Casa dolce Olga Peschiera. "Nicola e Giuseppina". Di Rosaria Floris

"Estate 2017, casa al mare a Castellaneta Marina, Taranto. Lungo soggiorno di oltre due mesi, così come al solito lo si faceva ogni anno con figli e nipoti al seguto. Lunghe passeggiate e mare ristoratore. Cene con la luna, buon cibo e cosa dire....... paradiso. Qualche volta mancava il frastuono e i turisti della nostra bella, Matera. E si! Noi siam di Matera, orgoglio capitale della cultura. Questa é la storia di Nicola e Guseppina, che racconta: "quella mattina di fine Luglio 1917 Nicola mi dice di aver visto le urine oscure come fosse the. Andiamo subito a farle esaminare: tutto a posto, niente da rilevare. Ma questo non mi bastava. Purtroppo il nostro medico era in ferie e solo tre giorni dopo scoprimmo che si trattava di ittero, con ricovero immediato. Segue la TAC, intervento e poi Peschiera Pederzoli. Eppure me ne sarei dovuta accorgere che stava diventando giallo, ma tanto era il sole, l'abbronzatura, che tutto passò inosservato. E' trascorso un anno e piu e ancora qui al Pederzoli, tra Matera e Peschiera, abbiamo lottato tra la vita e la morte. Solo ieri mi ha detto: Giuseppina prepara tutto. Domani lascio l'ospedale torniamo a casa. Sono giorni, settimane, che facciamo colazione insieme e insieme ci scambiamo le opinioni su come abbiamo dormito, su come io abbia trascorso la notte e su come Nicola a sua volta stava di umore". Cosa dire...... Oggi loro sono pronti a ripartire, lui un bimbo felice, lei ha cancellato le sue rughe, donna coraggio, donna guerriera, senza saper di aver combattuto e di combattere ancora. battaglie che senz'altro vincerà. Il fazzoletto sta in borsa, il sorriso sul viso. Rosaria Floris

Storie di coraggio e amore per la vita. Di Rosaria Floris

Mara e Nicola. Così per caso una folata di vento e la"mutanda" cade giù sul terrazzino dell'inqulino sottostante. Era una di quelle giornate estive romane che quando l'afa ti prende ti fa impazzire ma di piú quando arriva, sconvolge e nulla puoi fare. Ma proprio di sotto doveva cadere la mia mutanda-pannolone, proprio da quell'impettito uomo tutto d'un pezzo che conoscevo di vista. Come fare per recuperarla? Mara, una donna speciale, una donna coraggio, donna guerriera senza saperlo di esserlo. Una sola parola nella sua mente e nel cuore: la vita. Una vita che é stata donata, regalata e che va protetta, custodita, amata anche quando la sofferenza vera, quella fisica cerca di distruggerla. Ed ecco che arriva il rumore: il cancro. In modo silente, subdolo, quasi non volesse farsene accorgere, entra dentro cercando di portarti via il bene a cui tieni di piu: la vita. E per Mara così é stato. Ha sempre lottato col sorriso, con la certezza che mai LUI avrebbe avuto la meglio. Nessun vincitore, ancora tante lotte, ma domani andrà senz'altro meglio. E poi la vita va protetta, ricordiamocelo. Ma stavamo raccontando di una mutanda, che Mara porta ancora. Ancora giovane Mara, piena di sorrisi e di grande attaccamento alla vita. Lui, Nicola, un uomo importante che viaggiava in macchine blu, viveva solo. Forse separato, ma non importa. La cosa strana é che proprio lui le porta a casa la mutanda in un sacchetto rosa. "Visto che fa tanto caldo andiamo a prenderci un bel gelato?" E così, gelato, pizza e venticello ristoratore, nasce l'amore. E'subito matrimonio e guarda caso, la torta raffigura loro due sul terrazzino e la mutande. Mara, naturalmente, aveva informato Nicola del suo stato di salute e di non poter adempiere al ruolo di moglie, almeno fisicamente. Mara e Nicola, un'incontro, una storia, forse non unica ma rara. Basterebbe così, chiudendo in bellezza, ma purtroppo anche per Nicola arriva il cancro. Oggi anche lui é qui a Peschiera con Mara e sorridono, convinti che vincerà la vita. Rosaria Floris

