma una visione politica con cui Craxi operava in Medio Oriente per il raggiungimento della pace tra l’OLP e Israele, con il necessario riconoscimento della Palestina e il ritiro dai territori occupati da parte di Israele.
Il Governo Meloni con il ministro della Difesa Crosetto e l’assenza del ministro degli esteri Tajani, hanno semplicemente negato l’atterraggio di un bombardiere armato fino ai denti che operava per il conflitto in Iran.
Azione legata al vertice di qualche giorno fa voluto dal capo dello stato Mattarella, in cui sono stati definiti i punti e l’atteggiamento da tenere, in base alla carta costituzionale e alla guerra in corso.
Chi, come la figlia del premier socialista scomparso, Bettino Craxi, opera una sorta di parallelismo con quanto accaduto ieri a Sigonella, banalizza di fatto la complessa operazione, irreprensibile sul piano del diritto internazionale, condotta nel 1985 dal padre.
E più che figlia di questi tempi, visto che ha oltre 65 anni, Stefania Craxi è figlia di semplificazioni e banalizzazioni, cui appartiene il governo che sostiene, che non riesce ad esprimere alcuna dissonanza rispetto all’operato bellico statunitense e israeliano, tanto meno una visione sul medio oriente.
Maurizio Ciotola