Na2ra, una vita genuina. Di Giulietta Grauso

L'associazione Na2ura, diretta da Alessandra Mura, nasce nell'ottobre del 2016 ed ha sede in via Francoforte 9 a Cagliari. Si occupa di discipline legate all'amore e al rispetto per la natura e per il proprio corpo, in una filosofia di salvaguardia dell'ambiente e di tutto ciò che ci circonda. Il rispetto per se stessi e per il nostro ambiente sono principi cardine per questo gruppo di persone. Perchè se ognuno fa la propria piccola parte, tutti insieme, gli uomini sono in grado di cambiare molto le cose e creare un mondo in cui vivere più pulito e più sicuro e, soprattutto, di prendersi cura di se stessi veramente. In quest'ottica l'associazione propone attività a livello dilettantistico, quali la vela, il trekking, l'escursionismo, la pratica yoga, in varie discipline diverse, oltre ad altre discipline orientali, ma anche la conoscenza di altre culture attraverso l'esperienza del viaggio. Il Centro di via Francoforte, sede dell'associazione, dispone di due ampie sale per l'attività di yoga, spogliatoi e saletta realx. Qui ci si si occupa di benessere, nel più ampio senso della parola e quindi nell'accezione di vivere bene, aspetto che coinvolge tutti gli aspetti dell'essere umano e la vita dei singoli, a partire dall'alimentazione, sino ad arrivare alla disciplina dello yoga, che risale al Dio Shiva, padre di tutti gli Dei. Yoga significa unione: unione di mente e corpo, unione di sé con il divino, unione con gli altri, è dunque una disciplina che mira al benessere, del corpo e dello spirito, in maniera armonica, poiché noi siamo fatti di tre parti, il corpo, l'anima, e la mente, che devono vivere in perfetto equilibrio ed armonia. Esistono delle modalità per riportare il corpo e l'anima ad una condizione di benessere e di serenità e queste sono il Mandala, il Mantra, e il Muda, strumenti di meditazione ampiamente praticati dall'associazione, in grado di ridurre l'ansia negli individui. L'associazione si occupa anche di temi quali l'alimentazione, da cui, secondo la teoria di Ippocrate, deriva praticamente tutto, proponendo un'alimentazione naturale che rinforzi e migliori il nostro corpo, fornendo le difese immunitarie. A tutto questo viene aggiunta la passione per il movimento all'aria aperta, anch'esso medicina eccezionale per il benessere individuale, attraverso l'organizzazione di gite guidate e percorsi di trekking, anche accompagnati da eventi musicali, nella Sardegna più selvaggia. Na2ra propone un vasto calendario di escursioni domenicali per chi ama la vita all'aria aperta. Per avere informazioni dettagliate sull'associazione è possibile recarsi direttamente in via Francoforte 9 o consultare il sito internet www.na2ra.it. Giulietta Grauso

