Sassari. Ennesimo episodio di violenza contro le donne

Si è fermato quando sono arrivati i Carabinieri il 38 enne che ha messo in strada la compagna dopo averla insultata e strattonata per il collo in presenza dei 4 figli minorenni. L'episodio si è verificato nel quartiere Latte Dolce. La vittima è una donna di 43 anni, trovata scalza e poco vestita dai militari accorsi sul logo dei maltrattamenti. Dopo essersi sincerati sulle condizioni dei figli, i Carabinieri hanno convinto l'uomo ad aprire la porta di casa e lo hanno arrestato per maltrattamenti in famiglia. A quanto pare l'aggressore non era nuovo a comportamenti violenti nei confronti della compagna.

Cagliari. Anche il mondo dello sport ha detto “no” alla violenza sulle donne

Si è chiuso con un grande girotondo formato da oltre centocinquanta persone, il flash mob “Insieme si vince” organizzato sabato 24 novembre nello stadio comunale di atletica leggera “Riccardo Santoru” al quale hanno partecipato più di trecento persone. È stato un modo, da parte del mondo dello sport, di dare un messaggio forte contro la violenza sulle donne alla vigilia della giornata internazionale sul tema. T-shirt e cappellini rossi hanno colorato la giornata resa cupa dalla pioggia che, però, non ha scoraggiato i partecipanti. A guidare le oltre venti associazioni sportive dilettantistiche e le federazioni sportive, è stato il movimento MSP Sardegna che ha organizzato l'evento in collaborazione con l'Assessorato allo Sport del Comune e il CONI Sardegna. “Ogni ambito dell'amministrazione comunale – ha commentato l'Assessore allo Sport, Yuri Marcialis - è mobilitato per sensibilizzare i cittadini in favore della campagna contro la violenza sulle donne. Il mondo dello sport ha risposto con forza a questa sollecitazione. Lo sport è uno dei mezzi e linguaggi più importanti ed efficaci per favorire la solidarietà, l'inclusione e la crescita dei futuri cittadini”. Soddisfatto per la partecipazione degli sportivi, Alberto Borsetti, presidente MSP Sardegna. “Abbiamo voluto dare un fattico contributo alla reaalizzazione di questa iniziativa contro la violenza sulle donne, ritenendo che fosse un volano fondamentale per la costruzione di un nuovo tipo di mentalità”. E prima di liberare nel cielo i duecento palloncini rossi a forma di cuore (biodegradabili), ha voluto dare il suo supporto all'iniziativa anche Gianfranco Fara, presidente del CONI Sardegna. “Negli ultimi anni abbiamo avviato un importante cammino verso la sensibilizzazione alle tematiche sociali e sappiamo che lo sport gioca un ruolo molto importante, come possiamo vedere in questa occasione”.

Cagliari. Iniziato al Siotto il viaggio verso la Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne

