Raul Moretti e l'amore per l'arpa. Di Giulietta Grauso

Raul Moretti è italiano e svizzero, da parte della nonna paterna. E' nato a Como nel 1975 dove ha svolto studi regolari, conseguendo la laurea in Scienze Politiche. La sua passione per la musica gli è arrivata da bambino, all'età di otto anni, quando la madre gli chiese se voleva suonare uno strumento. Le sue nonne erano musiciste; violinista e pianista, ma non avevano potuto studiare tanto perché erano tempi di guerra. Raul cominciò a prendere delle lezioni private ed a quattordici anni iniziò a preparare l'esame per il Conservatorio. Poichè bisognava presentare più strumenti il giovane decise, unico tra i ragazzi, di mettere tra questi anche uno strumento particolare come l'Arpa. Fu anche grazie a questa scelta che fu preso alla scuola di musica, e così decise di coltivare questo strumento in maniera speciale. Roul ha compiuto tutti gli studi al conservatorio diplomandosi in Arpa nel 1999. Lisetta Rossi, ed Emanuela degli Espositi sono state sue grandi maestre, accompagnandolo in questo percorso di studi. Il giovane ha vissuto il Conservatorio come un ambiente piuttosto restrittivo in quanto si contemplava soltanto l'arpa classica, mentre lui si sentì da subito incline ad una visione più moderna di questo strumento. Già nel programma del diploma inserì brani più contemporanei e jazz. In quegli anni Raul suonava con un percussionista, Marco Bianchi, unendo arpa e batteria, in locali, piazze e feste. Voleva scardinare quella visione dell'arpa solo classica, come allora veniva percepita. Per le sue serate utilizzava un'arpa celtica, più piccola e maneggevole e sopratutto “portatile”. Raul ha iniziato fin dagli albori a lavorare in teatro, con la compagnia “Attivamente”, da lui fondata nel 1999. Nel teatro erano tutti pezzi loro, che nascevano spesso da un ragionamento comune, poi drammatizzato. Anche le musiche erano le loro. Con il teatro giunsero a più di 100 repliche all'anno. L'attività concertistica negli anni del Conservatorio era divisa tra classica e duo arpa e vibrafono, sempre con Marco Bianchi. Un repertorio che spaziava da Satiè, a Ciccoria, più gli standards del Jazz. In quegli anni Raul ha preso parte al festival organizzato per le arpe da Peppi Morgia, in Liguria. I festival furono numerosi, non solo in Italia, ma anche in Svizzera. Concerti sino a 3000 metri di altezza con molto pubblico. Via via è nato il suo progetto di nome Blue Silk, con un chitarrista, Matteo Giudici, progetto di esplorazione del suono con il quale i ragazzi hanno raggiunto molte soddisfazioni. Hanno fatto varie produzioni importanti. Una sul tema del mare messo in musica, suonando anche su barche a vela. Un'altra in collaborazione con un progetto teatrale di video mapping scenografico. Poi una collaborazione con il Piccolo di Milano ed infine un progetto di musica ed incisione in cui il rumore dell'incisore diventava parte della musica. L'Arpa dunque non come strumento singolo, ma come teatro, danza, pittura, fino ad arrivare, come in questi mesi, ad accompagnare momenti di trekking in vallate affascinanti, con il centro Natura na2ra. Portare l'arpa nel pop-rock è sempre stato un sogno di Raul. Nel 2004 il giovane fu preso dall'orchestra di Fiorello in un varietà del Sabato sera e fu certamente un'esperienza affascinante. Nel 2010 Raul ha realizzato un Duo con una cantante, Tullia Barbera, dal nome Essential Duo, dove ha rivisitato le canzoni pop rock, dai Cold Play ai Metallica. Numerosi i suoi cd. Il primo è stato “Scianti”, titolo che deriva dalla meditazione orientale. Realizzato con il vibrafonista Mario Bianchi. Il secondo “Ea”, ed ancora “99%”, sempre con il vibrafonista. Poi “La Collina dei sogni”, con la cantante Tullia Barbera, che contiene undici cover e quattro brani loro, tra cui “fotografia”. Nel 2014 Raul è approdato al suo percorso da solista realizzando tre cd: “ Harpscapes” o paesaggi d'arpa, il primo. “Harpness”, decisamente più avant rock e l'ultimo, "Isolamenti”, che utilizza la metafora dell'isola come spazio individuale dell'essere umano. Isola vista come luogo di contemplazione su se stessi e sugli altri. “La musica è il risveglio di quella parte interiore e vitale di noi esseri umani che la società attuale alienata dalla tecnologia e dall'omologazione, vorrebbero assopire. La musica ci riporta ad ascoltare noi stessi”. Raul ha fatto concerti in 20 paesi al mondo, tra cui anche l'Australia e la Cina. La base di tutti questi tour è comunque la Sardegna, dove si è trasferito stabilmente dal 2013 e dove ha ideato un festival “Arpe dal mondo” in collaborazione con l'Ente concerti della città di Iglesias. Le prime due settimane di luglio partirà la 5a edizione di questo evento mondiale, già presentato in un'anteprima a febbraio. Molto recente è anche la sua collaborazione con Beppe Dettori ed il loro prossimo cd, in uscita a giugno, con la produzione Actores Alidos. Raul, in soli quarantatré anni, ha realizzato un percorso vastissimo ed originale che certamente è solo una parte di quel che gli riserva il domani. Giulietta Grauso

