Tante persone, ovviamente in maggioranza donne, con una notevole presenza di uomini, ha partecipato alla manifestazione del 25 novembre, in piazza Costituzione a Cagliari.

Le scale del Bastione hanno costituito lo scenario e il pulpito da cui le tante donne avvicendandosi al microfono, hanno raccontato le loro esperienze e la loro visione, su ciò che ancora non è stato superato e risolto.

Il tema del patriarcato è ovviamente al centro della discussione, delle parole, della giusta presa di posizione e che oggi si trova ancora a denunciare atti di violenza sulle donne.

Femminicidi, dal’inizio dell’anno in Italia siamo a oltre 100 donne uccise da uomini violenti che sono espressione di una cultura patriarcale secolare.

Una discriminazione le cui radici culturali penetrano ogni ambito sociale, intellettuale, religioso e lavorativo, in cui le pari opportunità costituiscono lettera morta nei regolamenti interni alle organizzazioni, siano esse politiche, sindacali, aziendali o istituzionali.

Ma quanto questo paradigma patriarcale opprime gli stessi uomini portandoli a vivere da disadattati in una società divisiva?

Anche questo le donne in piazza Costituzione hanno voluto dire, aprendo le braccia al genere verso cui non si può erger alcun argine o muro di separazione.

Perché il punto è appunto l’abbattimento del muro che finora la discriminazione di genere ha determinato, incidendo su quella etnica, e sociale sul piano materiale ed intellettuale, con evidenti segnali di accrescimento di questo delirante fenomeno di matrice patriarcale.

L’assenza quasi totale di tante donne e uomini immigrati, non può e non deve essere trascurata, perché le culture cui ogni popolazione porta dietro e innesta nel territorio in cui si insedia, non sempre positive e non possono costituire delle enclave, in cui oltre agli atri atti di violenza subiti, persistono anche quelle di un sistema patriarcale ancora più radicato.

Maurizio Ciotola

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