Primo appuntamento questa mattina nell'Aula Magna del Liceo Classico “Siotto Pintor” con il ricco calendario di “Viva la libertà! Cagliari contro la violenza”, iniziativa curata dall'Assessorato alle Pari Opportunità e dalla omonima Commissione Consiliare permanente del Comune di Cagliari. Sarà un lungo viaggio che, con il sostegno della Regione Sardegna, accompagnerà i cittadini del capoluogo fino al 25 novembre, data nella quale si celebrerà la Giornata Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne. L'Assessora alle Pari Opportunità, Marzia Cilloccu, ha aperto oggi i lavori della tavola rotonda che ha trattato dei temi attraverso i quali contrastare la violenza, con particolare attenzione a due provvedimenti legislativi della Regione, finalizzati alla creazione di un cosiddetto “Reddito di libertà” e al sostegno pieno delle vittime di violenza. Di fronte all'attenta platea degli studenti, Marzia Cilloccu, affiancata dalla Presidentessa della Commissione Consiliare Pari Opportunità, Rosanna Mura, ha evidenziato l'importanza di dare un segnale importante per il cambiamento di mentalità, ancora imbrigliato nella differenza di genere. “Ancora – ha spiegato l'Assessora comunale – ci troviamo di fronte ad una situazione drammatica e per questo il Comune ci sta mettendo tutto l'impegno possibile, al quale, però, va aggiunto il contributo di tutti. E in questa lotta non esistono né targhe, né bandiere perché tutti devono fare quanto in loro potere, soprattutto noi delle istituzioni, per modificare il sistema e per fare in modo che si arrivi ad una parità vera”. Ha voluto dare il suo contributo, prima dell'apertura del dibattito con gli studenti, moderato dal preside dell'Istituto Antonio Macchis, anche Rosanna Mura. “Abbiamo voluto iniziare da qui perché in luoghi come questo c'è sempre stato grande equilibrio tra ragazzi e ragazze, una grande possibilità di crescere per tutti, senza alcuna barriera che non sia la vostra fantasia. E le battaglie che stiamo facendo non devono essere fatte solo dalle donne, dovrà essere una battaglia inclusiva che abbia il contributo di tutti”. Fondamentali in questa ottica sono stati i due provvedimenti della Regione Sardegna che sono stati illustrati nel loro contenuti dalle due Consigliere Anna Maria Busia e Alessandra Zedda. “Partendo dal concetto della violenza economica che vuol dire dipendenza – ha spiegato la Consigliera Zedda – abbiamo stabilito un contributo economico per le donne vittime di violenza che abbiano avuto il coraggio di denunciare. Oltre a questo assegno che avrà una durata variabile tra i dodici e i trentasei mesi, ci sono una serie di agevolazioni sia per gli alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica, sia per il diritto allo studio dei figli, sia sul piano della mobilità regionale, in modo da allontanare le vittime dai luoghi dove si è consumata la violenza. Ci sono tanti accorgimenti per fare in modo che chi si trovi in questa situazione abbia la possibilità di denunciare e quindi di riuscire ad avere una vita indipendente”. Occorreva un intervento e la Regione, che ha individuato nei Comuni il braccio operativo nell'idea di creare una rete che coinvolga quante più persone possibile, ha messo in campo i suoi mezzi per far sì che la situazione migliori. Anche perché i numeri, evidenziati dalla Consigliera Anna Maria Busia, sono tutt'altro che confortanti. “I dati – ha spiegato la Busia – non sono per niente positivi in Italia soprattutto quando si parla del cosiddetto Gap Gender. Nel considerare la differenza di genere, infatti, l'Italia, in una classifica che vede al primo posto l'Islanda, si trova all'82° posto. E davanti a noi ci sono parecchie nazioni come dimostrano il sesto posto del Nicaragua, il decimo delle Filippine, il tredicesimo della Namibia. Abbiamo un problema che, secondo i numeri, è molto evidente. E anche parlando dei dati sui femminicidi, mentre gli altri reati sono in diminuzione, assistiamo ad un numero di donne uccise che resta stabile. Una delle considerazioni più allarmanti è, infine, il fatto che le donne più a rischio quelle che hanno una relazione sentimentale stabile perché sempre più spesso l'autore della violenza è un marito, un fidanzato o un compagno. Dobbiamo dire basta e noi ci stiamo provando con gli strumenti che abbiamo a disposizione e con la sensibilizzazione che deve partire dai giovani”.