Cagliari. Giornata nazionale della psicologia. Di Giulietta Grauso

La giornata nazionale della psicologia, che si celebra il 10 di ottobre, è alla sua terza edizione, ed è promossa dal Consiglio Nazionale dell'ordine degli psicologi e patrocinata dal Ministero della Salute. Per l'occasione abbiamo intervistato Stefania Cadeddu, psicologa e psicoterapeuta sistemico-relazionale, di Cagliari, per sapere qualcosa di più su questa iniziativa. In che cosa consiste la Giornata Nazionale della Psicologia? “L'Ordine Nazionale degli Psicologi è suddiviso in varie Regioni. Tutte hanno stabilito una giornata nazionale, il 10 ottobre, coincidente con la Giornata Mondiale della Salute Mentale, per la sensibilizzazione verso la salute psicologica. Sono previste iniziative su tutto il territorio nazionale in concomitanza con tale iniziativa. Ogni Regione, attraverso i suoi canali invita psicologi e psicoterapeuti a mettersi a disposizione per questo percorso. Io aderirò per l'intero mese di ottobre. Si tratta di offrire alla gente consulenze gratuite generali e specifiche che mirano al suo benessere. E' sufficiente chiamare gli specialisti e chiedere se hanno aderito all'iniziativa, ed un appuntamento, che sarà in caso di adesione, del tutto gratuita”. Che genere di interventi garantite? “Si parte dalla psicologia di base, con un'offerta al cittadino che può essere di semplice ascolto, su situazioni emotive anche semplici quali degli sbalzi d'umore, una crisi post partum, crisi lavorative, disagi con i colleghi, difficoltà alimentari, difficoltà nel sonno ed altre. Dunque parliamo di situazioni del tutto “normali” della vita quotidiana di ciascuno e che tutti si trovano a dover affrontare ma che, se creano disagi, possono essere risolte. Come si ricorda da anni, servirsi di uno psicoterapeuta, non vuol dire essere strani, ma bensì normali esseri umani, che vogliono migliorare il proprio stato di vita, risolvendo i disagi esperienzali, legati ad esperienze generalmente nuove, che hanno creato una sofferenza. Un ascolto rispetto a questo è un semplice aiuto, che può tuttavia essere risolutivo. Le consulenze sono rivolte anche a quei casi di sintomatologie diagnosticate, come l'ansia, la tristezza, la paura che influenzano la vita di tutti i giorni e che hanno bisogno di un sostegno psicologico maggiore. Chiunque può rivolgersi ad uno specialista il 10 ottobre, a titolo gratuito e chiedere un aiuto”. Ci sono limiti di età per partecipare a questa iniziativa? “Assolutamente no. La giornata è aperta a tutti, bambini e adulti, singoli, coppie e famiglie intere”. Che significato ha l'iniziativa? “Si tratta di liberi professionisti che rinunciano al loro guadagno per offrire consulenza ed aiuto alle persone. L'ordine nazionale degli psicologi può fornire una lista regionale degli psicoterapeuti isrcitti all'iniziativa e il cittadino, sceglie quelli più vicini a lui, o comunque preferiti. Basta consultare il sito www.psy.it e cercare la giornata nazionale della psicologia. Chiaramente si da disponibilità, in genere, per una sola consulenza, affatto vincolante, ma che può essere chiarificatrice ed informativa. Un incentivo all'amore per queste discipline. Questa giornata viene anche chiamata “Studi Aperti” che indica appunto la disponibilità all'ascolto della gente da parte dei professionisti. L'attitudine di tale professione è sociale, una trasmissione di benessere dal singolo, alla comunità intera, e questa giornata lo testimonia. Quest'anno inoltre la giornata è dedicata in particolar modo all'ascolto, aspetto fondamentale della disciplina “ascoltarsi ed ascoltare: la persona al centro della propria vita”; un percorso utile a ritrovare se stessi e la propria anima, mettendosi al centro della propria vita, dentro una società caotica piena di rumori e chiasso, e quindi un percorso che mira al benessere interiore”. Giulietta Grauso

