Monastir. Incidente stradale, muore giovane di 21 anni

E' accaduto ieri sera lungo la statale 128 in prossimità di Monastir al Km 2,800. La Bmw a bordo della quale si trovava la 21 enne di Senorbì, si è scontrata con una Fiat Punto che aveva a bordo un 27 enne e una 21 enne. Nello scontro, ad essere colpita la portiera posteriore della Bmw, proprio dove era seduta la giovane di Senorbì che è morta sul colpo. Gli altre tre giovani che si trovavano a bordo della Bmw, compreso il fratello della vittima, sono stati trasportati in ospedale, insieme alla 21 enne che viaggiava a bordo della Fiat Punto, in gravi condizioni. La Polizia Stradale ha avviato le indagini per cercare di ricostruire la dinamica dell'incidente.

Le elezioni del 16 giugno 2019. Di Maurizio Ciotola

Domenica a Cagliari, come in tante altre città d’Italia e della Sardegna si eserciterà il diritto di scelta elettorale. Forse pochi ricordano o più realisticamente si rendono conto che, questo diritto è abbastanza “giovane” nelle nostre democrazie, e soprattutto non è eterno. Giovanissimo, per quanto riguarda l’universalità del suffragio, che fino al 1946 escludeva ancora le donne. Già vecchio per le modalità con cui di esso si è abusato e reso quasi inefficace, attraverso regole solo in apparenza democratiche, che hanno ridotto la diversità a sconvenienza. E anche qui, come per lo spazio economico, la politica, nella sua veste di scienza, espressa dal main stream dominante in ambito accademico, come in quello comunicativo, ha forzato la definizione di democrazia fino ad includervi ciò che oggi è dominante, per partorire la cosiddetta “democratura”. Una dittatura espressa sotto le vesti di una democrazia, in cui il reiterarsi delle consultazioni elettorali, non conducono a scelte o cambiamenti, tanto meno al dibattito parlamentare, nello specifico nel Consiglio comunale. In Italia abbiamo un “padre” di questa degenerazione democratica, di cui noi sardi non dovremmo andar fieri, né per lui né per i suoi natali, il cui esercizio istituzionale stava per traghettare l’intero Paese che presiedeva verso un golpe effettivo. i Segni, figlio e padre. Ovviamente andare al “mare” come consigliò un altro leader, Bettino Craxi, in quel lontano 1991, non avrebbe avuto senso, come non lo ebbe nei fatti, perché quella rinuncia al voto referendario conteneva in sé la rinuncia ad un diritto di scelta. Siamo giunti al 2019 dopo anni di applicazione di questa legge, che con modalità simili è applicata anche per l’elezione dei presidenti della Regioni italiane. Ambiti in cui i Consigli sono stati ridotti ad organi muti e di ratifica, incapaci di imprimere scelte differenti rispetto a quelle determinate dal Sindaco o dal Presidente, in solipsistica autonomia, quando va bene, in mano alle lobby di cui sono espressione, nella maggioranza dei casi. Domenica dobbiamo comunque scegliere, perché la rinuncia avallerebbe quella tendenza reazionaria, che ci spinge a non partecipare o che vorrebbe escluderci dal voto, se necessario, adottando un metro di giudizio sul come ci esprimiamo. Scegliere un “capo” che guida un gruppo, non è scegliere un gruppo, un team, che guida un’amministrazione. E'personalizzare la politica, fino a renderla consona o contraria, in funzione della simpatia o della repulsione che abbiamo nei confronti del candidato Sindaco, in questo caso, del candidato Presidente, per quanto riguarda la Regione. Il razionalismo e l’obiettività sociale, derivante da una cultura allargata, che sì, ha le basi nel percorso educativo scolastico, ma è alimentata da una poliedrica conoscenza del nostro tempo, oggi purtroppo non sembra essere strutturale nella nostra società. Se la democrazia è tale nel suo aspetto normativo e formale, senza un’adeguata consapevolezza sociale essa diviene “populismo”, personalismo, dittatura del popolo, nell’ambito delle formalità da cui è imbrigliata, ma non sostanziata. Il degenerare della politica e dei rapporti lobby-istituzioni, è stato attutito da un unico baluardo, la fonte primaria delle leggi, la Costituzione. Essa custodisce e rende invalicabili i principi di libertà e dei diritti di cui siamo portatori. Ovvero in un ambito sociale, di cui la politica tutta è espressione, ove la povertà culturale e democratica è divenuta portante, noi abbiamo il dovere di ripartire dalla Costituzione, non pensare di abbatterla. Se una scelta di destra o di sinistra, non può nel nostro Paese degenerare verso una dittatura fascista o comunista, questo è possibile in virtù della Costituzione della nostra Repubblica Parlamentare. Le sue istituzioni, seppur in parte soggette alle aggressioni di una corruzione devastante, consentono ad un Paese di quasi sessanta milioni di abitanti di continuare a essere tra i dieci più avanzati del Pianeta. Dovremmo ripartire da un referendum, con cui abolire il sistema di scelta dei Sindaci e dei Presidenti delle Regioni, che ha radicato nel Paese contrapposizioni basate sull’inimicizia di matrice personale, piuttosto che sulle divergenze politiche. Perché oggi la scelta è devoluta alla simpatia del “faccione” indotto da i candidati che lo mettono in mostra, piuttosto che dalle loro scelte politiche, molto spesso incoerenti con la coalizione da cui sono portati. Domenica voteremo per un Sindaco, cui dubitiamo in merito alla sua indipendenza, e per un Consigliere, cui sappiamo avrà ridottissimi, se non alcun margine di azione. Votiamo, ma non asteniamoci da far pesare il nostro volere nei prossimi cinque anni, in cui i nostri rappresentanti eserciteranno il loro mandato. Deve prevalere nella società, nel Popolo, di cui siamo parte attiva, la capacità di imprimere con forza e con costanza la nostra volontà, cui i rappresentanti eletti non possono disconoscere o rifiutare di ascoltare. La democrazia è partecipazione e dialogo continuo, non solo un esercizio con cadenza quinquennale. E'contrasto risolto nell’ambito di regole, la cui equità ci consente di trovare soluzioni condivise, senza una limitazione dei diritti dell’altro. Ricordiamoci che, il voto di domenica 16 giugno, è solo un momento di scelta, cui dovrà necessariamente seguire una continua partecipazione, finalizzata a contenere o indurre scelte contrastanti il nostro agire, seppur ammesse sul piano costituzionale. Maurizio Ciotola

