Metro Cagliari. Lente d'ingrandimento della Procura

La denuncia di speculazione edilizia connessa al progetto di sviluppo della metropolitana leggera, avanzata dal primo cittadino cagliaritano, Massimo Zedda, ha sortito il suo primo effetto. Infatti, per verificare la fondatezza delle accuse di Zedda, la Regione ha messo a disposizione della Procura della Repubblica l'incartamento sul processo amministrativo relativo alla realizzazione della metropolitana di Cagliari. In particolare per il sindaco del capoluogo intorno alla metropolitana leggera si starebbe praticando "il più grande progetto di speculazione edilizia in corso a Cagliari". Un'affermazione forte che, sempre secondo il primo cittadino, vedrebbe tra gli ispiratori l'assessore all'Urbanistica di Monserrato, Gabriele Asunis, già assessore agli Enti locali nella precedente Giunta regionale. La Regione, tramite l'assessore dei Trasporti Careddu, sottolinea che il progetto è stato ereditato dalle amministrazioni precedenti, compresa la condivisone del tracciato, che attiene alla pianificazione territoriale ed è dunque in capo ai Comuni. Intanto il sindaco cagliaritano Zedda, si appresta a discutere la questione con l'attuale direttore dell'Arst.

Cagliari. La giornata cagliaritana del Presidente Mattarella

Accolto in Consiglio Regionale con l'inno d’Italia intonato dalle bambine e dai bambini dell’Istituto comprensivo “Puxeddu” di Villasor, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha partecipato alla cerimonia per i 70 anni dello Statuto regionale. Numerose le autorità civili e militari presenti. Tra queste non poteva mancare il primo cittadino del capolugo sardo, Massimo Zedda. Ed è proprio il sindaco di Cagliari e della Città Metropolitana che ha ribadito l'importanza dello Statuto sardo : “lo Statuto sardo - ha infatti sottolineato Zedda - è ancora un testo fondamentale per la nostra Isola. Sta a noi renderlo concreto ogni giorno, esercitare i poteri dell’autonomia speciale con intelligenza e far valere le nostre specificità nei rapporti con lo Stato e con l’Europa”. Approvato con la Legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, (280 voti favorevoli, 81 contrari e 2 astenuti), lo Statuto speciale riafferma l’unità e l’indivisibilità dello Stato formato dopo le guerre. Ma anche - come ricordato anche dai presidenti di Giunta e Consiglio, Ganau e Pigliaru - il diritto di esprimere le “differenze” che caratterizzano la Sardegna rispetto alle altre regioni d’Italia, secondo il principio autonomista. Intanto, a margine della seduta è stata intitolata a Emilio Lussu la Sala della Giunta a Villa Devoto, in presenza del Capo dello Stato.

Arru offende Zedda, ma i sindaci sono l’ultimo baluardo contro la riforma. Di Maurizio Ciotola

