Quartu Sant'Elena. Riapre al traffico il ponte lungosaline di Viale Colombo

Chiuso al traffico lo scorso 4 novembre, riapre al traffico il ponte lungosaline di Viale Colombo sul canale Perdalonga. Dopo 26 giorni di cantiere caratterizzati dagli interventi di demolizione e ricostruzione, la riapertura ufficiale è prevista per il 6 dicembre alle 10. La chiusura del tratto di strada è stata resa necessaria a seguito del distacco di strati corticali della struttura in calcestruzzo a ridosso del bordo del ponte. In particolare dopo i lavori di demolizione, l'impresa incaricata ha riposizionato i nuovi assi, ha messo in posa il calcestruzzo e dopo 15 giorni di asciugatura, è stato posizionato l'asfalto. Viene così ripristinata la viabilità originaria, modificata temporaneamente da percorsi alternativi per consentire i lavori di ripristino del ponte.

Alghero. Pericolo scampato per il crollo del tetto

E' accaduto in via Manzoni. Il forte vento ha divelto la copertura isolante e la grondaia di una vecchia palazzina, precipitate per strada. Per fortuna al momento dell'incidente nessuno transitava nella via interessata, usualmente molto trafficata. Si è quindi scongiurata la tragedia e nessuno ha riportato alcun danno, neanche le macchine che sostavano nell'area. La palazzina in questione è stata messa in sicurezza grazie all'intervento dei Vigili del Fuoco, mentre la Polizia Locale ha provveduto a far spostare le auto in sosta e a gestire la viabilità.

Cagliari. Il Museo archeologico diventa museo dall’autonomia speciale

Nel pomeriggio di oggi, martedì 3 dicembre, il ministro della Cultura, Dario Franceschini, ha confermato, con una telefonata al sindaco Paolo Truzzu, la notizia secondo cui il Museo archeologico di Cagliari diventa museo dall’autonomia speciale e dunque andrà a far parte delle grandi eccellenze nazionali. Il sindaco, nel ringraziare il ministro, ha sottolineato che “ci sono le basi per una collaborazione molto proficua, Cagliari e la Sardegna hanno enormi potenzialità”. Il ministro Franceschini ha rimarcato l’idea di investire risorse importanti per valorizzare al massimo i giganti di Mont’e Prama.

“Un ringraziamento particolare – ha affermato Polo Truzzu - va al gruppo di lavoro che in questi anni ha gestito il Museo archeologico. Un team che ha proposto una Sardegna inedita e dal taglio internazionale, con eccellenti risultati di critica e pubblico”.

Un bando internazionale apposito sceglierà un nuovo direttore che farà crescere ulteriormente il museo.

“Sarà opportuno guardare alle grandi esperienze senza tralasciare chi, tra i sardi, si è fatto apprezzare per il duro lavoro sul campo. Continuerò a lavorare – ha concluso il sindaco Truzzu - perché Cagliari abbia un sistema museale integrato e innovativo, che unisca passato e contemporaneo. La città si presta a mettere insieme qualità della vita, eventi culturali, ricerca e innovazione. Con la cultura possiamo creare posti di lavoro e fare benessere sociale”.

Monserrato. Policlinico primo in Sardegna per le nascite

In base al rapporto elaborato dal portale di public reporting delle strutture sanitarie italiane (www.doveecomemicuro.it ), il Policlinico di Monserrato risulta essere il primo in Sardegna per numero di nascite. Dai dati, emerge chiaro il primato della struttura di Monserrato con 1.725 parti nel 2017. A seguire l'ospedale Santissima Trinità di Cagliari con 1.399 nascite e, al terzo posto lo stabilimento Cliniche San Pietro-Aou di Sassari con 1.158. Numeri importanti anche per il Giovanni Paolo II di Olbia (976 parti) e per il San Francesco di Nuoro (917). A livello regionale gli ospedali pubblici o privati accreditati che effettuano parti sono 13, erano 17 nel 2016. Sempre secondo il rapporto sulle strutture sanitarie italiane, il 23,1% rispetta il valore di riferimento fissato a 1.000 parti l'anno , contro il 18% di tre anni fa. Per Sarebbe invece il 38,5% delle strutture a non rispettare il valore minimo di 500 nascite all'anno (era il 53% nel 2016). In tema di tagli cesarei, nell'isola sarebbe il solo Santissima Trinità di Cagliari a rispettare la soglia ministeriale del 25%, calcolata sull'esecuzione di 1.000 parti all'anno (15% è la soglia ministeriale per le strutture sotto i 1.000 parti).

Il capitalismo non governato, i suoi fallimenti e la genesi dei disastri umanitari. Di Maurizio Ciotola

La finanziarizzazione delle società di capitali non quotate in borsa e di enti pubblici trasformati in società di capitale, ha costituito per trent’anni l’obiettivo comune di quasi tutte le forze politiche, avvicendatesi al governo del Paese.