Storia di Andrea Sarigu e del suo sogno che si avvera. Di Giulietta Grauso

Andrea Sarigu nasce a Cagliari nel 1982 da padre di Assemini e madre di Pirri. Il papà aveva cinque fratelli ed erano tutti musicisti. Insieme avevano creato un gruppo con il quale giravano le piazze. Uno di loro un giorno acquistò un pianoforte a muro e lo mise nella sua casa, al piano superiore rispetto alla casa di Andrea. Lo chiuse con una chiave e nascose la chiave affinché nessuno, tranne lui, vi potesse accedere. Ma Andrea, ancora bambino, arrampicatosi su delle sedie, trovò quella chiave, al punto che il padre, incuriositosi, gli domandò se volesse studiare musica. Andrea rispose di si. Aveva 5 o 6 anni, quando cominciò a studiare. Erano lezioni private, tenute presso il maestro Walter Mostallino, della scuola il Pentagramma. Indirizzato anche dal papà la sua scelta ricadde sull'organo. “Ricordo che un giorno fui portato a S. Rosalia, presso una festa, e lì vidi per la prima volta un organo a canne. Ne rimasi affascinato e dissi a mio padre che avrei voluto suonare quello strumento”. Poi la famiglia prese contatti con Nicola Spano e con lui il giovane studiò, dai sette agli undici anni, sempre organo. Ad undici anni fu iscritto alla Scuola Media del Conservatorio dove svolse un percorso di dieci anni che lo portò a diplomarsi in “organo e composizione organistica”. Durante questi anni Andrea già suonava la domenica presso le Chiese. In particolare nella Chiesa di S. Pietro, ad Assemini, fino al 2003-2004. Ma la sua carriera di musicista era iniziata ben prima a soli nove anni, quando aveva suonato per il suo primo matrimonio, con una cantante. Andrea era una bambino prodigio. A 14 anni svolse il suo primo concerto, a S. Francesco di Paola in via Roma a Cagliari e da lì tanti altri. Dopo il diploma al Conservatorio, il giovane fu chiamato in Germania, vicino a Francoforte, dove lo contattarono per una sostituzione di un organista. Fu un'esperienza bellissima che lo portò a viaggiare ed a svolgere numerosi concerti, in Francia, Belgio, Germania, Polonia, Inghilterra, Slovacchia. Anni in cui girò il mondo facendosi un'esperienza indimenticabile. Nel 2008 tornò a Cagliari e per caso conobbe Monsignor Mani che gli propose di suonare nella cattedrale di Cagliari. In quei mesi vi era una ristrutturazione in corso per cui il ragazzo fu chiamato per il concerto inaugurale che ricorda con grande emozione. Solitamente lui suona come solista ma a volte, specie per le grandi occasioni, vi sono anche violini e flauti ed anche il coro. "Il mio lavoro mi piace moltissimo, quando suono in Chiesa il mio compito è quello di aiutare le persone, attraverso la musica, nelle loro preghiere. Il complimento più bello che ho ricevuto è stato quando un uomo mi ha ringraziato di averlo aiutato a pregare ed avvicinato al Signore. Ci vuole molta fede per suonare in Chiesa". Questo lavoro presso la Cattedrale di Cagliari viene svolto da Andrea per dieci anni. Attualmente insegna presso una Scuola media e impartisce lezioni private. "Mi piacerebbe realizzare un cd", precisa. Tra le altre cose Andrea ha anche vinto due concorsi e due borse di studio. Una a Genova, quando frequentava le Scuole medie ed uno a Mondaino, in Emilia Romagna, nel 2002. Ha poi svolto un corso in Germania sull'interpretazione di Bach. Tra i suoi più grandi maestri, la professoressa Maria Teresa Nano. Andrea ha anche suonato per due papi: per Benedetto XVI, in occasione del centenario della Madonna di Bonaria e per Francesco nel 2013. Quello di Andrea è un vero e proprio sogno che si realizza. Giulietta Grauso

