Sassari. Lascia i domiciliari per andare al night

Protagonista dell'episodio, accaduto qualche giorno fa, un anziano di 86 anni, agli arresti domiciliari per ricettazione. I Carabinieri della stazione di Valledoria lo hanno trovato in un night club in compagnia di due donne straniere. Comparso davanti al giudice per la convalida del fermo, l'anziano è stato nuovamente rispedito ai domiciliari. Ora il rischio è quello di finire in carcere con l'accusa di evasione. In questo senso dovrà affrontare l'apposito processo. Tuttavia, considerando l'età dell'uomo, appare improbabile una eventuale carcerazione.

"Craxi doveva morire, come Moro". Dalla tesi di Marcello Sorgi sul suo libro: “presunto colpevole”

Osannare i defunti è una pratica assai diffusa nel nostro Paese, soprattutto quando questo atteggiamento postumo è strumentalizzato per un fine improprio.

Ritengo che le ricorrenze costituiscano l’occasione per una riflessione serena e dialogante, perché la ragione cui la storia non mancherà di riconoscere, non assumerà maggior valenza se strappata dalle “mani” di chi ancora intende occultarla.

Oggi ricorre il ventesimo anno dalla scomparsa del leader socialista, Bettino Craxi, di cui per le azioni politiche condotte e per i progetti politici portati avanti sul piano nazionale ed internazionale, la storia già riconosce statura e onori.

Il sistema politico italiano, ma non solo, negli anni della repubblica sorta dalle ceneri di un disastro bellico, maturato da una dittatura ventennale ambigua e trasformista, si è trovato a dover fare i conti con gli oneri di mantenimento di quelle importanti entità “partito”, attraverso la cui pluralità la democrazia si afferma.

I partiti e tutto ciò che allora intorno ad essi si muoveva, in una elaborazione intellettuale e tecnica del progetto politico condiviso, avevano un costo cui dover far fronte attraverso le risorse disponibili.

Le elaborazioni politiche, frutto di in un continuo confronto tra organi tecnici e politici, permettevano l’affinarsi del progetto sociale e di governo, cui i partiti definivano nelle loro linee programmatiche.

Un lavoro certosino e di lento posizionamento, il cui riconoscimento ammetteva nuovi consensi, per eroderne altrettanti.

Con il fine esplicito di riuscire democraticamente a proporsi alla guida del Paese e delle organizzazioni politiche sovranazionali, in cui partiti convergevano sul piano internazionale.

Ciò che si è voluto impedire è il riconoscere Bettino Craxi, il “Politico”, l’allievo di Pietro Nenni, cui il vivere era un vivere politico, frutto di quella concezione della “politique d’abord”, ovvero la “politica innanzitutto”.

Per questo averlo avvilito e soprattutto essere riusciti a distorcere la sua figura, come è avvenuto una volta avviato il circo mediatico-giudiziario, faceva parte dell’obiettivo principale di quella falsa rivoluzione.

Lo sconfinamento attraverso l’espressione violenta, nei confronti dei partiti della prima repubblica e di quello socialista in particolare, è stato il colpo più duro cui poteva esser sferrato allo stesso Craxi.

Gli anni del circo mediatico-giudiziario, per cui le forche pendevano in ogni piazza del Paese, a emulazione di quelle esposte in Parlamento dai leghisti, sono stati tali anche grazie al grande martellamento mediatico, cui oltre ai gruppi editoriali avversi e conosciuti, vi è stato quello del Cavaliere Berlusconi.

Demolita la politica di quella partitocrazia congelata, Berlusconi con un balzo improvviso, divenne Presidente del Consiglio nel 1994 assemblando una coalizione di destra.

Chiamò anche a far parte del suo governo quell’Antonio Di Pietro, dimessosi dalla magistratura dopo aver restituito i cento milioni ricevuti, per l’acquisto della sua Mercedes, dal banchiere e collettore di tangenti Pacini Battaglia.

