Alghero. Uomo accusato di aver pestato a sangue la fidanzata

Sarebbe stata pestata a sangue dal suo fidanzato, la studentessa algherese di 21 anni. L'episodio risalirebbe a metà ottobre, in coincidenza con il compleanno della ragazza. Alla base dell'aggressione ci sarebbe la gelosia del fidanzato, di 8 anni più grande. Secondo la ricostruzione dell'accusa, a margine della festa di compleanno, trascorsa insieme ad altre persone in un locale, la coppia si sarebbe spostata in un'altro posto, dove si sarebbe scatenata la violenza del fidanzato.

Roma. Sit-in in piazza del Quirinale contro le bombe della Rwm

I comitati cittadini e antimilitaristi contro la fabbrica di bombe Rwm si incontreranno il 7 novembre a Roma per un sit-in in piazza del Quirinale. Obiettivo: chiedere al Capo dello Stato che "eserciti i suoi poteri di garante della Costituzione e presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, facendo venir meno la complicità dello Stato italiano nel massacro del popolo Yemenita". "Caro Presidente Mattarella - si legge nella nota degli attivisti - noi sardi ci sentiamo obbligati a non stare indifferenti davanti ai crimini e al massacro di gente inerme, donne e bambini yemeniti, causato anche dalla fornitura all'Arabia Saudita (Paese in guerra contro lo Yemen) delle micidiali bombe prodotte in Sardegna a Domusnovas. Il lavoro deve dare vita, non morte. La nostra Costituzione, la legge italiana (L. 185/90), i Trattati internazionali non sono rispettati. Lo stesso Parlamento europeo si è pronunciato più volte chiedendo il blocco-embargo sulla fornitura di armamenti all'Arabia Saudita. Ma il governo italiano - sottolineano i promotori del sit-in - continua a tacere e non interviene".