Casa "Dolce Olga", un B&B speciale, crocevia di tante storie di vita. Di Rosaria Floris

Il Pederzoli, un Ospedale specializzato per la cura del Pancreas. Tante storie come la mia, quella di Rosolina, di Giuseppina di Mara provenienti da diverse regioni: Sicilia, Puglia, Lazio, Basilicata, Sardegna. Cosi come Peschiera è diventata nel tempo un nodo importante di svincolo commerciale e turistico, così "Dolce Olga" é diventato un punto di incontro di persone che per via dei problemi sono costrette a tornare. Qui si ritorna non solo per la vicinanza all'ospedale, ma principalmente perché c'é lei: Fiorella. la Fiore, colei che gestisce il B&B col cuore, col sorriso, col darti la certezza che qui non sarai mai sola. Sempre disponibile attenta e premurosa, divide con te il tuo percorso rendendolo più sopportabile, anzi quasi gioioso e dolce con le sue torte speciali, ogni mattina diverse, con la sua squisita eleganza e il rossetto sulle labbra. Bella giovane bionda occhi chiari quasi biblici, e un cuore grande grande. Ho iniziato con la storia di Mara poi parlerò di Rosaria e poi di Giuseppina che quando parla di Matera, delle sue pietre, anche le mani assumono forme particolari. A presto alle storie, alla forza e alla lotta per la vita. Rosaria Floris

L’Arte di Giovanni Serra. Di Rosaria Floris

Nato a Cagliari nel 1953, fin da ragazzo si è dedicato alla scultura, allievo del “mio io” come ama definirsi, per significare, comunicando, che lui è un autodidatta. Col tempo si è affinato trovando la sua personale cifra stilistica. Lavora attualmente il legno, la pietra e il bronzo, riuscendo a creare opere di grande contenuto artistico e poetico. All’arte dello scolpire ha aggiunto quello del collage e del pennello, quadri con forti incidenze di ritmi e scansioni che generano impulsi intessuti di colori decisi mediterranei, cosi come scrisse di lui Antonio Turnu quando visitò la mostra “Forme e colori “ del 2011 a Pula. Così il 26 maggio, dopo aver visitato la sua ultima personale, io scrivo. C’è di tutto nelle sue opere, ma c’è principalmente l’ambiente la sua salvaguardia. Un urlo che si ode nel guardare le sue tante opere realizzate in legno, in pittura e collage. C’è l’urlo del mare, che ha inghiottito centinaia di uomini, pezzi di relitti in legno in cui tante mani si sono aggrappate, di donne e bambini, prima di sparire tra i flutti. C’è anche “L’effetto Serra”, altra sua personale del 2010, a Cagliari, in cui denuncia in modo poetico ed artistico ciò che sta avvenendo attorno a noi. C’è poesia, certamente arte, certamente tanto amore per la terra, per la vita. Questo è il suo messaggio: aiutiamo la nostra terra, non facciamola morire, ricicliamo, creando nuove forme, ma principalmente amiamola. E anche la sua scultura in legno parla di terra, di mondo, di universo, la materia che ha dentro l’anima e che sa alternare spazio e tempo. La personale di Giovanni Serra resterà aperta al pubblico sino al 3 Giugno 2018 e certamente la Chiesa di Santa Chiara, che la ospita, sarà per lui la cornice ideale che, senza rendersene conto, lo avvolgerà di tanto alone, di impalpabile tempo, di religiosità e di tanta personale Arte. Rosaria Floris

