Il trend negativo delle nascite nel nostro Paese ha assunto una inclinazione costante, come si dice in gergo matematico.

Per la Sardegna l’angolo di inclinazione è invece aumentato, portandoci al triste primato nazionale, con un numero di figli per donna pari a 0,91, in una popolazione sempre più vecchia che continua a perdere residenti. È l’intero Paese che ha avuto un incremento degli espatri pari a un + 36,5%.

Un incremento prevalentemente o meglio quasi totalmente compiuto da giovani, in gran parte in possesso di titoli di studio medio-alti. E noi in Sardegna con una perdita di residenti pari al 5,8 per mille, riusciamo a farci superare negativamente solo dalla Basilicata.

In termini di un palpabile paragone, è come se avessimo perso tra il 2023 e il 2024 una quantità di popolazione pari al comune di Dorgali, mentre per l’anno passto è come aver perso l’intera comunità di Macomer.

Anche se si parla di calo della fertilità, è bene cercare di cogliere la giusta accezione terminologica di un indicatore statistico. Più che calo della fertilità, cui oramai siamo in grado di surrogare sul piano scientifico, il calo è nella volontà a causa dell’assenza di possibilità.

La fuga dei giovani istruiti all’estero è un dato importantissimo, indica che nel nostro Paese, e ancor più nella nostra Regione, non vi sono opportunità per chi ha potenzialità di rilievo sul piano economico e sociale.

Una sterilità politica, intellettuale ed economica sono la causa prima di questo inverno demografico, che diviene glaciazione, con la fuga all’estero dei giovani istruiti e non, che non trovano riconoscimenti nel nostro territorio, isolano e peninsulare.

Un dramma, verso cui il sonno politico ed economico costituiscono la causa principale e centrale.

Maurizio Ciotola

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