Sassari. Al via la campagna "Diritti al cuore - Doc, Diritti, orgoglio, cittadinanza"

Diversi manifesti murari hanno annunciato a Sassari l'inizio della campagna di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne. L'iniziativa, inserita nell'ambito della "Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne", che si celebrerà il 25 novembre, prevede l'affissione dei cartelli fino al 27 novembre. A Sassari, proprio in occasione delle celebrazioni del 25 novembre, è previsto inoltre un flash mob in piazza Santa Caterina. Al centro della campagna il contrasto della violenza di genere, con un occhio di riguardo verso appositi percorsi di educazione all'affettività, al rispetto e alle differenze. Tutto questo attraverso il sostegno alle strutture di prima assistenza e di accoglienza delle vittime, che non devono avere paura di denunciare. Tra i sostenitori della campagna, Amnesty International Sassari, Acos, Alisso, Andalas De Amistade, Anpi provinciale, Arci, Camera commercio Nord Sardegna, Cgil, CulTurritana, Emergency, Flc Cgil, Franco Mura Onlus, Giusta, Movimento Omosessuale Sardo, Musica Noa, noiDonne 2005, Ponti non Muri, S'Arza Teatro, Sioux, Udu, Voce Amica, Zoe - Progetto antispecista.

Oristano. Aumentano i casi di violenza sulle donne

I dati raccolti dalle Forze di Polizia, dal Centro antiviolenza Donna Eleonora, dai consultori e dalle strutture ospedaliere della Assl, in base a un protocollo d'intesa interistituzionale sottoscritto nel 2013, rivelano un aumento dei casi di violenza sulle donne. Sarebbero infatti 138 gli episodi totali registrati durante il primo semestre del 2017. Tra i centri maggiormente coinvolti nella ricezione di denunce e segnalazioni, il Centro antiviolenze di Oristano e le strutture sanitarie della Assl (tot. 86 casi). I casi rilevati dalle forze dell'ordine sono stati 52, 33 dei quali a seguito di una denuncia e sette di propria iniziativa. In base ai dati rilevati dalle forze dell'ordine emerge un calo degli episodi di violenza nel 2016, rispetto al 2015 (15 casi in meno) e rispetto al 2014 (22 casi in meno). Tra le violenze più ricorrenti quelle fisiche e psicologiche e quelle sessuali (il 3,57% di quelle rilevate dalle forze dell'ordine e il 6,36% di quelle rilevate dal centro antiviolenza e dalle strutture sanitarie). Di nazionalità italiana la maggior parte delle vittime. A commettere le violenze sono nella maggior parte dei casi i mariti e gli ex mariti, i conviventi e gli ex conviventi delle vittime.

Il silenzio e l’indifferenza, vero humus della violenza sulle donne. Di Maurizio Ciotola