Quando difficoltà e affanno travolgono chi ha deciso di trasformare le funzioni del ruolo istituzionale ricoperto, da servizio per il cittadino ad affermazione cieca delle proprie idee, viene meno lucidità e rispetto. Sull'Unione Sarda di oggi l’assessore regionale alla Sanità Luigi Arru, manifesta la sua avversione con totale disprezzo verso il sindaco di Cagliari Massimo Zedda, per quanto affermato nell’intervista di ieri sul medesimo giornale, fino a reputarlo incapace di leggere atti e documenti. L’intervista al sindaco di Cagliari ha permesso allo stesso Massimo Zedda di esprimersi pubblicamente, con puntuali riferimenti sulla riforma e la sua attuazione, senza mai scivolare in aggressioni personali o rimarcare le sue affermazioni con insulti. Probabilmente qui sta la differenza tra chi, con fare saccente, è intento sempre a “correggere” i compitini di quelli che suoi collaboratori non sono, e chi dei propri collaboratori invece si avvale, traendo da tale condivisione forza e rispetto. Arru ha cercato di ribattere ad ogni affermazione dello stesso Zedda, senza però mai smentirlo nel merito, ovvero la riduzione o l’azzeramento dei presidi sanitari, quanto nel miglioramento organizzativo da mettere in atto per rendere il servizio offerto equivalente o migliore. Ovvero, verranno ridotti i presidi e l’offerta certo, ma la migliore organizzazione che seguirà apporterà significative migliorie nell’efficienza del servizio offerto. Certo è, però, che se il modello organizzativo teorico che Arru ha in mente e per la cui attuazione attribuisce responsabilità e oneri al direttore generale dell’Ats, dovesse fallire o meglio, essere inapplicabile nei fatti, i presidi non verrebbero comunque ripristinati. Analogamente e sicuramente né lui, il direttore Moirano e tanto meno il presidente Pigliaru, saranno chiamati a rispondere del fallimento. D’altronde il direttore generale Moirano è in età pensionabile e sia Arru che Pigliaru, potranno ritornare al lavoro da cui sono in aspettativa. Ma l’intera cittadinanza sarda dovrà comunque continuare a confrontarsi quotidianamente con quei servizi di cui non si prospetta il miglioramento, quanto la riduzione dell’offerta. Il cittadino dovrà trovare altre soluzioni onerose cui non tutti potranno accedere, salvo coloro che per reddito diretto o disponibilità contrattuali aziendali, garantiranno loro questa possibilità. Bene fa il Sindaco Zedda a esporre i suoi dubbi e le contrarietà, manifestando il rifiuto verso questa riforma, perché lui non ha potuto votare contro in Consiglio Regionale, diversamente dall’approvazione accordata dai trenta consiglieri della maggioranza il 27 luglio ultimo scorso. I Sindaci divengono l’unico baluardo verso questa riforma, che vede una grande percentuale di lavoratori del settore contrari e alcune forze politiche e sparuti attori politici dell’opposizione in piazza per manifestare la contrarietà. Neppure i sindacati sembrano esenti da colpe in questa fase di asservimento, che li vede più impegnati a garantire l’occupazione o le modalità di uscita dei lavoratori, senza vagliare i risvolti generali della carenza derivante da tale trasformazione, che purtroppo si avverte come un salto nel buio e senza rete. Avremmo voluto vedere identica convinzione e determinazione della Giunta Regionale, in quella prospettata e annunciata trasformazione industriale della nostra Isola, ancorata ciecamente ad un modello produttivo ottocentesco, gestito tra il ricatto e l’accettazione supina delle condizioni “illegali” per il suo esercizio. Ma, come al solito, i vili sono forti con i deboli, i cittadini, e deboli con i forti, industriali e imprenditori della sanità, almeno fino a quando i cittadini non saranno consapevoli della propria forza. Maurizio Ciotola

Cagliari. Niente bevande alcoliche allo stadio

Il sindaco di Cagliari, Massimo Zedda, con un'apposita oon ordinanza sindacale, ha imposto il divieto assoluto di vendita per asporto di bevande alcoliche e non alcoliche contenute in contenitori di vetro o in latina, in occasione delle partite di calcio disputate dal Cagliari, presso lo Stadio Sardegna Arena. Il provvedimento vale sia per le partite del Campionato di serie A (Stagione 2017 – 2018), sia per quelle della Coppa Italia. Il divieto di vendita per asporto si intende adottato nei confronti di tutti gli operatori commerciali e di tutti gli esercizi pubblici operanti, anche in forma ambulante, nelle aree in prossimità dello Stadio Sardegna Arena. Nello specifico, Via Pessagno, da Ponte Colombo a Ponte Vittorio; Viale San Bartolomeo, da Ponte Vittorio a Circonvallazione Sud; Circonvallazione Sud, da viale San Bartolomeo a Ponte Colombo e nel territorio da esse circoscritto. Il divieto sarà in vigore nelle due ore precedenti l’orario di inizio della partita di calcio e si protrarrà sino al termine delle due ore successive alla conclusione di ciascun incontro. Per le violazioni previste sanzioni amministrative pecunarie da €. 25,00 a €. 500,00.

Cagliari. Niente bevande alcoliche allo stadio

Dopo che il Consiglio dei Ministri ha deciso di impugnare la legge sarda di manutenzione urbanistica (29 agosto) e le successive diatribe tra Regione, Governo e sovrintendente, interviene ora il ministro Dario Franceschini. Il titolare del Mibact sottolinea come le azioni del soprintendente, Fausto Martino, siano in linea con la scelta del Governo di impugnare la legge sarda in materia urbanistica. Un'impugnazione dovuta in quanto alcune norme della legge sarda prevedono interventi contrastanti con le norme fondamentali in materia di paesaggio, contenute nella legislazione statale. Franceschini ha poi precisato che nei confronti di Martino non vi è alcuna azione ispettiva.
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