Parlare le lingue divertendosi. Di Giulietta Grauso

Stefania Giovanrosa, 36 anni e Roberto Meloni, 38 anni, gestiscono da anni un'idea di Emilio Spanu avuta durante un viaggio negli Stati Uniti. Si tratta di un gruppo, o meglio di più gruppi, uomini e donne, uniti dalla volontà di parlare in lingua straniera. Le persone, senza limiti di età, si ritrovano in un locale scelto apposta e svolgono un'ora di conversazione tra di loro nelle varie lingue scelte per i gruppi. Emilio Spanu vide tali gruppi per la prima volta negli Stati Uniti, in occasione di un suo viaggio e decise di riproporre l'esperienza qui a Cagliari, nel 2009. Dal 2010 sono Stefania e Roberto a gestire questi gruppi di lingue, che ora sono diventati 4: uno di inglese, uno di francese, uno di spagnolo, ed uno di tedesco, seguito da Alessandra Piludu. Imparare le lingue in un ambiente informale, semplicemente conversando, è il senso profondo dei gruppi, un amore vero ed autentico per le lingue è il motore che spinge queste persone a darsi degli appuntamenti settimanali per parlare insieme. L'iniziativa è completamente gratuita. Sono tutte persone che non si conoscono, e che per questo hanno certamente molte cose da dire agli altri. Inizialmente gli appuntamenti si svolgevano all'Hotel Mediterraneo, poi al bar della Rinascente, il Keto ed ora, dal 2012, al bar “Lima Lima”. Il Comune di Cagliari inizialmente diede dei finanziamenti. Ora i gruppi si autogestiscono. Anche ad Oristano vi è un'iniziativa simile. Stefania è laureata in lingue e letteratura straniera ed ha una grande passione per l'inglese ed il francese. Ha vissuto in Francia per nove mesi per il progetto Erasmus. I gruppi si incontrano ogni mercoledì e domenica alle ore 19,00 presso il bar Lima Lima per parlare in inglese. Ogni venerdì, sempre alle 19,00 e nello stesso bar, per il francese ed ogni giovedì, stessa ora e stesso bar, per lo spagnolo. Ci sono più o meno dieci persone per ogni gruppo, ma si è arrivati ad essere addirittura in 80. Per questo motivo sono stati creati più tavoli di conversazione. Il livello linguistico è vario, dal livello base a quello più evoluto. Sono state anche organizzate delle feste, come quella per il centesimo meetting. I partecipanti hanno formato vari gruppi su Facebook: cagliari english language conversation group; hispanohablantes di Cagliari; il club de conversation francaise a Cagliari e Cagliari free language network. In passato organizzarono anche un gruppo di conversazione in italiano per studenti stranieri, ma ora è bloccato. La speranza è che vi siano sempre più persone desiderose di parlare in un altra lingua, uscendo un po' dal proprio guscio ed aprendosi ad altre culture. Questo progetto vuole portare a Cagliari un vento di freschezza e di apertura verso l'Europa. Giulietta Grauso