Cagliari. Il TAR respinge i ricorsi elettorali di Gaia, Zanchetta e Cilloccu

Dopo aver tremato per diversi giorni, la Lega può tirare un sospiro di sollievo. Infatti i giudici del Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) hanno respinto il ricorso elettorale sulle Regionali del 24 febbraio, promosso da Antonio Gaia e Pierfranco Zanchetta (Cristiano popolari socialisti), e Marzia Cilloccu (Campo progressista). Scongiurato così il rischio di uno stravolgimento del Consiglio Regionale che, in caso di accoglimento del ricorso, avrebbe portato all'esclusione di 14 consiglieri regionali eletti. Tra questi otto della Lega, con il conseguente rischio di nuove elezioni. In attesa di conoscere le ragioni per cui il ricorso è stato respinto, Antonio Gaia ha già annunciato appello al Consiglio di Stato. Nello specifico si contesta l'adesione tecnica di alcuni consiglieri a sette partiti non rappresentati in Aula nella passata legislatura, con l'obiettivo di liberarli dall'incombenza della raccolta delle firme necessarie per poter presentare le liste. Intanto si attende il 26 luglio per la discussione di altri sette ricorsi aventi lo stesso oggetto, presentati da Edoardo Tocco (Fi), Andrea Tunis (Sardegna 20Venti), Luca Pizzuto (LeU), Pietro Cocco (Pd), Gaetano Ledda (Psd'Az), Maria Paola Curreli (Pd) e da un elettore, Pietro Ciccu. Anche in questo caso, se i ricorsi venissero accolti, il rischio è quello di un cambiamento significativo nella composizione del Consiglio Regionale.