Regionali 2019, consuntivi e progetti. Intervista all’On. Alessandra Zedda

On.le Alessandra Zedda, da Capogruppo di FI come giudica l’azione di opposizione svolta in Consiglio, durante questa legislatura oramai al termine? E' sempre stata unitaria? "La nostra opposizione è stata sempre chiara, coerente e in alcuni casi molto dura, in altri decisamente costruttiva. Molto dura nei casi di proposte illegittime, che avrebbero potuto essere impugnate per rilievi dalla Corte Costituzionale o dallo stesso Governo. Come poi è avvenuto nei confronti della legge di stabilità regionale, impugnata dalla Corte Costituzionale, un fatto mai avvenuto prima ed unico nella storia della Regione sarda. L’opposizione è sempre stata unitaria, nella minoranza abbiamo sempre lavorato congiuntamente, e i singoli voti non coerenti con una decisione unitaria, hanno riguardato aspetti secondari delle norme in votazione". Andrete alle prossime elezioni con una composizione diversa della coalizione? "La delimitazione della nostra coalizione rientra nei termini di un centrodestra canonico, a cui si vuol dare una maggior qualificazione di identità sarda. Non nei termini di sardismo, di sovranismo, autonomia o specificità. Dovranno essere consolidati alcuni rapporti con il Governo, in particolare in merito alla partita sul riconoscimento di insularità, da cui si declinano tre canali fondamentali, quello sulla sanità, sui trasporti, sull’innovazione, per i quali la Sardegna non può essere paragonata a nessuna regione italiana. Riteniamo importante l’apertura alle liste civiche, intesa come un apporto del valore aggiunto, in cui le stesse liste siano portatrici di proposte e non di semplice proteste, e tanto meno, come un sistema volto a svuotare altri partiti". Avete sistematicamente operato in dissenso sull’operato della Giunta Pigliaru, è stato sempre necessario? "Avremmo voluto approvare qualcosa dell’operato di questa Giunta. Pur essendoci in alcuni casi astenuti, su temi quali riforma sanitaria, trasporti e crisi del comparto industriale del Sulcis, non abbiamo potuto astenerci. Sull’urbanistica hanno fatto una figuraccia, non ha retto l’unione politica e non hanno reso un buon servizio alla Sardegna. Un esito inevitabile visto che la legge discussa era un coacervo tra la pianificazione paesaggistica e quella urbanistica, mentre la Sardegna ha evidente bisogno di una nuova legge in merito". E'ancora possibile pensare ad una rinascita industriale in Sardegna? "La mia visione di Sardegna industriale parte da una certezza e confermo la necessità della presenza dell’industria, ma questa deve deve essere seria, sicura, pulita e innovativa. Parlo di industria perché la Sardegna con le sue produzioni di alluminio, zinco, rame, oro e argento, serve all’Italia, è la fucina d’Italia. Per quale motivo dobbiamo chiudere queste realtà? E'invece necessario potenziarle, anche se questo non sembra essere nei progetti e nella visione politica del nostro Paese, priva di una vera e propria strategia industriale da almeno trent’anni, con una consistente perdita del made in Italy. La mia Sardegna deve smetterla di chiedere soldi al Governo, per poi dirottarli su multinazionali pseudo-pubbliche. Basta con il progetto Matrica, piuttosto che quello di Enel nel Sulcis o dello sfruttamento delle dighe idroelettriche. Dobbiamo intervenire su uno sviluppo di Sardegna che contempli l’industria, ma deve essere avviata una politica fiscale quasi in autonomia. Non aiuti dallo Stato, ma ragionamenti sui punti di fiscalità. ci sono tutti gli elementi perché in Sardegna si sviluppi una piattaforma innovativa sul piano tecnologico. Nella piana di Ottana, insieme al filone industriale ancora attivo, è plausibile ipotizzare lo sviluppo di una “Silicon Valley”. Ma come posso pensare di portare le imprese ad investire, se i trasporti non esistono e se non è contemplata un’agevolazione fiscale?" Ha parlato di Matrica negativamente, perché? "Per Matrica abbiamo partecipato alla sua nascita, io come assessore all’industria. Oggi non si va avanti perché si sta aspettando la conversione, ma Novamont ha deciso di non investire più. Non sono mai stata convinta del progetto Matrica dai cardi in su. Avrei riconvertito diversamente il polo industriale di Portotorres. La Sardegna del nord è quell’area in cui il turismo deve costituire il principale motore economico. Sarebbe stata l’occasione per buttare giù tutto e ripartire, ma questo doveva avvenire vent’anni fa. Oggi, l’industria nel nord Sardegna dovrebbe essere azzerata per valorizzare l’intera costa e il suo entroterra, partendo dalla Costa Semeralda e dalla Costa Paradiso, passando per Stintino, Alghero e giungere a Bosa. un polo in cui dovranno svilupparsi le tre attività cardine, turismo, agricoltura e pesca. Al sud esistono realtà produttive come la Saras, il polo di Portovesme, con multinazionali intenzionate a restare in Sardegna, che però devono rendere di più e meglio. La partita delle accise noi non dobbiamo giocarla con la Saras, ma con il Governo centrale, su altre prospettive. Certo, l’ideale sarebbe immaginare la Sardegna come Gran Canaria, con le conseguenti agevolazioni fiscali, ma se esistono attività industriali operanti, attive e produttive, perché devo smantellarle? Nella Sardegna Centrale il polo innovativo può coesistere con il rilancio delle industrie esistenti. Nel Sulcis una migliore integrazione tra il polo industriale esistente e il turismo è possibile, ma solo in quella parte attiva, perché anche nel resto del Sulcis il turismo deve porsi al centro dello sviluppo economico. Il tutto deve però necessariamente passare per una defiscalizzazione, attraverso un modello unico e pilota in Italia, sostenuto dal potenziamento delle infrastrutture materiali e immateriali". Cosa pensa della fiscalità di vantaggio e della zona franca? "Si alla zona franca, alla fiscalità di sviluppo, e di conseguenza alla modifica dell’imposizione Irpef, Iva ed Irap, ma non in modalità erga omnes. Devono essere individuati i settori di intervento e di sviluppo, su cui vogliamo puntare. Se la scelta è il turismo non possiamo continuare ad avere un IVA al 22%". Non abbiamo ancora risolto il problema della continuità territoriale e quello sulle compagnie, che operano per metterci in continuità con il mondo, qual è la sua idea? "Sulla continuità territoriale devo considerare almeno cinque punti di congiunzione con la Penisola. Sulle compagnie ho un mio pensiero, prima di tutto deve esistere una contrattazione con lo Stato, chiarire i percorsi, magari rinunciare anche a dei contributi pubblici, non certamente alle entrate e agli accantonamenti, ma soprattutto puntare sulla fiscalità. Con la modifica dell’art. 12 dello Statuto, possiamo riscrivere la parte dello sviluppo economico, con un nuovo piano di rinascita, in