Governo a cui Di Pietro, in preda ad una iniziale esitazione, rifiutò di prender parte dopo il “suadente” richiamo del suo ex capo Saverio Borrelli, ma quella mano tesa del cavaliere fece sobbalzare dalla sedia lo stesso Bettino Craxi, oramai in esilio ad Hammamet.

Fu un fatto che troppi cercano di dimenticare, ma che unitamente ad altri seguiti negli anni, tra cui la negazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sul finanziamento illecito ai partiti, concorse a far emergere la compromissione di Berlusconi, con la cosiddetta falsa rivoluzione messa in campo dal circo mediatico-giudiziario.

Negli anni, Forza Italia e il suo presidente/padrone, Berlusconi, condurrà una politica d’intesa con chi come la Lega ed An, hanno contribuito all’espressione violenta di quella che fu Tangentopoli.

Lo stesso Cavaliere avviò con l’opposizione diessina e popolare, in un tessuto organico e politico, accordi in antitesi alle formali contrapposizioni dichiarate in campagna elettorale.

Durante la demolizione strutturale del Paese e della politica, come ulteriore punto a sostegno della tesi che lega i fatti esposti, ricordiamo l’evoluzione di Finivest in Mediaset S.p.a., grazie all’advisor Nomisma di cui Romano Prodi è fondatore, oltre che ex presidente.

Il Cavaliere negli stessi anni, nella permanenza del conflitto d’interessi, decuplicherà le sue ricchezze, garantendo l’avallo e la gestione delle operazioni di decapitazione del sistema politico ed economico esistente.

In ultimo, Berlusconi non andò mai a trovare Bettino Craxi ad Hammamet, se non in occasione del suo funerale.

Oggi grazie al libro scritto da Marcello Sorgi, sugli ultimi giorni di Craxi, “Presunto colpevole”, emerge un fatto che ci aiuta a chiudere il cerchio.

Il suo saggio inizia e avvia il tema che dominerà l’intero libro, con la domanda rivoltagli dall’ex Premier inglese Tony Blair, in merito alla morte di Bettino Craxi.

Blair chiede il perché Craxi, di cui era estimatore politico pur non avendolo conosciuto, fu lasciato morire in quel modo.

Come mai in un Paese democratico, occidentale e tra quelli più sviluppati sul piano economico e sociale, chiede sempre Blair, è stato possibile che un suo ex primo Ministro e statista, non fu salvato, ma lasciato morire in quel modo e in quelle condizioni.

Sorgi fa un’associazione e porta avanti la tesi, per cui Craxi è morto come Moro, in una convergenza di destini politici, cui il nostro Paese non avrebbe mai potuto aprire e non ha aperto.

La morte di Moro e quella di Craxi sono sullo stesso piano.

Del resto, i destini dei due politici, diversissimi e appartenenti a due diverse generazioni, si incrociarono quando Moro fu rapito, durante la sua lunga prigionia, fino all’assassinio, cui Craxi e la componente autonomista socialista volle scongiurare fino all’ultimo.

Moro doveva morire, così come Craxi.

La loro scomparsa dallo scenario politico e istituzionale, ha interrotto l’evoluzione democratica del il nostro Paese, nell’ambito di una propria autonomia e sovranità.

Sorgi descrive bene nel suo libro, i tentativi che furono intrapresi dai figli e dai politici in quegli ultimi mesi del 1999.

Le complicazioni cliniche di Bettino, imponevano altri sistemi sanitari con cui trattare la malattia che lo aggrediva e che di lì a poco, lo avrebbe condotto alla morte.

I molteplici tentativi videro impegnati lo stesso presidente del Consiglio di allora, D’Alema, ma soprattutto vi fu l’importante iniziativa di Andreotti, che come lui stesso dichiarò al figlio Bobo, doveva esser portata avanti sul piano della riservatezza.

In ottemperanza alla nota efficienza, della prassi da sempre adottata dallo stesso Senatore a vita.

Andreotti richiese l’incontro con il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, per poter affrontare le modalità con cui riuscire a permettere il rientro in Italia di Craxi, per curarsi da uomo libero.