Olbia. Arrestato 28 enne con 7 kg di cocaina

E' sbarcato ad Olbia da Livorno con 7 chilogrammi di cocaina. Il giovane, di nazionalità albanese, era insieme alla compagna 23 enne di origini romene. Al suo arrivo è stato bloccato dai ilitari della Guardia di Finanza ed è stato arrestato. La compagna è stata invece denunciata a piede libero. I due viaggiavano a bordo di una Volkswagen grigia. Una volta sbarcati hanno visto il posto di controllo delle Fiamme Gialle e hanno cercato di defilarsi. Un comportamento che ha destato l'attenzione dei militari che, con l'ausilio di cani antidroga, hanno perquisito l'auto. L'esito della perquisizione ha portato alla scoperta, in un sottofondo ricavato tra il sedile e l'alloggiamento della ruota di scorta, dei 7 chilogrammi di cocaina. Un carico prezioso che al dettaglio avrebbe potuto fruttare oltre un milione di euro. Sequestrati anche quasi 2.000 euro in contanti, probabilmente frutto dell'attività illecita.

Agricoltura. Ora arriva anche la minaccia delle cornacchie

Dopo le cavallette anche le cornacchie. Non c'è tregua per per gli agricoltori sardi, soprattutto quelli localizzati nella zona di Oristano. Qui i temibili volatili stanno letteralmente devastando le coltivazioni primaverili ed estive. Preoccupazione viene espressa da parte di Coldiretti Oristano che lamenta i ritardi della programmazione finalizzata al contenimento delle cornacchie nelle campagne oristanesi. Le più pericolose sono le cornacchie grigie, per le quali l'associazione di categoria auspica provvedimenti urgenti e azioni di contrasto. Intanto si fanno sentire gli ambientalisti che sottolineano come ci siano diverse criticità nei piani di contenimento. In tal senso, a esprimere la propria opinione è anche il Gruppo d'Intervento Giuridico Onlus (Grig) che all'allarme di Coldiretti replica: "ogni tanto spunta fuori un animale nuovo che distrugge tutto. Un periodo è toccato persino ai fenicotteri". Lo stesso Grig evidenzia che alla fine tutti i danni all'agricoltura non sono poi così devastanti, visto che gli indennizzi regionali rappresentano una cifra relativamente modesta.

Meteo. Settimana variabile con caldo, pioggia e abbassamenti delle temperature

La settimana si è aperta con un cielo coperto e alcune gocce di pioggia. Le prime ore di lunedì mattina sono state infatti caratterizzate da una fitta foschia e una temperatura abbastanza fresca. I cambiamenti climatici repentini che impatteranno sulla settimana appena cominciata sono l'effetto della nuvolosità stratificata, con afflusso di correnti meridionali, che al momento transita sull'isola. E' quanto confermano gli esperti dell'Aeronautica Militare di Decimomannu. Martedì è previsto l'arrivo di nubi alte che si diraderanno dal pomeriggio a seguito per l'ingresso di correnti nord occidentali. Giovedì arriva l'estensione dell'anticiclone africano nel bacino del Mediterraneo che porterà un progressivo aumento delle temperature. In base alle previsioni il caldo più insistente si manifesterà durante la giornata di venerdì, con temperature massime fino ai 40 gradi. Nei giorni successivi il termometro farà registrare temperature tra i 27-28 gradi, in particolare sabato e domenica, grazie all'arrivo di correnti occidentali più fresche. Una situazione che porterà l'arrivo di temporali e piogge improvvise.

Intervista a Marcello Veneziani. Di Maurizio Ciotola

Marcello Veneziani, giornalista e scrittore, saggista, ha presentato a Cagliari il suo ultimo lavoro, “Nostalgia degli dei”, edito per Marsilio, su invito dell’associazione "Noi e voi insieme". Gli dei di cui parla Veneziani nel suo libro, sono gli “intramontabili”, in antitesi alla nostra esistenza, al tramonto dell’essere umano. Per cui la nostra caducità ci fa guardare agli “dei”, come a principi, essenze, idee che non tramontano. Il riferimento cui l’autore rivolge al “dio” non è di tipo confessionale e tanto meno teologico. Parla di una religione laica, che non intende sostituire la religione con una idea vaga di divinità. Ma che l’individuo pensa e ragiona intorno a dio, se non dentro dio, senza però affrontare nel testo, la fede in dio. Veneziani pensa l’essere umano all’interno dell’ordine dell’Universo, come parte dello stesso e per questo i meccanismi del pensiero umano, non possono essere al di fuori di questa sequenza omnicopmrensiva.

