Cagliari. Il bilancio 2018 della Questura

Come ogni anno la Questura di Cagliari traccia un bilancio delle principali attività svolte nel 2018. In base ai dati che sono stati diffusi le chiamate gestite dal 113 nel 2018 sono state oltre 66 mila, mentre gli interventi eseguiti dalla squadra volante hanno raggiunto quota 1.600 con 88 persone arrestate e 250 arrestate. Tra gli altri interventi, il sequestrato di 66 chili di droga e 144 mila euro guadagnati attraverso lo spaccio. Nel corso del 2018 sono stati gestiti 266 servizi di ordine pubblico, tra i quali 55 per manifestazioni in strada, 25 allo stadio e 27 per eventi sportivi. A ciò si aggiunge l'attività svolta dalla sezione amministrativa della polizia che in 12 mesi ha ispezionato 143 attività commerciali tra compro oro, bar e locali: 23 le persone denunciate 60 le contestazioni. Interventi anche sul fronte immigrazione: 84 gli sbarchi diretti nel sud ovest dell'Isola con l'arrivo di 1.012 migranti. Quasi tutti algerini. Rilasciati anche 7.400 permessi di soggiorno. Grande impegno anche per la Polstrada con la rilevazione di 232 incidenti di cui 11 mortali, con 229 feriti. La Polizia Postale ha invece arrestato tre persone, di cui due per reati legati alla pedopornografia, mentre 139 sono stati i denunciati anche per truffe telematiche e furti di identità, 850 le denunce ricevute.

Cagliari. Capodanno in sicurezza

Polizia, Carabinieri, Guardia di finanza e agenti della Municipale. Sono più di 400 gli uomini delle forze dell'ordine impegnati per assicurare una serena notte di San Silvestro durante i festeggiamenti che si svolgono nelle piazze cittadine. Un'attenzione particolare è stata dedicata alla centrale piazza Yenne, dove si esibirà il gruppo musicale dei Subsonica. Qui saranno attivi anche 100 addetti della security, coordinati dagli organizzatori dell'evento. Allertati anche medici del 118 e i Vigili del Fuoco. Tutta la zona interessata dai festeggiamenti è stata transennata ed è stato introdotto il nuovo divieto per lo spray urticante. Divieto anche per botti, sopratutto in mezzo alla folla. I controlli delle forze dell'ordine riguarderanno tutte le strade cittadine.

Olmedo. Emergenza occupazione per i lavoratori della miniera di bauxite

Niente da fare. Per i lavoratori impiegati nel sito produttivo si prospetta un futuro nero. Di fatto, oltre ai quattro minatori cui è scaduta la mobilità e degli altrettanti cui sta per scadere la disoccupazione, si aggiungono altri diciassette colleghi ai quali non è stato prorogato il contratto con Igea, che scadrà il prossimo 31 dicembre. Non avendo maturato i requisiti necessari, questi ultimi non potranno beneficiare di alcuno strumento di sostegno al reddito. Una situazione critica sotto il profilo occupazionale ma anche per quello che riguarda la gestione della sicurezza nel sito. Infatti, a partire dal 1° gennaio, non sarà più assicurata la custodia della miniera, con il rischio che possano verificarsi incidenti dovuti ad eventuali accessi di persone non autorizzate. Insomma, il problema della sicurezza per la collettività, si va ad aggiungere al già tragico epilogo sul versante dell'occupazione. Nonostante le prospettive, i sindacati hanno confermato di voler restare al fianco dei lavoratori per cercare di trovare delle soluzioni.

Cagliari. Lavori di messa in sicurezza del Centro di Solidarietà in viale Sant'Ignazio

L'Amministrazione Comunale fa sapere che l'immobile che ospita il Centro di Solidarietà in viale Sant'Ignazio sarà oggetto di lavori di messa in sicurezza non più procrastinabili, resi necessari per per la tutela del personale, degli ospiti e degli operatori della struttura. In questo senso in data 7 settembre il servizio Lavori Pubblici ha comunicato la necessità di intervenire urgentemente sull'immobile per eliminare ogni possibile rischio e pericolo all'interno della struttura, chiedendo al Servizio Politiche Sociali e Salute di adottare "con ogni consentita urgenza" tutti i provvedimenti finalizzati a "liberare l'immobile da persone e cose" e quindi poter iniziare le operazioni. Già nel mese di marzo gli uffici dei Servizi Sociali avevano convocato gli ospiti per condividere e sottoscrivere un progetto personalizzato che li accompagnasse in un percorso di autonomia, offrendo loro sia una soluzione abitativa alternativa, sia un sostegno di tipo economico, sia l'aiuto di professionisti sino alla conclusione del progetto concordato. Alcuni ospiti - sottolinea l'Amministrazione Comunale - sono già beneficiari di altre forme di sostegno e tutti hanno diritto alle misure di inclusione nazionali e regionali. Per questo motivo il Comune intende continuare a sostenerli e aiutarli in un percorso verso condizioni di vita rispettose della loro dignità. Intanto 30 ospiti su 88 hanno già lasciato la struttura mentre per gli altri sarà necessario attivare i progetti personalizzati, per i quali sarebbero già stati impegnati i fondi sul bilancio comunale. "L'invito alla sottoscrizione di un progetto personalizzato - evidenzia l'Amministrazione Comunale - non va confuso con un preavviso di sfratto: "nessuno verrà lasciato solo, nessuno verrà lasciato per strada". "È comprensibile che le persone più fragili temano l'abbandono di una sede che per anni è stata la loro casa - si legge nella nota stampa del Comune - ma contrastiamo ogni tentativo di strumentalizzazione di azioni volte a tutelare l'incolumità delle persone. Continuiamo quindi ad auspicare la collaborazione da parte di tutti i soggetti coinvolti".