Pur trattando il fatto sotto la veste della cronaca politica, Sorgi mette in evidenza l’ingresso a gamba tesa di Berlusconi che, venuto a conoscenza di tale iniziativa, decise di andare al congresso del partito socialista, ove espresse pubblicamente e grossolanamente la richiesta al capo dello Stato, per un intervento a sostegno di Craxi.

Richiesta espressa secondo una formalità, cui lo stesso Presidente della Repubblica, per le sue funzioni, non poteva che respingere al mittente.

Il Capo del partito della Libertà, cavalcò quella drammatica situazione, sorpassando e rendendo impraticabile e oramai inutile l’iniziativa del Sen. Andreotti.

Un fatto cui “ieri” avremmo tutti potuto interpretare come cieco opportunismo da parte dello stesso Cavaliere.

La solita esuberanza mediatica finalizzata alla crescita del suo consenso politico, quanto a sostegno della sua lotta contro la giustizia, che nulla aveva e niente ha di politico.

Oggi è ben chiaro invece che, l’aver “sorpassato” e reso inutile l’iniziativa di Andreotti, nascondeva un fine, cui lo stesso Berlusconi era ben consapevole: rendere impossibile il rientro di Bettino Craxi in Italia ed in Occidente.

Per questo oggi dopo vent’anni è difficile accettare e vedere ad Hammamet, sulla tomba del grande leader socialista e di sinistra Bettino Craxi, quegli stessi soggetti politici che prima lavorarono per abbatterlo, fino alla violenza, e poi cavalcarono le sue idee sul piano propagandistico con fini impropri, ma in realtà senza mai attuarle nelle loro azioni di governo.

Maurizio Ciotola

Sassari. Nuovamente operativi gli ambulatori del Policlinico

Da lunedì 20 gennaio saranno nuovamente operativi gli ambulatori del Policlinico di Sassari. A gestirli sarà il Gruppo Labor, che ad un anno dal fallimento della precedente gestione, riassunzione di tutti i 111 dipendenti coinvolti. Soddisfazione è stata espressa dalla nuova proprietà che promette nuovi ed ambiziosi traguardi per il Policlinico sassarese. Nello specifico, da lunedì, presso la struttura di viale Italia, saranno riaperti gli ambulatori di oculistica, chirurgia, radiologia, ginecologia, ortopedia, cardiologia, dermatologia, orl, neurologia. Per le prenotazioni delle visite sarà possibile contattare il Cup dell'Ats o, in alternativa, contattare direttamente il Policlinico.

Carbonia. Operazione dei Carabinieri negli ovili

Verifiche sull'eventuale somministrazione di farmaci illegali, sul tipo di mangimi somministrati agli animali e sulla situazione igienico sanitaria degli allevamenti. Sono questi gli ingredienti fondamentali che hanno caratterizzato il blitz dei Carabinieri della Compagnia di Carbonia, delle Stazioni di San Giovanni Suergiu e Cortighiana, dei militari del Nas di Cagliari e dell'undicesimo Nucleo elicotteri. In particolare, l'operazione ha riguardato due ovili, in località Sa Tarredda e Monte Leone. La verifica dei militari, finalizzata anche all'eventuale scoperta di armi e droga, avrebbe fatto emergere particolari criticità. In corso ulteriori verifiche su uno degli ovili, incentrate sulle modalità di stoccaggio dei rifiuti.

Cagliari. Muore il giovane coinvolto nell'incidente lungo la statale 387

Purtroppo si è spento il giovane di Selargius rimasto gravemente ferito nell'incidente di ieri mattina lungo la statale 387. Ricoverato all'ospedale Brotzu, le sue condizioni si sono rivelate troppo gravi e dopo un giorno di agonia è morto. La vettura sulla quale viaggiava in compagnia del fratello si era schiantata, per circostanze ancora da chiarire, contro un pulmino, all'altezza del chilometro 7 della statale. Oltre a lui sono rimasti lievemente feriti anche il fratello e il conducente del pulmino. I genitori della vittima hanno deciso di dare il consenso per donare gli organi.