Cagliari. Una panchina rossa come simbolo contro la violenza sulle donne

E' il primo simbolo contro la violenza sulle donne, inaugurato ieri mattina dall'Amministrazione Comunale. Una nuova panchina colorata di rosso nel giardino tra via Cugia e via Pessina, in prossimità del Tribunale. Una scelta della non certo casuale, visto che il 25 novembre è stata la Giornata Internazionale contro ogni forma di violenza sulle donne. Alla cerimonia erano presenti il sindaco, Massimo Zedda e Marzia Cilloccu, Assessore alle Politiche delle Pari Opportunità. “Una giornata di ricordo – ha commentato il Sindaco Zedda – in memoria delle vittime di violenza e abusi delle donne che hanno sofferto e ci auguriamo che non soffrano più. Per questo l'amministrazione è impegnata continuamente, attraverso anche i presidi scolastici, perché ci sia una cultura del rispetto. Il maggior coinvolgimento delle istituzioni, del mondo del lavoro, della cultura, delle donne determinerà una diminuzione di queste vicende. Il rispetto, i diritti, gli atteggiamenti, anche con un semplice gesto, sono tutte conquiste verso una civilizzazione di una comunità nei confronti delle donne”. Particolarmente attiva, sul fronte di tutte le attività che sono state organizzate non solo per la Giornata Internazionale ma già dalla scorsa settimana, Marzia Cilloccu. “Una giornata triste, un dramma sentito in tutto il mondo e purtroppo – ha sottolineato l'assessore - ancora una realtà troppo diffusa. Abbiamo voluto lasciare un segno nella città, collaborando con il PON Metro e aderendo a questa iniziativa “Panchine rosse”, che coinvolge tutto il territorio nazionale. La panchina sarà un ricordo di tutte le donne che sono vittime di una violenza perpetrata nell'ambiente famigliare. Importante è anche la posizione della panchina, vicino al Tribunale, un simbolo di giustizia, di monito per far si che non si verifichino più questi avvenimenti che vedono una donna ogni due giorni uccisa per mano di un uomo”. Come testimonianza dell'importanza della giornata, il Comune di Cagliari ha ideato diverse iniziative, come quella, per chiunque volesse legare un nastro rosso sul cancello del Municipio, per ricordare le le donne vittime di queste tragedie. Sempre all'interno delle attività di sensibilizzazione della settimana, in serata la Torre dell'Elefante sarà illuminata di arancione per la campagna #Orangetheworld e UNiTE, iniziativa del Comitato Nazionale UN Women Italia.

Sassari. Al via la campagna "Diritti al cuore - Doc, Diritti, orgoglio, cittadinanza"

Diversi manifesti murari hanno annunciato a Sassari l'inizio della campagna di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne. L'iniziativa, inserita nell'ambito della "Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne", che si celebrerà il 25 novembre, prevede l'affissione dei cartelli fino al 27 novembre. A Sassari, proprio in occasione delle celebrazioni del 25 novembre, è previsto inoltre un flash mob in piazza Santa Caterina. Al centro della campagna il contrasto della violenza di genere, con un occhio di riguardo verso appositi percorsi di educazione all'affettività, al rispetto e alle differenze. Tutto questo attraverso il sostegno alle strutture di prima assistenza e di accoglienza delle vittime, che non devono avere paura di denunciare. Tra i sostenitori della campagna, Amnesty International Sassari, Acos, Alisso, Andalas De Amistade, Anpi provinciale, Arci, Camera commercio Nord Sardegna, Cgil, CulTurritana, Emergency, Flc Cgil, Franco Mura Onlus, Giusta, Movimento Omosessuale Sardo, Musica Noa, noiDonne 2005, Ponti non Muri, S'Arza Teatro, Sioux, Udu, Voce Amica, Zoe - Progetto antispecista.

Oristano. Aumentano i casi di violenza sulle donne

I dati raccolti dalle Forze di Polizia, dal Centro antiviolenza Donna Eleonora, dai consultori e dalle strutture ospedaliere della Assl, in base a un protocollo d'intesa interistituzionale sottoscritto nel 2013, rivelano un aumento dei casi di violenza sulle donne. Sarebbero infatti 138 gli episodi totali registrati durante il primo semestre del 2017. Tra i centri maggiormente coinvolti nella ricezione di denunce e segnalazioni, il Centro antiviolenze di Oristano e le strutture sanitarie della Assl (tot. 86 casi). I casi rilevati dalle forze dell'ordine sono stati 52, 33 dei quali a seguito di una denuncia e sette di propria iniziativa. In base ai dati rilevati dalle forze dell'ordine emerge un calo degli episodi di violenza nel 2016, rispetto al 2015 (15 casi in meno) e rispetto al 2014 (22 casi in meno). Tra le violenze più ricorrenti quelle fisiche e psicologiche e quelle sessuali (il 3,57% di quelle rilevate dalle forze dell'ordine e il 6,36% di quelle rilevate dal centro antiviolenza e dalle strutture sanitarie). Di nazionalità italiana la maggior parte delle vittime. A commettere le violenze sono nella maggior parte dei casi i mariti e gli ex mariti, i conviventi e gli ex conviventi delle vittime.