Michelangelo Sardo, una vita per la fotografia. Di Giulietta Grauso

Michelangelo Sardo è un fotografo sardo che ha dedicato il suo temo alla realizzazione di corsi altamente specializzati a Cagliari. Con lui abbiamo scambiato quattro chiacchiere. “Io sono uno di quelli che è rimasto. Molti sono partiti e mai tornati. Io no. La Sardegna soffre un po' di un complesso di insularità e per questo io ho voluto superarlo. Per questo ho deciso di creare qualcosa qui. Ho iniziato la mia attività intorno al 2000. La mia passione per le foto invece nasce sin da bambino. Mio padre era un pittore, incisore, Mario Sardo, ed ha esposto in tutto il mondo. A cinque anni mi regalò la mia prima Zenit e per me fu subito una passione“. Dove hai svolto i tuoi studi? “Ho studiato al Conservatorio, come violinista, oltre a piano e chitarra classica. Mia madre insegnava musica e presi da lei questa passione. Amava la pittura e la scultura, proprio come me”. Quando iniziasti la tua attività? “Nel 2004 decisi di avviare uno studio d'arte ed aprii Fine Art. Fine Art è un movimento di fotografia internazionale che riguarda la foto in bianco e nero su pellicole di alta qualità, poi stampata su carta barittata e trattata in vari modi. E' dunque un genere fotografico ben preciso. Iniziai con dei corsi trimestrali, poi divenuti semestrali ed infine, come è ora, di 9 mesi. Sono corsi che rendono gli allievi in grado di svolgere una professione autonoma”. A parte la scuola, hai svolto mostre personali? “Certamente e tante. Ho iniziato al ManRei con Stefano Grassi, lavorando sulla figura del nudo, femminile e maschile, a cui mi sono sempre appassionato. Il nudo è metafora di spontaneità e trasparenza e dunque qualcosa di elegante che consente di parlare di sé, di ciò che si ha dentro. Scelgo persone belle, ma anche persone normali, semplici, quotidiane, certamente espressive e che comunichino emozioni. L'essere nudi è un modo di rappresentare uno stato di verità, di autenticità. Nel 2015 ho svolto una mostra a Parigi, “Skatches”, dove ho raccolto il lavoro di anni. La mostra è rimasta per un mese al Mell Kart ed ha avuto un'ottima risonanza. Ho realizzato poi una seconda mostra a Parigi dal titolo “Migratiòn”, con il tema conduttore “noi siamo dei migranti”, a cui ho voluto contribuire con delle foto femminili nell'ambito di S. Efisio. Avevo anche realizzato una mostra, nel 2002, con Costantino Pes, al Museo delle civiltà del mare a S. Teodoro, per conto dell'Università di Londra. Dopo Parigi siamo stati ad Arles, vicino ad Avignone, nel sud della Francia. Siamo stati ospiti di una gallerista rinomata ed abbiamo svolto alcune mostre. Ancora l'Heritage nel 2016, “La memoria”, dove ho voluto parlare della divinità romana nello sfondo della grotta della vipera, a Cagliari. E' la storia di Lucio Caio Filippo e della moglie Attilia Pomptilla, trasferitisi a Cagliari e purtroppo ammalatisi di malaria. E' alla moglie che Lucio ha dedicato la grotta affinchè tutti ne ricordassero la bellezza. Con delle foto di modelle ho voluto evocare, ispirandomi anche all'ambiente rarefatto della corte di Teodora a Ravenna, la bellezza di Attilia, in chiave allegorica. Il doppio passaggio di una modella che evoca una dea, consente appunto tale gioco di memoria, in un doppio passaggio che crea quasi una vertigine di realtà”. Sei sempre stato solo nel tuo lavoro? “Si, a parte Giorgia Loddo, la mia compagna, che mi aiuta veramente tanto e mi sopporta”. Quale è il vostro maggiore discorso artistico? “Non abbiamo mai rinunciato a questo aspetto a cui anzi attribuiamo la massima imortanza: il linguaggio dell'arte. L'arte permea la nostra vita e la rende migliore. L'allievo sa che dopo una parte dedicata alla tecnica, noi attribuiamo molta importanza ai contenuti, a quel che ciascuno di loro vuole dire e trasmettere con le sue foto. Svolgiamo anche molti laboratori esterni, solitamente nei fine settimana, e mostre dei corsisti. Le lezioni sono comunque articolate in tre volte alla settimana, per cui compatibili con altre attività. La fotografia ha un fortissimo potere di sintesi di messaggi. E'per questo che accompagna anche il giornalismo e noi specifichiamo sin da subito, con i nostri allievi, quale è la nostra visione del mondo e dell'arte, certamente pacifista, comunicativa, e non violenta. Abbiamo rifiutato alcuni allievi che volevano usare i nostri corsi per messaggi diversi. Cerchiamo di creare un ambiente fertile e piacevole, in cui possano convivere persone di varie età e provenienza legate da un unico amore comune, quello per la fotografia”. Per qualsiasi informazione riguardo a Fine Art é possibile consultare il sito www.fineart-studio.it. Giulietta Grauso