Sassari. Sicurezza a rischio, ancora chiuse due scuole dell'infanzia

Rientro a scuola ma non per tutti. Sicuramente per i piccoli utenti delle scuole dell'infanzia della borgata di Ottava e di viale Trieste. Ad impedire il rientro presso il plesso di Ottava il perdurare dei lavori di messa in sicurezza e ripristino che dureranno ancora un altro mese. Intanto l'Amministrazione Comunale ha trovato una soluzione temporanea per consentire comunque la fruizione del servizio. In questo senso i piccoli alunni sono stati indirizzati verso l'istituto comprensivo di Li Punti, dove saranno accompagnati grazie al servizio gratuito scuolabus messo a disposizione dal Comune. Ancora da avviare i lavori in viale Trieste. Qui non é ancora chiaro quali siano gli interventi da effettuare. I bambini frequenteranno comunque le lezioni presso il plesso di via Gorizia.

Alla scoperta del “Taser”. Pro e ..... pro del suo utilizzo. Di Alessandro Taras

Il 5 settembre 2018 è la data che ha sancito, seppur in via sperimentale, l’utilizzo del taser in 12 città italiane. Tale strumento è attualmente in dotazione ad organi preposti come Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza. Ma proviamo ad illustrare meglio di cosa si tratta esattamente. Con la parola “Taser” si fa riferimento ad una pistola che emette impulsi elettrici a basso dosaggio della durata di alcuni secondi. Ciò permette di avere una momentanea paralisi dell’individuo su cui è indirizzato. Il suo impiego è già adoperato in numerose parti del mondo tra cui Stati Uniti, Canada, Finlandia, Francia e Gran Bretagna. Il tema merita la giusta attenzione in quanto divide l’opinione pubblica, tante sono le proteste sul suo utilizzo, in modo particolare sui suoi metodi definiti “ruvidi” e pericolosi, se adoperati su persone con determinate patologie. Ma a leggere tra le righe di tali disapprovazioni si evince una leggera nota di ingiustificato buonismo nei confronti di chi trasgredisce consapevolmente le regole della nostra società, mentre si propende all’essere egoisti sull’operato delle forze dell’ordine che quotidianamente pongono la loro vita a rischio per proteggere noi, tutti noi, anche i cosiddetti “buonisti”, che troppo spesso dispensano consigli e giudizi sulla pelle altrui. L’impiego di questo importante strumento arriva in Italia dopo anni di confronti e con la circolare firmata dal nostro ministro dell’interno, Matteo Salvini, risalente allo scorso 4 Luglio se ne ratifica l’utilizzo nelle 12 città scelte, per un numero di 70 agenti autorizzati all’uso. Le modalità di utilizzo del dissuasore elettrico sono state ben definite con precise linee guida già dallo scorso Febbraio e impartite agli agenti incaricati mediante appositi addestramenti che, in un primo momento, dovranno emettere un segnale verbale nei confronti del soggetto criminale. In seconda battuta, qualora lo stato di pericolo non accenni a diminuire, verrà palesato lo strumento che, essendo appositamente di colore giallo, sarà sufficientemente visibile. Solo alla fine, se il malfattore, dopo reiterati avvisi, non recepisce il segnale si passa all’ultima fase, ovvero l’immobilizzazione. Spingendoci ad azzardare delle conclusioni si può ritenere che l’argomento non possa trovare ancora una comune visione da parte dei cittadini, né tanto meno da parte dei numerosi partiti di politici, abili più che mai nel cogliere l’occasione per sindacare sull’operato dell’attuale governo. E non sorprendiamoci se poi viviamo nello “strano” Paese in cui si parla di razzismo o di accanimento di genere se avviene lo sgombero di un campo rom abusivo, mentre se avviene lo sfratto di una anziana nonnina terremotata a causa di formalismi burocratici in pochi se ne interessano. È difficile, si sa, cercare di difendere i diritti di comuni cittadini italiani. Non porta visibilità e riscontri economici a proprio favore. A priori, saranno i fatti a scrivere la storia, solo in seguito potranno arrivare i nostri umili verdetti che, troppo spesso, si accaniscono su chi finalmente dopo anni di promesse cerca di tenere fede, nonostante le malelingue agli impegni presi, con NOI elettori. Alessandro Taras