Cagliari. Il Mediterraneo e le sue civiltà al Palazzo di città

E' in corso, presso il Palazzo di Città, in piazza Palazzo 6, dal 14 febbraio al 16 giugno del 2019, la mostra “Le Civiltà del Mediterraneo”. Un compendio delle più belle opere e reperti, risalenti al Neolitico, che narrano la storia antica delle Civiltà vissute nel nostro splendido mare, accompagnata da poesie e versi sul tema. Come è noto, il Mediterraneo è stato il centro di traffici commerciali importanti, ma ancor prima, di flussi migratori, che hanno caratterizzato e la preistoria e la storia dei popoli ivi vissuti. Si tratta di 550 reperti che provengono dai principali musei archeologici europei, tra cui l'Ermitage di San Pietroburgo, il museo archeologico nazionale di Napoli, il Museo del Bardo di Tunisi, il Museo Archeologico di Salonicco, il museo Nazionale di Berlino, e quelli di Cagliari, Sassari, e Nuoro. Gli oggetti d'arte, tra cui anfore, lame di coltelli e spade, gioielli, vasellame in generale, statue, sono stati raccolti e posti in maniera ordinata nella narrazione, appunto, delle “Civiltà del Mediterraneo”. La Sardegna nuragica, la Sicilia, il regno di Napoli, la Spagna, Cipro, sino alla Russia, culture diverse narrate in questo splendido percorso. Un viaggio tra le belle e curate sale espositive che dalle radici, come i primi reperti ceramici risalenti al IV millennio a.C, arriva all'età del Bronzo e del rame, con una alternanza di materiali - dalla pietra, al bronzo, all'ossidiana, alla ceramica - che testimoniano le varie aree di interesse e una grande maestria artigiana. Splendide le poesie di Costantino Kavafis, che accompagnano il percorso. Anche la figura umana è presente nell'esposizione, con lavorazioni in pietra e bronzo che raffigurano sagome antropomorfe. In particolare, la sagoma femminile, testimonianza di madri, dee, e sacerdotesse, mentre quella maschile rappresenta solitamente i capotribù, dei quali è messa in evidenza la forza in combattimento. La mostra, nella sua semplicità, è una testimonianza fondamentale di queste civiltà antiche ed è molto utile per un raffronto tra gli stili differenti delle varie popolazioni, certamente caratterizzati di sfumature artistiche differenti. Aperta dal martedì alla domenica, dalle ore 10,00 alle ore 18,00. Chiuso il lunedì. Giulietta Grauso