Cagliari. Elegia, testimonianza di storie accadute

Elegia è un'opera in dieci installazioni di Simone Dulcis e Lea Gramsdorff, inserita nella Cripta di Santa Restituta, spazio di fede e di storia. L'opera è stata presentata il 22 settembre e rimarrà sino al 28 ottobre. Un luogo sacro, che doveva essere onorato con una serie di installazioni che testimoniassero le storie accadute. Il colore blu, unito a faretti colorati, guida i visitatori come il filo di Arianna, all'interno della cripta. Blu come il cielo di Michelangelo. Il blu è un filo conduttore che illumina il percorso magicamente. Il blu è anche il colore dello spirito. La prima opera, nell'ingresso, si chiama “Fede”, fede come rifugio, protezione e salvezza: si tratta di un muro parascheggie, grazie al quale la gente trovava rifugio dai proiettili e quindi un muro di salvezza per l'uomo. E' un lavoro visibile subito, dove il vetro, o meglio i cd tagliati, simboleggiano il pericolo. Il muro che salvò la vita a tante persone, sacro come la figura paterna, in cui trovare rifugio. “Un tempo infinito” è il nome della seconda installazione, che consiste in un gigantesco rosario blu, lungo 20 metri, però modulabile, appoggiato per terra. E'stata concepita pensando al tempo che le persone passavano nella cripta, sperando che il pericolo cessasse. La gente allora piangeva e pregava. Il pensiero va a loro. “Rendere Grazia” è la terza installazione, davanti alla colonna nera di Santa Restituta, un luogo di preghiera e di dezione profonde, realizzato grazie al contributo di tanta gente, che ha donato le cornici sacre per la realizzazione dell'opera. Una stanza dedicata alla preghiera. “Il Cielo di ieri” è la quarta installazione che rappresenta il Male lontano. Si giunge poi a “Nontiscordar di me”, il nome dato ad una grande istallazione dedicata alla memoria dei novantasei defunti, forse di più, che morirono durante un bombardamento, non facendo in tempo a raggiungere la cripta. I defunti sono ricordati con delle grandi candele colorate, appoggiate per terra. Ed ancora “Il Monumento alle Lacrime”, opera che si presenta come il centro del percorso. Una tela grande, di oltre sette metri, che rappresenta un ponte, tra la condizione terrestre ed il mondo spirituale. Un'opera a quattro mani. Sotto l'altare c'è invece “Architettura”, ossia la dottrina della chiesa, inserita in una stanza dove furono banditi dei riti pagani. Lungo un corridorio sotterraneo si trova “Consolazione”, una pianta che simbolggia il ristoro, che vive beata nell'umida cripta sotterranea. Ancora un cavallino blu simboleggia l'uscita dalla cripta, e quindi la speranza, la liberazione dalla guerra, in particolare quella dei bambini. La mostra si conclude con “Abbracci”, nell'ultima stanza. Abbracci, simboleggiati da omini intagliati e posti in un grande porta lume che simboleggiano la consolazione fraterna, gli abbracci ed il desiderio che la guerra finisca. Giulietta Grauso