Tumori femminili e sport. Di Rosaria Floris

Un calcio al cancro. Questo il titolo del convegno del 26 maggio 2018 avvenuto presso il T Hotel di Cagliari e voluto dalla Fondazione TACCIA, riconosciuta dal Presidente della Repubblica dal 20.10.1990 e dalla FIDAPA.BPW ITALY, Federazione Italiana Donne, Arti, Professioni e Affari. Associazione che in Italia vanta oltre 11.500 socie e appartiene alla Federazione Internazionale IFBPW. La fondazione Taccia a molti giovani laureati ha elargito fino ad oggi, circa 40 borse di studio, ragazzi che hanno svolto la loro attività di ricerca presso strutture oncologiche in diverse regioni italiane. Questo principalmente lo scopo della Fondazione Taccia: l’aiuto alla ricerca in campo oncologico ma anche in campo delle cure palliative della valutazione psicologica del pazienti in Hospice del dolore cronico e medicina narrativa e della ricerca qualitativa del dolore. In Sardegna la Fondazione Taccia ha iniziato la sua attività organizzando giornate di studio e sensibilizzazione sui temi del dolore e delle cure palliative del dolore della donna e del dolore pediatrico. Un’altra Associazione ”MAI PIU’ SOLE”, che ha come obiettivo il promuovere iniziative nei confronti delle donne colpite da carcinoma ovarico e o a rischio di contrarlo, mirando a ridurre la mortalità tramite il sostegno della ricerca scientifica, la produzione di attività informativa e divulgativa. Attività di monitoraggio tramite screening, al fine del raggiungimento dell’obiettivo della diagnosi precoce, nonché l’accesso a cure di qualità. E’ stata una mattina veramente voluta all’insegna di “ MAI PIU’ SOLE” e quel calcio al cancro il pomeriggio alle 16.30 presso A.S.D., Calcio Newton avrebbe coronato, giocando il Torneo al femminile con le squadre: Mai più sole contro il tumore ovarico; Solo Women; Keralis Pink Team ”Daniela Secchi”; Fondazione IEO CCM; Insieme per caso; Passu Passu. Con la partecipazione di Corona Pietro campione del mondo master Judo. Molti gli interventi dalla mattina con i saluti delle presidenti delle associazioni: Paola Melis per la FIDAPA e Albachiara Bergamini per la Fondazione Taccia. Assessore allo sport del Comune di Cagliari Yuri Marcialis e saluti di Ida Gasperini Presidente distretto Sardegna. Interventi importanti dell’Oncologo Daniele Farci ospedale Businco di Cagliari; Antonio Macciò responsabile ginecologia oncologica Ospedale Businco Cagliari; Alessandra Gottardi Chirurgo plastico Istituto terapia oncologica Milano; Elisa Vicini senologa istituto Europeo Milano; Andrea Figus Chirurgo Platico ospedale Duilio Casula. La ricostruzione mammaria: un goal di squadra Maria Grazia Calligaris presidente ass. Socialismo diritti e e riforme; Salvatore Salis direttore terapia Antalgica Ospedale Zonchello Nuoro; Nadia Brusasca responsabile centro di Psiconologia Ospedale Zonchello Nuoro. Che dire, un convegno che porterà senz’altro ad aumentare la speranza, la forza con la consapevolezza di non essere sole. Di cercare di convivere con questo male, esercitando nel possibile tutto quanto fino a quel momento si faceva. Anzi con più forza e determinazione: cercherò di farcela anche perché ora so che con lo sport, con l’informazione, con l’amicizia, la ricerca, un calcio al cancro riusciremo a darlo. Rosaria Floris

Cagliari - Pirri. Seminario Esperenziale "La cura del perdono". Di Rosaria Floris

