Gonnosfanadiga. Presunto inquinamento. Sequestrata parte di un frantoio

Il Corpo Forestale di Villacidro ha sequestrato una parte del frantoio "Il Conte" in quanto sospettato di aver scaricato, in un piccolo corso d'acqua, i reflui provenienti dalla lavorazione delle olive. Il frantoio in questione, che ha preso posto dell'ex cooperativa Olearia Santa Barbara, è stato oggetto di alcune segnalazioni per presunti episodi di inquinamento. Le indagini degli uomini del Corpo Forestale, durate alcuni mesi, hanno portato al sequestro preventivo di alcune macchine per la molitura, i depositi delle acque reflue, alcuni macchinari e un trattore che si trovava in una parte esterna all'edificio.

Assemini. Inquinamento: progetto pilota per verificare lo stato di salute dei cittadini

E' stato denominato "referto epidemiologico comunale". E' il progetto pilota realizzato in collaborazione con Isde (International Society of Doctors for Environment), Medici per l'Ambiente e Snirg Foundation. Si tratta di uno strumento scientifico di indagine finalizzato a verificare in breve tempo lo stato di salute della cittadinanza nei centri urbani più esposti a inquinamento ambientale. Di fatto l'area su cui insiste il Comune di Assemini è inclusa tra quelle che, per la concentrazione di attività fortemente inquinanti, è stata classificata dallo Stato sito di interesse nazionale per le bonifiche. Claudia Zuncheddu, dei medici Isde, ha sottolineato l'importanza del progetto in quanto basato su uno studio scientifico retrospettivo in grado di rivelare dati certi sulle cause di mortalità, in un determinato arco di tempo, tra i residenti del comune. "L'acquisizione del referto, per Assemini, è una scelta importante soprattutto di fronte ad attività inquinanti che richiedono controlli ed interventi immediati" - evidenzia Zuncheddu - richiamando l'attenzione sul tema dell'assunzione immediata delle responsabilità da parte di chi ha causato l'inquinamento.

Quartu, Molentargius, il dolo della politica e delle istituzioni. Di Maurizio Ciotola

Da giorni, 24 ore su 24, fumi tossici fuoriescono dal suolo in un’area limitrofa al centro urbano di Quartu S.E., che si affaccia sul parco di Molentargius. Un fatto che sembra interessi i soli cittadini ed amministratori della città di Quartu. Ancora non conosciamo cosa brucia sottoterra e soprattutto, non vengono resi noti i contenuti dei fumi che intossicano o quanto meno provocano irritazioni temporanee tra la popolazione. Dice bene il direttore de L’Unione Sarda, il sindaco di Quartu è stato lasciato solo con il “cerino in mano”. Non abbiamo sentito un intervento o una presa di posizione, una azione del Sindaco Metropolitano, Massimo Zedda, che è anche sindaco di Cagliari, città “non distante” da Quartu, ma che soprattutto accoglie una vasta area del parco di Molentargius. Non si è visto un solo magistrato, che a nostro parere di fronte a questo disastro ambientale, avrebbe dovuto aprire una inchiesta, contro ignoti certo, ma inevitabile e obbligata. Neppure la Regione, il suo Presidente o l’Assessore, attraverso il suo ente, azienda o agenzia, chiamatela come vi pare, L’Arpas, ha preso posizione in un contesto di simile gravità. Certo l’Arpas è in difficoltà, visto che non ha saputo rilevare quanto accadeva a Macchiareddu e a S.Gilla, per ciò che si è preannunciato come un irreparabile disastro ambientale generato dalla Fluorsid, su cui ancora indaga la magistratura. L’area umida di Molentargius è stata fino ai primi anni novanta una discarica a cielo aperto, il cui deflusso dei liquami, dei fumi, delle polveri, nell’ignoranza generale venivano riversati in mare e sulla popolazione residente di Cagliari e Quartu in primis. Nei primi anni novanta un finanziamento miliardario, cento venti miliardi di lire, fu erogato per bonificare e restituire alla natura e a noi abitanti, quella meravigliosa area umida, che ospita una moltitudine di specie animali, di cui esaltiamo in particolar modo i fenicotteri rosa, "sa genti arrubia". Il Comune di Quartu e soprattutto il suo sindaco che come tanti pone in atto azioni discutibili, è stato lasciato da solo nel tentativo di risolvere un problema la cui enormità va al di la delle competenze specifiche dell’amministrazione comunale. In questo isolamento attuato ad hoc su ciò accade e su come si interviene, vi è un evidente dolo politico da parte del Pd e dei suoi alleati, ma soprattutto un dolo istituzionale, di matrice regionale e nazionale. L’azione posta in essere attraverso degli appalti è quella di un tamponamento, ovvero ricoprire con terra, argilla, l’area da cui fuoriescono gli effluvi, senza indagare sulla natura del materiale che brucia sotto terra. Bisognerebbe intervenire radicalmente con un pronto intervento della protezione civile e scoprire quali veleni sono sepolti a due passi dalle abitazioni della terza città della Sardegna. Non capiamo se tale pressapochismo delle istituzioni intervenute e di quelle rimaste a guardare, derivi da incapacità o dalla volontà di occultare la verità, amara e pericolosa, custodita sotto metri di terra nel Parco di Molentargius, in questo specifico caso non differente da quello di S.Gilla. Maurizio Ciotola

Quartu Sant'Elena. Una terra dei fuochi sarda?