chiave moderna e non su tutto: una Sardegna con un’identità innovativa e green. il rapporto con l’Ue per le compagnie deve basarsi sugli articoli specifici del trattato europeo, che ha consentito alla Germania di riequilibrare la parte est e quella ovest al momento della ricongiunzione. L’Italia non ha mai scelto di fare un ragionamento analogo per il Sud in genere e per le sue due isole, Sardegna e Sicilia. nella tipologia per cui il Sud e il ri-equilibrio insulare devono essere trattati diversamente. Victor Huckmar, lo studioso delle zone franche, rilevò per la Sardegna tutti gli indici, che hanno consentito ad altre zone franche di diventarlo, quali infrastrutture, densità abitativa, Pil, situazione logistica, morfologica ed energetica". Perché non è stato avviato ancora un piano serio delle bonifiche ambientali? "Per quanto riguarda le bonifiche dobbiamo attrarre le imprese già all’avanguardia in questo settore ed investire sulla formazione. Magari riuscendo a richiamare capitale esterno, quindi italiano, oltre quello estero. Per rendere un’idea, il Mater Olbia non costituisce la mia massima aspirazione di investimenti esteri nella nostra Sardegna". Possiamo accettare ancora questa grande incidenza delle servitù militari sul nostro territorio? "Le servitù militari sono un problema irrisolto, l’approccio tra Stato e Regione è quello del “corteggiamento”, della concessione. Ma siamo giunti ad un punto per cui bisogna prendere strade diverse o giungere ad un matrimonio. Per noi quelle zone, oggi soggette a servitù, sono quelle da cui si può e si deve ripartire con il rilancio". La riforma sanitaria la ritiene fallimentare nel suo complesso? "La riforma ha fallito alla base, mancano i servizi territoriali di base. Inoltre ha fallito sotto il profilo fondamentale, ovvero nel centrare gli obiettivi di qualità ed efficienza nel settore di salute e welfare, che costituiscono, insieme all’istruzione, il settore principale per la vita e sicurezza dei cittadini. invece di chiudere 260 posti letto, ne hanno chiuso 980 e re-inventato 720. Questo metodo di lavoro ha generato una confusione, che ha consentito l’incremento del numero di incarichi di dipartimento e per le unità complesse di primo livello, generando più costi. A S.Gavino, ad esempio, esistono reparti con cinque posti letto, ed una conseguente proliferazione di costi. Hanno avvantaggiato gli amici degli amici, come è successo per lo smantellamento della chirurgia plastica del Brotzu, disattendendo la missione della stessa rete ospedaliera". Lo sport costituisce un’attività cardine sul piano sociale, qual è la risposta della Regione? "Lo sport è una delle azioni di welfare. La ritengo la prima azione dopo la scuola. Deve stare al fianco della scuola. La Regione aiuta finanziariamente le organizzazioni sportive, ma bisogna “sburocratizzare” il sistema. E'necessario trovare delle formule snelle per far giungere più finanziamenti alle società sportive. sia per quanto riguarda l’attività giovanile, che per le trasferte e la partecipazione ai campionati. Deve ritornare il concetto dello sport nelle scuole in una formula di interazione con le società sportive. A Cagliari, al Cep, Don Matzeu ed Ermanno Iaci, costituiscono l’esempio di come lo sport deve essere interpretato e trasferito ai giovani". Quattro donne in Consiglio Regionale (Daniela Forma, Anna Maria Busia e Rossella Pinna) hanno compiuto un grande lavoro in questa legislatura. "Quello per cui abbiamo lottato in tante, dentro e fuori dal Consiglio, e approvato da tanti, a partire dalla legge elettorale sulla doppia preferenza di genere e la legge, e quella a supporto delle violenze subite e dei figli delle vittime di femminicidio, di cui sono prima firmataria, ha misure uniche in Italia. E'la prima legge che interviene in modo organico, sperando di riuscire a dare un reale contributo per attenuare le conseguenze di questi atti di violenza. la violenza però non dipende da una legge, ma soprattutto da interventi con progetti di educazione affettiva per i giovani. Per quanto riguarda la doppia preferenza di genere, speriamo essa determini un significativo incremento di donne in Consiglio Regionale, aumentando così, sensibilità e qualità delle proposte. La sensibilità è stato l’elemento cardine, che ci ha differenziato in questi anni sul piano politico, unitamente al pragmatismo, che costituiscono caratteristiche tipicamente femminili". Vi è la possibilità di candidare una donna alla presidenza della regione? "Si, è il momento di candidare una donna alla presidenza della Regione e questo costituirebbe un grande segnale attraverso cui esprimere la voglia di condividere con le donne l’attività politica. In ogni caso no ad una donna per forza". La Lega/Psd’Az costituiranno i vostri alleati alle prossime elezioni regionali? "Si, l’alleanza con la Lega/Psd’Az è nelle cose ed è importante". Qual è il futuro di Forza Italia? "In questo momento sono preoccupata perché FI sta perdendo quel punto di riferimento che ha costituito per le imprese, per i cittadini liberi, che hanno creduto nel nostro partito e nel suo presidente, Berlusconi. FI resta comunque un patrimonio di conoscenza, di valori, di capacità nell’assumere un ruolo guida, di pianificazione e programmazione, nel governare. Lo dimostriamo nelle regioni del nord, lo abbiamo dimostrato nella città di Cagliari, lo dimostriamo ad Olbia, a Selargius e a Oristano. Costituiamo, in queste roccheforti, l’esempio della partecipazione alla vita politica e sociale della gente. Dico, senza presunzione, che FI ha gli uomini in grado di farla rinascere e nel momento in cui il populismo verrà meno, quando vi sarà necessità di mettere in campo proposte e soluzioni, non solo proteste, FI sarà presente per riprendere la strada interrotta del riformismo liberale. Potrà cambiare il suo nome o il suo leader, ma la classe dirigente cresciuta e formatasi al suo interno, costituirà sempre un corpo politico unitario. Il ricambio all’interno della dirigenza del partito ci ha condotto allo sviluppo di un lavoro di squadra, non di un “uomo” solo al comando. Premesso che è indiscutibile ed assodato che il leader è il Presidente Berlusconi, l’auspicio è quello di individuare per il futuro un leader in grado di affiancare il Presidente, ed ovviamente capace di rappresentare i moderati, cattolici e liberali". Forza Italia e Sardegna, in che termini ipotizzate il futuro? "La Sardegna potrà costituire la “casa” da cui partire per mettere in atto il progetto di rilancio del partito. Da qui possiamo ripartire affinché si affermi il processo identitario, basato sulla sovranità dei cicli della vita: acqua, rifiuti, energia, innovazione e trasporti. solo se noi saremo autonomi in questi cinque settori, svolteremo e daremo un futuro diverso alla Sardegna". Maurizio Ciotola