Ore 8.30 - Apre il seminario Nadia Brusasca, psiconcologa, che con poche parole spiega il perché di questo seminario dal titolo così toccante: "La cura del perdono". Il perdono purifica la mente, aiuta così come a un dono difatti perdono é inteso come "per dono", come donare, ricevere un dono. La sala è letteralmente piena di donne che hanno affrontato e che affrontano il male che ancora fa paura "il tumore, il cancro". Sono veramente tante e tutte, compresa me, molto attente, curiose verso questa nuova terapia "del perdono". Il relatore, Daniel Lumera, che nella sede dell'associazione culturale Hermaea di via Santa Maria Chiara 24 viene a parlarci di perdono terapeutico, inteso non in senso religioso, ma in senso esperienziale, ha dodici anni di esperienza come docente, scrittore, formatore internazionale e esperto nell’area delle scienze del benessere e della qualità della vita. Ideatore del metodo My Life Design – disegno consapevole della propria vita sociale e professionale, Lumera collabora con Università, enti di ricerca e del sistema sanitario. Con l’UNESCO, nel mondo aziendale, nel sistema scolastico e in quello penitenziario. Il perdono purifica la mente, dice, e porta diversi effetti: FISICO- VITALE-EMOZIONALE- MENTALE- CAUSALE- SPIRITUALE – non religioso-e COSCIENZIALE. Il Perono stimola, lavora su questi sette elementi. La formula del perdono è meditazione, pulire la mente, liberare la mente, attraverso 7 affermazioni: a) mi perdono - ti perdono per aver permesso che ciò accadesse; b) mi libero – ti libero da tutte le cause che erano sofferenza, non mi interessa più quello che è successo; c) mi amo – ti amo- in te e in me il valore della esistenza, della vita; d) GRAZIE; e) uno nell’uno; f) uno nella pace; G) uno nella luce, allenare la mente e liberare la mente per utilizzare un ponte d’amore. Una gestione dello stress della malattia attraverso un viaggio tra perdono e meditazione. Le fasi principali del perdono sono 4: l’accusa – la responsabilità - la gratitudine e l'amore. Ognuna di queste fasi vengono spiegate da Daniel Lumera in modo chiaro e semplice e non sono mancate le lacrime che, senza nessun timore, sono scese giù bagnando il volto bellissimo delle tante donne presenti. Specialmente quando si parla d’amore: assenza di morte, la vita non finisce, non c’è separazione. L’obiettivo deve essere riuscire ad amare sempre qualsiasi cosa accada. La malattia la consideriamo un aspetto differente del nostro vivere. Parola chiave "consapevolezza". Il perdono crea uno stato di grandissima liberazione. Il perdono non vuol dire giudificazione, non vuol dire non reazione, essere deboli o accettare la situazione. Perdonare vuol dire Per Donare: soffriamo con amore, soffriamo col dolore. Alle ore 13 il seminario finisce e mi guardo intorno, siamo tante e tutte abbiamo e viviamo lo stesso problema. Diverso per patologia, diverso per durata, diverso per sopportazione fisica, ma tutte col sorriso, con dentro questa voglia di nuova cura che senz’altro ci porterà benessere, fisico, spirituale, coscienziale. Mattina di maggio, un 17 da tenere stretto, con un perdono da applicare nel quotidiano, da esercitare e da regalare come la parola stessa dice: Per Dono. Rosaria Floris

Storielline cagliaritane. Lorenzo il filosofo e sa Cida Santa. Di Rosaria Floris

Portara unu pizzettu acutzu comenti sa punta de unu gorteddu e is ogus alluttus e intelligentis. Sa di faiat meda frius e cun su cappotteddu grogu becciu e tottu scalaxiu, fiat bissiu, comenti faiada ogna dì, aicci tantu po bissiri a chistionau cun s’unu e cun s’ateru. Lorenzo era un filosofo per natura, un uomo con quale si poteva parlare di tutto. Era veramente un piacere dialogare con lui e naturalmente le sedi più adatte erano i bar. Lì era solito recarsi in tarda mattina e in tardo pomeriggio sino a sera. ”Issu narat chi po dogna omini o femina est obbligatorio arrexonai", dialogare con la gente, ecco cosa bisogna fare, parlare e anche saper ascoltare e poi trarne consigli e aiuti, altrimenti tutto è inutile, inutile avere studiato se non si riesce a ragionare, parlare” Sa cosa prùs interessanti fiat chi in di de oi, de penitenzia e de arresus, issu chi no fiat religiosu, iada arrispettau su digiunu. Non molto tempo fa, forse una decina d’anni, Lorenzo rivestiva presso la Regione Sarda un ruolo importante, ma questo non l’aveva arricchito e neanche reso superbo, anzi tutto quello che guadagnava in più del necessario, lo dava in beneficenza e ai poveri del quartiere. Rosetta, una donna con tanti anni e tanto da raccontare, ricordava Lorenzo proprio in quel suo ruolo di benefattore presso l’istituto di viale sant’Ignazio Vittorio Emanuele III. Ricordava in modo particolare, raccontandolo a una compagna di stanza. Era di venerdì Santo e molti fedeli erano in Chiesa in preghiere e meditazioni, lei con altri ospiti dell’istituto aspettava qualcuno che non sarebbe mai arrivato. Lo aspettava, quel qualcuno, ogni anno per Natale, per Pasqua e in estate specialmente, avrebbe voluto vedere ancora il mare, il suo Poetto, ma non veniva mai nessuno. Soltanto Lorenzo, conosciuto così per caso, venne a trovare i ricoverati e da quella prima volta veniva a trovarla per tutte le feste comandate, ma anche per portarla a pranzo in uno di quelle pioledde che a lei piacevano tanto e che le ricordavano la giovinezza. “Femus piccioccas friscas e bellas mancai unu pagu tontazzas, ma femus chenz’e malesa”, ricordava e qualche lacrima scivolava su quelle rughe segnate dal tempo e dal dolore. Quella mattina di venerdi Santo Lorenzo andò come sempre a trovarla e la portò in giro per Cagliari, e al suo Poetto e poi a Villanova, via S.Giovanni, cercando il vecchio panificio di Costa e poi a pranzo da Lillicu “solo pesce” Ita bonu custu pisci! Nah Lorenzo, ses annus chi mi ses accioccendi berus? Forzis as as a bolli chi ti lassit tottu s’eredirari, domus e dinai berus?”Le piaceva scherzare e sorridere anche se poi rientrando “ a casa” avrebbe trovato di nuovo ad aspettarla, la solitudine, ma anche tanto affetto che quell’uomo Lorenzo sapeva e voleva regalarle. Rosaria Floris