Il silenzio e l’indifferenza, vero humus della violenza sulle donne. Di Maurizio Ciotola

Il tema del convegno di venerdì 28 luglio, "la violenza si nasconde nel silenzio", organizzato da Patrizia Cuccu e Stefano Putzolu presso la sala del ristorante "il nuragico" a Cagliari, è stato di pressante e sconvolgente attualità. Ma l’attualità e la risonanza mediatica cui i fatti, i pochi emersi di un’ampia e variegata moltitudine di atti di violenza subiti dalle donne, mette a fuoco la banalità di come queste violenze hanno luogo, quasi sempre sradicando i fatti dai contesti, dai quali sono partoriti e di cui sono “figli” legittimi, purtroppo. In una inoppugnabile conduzione di Alessandra Addari, giornalista e direttrice di TCS Tv, le relatrici, Lisa Sole, criminologa, Antonella Fanunza, consellor, Maria Grazia Caligaris, presidente Socialismo diritti e riforme, Rina Taxiri, Psicologa, Alessandra Carbognin, sociologa e mediatrice familiare ed il relatore, Marco Perra, avvocato penalista, hanno “aperto” la “scatola” dei silenzi, che consente il perpetrarsi delle violenze sulle donne. La violenza espletata da un soggetto è di per se l’atto con cui il carnefice interviene sulla vittima, ed è altrettanto vero che, questi atti sono figli di un contesto socio-culturale più ampio, puntualmente trascurato e ignorato. La dott.ssa Lisa Sole definisce con una chiara sintesi la “mappa”, i passaggi, i momenti in cui nella società viene coltivato, in maniera non sempre cosciente, il terreno da cui tale violenza prende vita, in quanto avversione al diverso, al differente, alla differenza di genere. Ancora, quanto in una "costruzione" culturale, contestuale ad ogni strato sociale, apparentemente differente, ma sostanzialmente radicalmente identica, le battute "innocenti" e "spiritose", le assegnazioni dei compiti in famiglia, divisi in “ossequio” al genere e non all’equità o la competitività, che diviene avversione e rigetto dell’altro, contribuiscono in modo sostanziale, sottolinea la dott.ssa Sole, a definire e “formare” il carnefice e il silenzio, che è quasi un’omertà, dei parenti e dei vicini. Oppure quanto, l’assenza di autostima generata da umiliazioni e “bocciature” comportamentali, normalmente vissuti in ambito sociale, familiare, scolastico, generano una dipendenza psicologica, che inchioda la vittima al carnefice. Non manca il richiamo alla comunità più ampia, quella europea in cui pare che questo male sia condiviso: infatti il Consiglio d’Europa nell’analizzare i dati concernenti le cause di morte e invalidità delle donne, ha rilevato che al primo posto vi sono gli atti di violenza subita. Non sempre però si riesce ad avere una visione completa del fenomeno, nello specifico e, purtroppo, ancora meno in linea generale. L’avv. Marco Perra, illustra qual’è il ruolo dell’avvocato di fronte all’esposizione dei fatti delle sue assistite o della motivazione di semplici richieste di divorzio, per cause non definite o poco chiare. Far emergere quello che, per professionalità e soprattutto sensibilità umana, l’avvocato ha compreso essere i veri motivi di quelle richieste assume le caratteristiche maieutiche dell’ostetrica. Un lento lavoro, cui si susseguono momenti di rinuncia o ritrattazione completa, in studio, ma anche in tribunale, dove quasi mai la vittima espone i casi nella loro completezza e definizione rispetto alla già decurtata esposizione, fatta in camera caritatis allo stesso avvocato. Vi sono spesso anche problemi economici per cui l’avvio di una denuncia con relative spese legali è difficilmente sostenibile dalle vittime, donne quasi sempre non indipendenti sul piano economico. In questo caso la legge viene in soccorso alla vittima, per cui al