Una politica del lavoro che genera morti. Di Maurizio Ciotola

256 morti e 653.000 denunce di infortunio sul lavoro in Italia dall’inizio del 2018, ai quali si dovrebbero aggiungere gli altri infortuni, nascosti o denunciati in luoghi differenti, da quelli in cui i malcapitati svolgevano il loro lavoro in nero. Questi dati costituiscono la cifra di quanto avviene, sul piano produttivo, nel nostro Paese, in cui per soddisfare una ripresa della richiesta, dopo la crisi degli ultimi anni, le imprese si accingono ad esasperare i loro cicli produttivi senza adeguare gli impianti già obsoleti. E'l’adeguamento ad un trend di crescita senza aver operato adeguati investimenti tecnologici, se non una evidente riduzione del personale operativo, in quantità e livello professionale, troppo spesso con l’affido delle parti operative più pesanti ed onerose, sul piano della sicurezza e delle prestazioni, ad imprese o “partite iva”. Non riusciamo ad avviare un’adeguata modernizzazione delle nostre industrie manifatturiere, troppo spesso imballate e funzionali a un circuito clientelare, politico-sindacale-imprenditoriale. Lo Stato, attraverso erogazioni di denaro mascherate, consente un asservimento e il mantenimento di un’occupazione a basso valore aggiunto, su cui è operato il vincolo politico sindacale, che rasenta metodi mafiosi. Neppure la crisi è riuscita a far mutare l’atteggiamento di questa simil-imprenditoria educata al connubio con quelle espressioni politiche e sindacali prive di prospettive e progetti, ma soprattutto senza coraggio e funzionali al proprio mantenimento. Ogni anno in questo Paese l’ecatombe sui posti di lavoro fa indignare autorità e istituzioni, strappare le vesti ai soliti sacerdoti del potere, che dopo aver espresso le condoglianze di rito alle famiglie dei malcapitati, si premurano di non deviare dalla strada fino a quel momento intrapresa. La politica ha necessità di sbandierare i numeri di una ripresa e spinge l’imprenditoria asservita a rispondere in tempi rapidi, operando sia una pressione sui sindacati, che allentano il controllo cui sono deputati, sia riducendo le risorse per i controlli degli istituti preposti e senza mai dimenticare di trovare le vie finanziarie, attraverso cui agevolare/premiare le imprese medesime. Un circolo vizioso in cui il lavoratore è vittima, privo di tutele reali, nella generale consapevolezza dei soggetti coinvolti. Questa ecatombe annuale è figlia di un’approssimazione politica e sindacale, in cui la regressione reale è mascherata da un apparente progresso formale, dove alla indeterminatezza delle responsabilità non sopperisce la modernizzazione degli impianti. In questi 25 anni l’unica nota positiva è giunta dalla legge per la sicurezza, d.Lgs. 81/08, in parte demolita con le varianti successive, e intorno alla quale è stata costruita una copiosa attività di formazione, ma le cui certificazioni formali sembrano attestare rispondenze non coerenti con quanto accade, per la copiosa quantità di incidenti sul lavoro, inaccettabili per un Paese civile. Maurizio Ciotola

Oristano. Misure antiterrorismo per la Sartiglia

Con l'approssimarsi della Sartiglia il Comune di Oristano ha predisposto un Piano operativo con misure antiterrorismo molto importanti. Tra queste, come già visto in altre occasioni per eventi simili, previsti tredici new jersey di cemento armato lunghi due metri e alti 80 centimetri più altri 15, stessa lunghezza ma più bassi (45 centimetri). Per la sicurezza dell'evento, che si terrà l'11 e il 13 febbraio, non si è badato a spese. Sicurezza prima di tutto, visto che arriveranno decine di migliaia di spettatori, facendo della Sartiglia un potenziale bersaglio per eventuali atti terroristici. Ancora da definire gli ulteriori dettagli che dovrebbero assicurare un elevato livello di sicurezza. Gli organizzatori pensano anche alla possibilità di far pagare un biglietto, seppure simbolico, agli spettatori che seguono la Sartiglia in piedi dietro le transenne. L'accesso alle tribune allestite lungo i percorsi, invece, è già a pagamento ormai da molti anni.
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