Il gasolio ha superato la soglia dei 2,6 euro al litro, come si registra in alcune autostrade del Paese. Il gas sul mercato internazionale insieme al petrolio è schizzato ai livelli del 2022.
Considerando qual' è il peso dei trasporti e dell’energia elettrica, che di rimando per la sua produzione legata al fossile accuserà, i prezzi su ogni elemento soggetto a trasformazione dal suo stato grezzo, ovvero tutto ciò che ci circonda, subirà un’impennata che per rapidità e intensità non sembra avere paragoni con il passato.
L’inflazione costituirà la grande mannaia economica che, nei Paesi occidentali, determinerà collassi economici e sociali insieme alla povertà.
In un isola come la nostra, dove oltre ad essere al centro del Mediterraneo e a un dipresso dal conflitto, i trasporti e l’energia paralizzeranno l’economia, cui solo chi ha ampie risorse potrà resistere senza l’intervento necessario delle istituzioni.
Qui non si parla di un ciclone, ma di una bufera di cui non abbiamo alcuna idea della durata e dell’intensità.
Se rendersi indipendenti è un obiettivo centrale per la nostra economia, come lo fu negli anni settanta per uno shock analogo dei prezzi del petrolio, da cui uscimmo con la diversificazione e l’oculatezza dei consumi, oggi che abbiamo ancora più strumenti con cui sostituire totalmente gas e petrolio, non possiamo più tragiversare, a meno di non voler distruggere l’economia in cui operiamo.
Perché se la democratura americana e la dittatura israeliana hanno puntato verso un impedimento della trasformazione in atto, il paradosso è che in questo modo invece generano un’accelerazione irreversibile, visto che l’aver stracciato accordi e il diritto internazionale non rende più sicuro nessun accordo, nessun patto.
E la nostra regione, non me ne vogliano gli indipendentisti e gli isolazionisti, navigherebbe senza alcuna speranza in mezzo alla bufera naufragando, se non vi fosse il solido legame giuridico e economico con la nazione e soprattutto con l’Europa.
Maurizio Ciotola