giudice è demandata la facoltà attraverso cui decidere l’assegnazione del gratuito patrocinio, a tutela della stessa. La dott.ssa Fanunza, punta il dito su i comportamenti che minano o demoliscono il nostro senso di autostima, fino ad impedirne lo sviluppo cosciente già in età adolescenziale e pre adolescenziale. I "cretino", gli "imbecille", il continuo stigmatizzare in famiglia, come a scuola, comportamenti e azioni non ritenute rispondenti all’uso e alla prassi, al contesto culturale in cui si espletano, costituiscono il tessuto su cui si impianta la sottostima e l’insicurezza degli individui, della donna in questo caso. Ma se la stampa racconta che l’ultimo femminicidio, compiuto a San Teodoro, è dovuto a delle “briciole del pane non raccolte”, non riusciamo a focalizzare la verità sulle cause, ci dice la dott. ssa Toxiri; fatto per cui quelle vittime che ancora subiscono non riusciranno ad associare ai fatti di cui sono vittima le giuste cause e non riconoscendole, non saranno neppure capaci di chiedere aiuto alle istituzioni, ai centri di volontariato, alla polizia. Fatti che, non riconoscibili o altrimenti definiti “normali” in un tessuto sociale definito da una prevalente cultura machista, non vengono denunciati o raccontati ai parenti o agli amici, vero ed ulteriore ostacolo al superamento della barriera grazie alla quale riesce a vivere la regola del silenzio, dell’indifferenza. Nel citare Gramsci, con il suo “odio” verso gli indifferenti, la dott.ssa Toxiri attribuisce a tale comportamento ampiamente diffuso, grandissima responsabilità nei casi di violenza di genere. Le donne in Italia e in Sardegna contano ancora troppo poco, sottolinea Maria Grazia Caligaris e se anche vengono emesse delle leggi a loro tutela, per le violenze subite, come la legge regionale n. 8 del 7 agosto 2007, che istituì i "centri antiviolenza e case di accoglienza per le donne vittime di violenza", ben poco possono fare quando è minata o resa impossibile la loro operatività a causa del taglio dei finanziamenti per il loro funzionamento. La famiglia ha un ruolo centrale nel dare una educazione ai propri figli, attraverso parole e fatti, diversamente delle istituzioni scolastiche, che possono agire sì, ma sempre con grande difficoltà nel cercare di garantire valore nell’essere diverso. In ultimo la dott.ssa Caligaris, punta il dito sul ruolo determinante dei modelli e degli stereotipi di cui le donne sono vittima, costruiti dalla pubblicità onnipresente nella nostra società commerciale. L’ultimo intervento, quello della dott.ssa Carbognin, ha avuto una funzione di sintesi dei punti esposti dagli altri relatori, ma non solo. Il valore della vita, la valorizzazione delle persone deve essere centrale, sottolinea, in una società in cui la condivisione e lo scambio è visto esclusivamente nell’ottica merce/denaro e non di una valorizzazione relazionale, su cui invece si articola qualsiasi contesto sociale e che non intende estinguersi, aggiungiamo noi. La sociologa, conclude con l’importante richiamo all’impianto della legge voluta e preparata dall’On. Anna Maria Busia, in merito all’esclusione del godimento dei beni della vittima da parte del carnefice, che fino ad oggi sottrae o esclude e amministra gli stessi di cui anche i figli sono beneficiari. L'importanza di questo convegno, grazie alla grande capacità di sintesi e comprensibilità dei relatori, è costituita dalla platea di persone comuni, che differentemente dagli addetti ai lavori, hanno potuto accrescere i pochi "strumenti" intellettuali, per riconoscere il paradigma vittima-carnefice in ambito domestico, che il più delle volte si consuma fino alla tragedia, nel silenzio e nell’indifferenza. Maurizio Ciotola