Cagliari. I trent'anni della palestra Athlon. Di Giulietta Grauso

L'Athlon compie trent'anni di attività, una palestra viva e solare che ha accompagnato il cammino di molti cagliaritani desiderosi di tenersi in forma e trascorrere delle ore piacevoli. Abbiamo incontrato il suo primo fondatore, Gianfranco Dotta, perchè ci raccontasse qualcosa di più del suo gruppo. E' bello ricordare in queste occasioni come andarono le cose trent'anni fa, nel 1988, quando la palestra fu fondata. Quale é stata l'idea che vi ha motivato in tal senso? “In verità è stato quasi un caso, io mi occupavo allora di allenare atleti olimpici ed avevo necessità di migliorare il loro livello. Ecco che allora è nata l'idea di fare qualcosa di nostro, che unisse questa esigenza a quella di allenare persone comuni e mettere le due cose insieme. Allenavo nel settore dell'atletica leggera e nel settore della velocità. Era molto affascinante come attività perchè portare un atleta ai vertici, anche dopo dieci anni di allenamento, è qualcosa di molto gratificante per chi allena. Sono stato allenatore tra il 1972 ed il 2006 come maestro di sport e funzionario del Coni, proprio negli anni antecedenti all'apertura della palestra che avvenne nel 1988. Dal 1982 al 1996 ho allenato la nazionale italiana di atletica leggera raggiungendo risultati prestigiosi come il 5° posto alle Olimpiadi (1988), il 3° posto ai campionati del mondo del 1996 e il 1° e 2° posto ai campionati d'Europa del 1990. Nella nazionale di quei tempi i sardi si facevano valere tanto che la staffetta azzurra veniva denominata "sardopercento". La prima Athlon si trovava in via Satta. Solo nel 2000 ci trasferimmo in via De Gioannis.” Come pensi sia cambiata la concezione della palestra nel tempo? “Negli anni '80 c'era l'inizio dell'attenzione alle palestre da parte della gente e principalmente la volontà di stare bene per qualche ora e di socializzare. Con il tempo si è affermata l'idea di un benessere fisico maggiore, da curare nei dettagli e con più accortezza. All'inizio la palestra era più un luogo sociale, oggi è un centro di salute e addirittura di prevenzione medica. Abbiamo molti soci che sono stati inviati dai loro medici e che grazie ai nostri allenamenti hanno potuto evitare interventi complessi, di varia natura, in particolare ernie, che abbiamo risolto con l'attività posturale e sovrappesi pericolosi, che sono stati risolti in pochi mesi. Per svolgere tali funzioni abbiamo chiaramente bisogno di uno staff altamente specializzato che è formato da laureati in scienze motorie, con spiccate attitudini”. Come si è evoluto il vostro team negli anni? “Il team si è evoluto certamente, anche se molti di noi sono sempre rimasti, come Sabrina Lai, che si occupa di discipline olistiche, back school e ginnastica posturale. Tra i primi istruttori anche Davide Dotta, Sandro Floris, campione d'Europa, ora allenatore, Daniela Cuboni, e d altri”. A chi va il tuo ringraziamento per questi anni? “A tutto lo staff e a tutti coloro che ci sono stati e che ci sono ancora, perchè tutti, veramente tutti, hanno rivelato una grande professionalità nel tempo”. Quale aspetto conta maggiormente nella gestione di una palestra? “La qualità del lavoro. Occorre dare delle basi concrete al modo di svolgere l'attività fisica perchè è un po' come imparare a leggere e a scrivere, lo devi imparare bene. La qualità dell'insegnamento e quindi degli insegnanti, dà valore ed importanza al nostro lavoro che diventa serio e professionale, unito naturalmente al piacere di trascorrere qualche ora divertendosi”. Quali discipline svolgete? “Sono tantissime, Body Building, Total Body, Ginnastica Generale, Stretching, KickBoxing, Yoga, Pilates, Postural stretching, attività mirate per gli addominali, danza classica e moderna e jazz, danze latine, e tante altre. Certamente abbiamo un calendario di attività vasto che soddisfa tutte le esigenze e ripartito 6 giorni su 7, tra le 7,30 di mattina e le 22,30 di notte, eccetto il sabato, perchè chiudiamo alle 14,00”. In tanti anni di attività avete avuto dei successi atletici e delle vittorie che vi hanno dato particolari soddisfazioni? “Si abbiamo avuto il grande atleta Sandro floris, campione del mondo, Gianni Puggioni, vittorie nel tennis giovanile, Stefano Mocci, Anna Floris, Luca Vadilonga, ed altri, certamente non sono mancate le soddisfazioni”. Attualmente quanti iscritti avete? Sono più di 2.000 iscritti che vanno dai 4 anni agli oltre 90 ed è molto bello creare un clima di amicizia tra tutti. Lo staff è formato da oltre 40 persone tra insegnanti e amministrativi”. Se potessi tornare indietro ripercorreresti questo viaggio? “Assolutamente si, è stata un'esperienza bellissima, impegnativa ma bella, che mi ha dato molto. Non è semplice creare e gestire uno staff che rimanga unito e coeso, è forse questo il compito più importante di cui mi sono occupato. Occorre migliorare sempre, rimanere aggiornati, ed al passo con i tempi, per creare un ambiente sportivo serio e professionale che sia anche di serenità e convivialità”. Giulietta Grauso

