In Sardegna la compattezza in maggioranza è oramai divenuta una cosa rara.

Forse gli effetti della prossima campagna elettorale a cui il campo largo deve candidare il futuro primo ministro, che sarà espressione delle primarie, sta disseminando fratture in ogni ambito politico nazionale. Il confronto essenzialmente si svolgerà tra il candidato del Movimento 5 Stelle e la candidata del Partito Democratico, seppur in misura civile e di leale confronto, questo determinerà fratture o micro fratture, che nei fatti scaturiranno anche da processi di coalizione mai risolti.

Laddove vi sono alla guida delle istituzioni rappresentanti di una fazione o dell’altra a sostegno dei due diversi candidati, questi costituiranno la testimonianza del buon governo che potrebbe garantire una o l’altro candidato. E fin qui, ad esser buoni e nell’ambito di una lealtà politica, vi è una sua legittimità di comportamento, ma non in tutti i casi e non in tutte le regioni il metodo sembra essere questo.

In Sardegna la presidente della Regione, Alessandra Todde, espressione di forza del Movimento 5 Stelle, che costituisce uno degli alfieri della candidatura di Giuseppe Conte alle primarie nazionali del campo largo, è sicuramente oggetto coinvolto nella riuscita delle primarie.

In Sardegna esistono almeno due partite aperte e di grandissimo peso che ancora sono in gioco. La prima è quella dell’incarico dell’assessorato della Sanità, tuttora ad interim della presidente della Regione. Un assessorato che pesa per oltre il 40 % del totale delle spese regionali, con tutto ciò che vi gira intorno e su ciò che vi è da risanare, dopo decenni di malversazioni, che non hanno avuto solo una connotazione politica.

L’altro riguarda la cessione degli aeroporti e l’unificazione sotto un un unico soggetto privato che pare non abbia grandi progetti industriali, quanto mire finanziarie di enorme portata, come del resto potrebbe offrire la gestione del grande aeroporto di Cagliari, insieme a quello di Alghero e di Olbia.

Pesi che entrano a far parte di accordi e di sgambetti.

Il punto è, ma queste beghe, che non hanno i connotati di un programma, ma solo interessi di alcuni, sono utili o dannosi per la società e nel nostro caso per la Sardegna?

Maurizio Ciotola

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