La spinta forzata dei soggetti finanziari internazionali, secondo un’idea globale cui adeguare la ristrutturazione dell’economia italiana, era ed è prevalentemente mirata a rendere quest’ultima, permeabile ai flussi del capitale globale.

La miccia del debito pubblico, per la sua dimensione, fu quella attraverso cui nel nostro Paese, quel pensiero unico mondiale aprì una breccia ideologica, e in tal misura tuttora acriticamente sostenuta da gran parte degli economisti in cattedra, quanto dai media.

La privatizzazione prima e la finanziarizzazione dopo, assunti dogmaticamente come obiettivi irrinunciabili per abbattere il debito, diventarono opinione comune e unica via da percorrere.

Dalle stesse privatizzazioni e cessioni aziendali furono raccolte poche briciole, ma l’aver escluso totalmente o parzialmente lo Stato dai beneficiari dei loro cospicui incassi, generò nel tempo ulteriore deficit.

Il più grave danno però fu determinato dal sottrarre il controllo politico, nell’equilibrio e nella sollecitazione di mercato, di questi attori economici di primo piano nel sistema economico nazionale ed internazionale.

In misura più banale è come se in famiglia, ci privassimo del mezzo grazie al quale riusciamo a sopravvivere, al fine di cercare di tamponare un debito contratto con alcuni componenti della famiglia medesima.

Un debito che, inevitabilmente, continuerà a crescere in assenza di questi strumenti, attraverso cui, in parte, era possibile coprire il fabbisogno dello Stato.

Il debito pubblico del nostro Paese, dai primi anni novanta ad oggi non ha subito alcuna inflessione, anzi è aumentato corposamente, nonostante le vendite delle ricche aziende di Stato, giacché quelle improduttive e deficitarie sono ancora a nostro carico, e solo una minima parte di esse è stata estinta.

La crescita del debito è avvenuta pur essendo intervenuti sulla contingentazione dei mezzi finanziari, disponibili presso tutti gli enti statali e locali, limitando al minimo interventi di manutenzione ordinaria e di sviluppo, fino a spingersi violentemente verso una contrazione del welfare.

Viceversa abbiamo riscontrato un carico finanziario crescente, diversamente da quanto ipotizzato e che in teoria avrebbe dovuto subire una inflessione, grazie al trasferimento degli oneri di quei servizi oggi trasformati in business per altre entità, non più statali.

Un fabbisogno cui la contingentazione imposta, avrebbe dovuto garantire la sua stabilità, se non il suo contrarsi in termini assoluti.

Le società di capitale, incluse quelle partecipate in misura minoritaria da Cdp e in alcuni casi dal ministero delle Finanze, grazie all’assegnazione di concessioni pluriennali, in monopolio o in abuso di posizione dominante, hanno attuato ristrutturazioni aziendali di pura matrice contabile, fino ad incidere negativamente sui servizi resi all’utente, al cittadino.

L’intervento primario agito da queste società, la cui attenzione principale è rivolta al mondo finanziario e azionario, è costituito da una grande spesa devoluta alla costruzione della loro immagine, per lo più irreale.

Per altro le stesse amministrazioni societarie, attraverso operazioni contabili e certificazioni al limite del lecito, hanno falsato e disatteso le reali condizioni delle strutture cui sono chiamate a esercire, in quanto missione principale definita nell’affidamento concessionario.

In tutti i casi o quasi, queste società sono state contraddistinte da una ambivalenza contrapposta, quella finanziaria, di cui al Cda, e i soggetti “tecnici”, che hanno cercato di garantire nell’ambito delle loro competenze e delle possibilità, la rispondenza industriale di tali servizi.

Laddove l’ambito tecnico non ha saputo o non si è voluto adeguare ad un’irragionevole gestione, è stato scalzato attraverso una “rigenerazione” delle strutture gerarchiche, con soggetti pienamente asserviti alle linee dei Cda, sul piano finanziario, quanto privi di reali cognizioni, sul piano tecnologico e di gestione.

Se noi dovessimo andare a rivisitare i piani industriali, gli interventi, le spese, gli errori che si nascondono nelle pieghe contabili, con gli occhi di chi possiede una conoscenza industriale delle società in esame, potremo cogliere la loro irragionevolezza ad origine dell’inefficienza derivante, se non del fallimento incombente.

Dopo trent’anni abbiamo sotto gli occhi il degradante fallimento di questa “pseudo-rivoluzione”, cui utili idioti hanno dato il via e altrettanti opportunisti hanno voluto accompagnare, in una condivisione del bottino prospettato.