Per Papa Francesco. Di Rosaria Floris

Caro Papa Francesco, sono passati già cinque anni da quel giorno, sono volati, profumando di vita l’aria. Non mi sembra vero, che bella cosa averti con noi, e ora con me. Mai avrei pensato di parlare, scrivere al mio Papa, un’emozione che corre sin dentro le vene facendomi vibrare e battere forte il cuore. Parole, non soltanto parole, ma sentimenti dell’anima dedicate a TE. Come soavi note da ascoltare nei tuoi momenti di meditazioni e silenzi. Note che rimbombano e rimbalzano poi fuori nell’aria portate su ali di vento sino ai confini infiniti dove LUI, GESU’ è la con TE, dove la Tua Parola arriva oltrepassando il muro del suono, oltrepassando sordità e lingue di agonia. Benvenuto ancora Papa Francesco, benvenuto tra noi, tra la gente umile, povera, tra gente ricca e importante, benvenuto negli ospedali, nelle prigioni, benvenuto tra gli emarginati. Niente campanilismi, il tuo piede come quello di Cristo, si è fermato tra noi, noi isola, noi terra, noi mondo. Poveri, ricchi, cattolici, ebrei, musulmani, evangelisti, sani, malati, liberi, carcerati, uomini, disperati, gioiosi, noi donne, noi uomini in cammino. TU, FINESTRA DI LUCE, BIANCA FINESTRA di luce e speranza aperta al mondo, al mio mondo fatto d’erba verde, di sole, di mare, di vento, di voli di aquile e gabbiani, di profumi e di colori, Rossi papaveri, sangue di Cristo, di uomo tormentato dal male, rosso sangue, arroventato che scorre verso ruscelli di speranze e carità, BIANCA FINESTRA d’amore in cui vedo correre i pensieri e il tempo va a ritroso e ritornano i giochi di fanciulla, la mia Chiesa, il mio padre spirituale francescano E corro a piedi nudi tra messi dorate, tra filari d’uva avviandomi verso la lunga strada della vita. Lunga è stata la strada, una strada in cui la priorità è stata sempre la Famiglia, quella di figlia prima e quella di sposa e madre poi. Ho camminato sempre con i comandamenti di Dio, forse non sempre ho fatto cose giuste, ho peccato certamente e oggi che il così detto brutto male ha colpito il mio corpo, ti chiedo una preghiera particolare: aiutare i miei cari figli ad accettare con amore questa prova di vita. Ogni giorno, chiedo perdono al Signore e a tutti coloro a cui involontariamente ho fatto del male. Caro Padre, ho pianto e piango ancora, ma ringrazio il Signore per tutto quello che mi ha dato, la gioia di moglie, madre, nonna e per averci dato TE. Dedico il mio tempo sempre dando priorità alla famiglia, cerco di vivere sempre in carità. Scrivo per cercare di sensibilizzare le coscienze dell’uomo, scrivo con la semplicità e l’adolescenza nel cuore e per il piacere di scrivere, Scrivo anche con la speranza che i miei scritti vengano letti. Ti saluto caramente caro Papa Francesco, papà mio, con un forte abbraccio. Pregherò per TE e, ne sono certa, TU lo farai per me, per i miei cari e per il mondo intero. E così come diciamo noi Sardi : "a Ti biri cun nosus ancora po mera annus". Rosaria Floris
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