A sollevare questo quesito è il Guppo di Intervento Giuridico, a seguito delle recenti lamentele espresse da parte dei quartieri di S. Stefano, Su Idanu, zona Musicisti, perseguitati da odori nauseabondi. Odori che, a seconda del vento, raggiungono Cagliari o i centri dell’area vasta cagliaritana. Sulle probabili cause, il Gruppo di Intervento Giuridico ipotizza la combustione, lenta e pervicace, di rifiuti di varia natura e sostanze non conosciute nella zona umida d’importanza internazionale di Molentargius, nell’area vicina alle Vie Bizet e Malipiero. E così, il parco naturale regionale, zona umida d’importanza internazionale, sito di importanza internazionale (S.I.C.), zona di protezione speciale (Z.P.S.), area a tutela integrale in base al piano paesaggistico e uno dei siti naturalistici più importanti d’Europa è stato trattato spesso e volentieri - almeno è quanto asserisce il Gruppo di Intervento Giuridico - come una discarica abusiva, anche di rifiuti tossici. In questo senso la stessa associazione ecologista ha inoltrato (19 settembre 2017) una specifica segnalazione alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari, al Consorzio di gestione del Parco naturale regionale “Molentargius – Saline”, al Corpo forestale e di vigilanza ambientale, ai Carabinieri del N.O.E. In attesa di rapidi interventi di bonifica e tesi ad accertare le eventuali responsabilità del disastroso inquinamento, rimane la seguente considerazione del Gruppo di Intervento Giuridico: "davanti a disastri ambientali e sanitari come questi appare veramente singolare (per non dire altro) proporre e insistere verso un “parco – minestrone” comprendente Molentargius. Le Saline, Santa Gilla e la Sella del Diavolo: manca la normale gestione e l’ordinaria tutela ambientale e c’è chi vorrebbe realizzare l’ennesimo carrozzone inefficiente e dispendioso". Intanto oggi si è deciso di istituire immediatamente il Centro operativo comunale (Coc) a Quartu Sant'Elena, per spegnere l'incendio sotterraneo per poi analizzare cosa stava bruciando. L'iniziativa è stata presa di concerto tra la Prefettura e il Comune di Quartu, per mettere fine agli odori sgradevoli di bruciato e soffocanti che da giorni interessano un'importante porzione di Molentargius. Al tavolo tecnico hanno preso parte, oltre alla prefetta Tiziana Costantino e al primo cittadino di Quartu, anche il sindaco di Cagliari, Massimo Zedda, la Protezione civile, i vigili del fuoco, il Corpo forestale e tutti gli enti interessati al problema. In primo luogo è stato deciso di istituire immediatamente il Coc a Quartu, organismo che avrà l'obiettivo primario di spegnere l'incendio sotterraneo, poi si affronterà la questione legata a chi deve occuparsi delle bonifiche e delle analisi per capire cosa stava bruciando.

Saras. Video anonimo su sversamento in mare di liquidi scuri

Un video anonimo, acquisito dalla Procura di Cagliari, testimonierebbe lo sversamento in mare di liquidi scuri da parte della raffineria Saras. Il documento, apparso e poi rimosso su Facebook, ha attivato l'apertura di un fascicolo da parte del PM Enrico Lussu, con coseguente coinvolgimento del Nucleo Investigativo del Corpo Forestale che dovrà avviare le indagini per cercare di individuare l' autore del video ed accertare la natura delle sostanze, così da escludere o confermare l'ipotesi di inquinamento. Oltre al video il PM sarebbe in possesso di una denuncia per una serie di episodi sospetti, presentata nei mesi scorsi da un'associazione ambientalista. Va precisato che le segnalazioni alla Procura sull'attività della Saras, perlopiù anonime, sono diverse e gli esposti per presunto inquinamento ricevuti lo scorso anno sono stati tutti archiviati senza alcun altro strascico penale. Da parte sua l'azienda dei Moratti, che si dichiara a disposizione degli inquirenti per qualsiasi chiarimento, precisa che si tratta solamente di alghe, spostate "da una parte all'altra dello specchio acqueo antistante il porticciolo delle imbarcazioni di servizio, per evitarne l'accumulo che avrebbe bloccato i mezzi anti-inquinamento".