Il tema del convegno di venerdì 28 luglio, "la violenza si nasconde nel silenzio", organizzato da Patrizia Cuccu e Stefano Putzolu presso la sala del ristorante "il nuragico" a Cagliari, è stato di pressante e sconvolgente attualità. Ma l’attualità e la risonanza mediatica cui i fatti, i pochi emersi di un’ampia e variegata moltitudine di atti di violenza subiti dalle donne, mette a fuoco la banalità di come queste violenze hanno luogo, quasi sempre sradicando i fatti dai contesti, dai quali sono partoriti e di cui sono “figli” legittimi, purtroppo. In una inoppugnabile conduzione di Alessandra Addari, giornalista e direttrice di TCS Tv, le relatrici, Lisa Sole, criminologa, Antonella Fanunza, consellor, Maria Grazia Caligaris, presidente Socialismo diritti e riforme, Rina Taxiri, Psicologa, Alessandra Carbognin, sociologa e mediatrice familiare ed il relatore, Marco Perra, avvocato penalista, hanno “aperto” la “scatola” dei silenzi, che consente il perpetrarsi delle violenze sulle donne. La violenza espletata da un soggetto è di per se l’atto con cui il carnefice interviene sulla vittima, ed è altrettanto vero che, questi atti sono figli di un contesto socio-culturale più ampio, puntualmente trascurato e ignorato. La dott.ssa Lisa Sole definisce con una chiara sintesi la “mappa”, i passaggi, i momenti in cui nella società viene coltivato, in maniera non sempre cosciente, il terreno da cui tale violenza prende vita, in quanto avversione al diverso, al differente, alla differenza di genere. Ancora, quanto in una "costruzione" culturale, contestuale ad ogni strato sociale, apparentemente differente, ma sostanzialmente radicalmente identica, le battute "innocenti" e "spiritose", le assegnazioni dei compiti in famiglia, divisi in “ossequio” al genere e non all’equità o la competitività, che diviene avversione e rigetto dell’altro, contribuiscono in modo sostanziale, sottolinea la dott.ssa Sole, a definire e “formare” il carnefice e il silenzio, che è quasi un’omertà, dei parenti e dei vicini. Oppure quanto, l’assenza di autostima generata da umiliazioni e “bocciature” comportamentali, normalmente vissuti in ambito sociale, familiare, scolastico, generano una dipendenza psicologica, che inchioda la vittima al carnefice. Non manca il richiamo alla comunità più ampia, quella europea in cui pare che questo male sia condiviso: infatti il Consiglio d’Europa nell’analizzare i dati concernenti le cause di morte e invalidità delle donne, ha rilevato che al primo posto vi sono gli atti di violenza subita. Non sempre però si riesce ad avere una visione completa del fenomeno, nello specifico e, purtroppo, ancora meno in linea generale. L’avv. Marco Perra, illustra qual’è il ruolo dell’avvocato di fronte all’esposizione dei fatti delle sue assistite o della motivazione di semplici richieste di divorzio, per cause non definite o poco chiare. Far emergere quello che, per professionalità e soprattutto sensibilità umana, l’avvocato ha compreso essere i veri motivi di quelle richieste assume le caratteristiche maieutiche dell’ostetrica. Un lento lavoro, cui si susseguono momenti di rinuncia o ritrattazione completa, in studio, ma anche in tribunale, dove quasi mai la vittima espone i casi nella loro completezza e definizione rispetto alla già decurtata esposizione, fatta in camera caritatis allo stesso avvocato. Vi sono spesso anche problemi economici per cui l’avvio di una denuncia con relative spese legali è difficilmente sostenibile dalle vittime, donne quasi sempre non indipendenti sul piano economico. In questo caso la legge viene in soccorso alla vittima, per cui al giudice è demandata la facoltà attraverso cui decidere l’assegnazione del gratuito patrocinio, a tutela della stessa. La dott.ssa Fanunza, punta il dito su i comportamenti che minano o demoliscono il nostro senso di autostima, fino ad impedirne lo sviluppo cosciente già in età adolescenziale e pre adolescenziale. I "cretino", gli "imbecille", il continuo stigmatizzare in famiglia, come a scuola, comportamenti e azioni non ritenute rispondenti all’uso e alla prassi, al contesto culturale in cui si espletano, costituiscono il tessuto su cui si impianta la sottostima e l’insicurezza degli individui, della donna in questo caso. Ma se la stampa racconta che l’ultimo femminicidio, compiuto a San Teodoro, è dovuto a delle “briciole del pane non raccolte”, non riusciamo a focalizzare la verità sulle cause, ci dice la dott. ssa Toxiri; fatto per cui quelle vittime che ancora subiscono non riusciranno ad associare ai fatti di cui sono vittima le giuste cause e non riconoscendole, non saranno neppure capaci di chiedere aiuto alle istituzioni, ai centri di volontariato, alla polizia. Fatti che, non riconoscibili o altrimenti definiti “normali” in un tessuto sociale definito da una prevalente cultura machista, non vengono denunciati o raccontati ai parenti o agli amici, vero ed ulteriore ostacolo al superamento della barriera grazie alla quale riesce a vivere la regola del silenzio, dell’indifferenza. Nel citare Gramsci, con il suo “odio” verso gli indifferenti, la dott.ssa Toxiri attribuisce a tale comportamento ampiamente diffuso, grandissima responsabilità nei casi di violenza di genere. Le donne in Italia e in Sardegna contano ancora troppo poco, sottolinea Maria Grazia Caligaris e se anche vengono emesse delle leggi a loro tutela, per le violenze subite, come la legge regionale n. 8 del 7 agosto 2007, che istituì i "centri antiviolenza e case di accoglienza per le donne vittime di violenza", ben poco possono fare quando è minata o resa impossibile la loro operatività a causa del taglio dei finanziamenti per il loro funzionamento. La famiglia ha un ruolo centrale nel dare una educazione ai propri figli, attraverso parole e fatti, diversamente delle istituzioni scolastiche, che possono agire sì, ma sempre con grande difficoltà nel cercare di garantire valore nell’essere diverso. In ultimo la dott.ssa Caligaris, punta il dito sul ruolo determinante dei modelli e degli stereotipi di cui le donne sono vittima, costruiti dalla pubblicità onnipresente nella nostra società commerciale. L’ultimo intervento, quello della dott.ssa Carbognin, ha avuto una funzione di sintesi dei punti esposti dagli altri relatori, ma non solo. Il valore della vita, la valorizzazione delle persone deve essere centrale, sottolinea, in una società in cui la condivisione e lo scambio è visto esclusivamente nell’ottica merce/denaro e non di una valorizzazione relazionale, su cui invece si articola qualsiasi contesto sociale e che non intende estinguersi, aggiungiamo noi. La sociologa, conclude con l’importante richiamo all’impianto della legge voluta e preparata dall’On. Anna Maria Busia, in merito all’esclusione del godimento dei beni della vittima da parte del carnefice, che fino ad oggi sottrae o esclude e amministra gli stessi di cui anche i figli sono beneficiari. L'importanza di questo convegno, grazie alla grande capacità di sintesi e comprensibilità dei relatori, è costituita dalla platea di persone comuni, che differentemente dagli addetti ai lavori, hanno potuto accrescere i pochi "strumenti" intellettuali, per riconoscere il paradigma vittima-carnefice in ambito domestico, che il più delle volte si consuma fino alla tragedia, nel silenzio e nell’indifferenza. Maurizio Ciotola