Il silenzio e l’indifferenza, vero humus della violenza sulle donne. Di Maurizio Ciotola

Il tema del convegno di venerdì 28 luglio, "la violenza si nasconde nel silenzio", organizzato da Patrizia Cuccu e Stefano Putzolu presso la sala del ristorante "il nuragico" a Cagliari, è stato di pressante e sconvolgente attualità. Ma l’attualità e la risonanza mediatica cui i fatti, i pochi emersi di un’ampia e variegata moltitudine di atti di violenza subiti dalle donne, mette a fuoco la banalità di come queste violenze hanno luogo, quasi sempre sradicando i fatti dai contesti, dai quali sono partoriti e di cui sono “figli” legittimi, purtroppo. In una inoppugnabile conduzione di Alessandra Addari, giornalista e direttrice di TCS Tv, le relatrici, Lisa Sole, criminologa, Antonella Fanunza, consellor, Maria Grazia Caligaris, presidente Socialismo diritti e riforme, Rina Taxiri, Psicologa, Alessandra Carbognin, sociologa e mediatrice familiare ed il relatore, Marco Perra, avvocato penalista, hanno “aperto” la “scatola” dei silenzi, che consente il perpetrarsi delle violenze sulle donne. La violenza espletata da un soggetto è di per se l’atto con cui il carnefice interviene sulla vittima, ed è altrettanto vero che, questi atti sono figli di un contesto socio-culturale più ampio, puntualmente trascurato e ignorato. La dott.ssa Lisa Sole definisce con una chiara sintesi la “mappa”, i passaggi, i momenti in cui nella società viene coltivato, in maniera non sempre cosciente, il terreno da cui tale violenza prende vita, in quanto avversione al diverso, al differente, alla differenza di genere. Ancora, quanto in una "costruzione" culturale, contestuale ad ogni strato sociale, apparentemente differente, ma sostanzialmente radicalmente identica, le battute "innocenti" e "spiritose", le assegnazioni dei compiti in famiglia, divisi in “ossequio” al genere e non all’equità o la competitività, che diviene avversione e rigetto dell’altro, contribuiscono in modo sostanziale, sottolinea la dott.ssa Sole, a definire e “formare” il carnefice e il silenzio, che è quasi un’omertà, dei parenti e dei vicini. Oppure quanto, l’assenza di autostima generata da umiliazioni e “bocciature” comportamentali, normalmente vissuti in ambito sociale, familiare, scolastico, generano una dipendenza psicologica, che inchioda la vittima al carnefice. Non manca il richiamo alla comunità più ampia, quella europea in cui pare che questo male sia condiviso: infatti il Consiglio d’Europa nell’analizzare i dati concernenti le cause di morte e invalidità delle donne, ha rilevato che al primo posto vi sono gli atti di violenza subita. Non sempre però si riesce ad avere una visione completa del fenomeno, nello specifico e, purtroppo, ancora meno in linea generale. L’avv. Marco Perra, illustra qual’è il ruolo dell’avvocato di fronte all’esposizione dei fatti delle sue assistite o della motivazione di semplici richieste di divorzio, per cause non definite o poco chiare. Far emergere quello che, per professionalità e soprattutto sensibilità umana, l’avvocato ha compreso essere i veri motivi di quelle richieste assume le caratteristiche maieutiche dell’ostetrica. Un lento lavoro, cui si susseguono momenti di rinuncia o ritrattazione completa, in studio, ma anche in tribunale, dove quasi mai la vittima espone i casi nella loro completezza e definizione rispetto alla già decurtata esposizione, fatta in camera caritatis allo stesso avvocato. Vi sono spesso anche problemi economici per cui l’avvio di una denuncia con relative spese legali è difficilmente sostenibile dalle vittime, donne quasi sempre non indipendenti sul piano economico. In questo caso la legge viene in soccorso alla vittima, per cui al giudice è demandata la facoltà