"Possiamo credere o non credere in dio, ma questo principio, che regola l’Universo, è la regola entro la quale noi siamo", dice Veneziani. Afferma sempre l’autore che al di la di questo dio, inteso come origine e principio dell’Universo, può esistere quel dio affabile e caldo a cui noi crediamo ogni giorno per fede personale, ma quest’ultimo, specifica, non è il dio che affronta nel suo libro. Il tema della nostalgia, non richiama il dolore di una perdita, ma la nostalgia delle origini, e mette in luce l’esigenza, presente in ognuno di noi, di ritornare all’inizio. Ad un nuovo inizio, aggiungiamo noi. L’autore fa riferimento all’origine in cui c’è un inizio che è prima del tempo, che si rifà a quell’essenza del nostro essere al mondo. Per l’autore la nostalgia ha un suo portato paradossale, per cui essa assume le caratteristiche di un’aspettativa. Una nostalgia del futuro. Rapporta alla condizione attuale le sue riflessioni, per cui il nostro vivere apparentemente dilatato, attraverso gli strumenti tecnologici e comunicativi, è di fatto un mondo ristretto tra noi e l’interfaccia comunicativa, privo di una dilatazione temporale da cui è espulsa la tradizione. E'sicuramente un libro intriso nella vita e nella storia, quindi legato anche alla dimensione della politica, intesa quest’ultima come aspetto fondamentale della vita umana. Veneziani fa un importante richiamo alla tragedia politica e civile, che è parte del nostro passato storico e costituisce una ferita ancora aperta. Il riferimento è evidentemente al regime fascista, alla guerra, a quella civile, e alla ferita ancora aperta di quel passato, che vide vinti e vincitori appartenenti allo stesso popolo. L’autore non esprime un giudizio sulle responsabilità storiche, ma si limita a guardare gli eventi tragici del ’45 sotto la luce classica della tragedia. Richiama l’Iliade e le suppliche di Priamo ad Achille che richiese il corpo del figlio Ettore, per dargli degna sepoltura. compiendo così un profondo atto di umiliazione. un atto che non riguarda solo l’aspetto formale ed umano, ma è un momento catartico di purificazione.

"... Se noi vogliamo digerire le tragedie della nostra storia dobbiamo compiere degli atti di catarsi e dei riti di purificazione, che consentano di poter in qualche modo, non cancellare, ma rimarginare quella ferita. riuscire a concludere quel periodo feroce, senza una mutazione dei giudizi o una rimozione delle responsabilità..."

In quegli atti conclusivi della seconda guerra mondiale, in Italia, con l’epigono in piazzale Loreto, l’autore evidenzia l’assenza di una figura terza, un’Autorità, fuori dal fascismo e dall’antifascismo. un “Padre”, un Re, un Sacerdote, che richiedesse la restituzione di quei corpi, compiendo, con quell’atto catartico, attraverso un rito, un necessario passo per la ricongiunzione civile di un Paese martoriato e separato.

D: Oggi i diritti umani possono essere assunti come punti di riferimento per l’intera società, in alternativa agli dei di cui parla?

Veneziani: "I diritti umani non sono sostitutivi degli dei. Nel senso che ciò che caratterizza l’umanità è la precarietà, la fragilità. Quindi inevitabilmente il loro tratto relativo, contingente, passeggero. I principi intramontabili cui fanno riferimento gli dei, rappresentano invece un altro orizzonte, un altro riferimento. non entro nel merito se sia giusto o meno difendere i diritti umani, probabilmente è una scelta giusta. ma non è una scelta sostitutiva. E se dovesse diventare sostitutiva, sarebbe una scelta autolesionista. perché avrebbe la pretesa di un’autorevolezza umana in grado di sostituire i principi fondamentali e immutabili. noi non siamo né fondamentali né immutabili. Siamo tutti di passaggio. E' il senso del limite quello che caratterizza l’umano".