Cagliari. Manifestazione dei pescatori di Santa Gilla per gli indennizzi

Saranno stati circa un centinaio i pescatori che questa mattina hanno manifestato sotto i portici del Consiglio Regionale per rivendicare un indennizzo a seguito delle ondate di maltempo che si sono abbattute sullo stagno nel mese di maggio e ottobre. Una delegazione dei manifestati è stata ricevuta in audizione nella commissione Attività produttive del Consiglio. In ballo ci sarebbe la proposta di legge, con prima firma del consigliere Francesco Agus, che prevede "il risarcimento per i danni causati da eccezionali eventi meteorologici alle attività di pesca del Consorzio ittico Santa Gilla". Nello specifico la proposta di legge prevede uno stanziamento di 400 mila euro, per un importo pari a 1.600 per ogni socio del consorzio.

Cagliari. Il Cimitero di Bonaria ospita il Giardino dei Ricordi

Oltre alla possibilità di disperdere le ceneri in mare, operativa già da agosto e alla quale hanno già aderito due famiglie, da oggi all'interno del Cimitero Monumentale di Bonaria è a disposizione di tutti i residenti in Sardegna il Giardino dei Ricordi. Si tratta di uno spazio di circa centocinquanta metri quadri all'interno del quale sarà possibile disperdere, in forma solenne, le ceneri dei defunti che hanno scelto la cremazione. Un'area circondata da piante e siepi per garantire il massimo raccoglimento e la discrezione, dotata al cento di una zona per la dispersione delle ceneri. Sulle pietre di porfido e granito sarà possibile spargere le ceneri che poi, grazie ad un sistema di irrigazione, verranno assorbite dal terreno. “La scelta – ha spiegato l'Assessore agli Affari Generali Danilo Fadda – è nata dall'esigenza manifestata da molti cagliaritani che si stanno sempre più orientando verso la cremazione. Ed è per questo che, oltre allo spazio all'interno del Cimitero di Bonaria, già da oggi è operativo il Registro comunale delle cremazioni”. Numeri in crescita, infatti, per le cremazioni tanto che si è passati dalle 49 richieste del 2011 alle circa mille attuali. E di pari passo sono cresciute le necessità di trovare spazi idonei per la dispersione delle stesse. Una prima opzione data dall'amministrazione è stata quella del mare, ma ora anche lo spazio all'interno del Cimitero di Bonaria sarà una alternativa per le famiglie. “Con il Registro – ha aggiunto l'Assessore Fadda nel corso della conferenza stampa convocata per illustrare i dettagli della nuova possibilità – non sarà più necessario che si facciano questo tipo di disposizioni o per testamento o iscrivendosi alle apposite Associazioni Sarà sufficiente recarsi negli Uffici dello Stato Civile e chiedere di essere inseriti nel Registro comunale delle cremazioni”. L'iniziativa, oltre che per andare incontro alle esigenze di chi in vita ha scelto la cremazione al posto della sepoltura tradizionale, servirà per rivalorizzare il Cimitero Monumentale all'interno del quale sono stati restaurati 224 colombari, che permetteranno la collocazione di un migliaio di urne cinerarie e quindi nuove sepolture a Bonaria dopo oltre cinquant'anni.