Trasporti. "Tempo scaduto, basta attendere"

E' l'attacco del consigliere del M5S, Roberto Li Gioi, vice presidente della Commissione Trasporti, alla maggioranza all’esito della riunione della Commissione Trasporti. “Basta attese - sottolinea LI Gioi - il Consiglio Regionale deve essere convocato con urgenza, questa settimana, la prossima al massimo. Stiamo rischiando conseguenze devastanti per la nostra economia, alcune già evidenti. E da parte della maggioranza arrivano soltanto risposte dubbie e aleatorie. Dopo aver appreso che il presidente del Consiglio Pais ha proposto la convocazione di una seduta Statutaria del Consiglio regionale da svolgersi in data 3 febbraio, oggi in Commissione Trasporti, ho fatto presente con forza in primo luogo che le regole di svolgimento della seduta statutaria non consentono una discussione ampia e approfondita e quindi la stessa rischia di tradursi in una mera vetrina. E in secondo luogo che stiamo parlando del 3 febbraio, di altri venti giorni d’attesa. Giorni persi. Inconcepibile. Un consiglio sui Trasporti straordinario deve essere convocato immediatamente e non dissennatamente posticipato”. L'attacco del consigliere pentastellato si manifesta in tutta la sua durezza: “il momento è emergenziale – continua infatti Li Gioi – dobbiamo agire subito e programmare azioni concrete, non appuntamenti scenografici. Propongo quindi la convocazione di un Consiglio regionale al quale dovranno partecipare i rappresentanti isolani di tutte le forze politiche, regionali e nazionali. Una riunione a più voci, completa, in cui si prospetti una soluzione adeguata. In questa occasione il Presidente e l’assessore ai Trasporti Todde dovranno comunicarci a che punto sono le trattative attualmente in corso, talmente segrete al punto che noi sardi, al momento confinati dal 16 aprile in poi, non sappiamo assolutamente niente, a parte le poche e vaghe dichiarazioni rilasciate dagli esponenti della maggioranza. Sappiamo che il Presidente Solinas per la continuità territoriale aerea sta chiedendo all’Europa la tariffa unica senza considerare che un modello di questo tipo è stato bocciato dalla stessa UE per ben due volte. È un diritto del Consiglio che rappresenta tutti i sardi sapere quali sono le eventuali alternative pensate dalla maggioranza in caso di bocciatura e anche quali le soluzioni tampone da adottare oggi. Infatti - continua Li gioi - è risaputo che il bando una volta approvato deve restare pubblicato per sei mesi prima di entrare in vigore. Sin dal primo giorno del mio mandato avevo manifestato la preoccupazione che si sarebbe arrivati a questa situazione assurda e drammatica. Purtroppo - conclude il consigliere regionale - avevo ragione”.

Cagliari. Arrestato uno spacciatore a Is Mirrionis

Nella notte tra sabato e domenica i Baschi Verdi della Guardia di Finanza, coadiuvati dalle unità cinofile, hanno tratto in arresto uno spacciatore, un ventottenne cagliaritano colto in flagranza nel vendere sostanze stupefacenti. L'arresto è stato eseguito a pochi giorni di distanza da quello effettuato il giorno dell’Epifania in pieno centro. In particolare le pattuglie dei Baschi Verdi erano impegnate nel quotidiano controllo economico del territorio nel quartiere di Is Mirrionis a Cagliari, quando ha destato sospetto un continuo via vai di persone all’interno della via Castelli, che aveva come punto di riferimento un giovane che si guardava continuamente intorno con fare circospetto. I Finanzieri hanno pertanto deciso di sottoporlo a controllo. Il soggetto, già con precedenti specifici (l’ultimo della serie, una denuncia, proprio ad opera dei Baschi Verdi del capoluogo per detenzione di sostanze stupefacenti nella serata di giovedì scorso) è stato trovato in possesso di 12 grammi di hashish e di 1,74 gr di cocaina, divisi complessivamente in 15 dosi, e 438 euro in banconote di piccolo taglio. Tratto in arresto e posto ai domiciliari, il ventottenne è in attesa dell’udienza che si terrà il prossimo 21 gennaio.