Alessandro Iskandar Artizzu, un architetto nel mondo. Di Giulietta Grauso

Alessando Iskandar Artizzu, 26 ottobre 1958, ha girato il mondo con la sua professione di architetto, insegnando in università rinomate. Lo abbiamo incontrato per sapere qualcosa di più sulla sua splendida avventura di vita. Come nasce la tua passione per l'architettura? “Avevo questo desiderio sin da piccolo, tanto che chiesi di fare il liceo artistico. I miei genitori mi iscrissero invece al liceo scientifico. Così anche per l'Università, loro provarono ad iscrivermi in ingegneria, ma io decisi di partire a Firenze, scelta che presi con grande entusiasmo. Progettazione, disegno, l'emozione di essere fuori casa, nuove amicizie. Qui trovai tutto quello che volevo fare. Era il 1981. Firenze era una città meravigliosa dinamica e piena di cultura e di stimoli. Conclusi l'Università con una tesi su una Spa nelle cascine a Firenze, inserita nel piano Poggi. Per documentarmi sulle spa andai anche a Budapest. Questa tesi non riuscii comunque a presentarla per via di un problema di salute che ebbe il mio professore, per cui mi laureai nel 1990 con un'altra tesi sulla Normativa e la legislazione urbanistica in Sardegna. Dopo la laurea iniziai a lavorare in ristrutturazioni di appartamenti, uffici, per 7,8 anni. Chiesi una borsa di studio per un Master a Milano presso la Domus Accademy, scuola internazionale. Ottenni la borsa di studio, di un anno. Dopo rimasi a Milano dove aprii un mio studio e un mio Brand: ARTI z.z.u. Precedentemente mi ero recato a New York, presso lo studio di Gaetano Pesce, architetto italiano rinomato e conosciuto designer. Da lui rimasi per vari mesi, ma tornato a Milano scelsi di stare qui; iniziai ad occuparmi anche di design ed a partecipare a fiere di settore, come la Maison & Objet a Parigi, ed altre, con oggetti di resina, da me ideati e realizzati, vassoi, borse, tshirt,ed altri.” Cosa ci dici del tuo lavoro dei tuoi viaggi? “Realizzai a Milano un laboratorio. Insegnavo contemporaneamente all'Istituto Europeo di Design ed in un'altra scuola. Contemporaneamente mandai il mio curriculum all'estero dove un mio amico già lavorava. Trovai una vacant position a Seul per un impiego come architetto che insegnasse. Fu una sorpresa per me, così mi trasferii a Seul, in Corea, dove ebbi un incarico di tre anni. L'architettura giapponese è molto evoluta ed ha fornito ispirazione per l'architettura razionalista. In Corea ho fatto anche il volontario in un orfanotrofio ed è stata un 'esperienza molto bella. Ho disegnato per l'occasione dei giochi interattivi per i bambini. Ricordo che preparai i miei studenti per un redisign per l'orfanotrofio. A Seul insegnai complessivamente in tre Università diverse attraverso contratti part-time. La Konkuk Univesity, La Shunkshill University, e la Inha University. Terminati i contratti tornai a Milano". Dopo tre anni in Corea hai scelto l'Italia. Una scelta definitiva oppure eri pronto a ripartire? "In verità fui chiamato in Libano, a Beirut, ed accettai l'incarico. Città meravigliosa, nonostante la guerra degli anni '80. Negli anni '60 Beirut era una specie di Paradiso Fiscale, ed aveva attratto molti europei. Insegnai presso la Liban American University. Poi, finito l'anno, fui chiamato in Turchia, ad Izmir, dove rimasi per due anni, presso la Yachar Univesity. Successivamente ricevetti un altro incarico, ad Ulambator, capitale della Mongolia, ma rifiutai per il troppo freddo con i suoi 40 gradi sotto lo zero e oltre. Subito mi arrivò una proposta per Hong Kong, proposta che accettai. Rimasi un anno ad Hong Kong, città vibrante, fulcro dell'economia cinese. La Cina aveva stipulato con L'Inghilterra una sorta di contratto di affitto per Hong Kong, sino al 1995, quando questa tornò alla Cina. Io mi trovai ad Hong Kong nel 2012. Dopo Hong Kong, tornai in Corea dove continuai ad insegnare. Solo nel 2013 decisi di tornare in Italia, dopo trent'anni di viaggi, proprio a Cagliari.” Certamente un salto faticoso, quello dalle grandi metropoli ad una città come Cagliari, ed è qui che è rinata la tua passione per la pittura. “Si, Cagliari è molto piccola rispetto alle metropoli che mi hanno ospitato, seppure affascinante. Riguardo alla pittura io sono sempre stato appassionato di sperimentazione di materiali. Così come utilizzavo le resine per gli oggetti, così decisi di usare la colla a caldo per le pitture, una tecnica che non avevo mai visto in altri, ma che mi affascinava. Attualmente c'è una mia mostra in corso a Cagliari, in via S. Margherita n°6, che si concluderà venerdì 28 settembre. Penso sempre a dei grandi personaggi che stimo e che mi affascinano come Twiggy, il Dalai Lama, Washington, che richiamano una storia importante". Cosa ti ha dato più gioia nel tuo lavoro? "Trovo molta soddisfazione nel rapporto con i clienti perchè devo interpretare le loro esigenze per creare ambienti a loro congeniali. L'architetto deve essere anche un po' uno psicologo e mettersi nei panni dell'altro. Poi nell'insegnamento. Invece nella pittura amo l'attenzione per i dettagli che esprimono qualcosa di più grande; amo le figure retoriche, l'allegoria, l'iperbole, la metafora". Progetti per il futuro? "Vorrei continuare a svolgere il mio lavora in un'ottica di collaborazione con altri, in un clima aperto, ai gruppi contemporanei di architettura, e quindi non in maniera chiusa”. Giulietta Grauso