Il silenzio e l’indifferenza, vero humus della violenza sulle donne. Di Maurizio Ciotola

Il tema del convegno di venerdì 28 luglio, "la violenza si nasconde nel silenzio", organizzato da Patrizia Cuccu e Stefano Putzolu presso la sala del ristorante "il nuragico" a Cagliari, è stato di pressante e sconvolgente attualità. Ma l’attualità e la risonanza mediatica cui i fatti, i pochi emersi di un’ampia e variegata moltitudine di atti di violenza subiti dalle donne, mette a fuoco la banalità di come queste violenze hanno luogo, quasi sempre sradicando i fatti dai contesti, dai quali sono partoriti e di cui sono “figli” legittimi, purtroppo. In una inoppugnabile conduzione di Alessandra Addari, giornalista e direttrice di TCS Tv, le relatrici, Lisa Sole, criminologa, Antonella Fanunza, consellor, Maria Grazia Caligaris, presidente Socialismo diritti e riforme, Rina Taxiri, Psicologa, Alessandra Carbognin, sociologa e mediatrice familiare ed il relatore, Marco Perra, avvocato penalista, hanno “aperto” la “scatola” dei silenzi, che consente il perpetrarsi delle violenze sulle donne. La violenza espletata da un soggetto è di per se l’atto con cui il carnefice interviene sulla vittima, ed è altrettanto vero che, questi atti sono figli di un contesto socio-culturale più ampio, puntualmente trascurato e ignorato. La dott.ssa Lisa Sole definisce con una chiara sintesi la “mappa”, i passaggi, i momenti in cui nella società viene coltivato, in maniera non sempre cosciente, il terreno da cui tale violenza prende vita, in quanto avversione al diverso, al differente, alla differenza di genere. Ancora, quanto in una "costruzione" culturale, contestuale ad ogni strato sociale, apparentemente differente, ma sostanzialmente radicalmente identica, le battute "innocenti" e "spiritose", le assegnazioni dei compiti in famiglia, divisi in “ossequio” al genere e non all’equità o la competitività, che diviene avversione e rigetto dell’altro, contribuiscono in modo sostanziale, sottolinea la dott.ssa Sole, a definire e “formare” il carnefice e il silenzio, che è quasi un’omertà, dei parenti e dei vicini. Oppure quanto, l’assenza di autostima generata da umiliazioni e “bocciature” comportamentali, normalmente vissuti in ambito sociale, familiare, scolastico, generano una dipendenza psicologica, che inchioda la vittima al carnefice. Non manca il richiamo alla comunità più ampia, quella europea in cui pare che questo male sia condiviso: infatti il Consiglio d’Europa nell’analizzare i dati concernenti le cause di morte e invalidità delle donne, ha rilevato che al primo posto vi sono gli atti di violenza subita. Non sempre però si riesce ad avere una visione completa del fenomeno, nello specifico e, purtroppo, ancora meno in linea generale. L’avv. Marco Perra, illustra qual’è il ruolo dell’avvocato di fronte all’esposizione dei fatti delle sue assistite o della motivazione di semplici richieste di divorzio, per cause non definite o poco chiare. Far emergere quello che, per professionalità e soprattutto sensibilità umana, l’avvocato ha compreso essere i veri motivi di quelle richieste assume le caratteristiche maieutiche dell’ostetrica. Un lento lavoro, cui si susseguono momenti di rinuncia o ritrattazione completa, in studio, ma anche in tribunale, dove quasi mai la vittima espone i casi nella loro completezza e definizione rispetto alla già decurtata esposizione, fatta in camera caritatis allo stesso avvocato. Vi sono spesso anche problemi economici per cui l’avvio di una denuncia con relative spese legali è difficilmente sostenibile dalle vittime, donne quasi sempre non indipendenti sul piano economico. In questo caso la legge viene in soccorso alla vittima, per cui al