Gli eventi attuali mostrano quale sia il grado di crisi e precarietà in cui grava il nostro Paese, sul piano dei servizi e delle infrastrutture.

Diversamente, nell’ambito dell’indebitamento individuale, i cittadini italiani, in media, che è sempre quella del pollo di Trilussa, non risulterebebro indebitati nella misura dei loro concittadini europei.

Questi ultimi, infatti, risultano oberati da debiti personali per far fronte ai servizi di welfare non più a carico dello Stato, consentendo così ai loro Paesi una limitazione del debito pubblico.

Un debito che trasferito sui singoli, ha la forza di limitarne libertà e possibilità d’azione, proiettandoli in una subordinazione totale, determinata dalla ricattabilità finanziaria di cui diviene vittima.

Anche per gli altri Paesi europei l’indebitamento dei singoli cittadini è una media per cui vale la regola del “pollo”, per cui il maggior onere è sempre a carico delle classi subalterne, cui la limitazione dei redditi opera a sfavore, riducendo ulteriormente la loro libertà.

Possiamo asserire che potremo restare parzialmente protetti e al riparo dal disastro finanziario ed economico, cui siamo inevitabilmente legati, fino a quando il welfare di Stato ottempererà al suo compito e il risparmio privato sarà al riparo da un’erosione pianificata.

I limiti di tutela del welfare, decisi in Parlamento, spostano il peso degli oneri finanziari dallo Stato sul singolo cittadino, non in modo proporzionale e ancor meno sopportabile.

Allo spostamento di questi limiti di tutela, dovrebbero dovuti corrispondere riduzioni di finanziamento, verso i soggetti economici che in origine assolvevano a tale compito.

Lo Stato o gli enti locali nel ridurre la spesa specifica ed alleggerire quella generale, dovrebbero determinare nel bilancio finale, una riduzione dell’indebitamento pubblico e del prelievo fiscale, quest’ultimo nella qualità di strumento di copertura del fabbisogno.

Nulla di tutto questo è avvenuto in trent’anni, se non una brutale riduzione delle tutele, cui il welfare fino ai primi anni novanta garantiva.

Abbiamo invece registrato un’impennata della pressione fiscale, unitamente alla crescita spasmodica del debito pubblico in valore assoluto.

Ovvero il fabbisogno di Stato è cresciuto a dismisura, nonostante un esplicito disimpegno del medesimo, nei confronti dei servizi per il cittadino.

La crescita della povertà e la riduzione della base imponibile, ha trasferito e acuito gli oneri dell’imponibile fiscale sui restanti soggetti attivi della popolazione.

Siamo di fronte ad una trasformazione economica e finanziaria fallimentare, che ha generato maggiori e crescenti povertà, senza sviluppare riduzione degli oneri per lo Stato, che sempre crescenti evidentemente prendono altre vie, non rispondenti ad economicità ed efficienza, ma a operazioni di saccheggio preordinate e accettate, se non pienamente legalizzate.

Operazioni che generano il divario sociale e inducono inevitabilmente ad un caos generale, non dissimile nella sostanza da quelli attraversati nel secolo passato, quando i detentori del capitale hanno spinto verso una depauperazione delle masse, blindato il potere politico e istituzionale in un regime totalitario.

In forme differenti, ma non dissimili, oggi stiamo attraversando l’ennesimo fallimento di un’aggressione capitalista, non più governata da una politica sociale e democratica, la cui effettiva espulsione dal governo dei popoli, non in termini formali, trova origine nell’assunzione di quel “verbo” travolgente, quale dogma ideologico, che è il pensiero unico della globalizzazione delle merci e delle finanze.

Maurizio Ciotola

Rischio idrogeologico. Sardegna fortemente esposta al rischio alluvioni

E' quanto sostiene l'Ordine dei geologi che lamenta i forti ritardi dei comuni nell'esaminazione e approvazione degli studi sul rischio idrogeologico. Una situazione che richiederebbe più prevenzione, più personale a disposizione, e più geologi. Problemi di carenza di personale anche per l'Autorità di bacino che con l'Ufficio del distretto Idrografico della Sardegna rappresentano le strutture istituzionalmente delegate per contribuire a mitigare gli effetti delle inondazioni. Da qui l'auspicio per un ricorso maggiore ai geologi, unici professionisti in grado di effettuare tutte le verifiche e gli studi del caso, direttamente sul terreno. Di fatto - come sottolineato dall'Ordine - i geologi professionisti, impegnati nella valutazione del rischio idrogeologico possono mettere in campo competeze specifiche basate in particolare sulla conoscenza delle dinamiche di erosione dei versanti e l'individuazione precisa e approfondita delle aree nelle quali i fiumi naturalmente esondano. Competenze fondamentali che vanno oltre la criticità della mancata pulizia degli alvei.

