Durante le trattative in corso in Svizzera, tra Stati Uniti e Iran, apparentemente sulla non proliferazione atomica, Israele sotto copertura statunitense ha segnato un duro attacco al cuore di Teheran uccidendo la guida spirituale della repubblica islamica iraniana.

Non v’è alcun dubbio che l’ayatollah Khamenei, insieme a tutta la struttura militare, politica e sociale, che sostiene la dittatura teocratica, costituiscono un regime illiberale e reazionario, di cui abbiamo visto anche i mesi scorsi gli effetti sugli studenti e la popolazione che chiedeva un cambiamento.

Sappiamo tutti però che la struttura politica, burocratica e sociale dell’Iran convive con questo regime che ufficialmente solo una minoranza rifiuta, aspetto che rende impossibile o assai remota la possibilità che attraverso la decapitazione del regime cambi qualcosa. A meno di volontà inespresse che possono emergere in una condizione di debolezza istituzionale.

Nel frattempo, tuttavia, chi ancora detiene il controllo agisce sugli elementi che più delle stragi fanno sobbalzare e agire gli stati cosiddetti democratici. Il blocco delle forniture del petrolio e del gas, elementi vitali per l’occidente avanzato.

Un blocco che da il là per l’elevazione dei prezzi, con obiettivi speculativi e contingenti, capaci di generare un processo inflativo devastante, in cui le fasce sociali meno abbienti e il ceto medio subiranno in misura insopportabile.  

Oltre i guadagni immediati dei fondi speculativi, la condizione di massima gravità economica generata, non potrà essere sopportata nel lungo termine, obiettivo cui l’Iran punta e verso cui Stati Uniti e Israele, al di là delle parole, non sanno come impedire.

Noi crediamo che questa sia una guerra di grande preoccupazione per l’umanità intera, che trascinerà gli stati Uniti, questa volta insieme a Israele, in un abisso da cui non uscirà, come è avvenuto in Iraq o peggio ancora nel lontano Vietnam, perché i termini e gli attori mondiali nella loro molteplicità sono altrettanto imponenti e sicuramente più astuti.

Maurizio Ciotola

 

 

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