Saras. Video anonimo su sversamento in mare di liquidi scuri

A circa 30 chilometri da Sassari si trova uno dei centri turistici più rinomati del versante nord occidentale della nostra isola. Castelsardo, annoverato tra i Borghi d'Italia, unisce in maniera perfetta, mare, storia, tradizioni, artigianato e buona cucina. Mentre la parte bassa della città non offre grandi attrazioni (ad eccezione del lungomare e dell'attrezzatissimo porto turistico, dove peraltro non manca neanche l'estetista), la parte alta della cittadina - il cuore del borgo - assume le sembianze di un piccolo paesino antico, ricco di viottoli e localini molto accoglienti e caratteristici. Gli inglesi direbbero "cozy". E infatti, ad animare le stradine del vecchio centro storico a ridosso del castello - museo, una marea di turisti provenienti da ogni parte del globo. Proprio qui, in una mini piazzetta, circondata da antichi stabili finemente ristrutturati e un'atmosfera molto suggestiva, si trovano i tavolini del ristorante Le Cisterne. Al nostro arrivo veniamo accolti dal personale, molto cortese e attento, che ci illustra le specialità della casa. Diamo un'occhiata al menu e, oltre ai piatti classici, di terra e di mare, la nostra attenzione viene rapita da alcune pietanze più particolari come le lasagne di pesce, il frittino di pesce e il mosciame di tonno con rucola. Le lasagne assomigliano ad una sorta di zuppa gallurese, fatta con il pane carasau a strati, farcito con polpa di pesce e patate. Un piatto molto consistente e gustoso, ma meno pesante della zuppa gallurese, che abbiamo abbinato ad un buon vermentino bianco. Buono e generoso anche il frittino di pesce composto da rana pescatrice, sogliola, mangiatutto e sardine. E per concludere dolcetti sardi, mirto e cioccomirto. Insomma, una buona cenetta in uno degli angoli più caratteristici del borgo, un'esperienza da ripetere, un ricordo da conservare nell'album delle vacanze estive 2017. Unico neo, la tavolata di spagnoli che fumavano come turchi, per poi spegnere le sigarette sui preziosi ciottoli che decoravano la piazzetta. Il prezzo della cena? novantasette euro tondi tondi per due coperti, 2 antipasti, tre primi piatti, due dessert, una bottiglia di vino bianco, una bottiglia d'acqua e due caffè. Mirto e cioccomirto offerti dalla casa. Federico Cheri

Eurallumina. Il mondo ambientalista contro il riavvio dello stabilimento

Dopo che gli operai dell' Eurallumina hanno portato a casa il via libera della Conferenza di servizi per il progetto finalizzato alla rivitalizzazione della filiera dell'alluminio nel Sulcis, il mondo ambientalista esprime tutto il suo dissenso. "Chi spinge per il riavvio dello stabilimento dell'Eurallumina, e in generale di tutta l'industria altamente inquinante - si legge in un una nota -, vuole in realtà un ritorno all'era del carbone". Il via libera della Conferenza di Servizi, per la Regione risolutivo, in realtà lascia ancora aperte le divergenze con il Mibatc, che ritiene determinante la sua opposizione al progetto legata a questioni paesaggistiche. A far sentire la sua voce anche Claudia Zuncheddu che sulla questione ha dichiarato: "ci sono dati reali, indagini fatte sulle disfunzioni tiroidee in un centinaio di bambini da cui è emerso che in 40 erano presenti patologie collegate all'inquinamento. Chi vuole il riavvio vuole uno sterminio". Dello stesso avviso anche Angelo Cremone, recentemente oggetto di un atto intimidatorio, che sottolinea: "vogliamo poter dire liberamente che non ci piace la centrale a carbone".

Inquinamento atmosferico. Allarme di Legambiente: Cagliari come altre città italiane

Nonostante il mare e il vento, Cagliari soffrirebbe di inquinamento atmosferico così come tante altre città italiane. Le rilevazioni di dicembre fanno infatti registrare ben otto superamenti del valore limite di 50 microgrammi/metro cubo per quanto riguarda le polveri sottili. A denunciarlo è Legambiente, che auspica un maggior utilizzo dei mezzi pubblici in alternativa al traffico di auto. Una situazione critica già evidenziata recentemente dall’ISTAT : “In deciso peggioramento nel 2014 i parametri del PM10 a Palermo e Cagliari, sia per i giorni di superamento della media giornaliera (rispettivamente da 34 a 64 e da 35 a 65), sia per la crescita della concentrazione media annua oltre la soglia ammessa”.
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