D: L’assenza degli dei in quest’epoca, in cui la limitatezza dell’essere è mascherata da un’illusoria interazione multifunzionale, sembra condurci verso una visione minima di quanto accade. Nei fatti però la gioventù attuale, sembra intravedere un futuro differente. Come se loro avessero voluto abbandonare l’idea di pesantezza, di cui sono stati causa gli “dei” nei secoli precedenti, intesi come causa di grandi dolori per l’umanità. Non pensa che l’umanità stessa voglia abbandonare questa via, per ricercarne una più fluida?

Veneziani: "Io credo che gli dei non siano soltanto come a volte sono stati rappresentati nella tradizione occidentale. Soltanto come il segno del sacrificio, del dolore e del martirio. a volte sono stati, in modo evidente, la risposta al dolore, alla sofferenza umana. Sono stati un lievito di speranza. Hanno dato aperture di vita a chi sembrava non ne avesse più. I suicidi si sono, come dire, trattenuti sull’orlo di tale decisione, proprio perché c’era un’apertura all’idea di Dio. Io credo occorra, invece, avere capacità di confrontare il senso del divino. Non semplicemente attraverso un’esperienza vissuta o un’immagine che ci è stata consegnata, ma attraverso un confronto di tradizioni, di civiltà. Quante opere sono fiorite nel nome dell’arte. Quanti sono gli esempi fulgidi di pensiero e architettura, di bellezza, di poesie di cui sono stati origine. Perché dovremmo avere un’idea solo luttuosa della religione? Si tratta di riaprirsi a questa dimensione molto più sinfonica della divinità, che non è semplicemente il ricordo della nostra mortalità. E'anche il presagio di qualcosa che continua oltre la nostra morte. C'è un lato luminoso nelle religioni, che non può essere cancellato da quell’aspetto, triste, luttuoso, doloroso, che viene di solito identificato con le religioni del passato".

D: "La tradizione e la religiosità ci conducono a Pier Paolo Pasolini. Lui attribuiva alla modernità la grande responsabilità della cancellazione delle tradizioni. E'stato un profeta inascoltato?

Veneziani: "Pasolini aveva colto negli anni sessanta questa frattura, e devo dire che lui è stato un implacabile critico di questa deriva nichilista del sessantotto. Però aveva già detto negli anni sessanta che, noi viviamo tra macerie morali, spirituali, che lui diceva essere ben più gravi delle macerie della seconda guerra mondiale. Perché riguardano l’animo umano. lui aveva capito che noi stavamo vivendo questo trauma della perdita del sacro. Del senso religioso e quindi questa vitalità spirituale da noi perduta. Pasolini ne portava il lutto. Pensiamo alla sua visione apocalittica della storia, che nasce proprio da questa convinzione, per cui la grazia ci è stata negata. Viviamo in un mondo senza redenzione. Questo aspetto tragico di Pasolini non è mai colto nella sua interezza. Viene sempre ricordato nei suoi aspetti più banali, di denuncia, per alcuni tratti passeggeri della società degli anni sessanta. Invece c’era questo profondo discorso religioso di Pasolini, che a mio parere in quest’epoca, potrebbe costituire un punto per la ripartenza".

Maurizio Ciotola

Cagliari. Giovane di 26 anni aggredita durante una festa

Prima le aggressioni verbali, sotto formo di pesanti apprezzamenti, dopo l'aggressione fisica contro di lei e la persona che ha cercato di di difenderla. L'episodio è accaduto nell'ambito di una festa universitaria, organizzata da Unica 2.0. A raccontare i fatti è la stessa giovane, attraverso la sua pagina Facebook. In base alla sua testimonianza gli aggressori sarebbero due giovani con un marcato accento cagliaritano sui 18/20 anni. I due dopo i volgari apprezzamenti rivolti alla ragazza, sarebbero stati allontanati dall'organizzazione, ma a distanza di circa 2 ore la hanno rincontrata insieme alla persona che era con lei e hanno ricominciato con le aggressioni verbali. A questo punto, mentre ha cercato di allontanarsi, hanno circondato la persona che era con lei, l'hanno colpita e poi hanno tirato un pugno in faccia alla stessa giovane, causandole l'apertura del sopracciglio. Quanto accaduto è stato condannato da Unica 2.0 che in una nota ha precisato di aver affiancato la ragazza nella denuncia del fatto, evitando un'uscita pubblica dei due aggressori per agevolare le indagini e per non offrire il fianco a facili strumentalizzazioni mediatiche.
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