Reddito di cittadinanza. In Sardegna ne beneficiano quasi 40 mila nuclei familiari

In base al rendiconto sociale dell'Inps, relativo al biennio 2017 - 2018, in Sardegna sarebbero quasi 40 mila i nuclei familiari che fruirebbero di un reddito di cittadinanza, per un importo medio pari a 489,82 euro. Un dato, aggiornato ad ottobre 2019, che evidenzia una significativa incidenza del beneficio, soprattutto se si considera la bassa densità di popolazione. La situazione è in qualche misura analoga a quanto emerso con l'introduzione del Rei (Reddito di Inclusione) che, introdotto nel 2018, ha raggiunto il 3% dei residenti nell'isola. Un dato che conferma un'incidenza ben superiore rispetto a quella nazionale (2,2%) e che si aggiunge al Reis, il reddito di inclusione sociale, introdotto dalla Regione nel 2017. Tutto questo fa emergere un'immagine della Sardegna dove regna la povertà. I dati sono stati presentati a Cagliari dalla direttrice regionale dell'Inps, Cristina Deidda, in presenza del presidente nazionale, Pasquale Tridico. E in merito a quota 100, in Sardegna sono state cinquemila le adesioni, evidenziando un tasso del 60%, inferiore rispetto alle previsioni e in linea con il dato nazionale. Oltre a reddito di cittadinanza e quota cento, il rendiconto elaborato dall'Inps rivela che nell'isola gli assicurati sarebbero cinquecentomila, 422 mila pensionati previdenziali. Per quanto riguarda le entrate l'Inps può contare su entrate pari a 1,9 miliardi, a fronte di prestazioni erogate per 4,9 mld . In merito al presidio del territorio, nell'isola l'Inps può contare su 28 strutture e una forza lavoro pari a 799 dipendenti.

Cagliari. Tutto pronto per la 12a CagliariRespira di domenica 1 dicembre

“CagliariRespira”. È il nome dell’intera “mattinata di sport, salute, solidarietà”. Ma anche musica rigorosamente dal vivo, che trasforma le vie del centro storico e i paesaggi del Poetto e del Parco di Molentargius, in un grande e suggestivo palcoscenico su cui si esibiranno complessivamente oltre 3mila atleti e decine di musicisti. Insomma, “una manifestazione quella di CagliariRespira – ha sottolineato l’assessore dello Sport, Paolo Spano – capace di coinvolgere tutta la cittadinanza e portatrice dei valori e dei benefici positivi anche a livello sociale, propri dell’attività sportiva”. A rimarcare la valenza della manifestazione anche il vicesindaco Giorgio Angius, che plaudendo alla capacità organizzativa dell’Asd Cagliari Marathon Club, ha anche definito la manifestazione “volano alla crescita e allo sviluppo della città”, riferendosi all’aspetto socio-economico. Si corre, dunque, il 1° dicembre a Cagliari la mezza maratona più partecipata della Sardegna. Si tratta di un tracciato (21,0975 km) veloce, composto da un unico giro cittadino e che comprende al suo interno la “KaraliStaffetta” (9 + 12 km) e la SeiKlometri (6 km). Per tutte, partenza (alle 10) e arrivo alla Fiera. Per i piccoli campioni (sino a 13 anni di età), la KidsRun. Ma “sabato 30 novembre”, ha precisato Paolo Serra della Marathon Club. Per loro “la partenza è fissata alle 15, sempre dal quartiere fieristico di viale Diaz, all’interno del quale, dalle 10, si affronteranno gli studenti di alcune scuole elementari e medie cittadine che si giocheranno la qualificazione ai campionati studenteschi”. Spettacolo nello spettacolo, “Rock’On”. Sono 11 infatti le band sarde che si esibiranno durante tutt’e quattro le frazioni di gara, lungo il percorso: Last Criminal Explosion, Marco Leo, Cult Fiction, Roosters, Breakingblues, LEss GIULIA from OMS, Pumpkins, Signs of Life, Whisky in The Jar, Alcoholic Alliance Disciples e Glee’s. Daranno la carica ai podisti e intratterranno il pubblico. Inoltre, “da venerdì 29 novembre - ha fatto sapere Paolo Serra – la Fiera ospiterà anche la due giorni di dibattiti su prevenzione e salute, presentazioni di libri e incontri con i top runner”. Insieme all’assessore Spano, al vicesindaco Angius e al presidente Serra, all’incontro coi giornalisti di stamattina al Municipio di Cagliari anche Sergio Lai (presidente FIDAL) e Gian Luigi Molinari (presidente Fiera della Sardegna). Tutti hanno ricordato la figura di Ganfranco Fara, il presidente Coni Sardegna scomparso improvvisamente nei giorni scorsi.
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