attraverso cui decidere l’assegnazione del gratuito patrocinio, a tutela della stessa. La dott.ssa Fanunza, punta il dito su i comportamenti che minano o demoliscono il nostro senso di autostima, fino ad impedirne lo sviluppo cosciente già in età adolescenziale e pre adolescenziale. I "cretino", gli "imbecille", il continuo stigmatizzare in famiglia, come a scuola, comportamenti e azioni non ritenute rispondenti all’uso e alla prassi, al contesto culturale in cui si espletano, costituiscono il tessuto su cui si impianta la sottostima e l’insicurezza degli individui, della donna in questo caso. Ma se la stampa racconta che l’ultimo femminicidio, compiuto a San Teodoro, è dovuto a delle “briciole del pane non raccolte”, non riusciamo a focalizzare la verità sulle cause, ci dice la dott. ssa Toxiri; fatto per cui quelle vittime che ancora subiscono non riusciranno ad associare ai fatti di cui sono vittima le giuste cause e non riconoscendole, non saranno neppure capaci di chiedere aiuto alle istituzioni, ai centri di volontariato, alla polizia. Fatti che, non riconoscibili o altrimenti definiti “normali” in un tessuto sociale definito da una prevalente cultura machista, non vengono denunciati o raccontati ai parenti o agli amici, vero ed ulteriore ostacolo al superamento della barriera grazie alla quale riesce a vivere la regola del silenzio, dell’indifferenza. Nel citare Gramsci, con il suo “odio” verso gli indifferenti, la dott.ssa Toxiri attribuisce a tale comportamento ampiamente diffuso, grandissima responsabilità nei casi di violenza di genere. Le donne in Italia e in Sardegna contano ancora troppo poco, sottolinea Maria Grazia Caligaris e se anche vengono emesse delle leggi a loro tutela, per le violenze subite, come la legge regionale n. 8 del 7 agosto 2007, che istituì i "centri antiviolenza e case di accoglienza per le donne vittime di violenza", ben poco possono fare quando è minata o resa impossibile la loro operatività a causa del taglio dei finanziamenti per il loro funzionamento. La famiglia ha un ruolo centrale nel dare una educazione ai propri figli, attraverso parole e fatti, diversamente delle istituzioni scolastiche, che possono agire sì, ma sempre con grande difficoltà nel cercare di garantire valore nell’essere diverso. In ultimo la dott.ssa Caligaris, punta il dito sul ruolo determinante dei modelli e degli stereotipi di cui le donne sono vittima, costruiti dalla pubblicità onnipresente nella nostra società commerciale. L’ultimo intervento, quello della dott.ssa Carbognin, ha avuto una funzione di sintesi dei punti esposti dagli altri relatori, ma non solo. Il valore della vita, la valorizzazione delle persone deve essere centrale, sottolinea, in una società in cui la condivisione e lo scambio è visto esclusivamente nell’ottica merce/denaro e non di una valorizzazione relazionale, su cui invece si articola qualsiasi contesto sociale e che non intende estinguersi, aggiungiamo noi. La sociologa, conclude con l’importante richiamo all’impianto della legge voluta e preparata dall’On. Anna Maria Busia, in merito all’esclusione del godimento dei beni della vittima da parte del carnefice, che fino ad oggi sottrae o esclude e amministra gli stessi di cui anche i figli sono beneficiari. L'importanza di questo convegno, grazie alla grande capacità di sintesi e comprensibilità dei relatori, è costituita dalla platea di persone comuni, che differentemente dagli addetti ai lavori, hanno potuto accrescere i pochi "strumenti" intellettuali, per riconoscere il paradigma vittima-carnefice in ambito domestico, che il più delle volte si consuma fino alla tragedia, nel silenzio e nell’indifferenza. Maurizio Ciotola
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