"Hammamet” e la Commissione parlamentare d’inchiesta su “tangentopoli”. Di Maurizio Ciotola

Sono trascorsi ventisette anni dall’avvio di quella che fu chiamata “tangentopoli”; venti dalla morte di Bettino Craxi, ed altrettanti in cui abbiamo attraversato due fasi repubblicane, che non hanno nulla da invidiare alle già tristemente conosciute sudamericane.

In questo lungo periodo intercorso, non si è voluto andare otre la parzialità degli atti prodotti dalle accuse rivolte ai politici, senza spingersi in una compiuta analisi del sistema politico da loro impersonato.

Per oltre vent’anni ci sono stati uomini di tutte le “taglie e misure”, speculativo/affaristiche, che su questa parziale verità hanno costruito le loro proficue campagne elettorali, i loro imperi economici, e compiuto lo smembramento dello stato sociale.

In quegli stessi lunghi anni, l’unica costante del sistema politico, che alternativamente ha governato il Paese fino ad oggi, è stata la volontà di offuscare la realtà politica di quella fase storica, banalmente chiamata della “prima repubblica”.

Se in prossimità dei processi in corso, qualcuno a torto o a ragione, ha posto un veto sull’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sul finanziamento illecito ai partiti, oggi questo veto non avrebbe più alcuna ragion d’essere, almeno nei termini tecnici per cui ufficialmente ci si è opposti.

Potremmo elencare nomi e cognomi di coloro che, nell’invocare la necessità di istituire tale commissione, hanno condotto le loro campagne elettorali, e una volta accreditati in Parlamento, hanno taciuto e dimenticato i loro propositi.

Potremmo fare i nomi, tanti, di coloro i quali hanno vestito i panni delle comparse che, a loro dire, si sedevano dalla parte dei giusti e dei moralisti, in ossequio all’integralismo del momento.

Gli stessi che piegando il capo secondo il vento di burrasca, “venduto” dai mediocri e dagli ipocriti come vento d’innovazione, hanno poi affinato secondo l’interesse personale, il mai dismesso uso della pratica del finanziamento illecito, sempre più in via esclusiva e “pro domo mea”.

Nessuno ha poi condotto una battaglia in Parlamento o nelle sedi istituzionali di pertinenza, affinché tale Commissione parlamentare fosse istituita.

A dire il vero tutti, senza escludere nessuno, hanno lavorato per rimuovere le eventuali richieste in tal senso, nelle sedi parlamentari deputate a tale iniziativa.

Abbiamo ancora oggi giornalisti e pseudostorici, fantapolitologi utili al sistema esistente, che cercano di dare un colpo al cerchio e uno alla botte, nel definire sinteticamente e banalmente, ciò che fu complessivamente la cosiddetta prima repubblica.

Quarantasei anni di politica condotta in un Paese a sovranità limitata, da cui non ci si è mai affrancati, e ove il secondo partito era il partito comunista più grande dell’Occidente, non possono accettare battute o esigue definizioni giudiziarie sul contesto politico di quegli anni.

La presenza statunitense negli organi cardine di potere del nostro Paese, che era ed è vincolato, ob torto collo, alla servile trasparenza nei confronti di quello americano, ci ha portato a registrare eventi sociali, reazionari, di violenza non dissimile da quella posta in essere in sudamerica negli stessi anni.

E persino difficile indicare un singolo attore, senza tener conto dei tanti altri in azione a contorno o in contrapposizione, per cercare di attenerci ai fatti concatenati di quella fase storica.

Un lungo e tormentato periodo di rinascita dopo la seconda guerra mondiale e il ventennio fascista, che nell’esercizio della seppur limitata democrazia, ha visto l’affermarsi della libertà nella neonata Repubblica Italiana.

