Dopo la Puglia anche l’Emilia Romagna ha interrotto i rapporti con Israele, esercitando una forma di pressione verso l’inaccettabile sterminio e occupazione, che la politica del governo israeliano sta mettendo in atto a Gaza.

È lecito domandarsi perché anche la nostra Regione, che per altro ha una funzione guida tra le regioni italiane nell’Unione Europea, non intraprende una analoga iniziativa. Il Consiglio Regionale sardo, per decenni si è contraddistinto nel discernere su questioni di lana caprina, piuttosto che nelle decisioni di svolta, che avrebbero potuto portarla ad assumere ben altro ruolo all’interno del Paese e del’Unione Europea. Sembra che ancor oggi questa sia la tendenza di parte dei consiglieri regionali, per mero opportunismo politico e personale.

La Regione e le istituzioni da cui è rappresentata, non possono fermarsi a operare solo delle commemorazioni di un passato storico, troppe volte esaltato e alterato per fini propagandistici contingenti. Dovrebbe incidere nel presente, attraverso azioni nette ed esplicite, cui gran parte della popolazione isolana richiede. Perché tutti noi che possiamo operare una pressione politica attraverso manifestazioni e riflessioni, non abbiamo il potere di agire nelle istituzioni, se non attraverso i rappresentanti eletti in Consiglio Regionale e in Parlamento. Per questo non possiamo e non dobbiamo passare alla storia come quegli ignavi e complici di una condizione disastrosa, che oggi in Medio Oriente è divenuta insostenibile per qualsiasi essere che si ritiene ancora umano. 

Forse è necessario prender l’iniziativa anche per quei politici immobilizzati di fronte a Israele, e sotto ricatto a causa di quel passato fascista carico di orrore, nei confronti della società ebraica, che impedisce loro un’azione di limpida giustizia internazionale.

Maurizio Ciotola

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