Na2ra, una vita genuina. Di Giulietta Grauso

L'associazione Na2ura, diretta da Alessandra Mura, nasce nell'ottobre del 2016 ed ha sede in via Francoforte 9 a Cagliari. Si occupa di discipline legate all'amore e al rispetto per la natura e per il proprio corpo, in una filosofia di salvaguardia dell'ambiente e di tutto ciò che ci circonda. Il rispetto per se stessi e per il nostro ambiente sono principi cardine per questo gruppo di persone. Perchè se ognuno fa la propria piccola parte, tutti insieme, gli uomini sono in grado di cambiare molto le cose e creare un mondo in cui vivere più pulito e più sicuro e, soprattutto, di prendersi cura di se stessi veramente. In quest'ottica l'associazione propone attività a livello dilettantistico, quali la vela, il trekking, l'escursionismo, la pratica yoga, in varie discipline diverse, oltre ad altre discipline orientali, ma anche la conoscenza di altre culture attraverso l'esperienza del viaggio. Il Centro di via Francoforte, sede dell'associazione, dispone di due ampie sale per l'attività di yoga, spogliatoi e saletta realx. Qui ci si si occupa di benessere, nel più ampio senso della parola e quindi nell'accezione di vivere bene, aspetto che coinvolge tutti gli aspetti dell'essere umano e la vita dei singoli, a partire dall'alimentazione, sino ad arrivare alla disciplina dello yoga, che risale al Dio Shiva, padre di tutti gli Dei. Yoga significa unione: unione di mente e corpo, unione di sé con il divino, unione con gli altri, è dunque una disciplina che mira al benessere, del corpo e dello spirito, in maniera armonica, poiché noi siamo fatti di tre parti, il corpo, l'anima, e la mente, che devono vivere in perfetto equilibrio ed armonia. Esistono delle modalità per riportare il corpo e l'anima ad una condizione di benessere e di serenità e queste sono il Mandala, il Mantra, e il Muda, strumenti di meditazione ampiamente praticati dall'associazione, in grado di ridurre l'ansia negli individui. L'associazione si occupa anche di temi quali l'alimentazione, da cui, secondo la teoria di Ippocrate, deriva praticamente tutto, proponendo un'alimentazione naturale che rinforzi e migliori il nostro corpo, fornendo le difese immunitarie. A tutto questo viene aggiunta la passione per il movimento all'aria aperta, anch'esso medicina eccezionale per il benessere individuale, attraverso l'organizzazione di gite guidate e percorsi di trekking, anche accompagnati da eventi musicali, nella Sardegna più selvaggia. Na2ra propone un vasto calendario di escursioni domenicali per chi ama la vita all'aria aperta. Per avere informazioni dettagliate sull'associazione è possibile recarsi direttamente in via Francoforte 9 o consultare il sito internet www.na2ra.it. Giulietta Grauso

Cagliari. Giornata nazionale della psicologia. Di Giulietta Grauso

La giornata nazionale della psicologia, che si celebra il 10 di ottobre, è alla sua terza edizione, ed è promossa dal Consiglio Nazionale dell'ordine degli psicologi e patrocinata dal Ministero della Salute. Per l'occasione abbiamo intervistato Stefania Cadeddu, psicologa e psicoterapeuta sistemico-relazionale, di Cagliari, per sapere qualcosa di più su questa iniziativa. In che cosa consiste la Giornata Nazionale della Psicologia? “L'Ordine Nazionale degli Psicologi è suddiviso in varie Regioni. Tutte hanno stabilito una giornata nazionale, il 10 ottobre, coincidente con la Giornata Mondiale della Salute Mentale, per la sensibilizzazione verso la salute psicologica. Sono previste iniziative su tutto il territorio nazionale in concomitanza con tale iniziativa. Ogni Regione, attraverso i suoi canali invita psicologi e psicoterapeuti a mettersi a disposizione per questo percorso. Io aderirò per l'intero mese di ottobre. Si tratta di offrire alla gente consulenze gratuite generali e specifiche che mirano al suo benessere. E' sufficiente chiamare gli specialisti e chiedere se hanno aderito all'iniziativa, ed un appuntamento, che sarà in caso di adesione, del tutto gratuita”. Che genere di interventi garantite? “Si parte dalla psicologia di base, con un'offerta al cittadino che può essere di semplice ascolto, su situazioni emotive anche semplici quali degli sbalzi d'umore, una crisi post partum, crisi lavorative, disagi con i colleghi, difficoltà alimentari, difficoltà nel sonno ed altre. Dunque parliamo di situazioni del tutto “normali” della vita quotidiana di ciascuno e che tutti si trovano a dover affrontare ma che, se creano disagi, possono essere risolte. Come si ricorda da anni, servirsi di uno psicoterapeuta, non vuol dire essere strani, ma bensì normali esseri umani, che vogliono migliorare il proprio stato di vita, risolvendo i disagi esperienzali, legati ad esperienze generalmente nuove, che hanno creato una sofferenza. Un ascolto rispetto a questo è un semplice aiuto, che può tuttavia essere risolutivo. Le consulenze sono rivolte anche a quei casi di sintomatologie diagnosticate, come l'ansia, la tristezza, la paura che influenzano la vita di tutti i giorni e che hanno bisogno di un sostegno psicologico maggiore. Chiunque può rivolgersi ad uno specialista il 10 ottobre, a titolo gratuito e chiedere un aiuto”. Ci sono limiti di età per partecipare a questa iniziativa? “Assolutamente no. La giornata è aperta a tutti, bambini e adulti, singoli, coppie e famiglie intere”. Che significato ha l'iniziativa? “Si tratta di liberi professionisti che rinunciano al loro guadagno per offrire consulenza ed aiuto alle persone. L'ordine nazionale degli psicologi può fornire una lista regionale degli psicoterapeuti isrcitti all'iniziativa e il cittadino, sceglie quelli più vicini a lui, o comunque preferiti. Basta consultare il sito www.psy.it e cercare la giornata nazionale della psicologia. Chiaramente si da disponibilità, in genere, per una sola consulenza, affatto vincolante, ma che può essere chiarificatrice ed informativa. Un incentivo all'amore per queste discipline. Questa giornata viene anche chiamata “Studi Aperti” che indica appunto la disponibilità all'ascolto della gente da parte dei professionisti. L'attitudine di tale professione è sociale, una trasmissione di benessere dal singolo, alla comunità intera, e questa giornata lo testimonia. Quest'anno inoltre la giornata è dedicata in particolar modo all'ascolto, aspetto fondamentale della disciplina “ascoltarsi ed ascoltare: la persona al centro della propria vita”; un percorso utile a ritrovare se stessi e la propria anima, mettendosi al centro della propria vita, dentro una società caotica piena di rumori e chiasso, e quindi un percorso che mira al benessere interiore”. Giulietta Grauso