Perché in fin dei conti, nell’ambito di quelle limitazioni o in contrapposizione alle pressioni illiberali, il Paese è cresciuto economicamente, socialmente e culturalmente, fino ad occupare il quinto posto in ambito mondiale.

Non ritengo azzeccata la definizione per cui “il denaro in politica è come le munizioni in guerra”, perché tale paragone tende ad associare la supremazia momentanea a chi con maggior violenza vince sulla parte avversa.

Il denaro è sicuramente un indispensabile strumento per condurre la politica, che non è relegata alla sola attività dei suoi stessi attori, che s’illudono di attuarla.

La politica, attraverso i suoi partiti, non casualmente richiamati in Costituzione, mette in campo le risorse per individuare e attuare i progetti protesi a realizzare un’idea di società e di Stato, condivise dai cittadini che, per portarla a compimento, si organizzano appunto in partiti.

Cittadini che nell’ambito del loro esistere, non assumono unicamente o essenzialmente il ruolo di politici, ma che con essi condividono quel progetto, attraverso il loro portato tecnico, con cui cercano di contribuire.

E' evidente che tutto ciò non ha alcuna rilevanza giuridica, vieppiù in un processo condotto con il lecito scopo di condannare i rei per atti illeciti.

Un metodo adottato, quello giuridico, che espelle le motivazioni del contesto storico di quella complessa fase repubblicana, da cui è stata marcatamente contraddistinta.

Oggi la prassi di approvvigionamento illecito, ulteriormente sviluppatasi in misura quantitativa e sempre più individualista, quasi feudale, non concorre più allo sviluppo dei partiti, intesi secondo il dettato costituzionale.

La sovranazionalità di cui erano partecipi gli stessi partiti nel mondo, trovò in organizzazioni internazionali momenti di incontro e dialogo, in contrapposizione alle ondate illiberali, reazionarie e belliche, ordite dalle Superpotenze o da gli Stati a loro afferenti.

Organizzazioni che necessitavano di strumenti economici, allo scopo di esistere ed operare nell’ambito di una tutela democratica.

Oggi non possiamo più parlare dell’Internazionale Socialista, che oramai non ha alcuna rilevanza internazionale.

Ma tale organizzazione liberale e socialdemocratica, per anni ha costituito l’ambito di confronto delle realtà politiche locali sul versante internazionale.

Organizzazione che ha assunto ed attuato, attraverso le stesse rappresentanze locali, interventi in contrapposizione a quelle limitazioni di libertà esercitate dall’imperialismo occidentale o dal comunismo sovietico.

Se di alcuni partiti, come il Partito socialista italiano, che costituirono i finanziatori principali di tali organizzazioni internazionali, vagliamo il loro agire solo attraverso la griglia del codice penale, nessuna vicenda storica potrà dirsi pienamente descritta e motivata.

In quest’ottica avremmo sempre e semplicemente una storia barbaramente abbozzata ad usum delfini, come oggi possiamo riscontrare.

Il film “Hammamet”, incentrato sugli ultimi giorni di vita di Bettino Craxi, non ha alcuna pretesa politica e tanto meno storica, ma ha il pregio di ricordarci perché il sistema politico di quella fase storica, ha avuto la necessità di ricorrere, in modo più o meno famelico, a importanti risorse finanziarie.

Richiama il disequilibrio tra le forze politiche autonomiste e quelle legate ai finanziamenti in dollari, direttamente o attraverso il cambio rublo/dollaro consentito in Vaticano.

Perché, come ricordava il Segretario del Partito Socialista italiano, Bettino Craxi, solo coloro che sono già in possesso di tali strumenti, non hanno bisogno degli stessi per fare politica.

Altresì, coloro che sono dotati “ab origine” di tali risorse, in misura determinante per orientare la politica di un Paese, senza necessitare del finanziamento e della condivisione con altri soggetti democratici, fanno parte di élite, cui poco e assai raramente interessa il benessere sociale e civile di un Paese, se non esclusivamente il loro medesimo.

Maurizio Ciotola

Sottoscrivi questo feed RSS

giweather joomla module