Tortolì. Incidente stradale con scontro frontale

E' accaduto nella notte tra sabato e domenica. In base ai primi rilievi una Fiat Coupé, con a bordo due giovani, avrebbe effettuato un sorpasso azzardato, andando contro una Fiat 500 con a bordo tre donne. A causa del violento scontro frontale i feriti ricoverati in Rianimazione all'ospedale di Lanusei sarebbero tre. Tutti non in pericolo di vita. I Carabinieri della stazione di Tortolì hanno avviato le indagini per cercare di definire l'esatta dinamica dei fatti e le relative responsabilità.

Abbandono scolastico. La Sardegna tra le regioni d'Italia più colpite

In base ai dati elaborati dalla Fondazione Openpolis, l'Italia risulterebbe tra i Paesi europei con un tasso di abbandono scolastico tra i più significativi. Tanto da piazzarsi, nel 2017, al quarto posto in Europa con il 14% degli abbandoni (14%). Prima dell'Italia Malta (18,6%), la Spagna (18,3%) e la Romania (18,1%). I dati prendono in considerazione la percentuale di giovani tra 18 e 24 anni che hanno solo la licenza media. Nonostante la negatività del risultato italiano va comunque sottolineato il miglioramento rispetto al 2008 quando la percentuale di giovani tra 18 e 24 anni, con al massimo la licenza media e non inseriti in alcun percorso di formazione erano quasi il 20% del totale. Un miglioramento che fa registrare tuttavia profonde differenze territoriali. Mentre alcune aree del paese hanno quasi raggiunto l'obiettivo europeo, come nord-est (10,3% nel 2017), nord-ovest (11,9%) e centro (10,7%), nel Sud gli abbandoni sono ancora al 18,5%. Tra le regioni più colpite dal triste fenomeno dell'abbandono scolastico la Sardegna e la Sicilia con una percentuale di abbandoni oltre il 20%. Meglio la Campania (poco sotto il 20%) e la Puglia (18,6%). Tra le regioni più virtuose l'Abruzzo (7,4%), l'Umbria (9,3%) e l'Emilia Romagna (9,9%). Poco sopra l'obiettivo europeo anche Marche (10,1%) e Friuli Venezia Giulia (10,3%).

Cagliari. Convegno di apertura Climathon 2018

Si rinnova l’appuntamento con Climathon, la "maratona" mondiale di 24 ore a cui Cagliari partecipa per “selezionare le migliori idee e soluzioni sulla gestione sostenibile dell'acqua, sulla mitigazione delle isole di calore e sull’uso razionale del suolo, utili a contrastare i cambiamenti climatici”. E per rendere la città sempre più green, l’Amministrazione comunale rilancia la sfida e presenta ufficialmente il dossier di candidatura a Capitale Europea della Sostenibilità 2021. È successo stamattina al convegno di apertura di Climathon 2018 ospitato nell’Aula Magna di Architettura al numero 87 di via Corte d’Appello. Al dare il via ai lavori Francesca Ghirra, assessora alla Pianificazione strategica e Urbanistica, che ha parlato anche di “salto di qualità”, riferendosi alle linee d’intervento individuate dal Comune per la European Green Capital, in continuità con quelle sta portando avanti. Il percorso verso il titolo del 2021, di cui Climathon rappresenta una tappa significativa, rappresenta inoltre una “importante occasione per rafforzare i partenariati e la cooperazione sui temi della sostenibilità, creando nuove sinergie tra amministrazioni pubbliche, cittadini, associazioni e imprese per sviluppare congiuntamente le migliori strategie di mitigazione e adattamento per il cambiamento climatico”, ha aggiunto l’esponente della Giunta Zedda. Dello stesso segno l’intervento di Gianluca Cocco dell’Assessorato all’Ambiente della Regione che sostiene l’evento. Sabato 27 ottobre, alle 10,30 la presentazione al Municipio di via Roma 145 dei progetti ideati dai “cervelloni” di Climathon e a seguire la premiazione. Il gruppo che si aggiudicherà il podio più alto sarà invitato a partecipare all’evento organizzato Climate-KIC Italy l’8 novembre all’Ecomondo di Rimini, la fiera leader della green e circular economy nell’area euro-mediterranea.
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