giudice è demandata la facoltà attraverso cui decidere l’assegnazione del gratuito patrocinio, a tutela della stessa. La dott.ssa Fanunza, punta il dito su i comportamenti che minano o demoliscono il nostro senso di autostima, fino ad impedirne lo sviluppo cosciente già in età adolescenziale e pre adolescenziale. I "cretino", gli "imbecille", il continuo stigmatizzare in famiglia, come a scuola, comportamenti e azioni non ritenute rispondenti all’uso e alla prassi, al contesto culturale in cui si espletano, costituiscono il tessuto su cui si impianta la sottostima e l’insicurezza degli individui, della donna in questo caso. Ma se la stampa racconta che l’ultimo femminicidio, compiuto a San Teodoro, è dovuto a delle “briciole del pane non raccolte”, non riusciamo a focalizzare la verità sulle cause, ci dice la dott. ssa Toxiri; fatto per cui quelle vittime che ancora subiscono non riusciranno ad associare ai fatti di cui sono vittima le giuste cause e non riconoscendole, non saranno neppure capaci di chiedere aiuto alle istituzioni, ai centri di volontariato, alla polizia. Fatti che, non riconoscibili o altrimenti definiti “normali” in un tessuto sociale definito da una prevalente cultura machista, non vengono denunciati o raccontati ai parenti o agli amici, vero ed ulteriore ostacolo al superamento della barriera grazie alla quale riesce a vivere la regola del silenzio, dell’indifferenza. Nel citare Gramsci, con il suo “odio” verso gli indifferenti, la dott.ssa Toxiri attribuisce a tale comportamento ampiamente diffuso, grandissima responsabilità nei casi di violenza di genere. Le donne in Italia e in Sardegna contano ancora troppo poco, sottolinea Maria Grazia Caligaris e se anche vengono emesse delle leggi a loro tutela, per le violenze subite, come la legge regionale n. 8 del 7 agosto 2007, che istituì i "centri antiviolenza e case di accoglienza per le donne vittime di violenza", ben poco possono fare quando è minata o resa impossibile la loro operatività a causa del taglio dei finanziamenti per il loro funzionamento. La famiglia ha un ruolo centrale nel dare una educazione ai propri figli, attraverso parole e fatti, diversamente delle istituzioni scolastiche, che possono agire sì, ma sempre con grande difficoltà nel cercare di garantire valore nell’essere diverso. In ultimo la dott.ssa Caligaris, punta il dito sul ruolo determinante dei modelli e degli stereotipi di cui le donne sono vittima, costruiti dalla pubblicità onnipresente nella nostra società commerciale. L’ultimo intervento, quello della dott.ssa Carbognin, ha avuto una funzione di sintesi dei punti esposti dagli altri relatori, ma non solo. Il valore della vita, la valorizzazione delle persone deve essere centrale, sottolinea, in una società in cui la condivisione e lo scambio è visto esclusivamente nell’ottica merce/denaro e non di una valorizzazione relazionale, su cui invece si articola qualsiasi contesto sociale e che non intende estinguersi, aggiungiamo noi. La sociologa, conclude con l’importante richiamo all’impianto della legge voluta e preparata dall’On. Anna Maria Busia, in merito all’esclusione del godimento dei beni della vittima da parte del carnefice, che fino ad oggi sottrae o esclude e amministra gli stessi di cui anche i figli sono beneficiari. L'importanza di questo convegno, grazie alla grande capacità di sintesi e comprensibilità dei relatori, è costituita dalla platea di persone comuni, che differentemente dagli addetti ai lavori, hanno potuto accrescere i pochi "strumenti" intellettuali, per riconoscere il paradigma vittima-carnefice in ambito domestico, che il più delle volte si consuma fino alla tragedia, nel silenzio e nell’indifferenza. Maurizio Ciotola