Parlare le lingue divertendosi. Di Giulietta Grauso

Stefania Giovanrosa, 36 anni e Roberto Meloni, 38 anni, gestiscono da anni un'idea di Emilio Spanu avuta durante un viaggio negli Stati Uniti. Si tratta di un gruppo, o meglio di più gruppi, uomini e donne, uniti dalla volontà di parlare in lingua straniera. Le persone, senza limiti di età, si ritrovano in un locale scelto apposta e svolgono un'ora di conversazione tra di loro nelle varie lingue scelte per i gruppi. Emilio Spanu vide tali gruppi per la prima volta negli Stati Uniti, in occasione di un suo viaggio e decise di riproporre l'esperienza qui a Cagliari, nel 2009. Dal 2010 sono Stefania e Roberto a gestire questi gruppi di lingue, che ora sono diventati 4: uno di inglese, uno di francese, uno di spagnolo, ed uno di tedesco, seguito da Alessandra Piludu. Imparare le lingue in un ambiente informale, semplicemente conversando, è il senso profondo dei gruppi, un amore vero ed autentico per le lingue è il motore che spinge queste persone a darsi degli appuntamenti settimanali per parlare insieme. L'iniziativa è completamente gratuita. Sono tutte persone che non si conoscono, e che per questo hanno certamente molte cose da dire agli altri. Inizialmente gli appuntamenti si svolgevano all'Hotel Mediterraneo, poi al bar della Rinascente, il Keto ed ora, dal 2012, al bar “Lima Lima”. Il Comune di Cagliari inizialmente diede dei finanziamenti. Ora i gruppi si autogestiscono. Anche ad Oristano vi è un'iniziativa simile. Stefania è laureata in lingue e letteratura straniera ed ha una grande passione per l'inglese ed il francese. Ha vissuto in Francia per nove mesi per il progetto Erasmus. I gruppi si incontrano ogni mercoledì e domenica alle ore 19,00 presso il bar Lima Lima per parlare in inglese. Ogni venerdì, sempre alle 19,00 e nello stesso bar, per il francese ed ogni giovedì, stessa ora e stesso bar, per lo spagnolo. Ci sono più o meno dieci persone per ogni gruppo, ma si è arrivati ad essere addirittura in 80. Per questo motivo sono stati creati più tavoli di conversazione. Il livello linguistico è vario, dal livello base a quello più evoluto. Sono state anche organizzate delle feste, come quella per il centesimo meetting. I partecipanti hanno formato vari gruppi su Facebook: cagliari english language conversation group; hispanohablantes di Cagliari; il club de conversation francaise a Cagliari e Cagliari free language network. In passato organizzarono anche un gruppo di conversazione in italiano per studenti stranieri, ma ora è bloccato. La speranza è che vi siano sempre più persone desiderose di parlare in un altra lingua, uscendo un po' dal proprio guscio ed aprendosi ad altre culture. Questo progetto vuole portare a Cagliari un vento di freschezza e di apertura verso l'Europa. Giulietta Grauso