Cagliari. Storie in trasformazione 2018, mutazioni

Giovedì 20 settembre si è svolta a Cagliari, presso la libreria Edumndo, in via Vincenzo Sulis n° 47, la conferenza stampa della presentazione della rassegna di intrecci culturali e letterari, Storie in Trasformazione 2018, Mutazioni, raccontare il cambiamento, organizzata dall'associazione Pamoja Onlus, e dall'associazione Eutropia. Alla rassegna hanno dato contributo l'assessorato regionale alla cultura della Regione Sardegna e l'assessorato alla cultura del Comune di Cagliari, il gruppo Cellino e il gruppo Ferraguti. L'obbiettivo dell'iniziativa è quello di raccontare l'epoca attuale con i libri, la narrativa, la saggistica, ecco perchè Storie in Trasformazione. La conferenza è stata presentata da Michela Calledda (Storie in Trasformazione), è intervenuta l'illustratrice Francesca Savona, che si è occupata della parte grafica della rassegna e la preseidente per l'attuzione della riforma psichiatrica, Gisella Trincas. E' stato illustrato un vasto programma di reading ed incontri previsti per tutto l'anno, eccone alcuni: il 29 settembre alle 18,00, in Via Salvatore Horta 2 Cagliari, “nulla è cambiato” di Davide Vecchi; il 20 ottobre alle ore 19,00 presso la comunità ASARP in p.zza S.Giacomo, Metamorforsi Psichiatria di Piero Cipriano; il 16 novembre alle ore 20,00 al Babeuf, in via Giardini 147, Movimenti diversi, di Giuseppe Boy; il 23 novembre, alle ore 18,00, al Ghetto, in via Santa Croce 18, a Cagliari, Senza cambiare Dio, di Farian Sabahi, Marina Boetti; il 24 novembre, alle ore 18,00,presso la libreria il Riccio a Cagliari, Come cambia la scuola? di Christian Raimo, Vanessa Roghi, Federica Graziani; il 25 novembre, alle ore 18,00, presso la biblioteca il riccio a Cagliari, Come cambia la politica? di Christian Raimo e Federica Graziani; il 7 dicembre, alle ore 17,30 in via Mameli 164 a Cagliari Mutazioni o Metamorfosi, di Marco Aime, Alessandro dal Lago, Ester Cois. Ed ancora, sono in programma dei workshop e degli incontri di poesia completamente gratuiti. Il 29/30 settembre alle ore 10.00 in via sulis 47, Luca Ricci presenta “Scrivere per raccontare”; il 13/14 ottobre alle ore 10.00, Luigi Manconi presenta corpo ed anima; il 20 ottobre alle ore 15.00 presso Asarp in via s. Giacomo, Silvano Agosti presenta Metamorfosi. Il 16 novembre, alle ore 20,00, Giuseppe Boy presenta Movimenti diversi, in via Giardini 147 a Cagliari. E per non dimenticare i più piccoli, nella rassegna sono stati inseriti anche degli appuntamenti a loro dedicati. Il 12 ottobre, la cancellazione, di Mariangela Sedda. Il 19 ottobre al Liceo Scientifico il Pacinotti, I fantasmi di porto Palo, di Giovanna Maria Bellu. Ed infine il 24 novembre nel Liceo Classico il Convitto Nazionale, a Cagliari, Non legare il cuore, Di Farian Sadahi. Questi e tanti altri i progetti in programma per questa nuova e ricca rassegna letteraria in programma a Cagliari per il prossimo anno. Per qualsiasi informazione è possibile consultare il sito internet www.storieintrasformazione.it. Giulietta Grauso
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