Violenza sulle donne. Il pensiero del direttore

La violenza sulle donne. Certo...ma quale?....quella fisica o quella psicologica ?.... Quella quotidiana che si insinua nelle nostre menti da maschietto e che ci fa "tollerare" presunti torti da Noi subiti e subito assorbiti in virtù di una pazienza che in realtà non abbiamo? A meno che quella pazienza non la chiamiamo tolleranza .... Beh, allora? Le cose cambiano. O non cambiano affatto perché in realtà anche questa volta stiamo sbagliando obbiettivo. Forse è proprio così. L'obbiettivo non è il nostro rapporto prevaricatore o (falso) buonista. Il problema è il rapporto con NOI stessi. Perché, come afferma Cristina Cabras, docente di psicologia giuridica all'Università degli studi di Cagliari e specialista in criminologia clinica, uno tra i maggiori problemi sono gli stereotipi. E noi maschietti (ma anche le donne) siamo cresciuti e pasciuti a "latte e stereotipi" e poi "pane e stereotipi", cibandoci di tutte quelle forme occulte o/e palesi di educazione sessista e spesso violente, sia dal profilo intellettuale che da quello psicologico. Lo stereotipo comanda. E purtroppo non ce ne rendiamo (neanche) sempre conto. Potenza di secoli abituati a spadroneggiare e comandare, oppure a pietire un pò d'amore, come se questo privilegio fosse ancora una volta persuasione occulta per ottenere favori. Viscidi in questo caso. E' difficile davvero rendersi conto di quanto la società condizioni il "sesso forte" (ma è la forza di un gigante d'argilla) ad essere prevaricatore, spesso dimostrandolo a suon di cronaca familiare o "nera" o sublimnando tecniche d'accatto per ottenere qualcosa a proprio vantaggio. Possa essere sesso o amore, ma un amore spesso costretto dagli stessi stereotipi (e a ridaie') del formare una famiglia che getta le basi in una palude di comodo o di educazioni che - a propria volta- stentano ad essere abbandonate. A volte mi sembra il festival dell'ovvietà. Le mie sono solo parole gettate al vento. E quanti ne potrei convincere di maschietti a farsi un sano esame di coscienza? Mi sembra quasi di analizzare percorsi tracciati dalla pubblicità, neanche troppo nascosta o occulta. La tentazione? E' quella che ti fa vedere una reclame di un bolide da 250 all'ora che accresce il tuo ego (e anche la nostra presunta potenza sessuale) ma che la legge ti impedisce di lanciare a più di 115 Km all'ora. E tu comunque la compri. E potrei continuare all'infinito nel cercare esempi del genere. L'unico suggerimento che potrei dare è quello di capire il valore delle persone che abbiamo di fronte, al di la del sesso della razza, della condizione economica. Drin drin...e' la sveglia: sono nuovamente nel mondo di tutti i giorni. Che delusione, forse scrivere e' un po' sognare... Spero di parlare nel sonno (o nel sogno), magari qualcuno mi ascolta..... PS: spero nei sindaci donna....(o sindachesse)..se non saranno una delusione sarà davvero un passo avanti Antonello Lai
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