Michelangelo Sardo, una vita per la fotografia. Di Giulietta Grauso

Michelangelo Sardo è un fotografo sardo che ha dedicato il suo temo alla realizzazione di corsi altamente specializzati a Cagliari. Con lui abbiamo scambiato quattro chiacchiere. “Io sono uno di quelli che è rimasto. Molti sono partiti e mai tornati. Io no. La Sardegna soffre un po' di un complesso di insularità e per questo io ho voluto superarlo. Per questo ho deciso di creare qualcosa qui. Ho iniziato la mia attività intorno al 2000. La mia passione per le foto invece nasce sin da bambino. Mio padre era un pittore, incisore, Mario Sardo, ed ha esposto in tutto il mondo. A cinque anni mi regalò la mia prima Zenit e per me fu subito una passione“. Dove hai svolto i tuoi studi? “Ho studiato al Conservatorio, come violinista, oltre a piano e chitarra classica. Mia madre insegnava musica e presi da lei questa passione. Amava la pittura e la scultura, proprio come me”. Quando iniziasti la tua attività? “Nel 2004 decisi di avviare uno studio d'arte ed aprii Fine Art. Fine Art è un movimento di fotografia internazionale che riguarda la foto in bianco e nero su pellicole di alta qualità, poi stampata su carta barittata e trattata in vari modi. E' dunque un genere fotografico ben preciso. Iniziai con dei corsi trimestrali, poi divenuti semestrali ed infine, come è ora, di 9 mesi. Sono corsi che rendono gli allievi in grado di svolgere una professione autonoma”. A parte la scuola, hai svolto mostre personali? “Certamente e tante. Ho iniziato al ManRei con Stefano Grassi, lavorando sulla figura del nudo, femminile e maschile, a cui mi sono sempre appassionato. Il nudo è metafora di spontaneità e trasparenza e dunque qualcosa di elegante che consente di parlare di sé, di ciò che si ha dentro. Scelgo persone belle, ma anche persone normali, semplici, quotidiane, certamente espressive e che comunichino emozioni. L'essere nudi è un modo di rappresentare uno stato di verità, di autenticità. Nel 2015 ho svolto una mostra a Parigi, “Skatches”, dove ho raccolto il lavoro di anni. La mostra è rimasta per un mese al Mell Kart ed ha avuto un'ottima risonanza. Ho realizzato poi una seconda mostra a Parigi dal titolo “Migratiòn”, con il tema conduttore “noi siamo dei migranti”, a cui ho voluto contribuire con delle foto femminili nell'ambito di S. Efisio. Avevo anche realizzato una mostra, nel 2002, con Costantino Pes, al Museo delle civiltà del mare a S. Teodoro, per conto dell'Università di Londra. Dopo Parigi siamo stati ad Arles, vicino ad Avignone, nel sud della Francia. Siamo stati ospiti di una gallerista rinomata ed abbiamo svolto alcune mostre. Ancora l'Heritage nel 2016, “La memoria”, dove ho voluto parlare della divinità romana nello sfondo della grotta della vipera, a Cagliari. E' la storia di Lucio Caio Filippo e della moglie Attilia Pomptilla, trasferitisi a Cagliari e purtroppo ammalatisi di malaria. E' alla moglie che Lucio ha dedicato la grotta affinchè tutti ne ricordassero la bellezza. Con delle foto di modelle ho voluto evocare, ispirandomi anche all'ambiente rarefatto della corte di Teodora a Ravenna, la bellezza di Attilia, in chiave allegorica. Il doppio passaggio di una modella che evoca una dea, consente appunto tale gioco di memoria, in un doppio passaggio che crea quasi una vertigine di realtà”. Sei sempre stato solo nel tuo lavoro? “Si, a parte Giorgia Loddo, la mia compagna, che mi aiuta veramente tanto e mi sopporta”. Quale è il vostro maggiore discorso artistico? “Non abbiamo mai rinunciato a questo aspetto a cui anzi attribuiamo la massima imortanza: il linguaggio dell'arte. L'arte permea la nostra vita e la rende migliore. L'allievo sa che dopo una parte dedicata alla tecnica, noi attribuiamo molta importanza ai contenuti, a quel che ciascuno di loro vuole dire e trasmettere con le sue foto. Svolgiamo anche molti laboratori esterni, solitamente nei fine settimana, e mostre dei corsisti. Le lezioni sono comunque articolate in tre volte alla settimana, per cui compatibili con altre attività. La fotografia ha un fortissimo potere di sintesi di messaggi. E'per questo che accompagna anche il giornalismo e noi specifichiamo sin da subito, con i nostri allievi, quale è la nostra visione del mondo e dell'arte, certamente pacifista, comunicativa, e non violenta. Abbiamo rifiutato alcuni allievi che volevano usare i nostri corsi per messaggi diversi. Cerchiamo di creare un ambiente fertile e piacevole, in cui possano convivere persone di varie età e provenienza legate da un unico amore comune, quello per la fotografia”. Per qualsiasi informazione riguardo a Fine Art é possibile consultare il sito www.fineart-studio.it. Giulietta Grauso

Cagliari. Elegia, testimonianza di storie accadute

Elegia è un'opera in dieci installazioni di Simone Dulcis e Lea Gramsdorff, inserita nella Cripta di Santa Restituta, spazio di fede e di storia. L'opera è stata presentata il 22 settembre e rimarrà sino al 28 ottobre. Un luogo sacro, che doveva essere onorato con una serie di installazioni che testimoniassero le storie accadute. Il colore blu, unito a faretti colorati, guida i visitatori come il filo di Arianna, all'interno della cripta. Blu come il cielo di Michelangelo. Il blu è un filo conduttore che illumina il percorso magicamente. Il blu è anche il colore dello spirito. La prima opera, nell'ingresso, si chiama “Fede”, fede come rifugio, protezione e salvezza: si tratta di un muro parascheggie, grazie al quale la gente trovava rifugio dai proiettili e quindi un muro di salvezza per l'uomo. E' un lavoro visibile subito, dove il vetro, o meglio i cd tagliati, simboleggiano il pericolo. Il muro che salvò la vita a tante persone, sacro come la figura paterna, in cui trovare rifugio. “Un tempo infinito” è il nome della seconda installazione, che consiste in un gigantesco rosario blu, lungo 20 metri, però modulabile, appoggiato per terra. E'stata concepita pensando al tempo che le persone passavano nella cripta, sperando che il pericolo cessasse. La gente allora piangeva e pregava. Il pensiero va a loro. “Rendere Grazia” è la terza installazione, davanti alla colonna nera di Santa Restituta, un luogo di preghiera e di dezione profonde, realizzato grazie al contributo di tanta gente, che ha donato le cornici sacre per la realizzazione dell'opera. Una stanza dedicata alla preghiera. “Il Cielo di ieri” è la quarta installazione che rappresenta il Male lontano. Si giunge poi a “Nontiscordar di me”, il nome dato ad una grande istallazione dedicata alla memoria dei novantasei defunti, forse di più, che morirono durante un bombardamento, non facendo in tempo a raggiungere la cripta. I defunti sono ricordati con delle grandi candele colorate, appoggiate per terra. Ed ancora “Il Monumento alle Lacrime”, opera che si presenta come il centro del percorso. Una tela grande, di oltre sette metri, che rappresenta un ponte, tra la condizione terrestre ed il mondo spirituale. Un'opera a quattro mani. Sotto l'altare c'è invece “Architettura”, ossia la dottrina della chiesa, inserita in una stanza dove furono banditi dei riti pagani. Lungo un corridorio sotterraneo si trova “Consolazione”, una pianta che simbolggia il ristoro, che vive beata nell'umida cripta sotterranea. Ancora un cavallino blu simboleggia l'uscita dalla cripta, e quindi la speranza, la liberazione dalla guerra, in particolare quella dei bambini. La mostra si conclude con “Abbracci”, nell'ultima stanza. Abbracci, simboleggiati da omini intagliati e posti in un grande porta lume che simboleggiano la consolazione fraterna, gli abbracci ed il desiderio che la guerra finisca. Giulietta Grauso
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