Da Ales alla cucina internazionale. Di Antonello Lai

In evidenza Da Ales alla cucina internazionale. Di Antonello Lai
Nel momento del bisogno parabole e proverbi sono sempre lì a dare una mano. Anche se poi questi momenti stanno diventando, piu' che episodi, la normalita' delle cose. La crisi e' la parola d'ordine di tutti i nostri discorsi e lo sta diventando anche dei nostri pensieri. Ma per alcuni e' una sorta di carta d'identita'che vorremmo cambiasse, ma che puntualmente segna il passo. Per questo proverbiali detti come "offrire la rete al posto di donare il pesce" hanno un significato attuale e non solo biblico. E' quello che chiedono chi chiede, capo chino ma dignita' tanta, a chi e' deputato a risolvere i problemi di casa nostra: le amministrazioni comunali, i politici di mamma Regione e, in ultima analisi, lo Stato e la Comunita' Europea, dai quali, sino a prova contraria, dipendiamo. File interminabili di questuanti alle porte degli uffici dei vari assessorati che elargiscono mance. Il leit motiv della giornata di tante persone che hanno perso il lavoro o non l'hanno mai avuto e' proprio questo. E' in queste interminabili code che si intravvede la realta': i mal di pancia si fanno piu' acuti e i rivoli di intolleranza raggiungono le vette piu' elevate. "Si pensa piu' ai migranti che non a noi": e' la frase piu'sentita, ricorrente in queste occasioni. E da un certo punto di vista e' reale il fatto che i denari per gli indigeni non sono sufficenti. O comunque non sono approntate tutte quelle iniziative e progetti che potrebbero offrire posti di lavoro. Si, perche' quella famigerata "rete" serve a costruirsi un futuro che dia merito alle persone per quello che vogliono, possono offrire per loro stessi e per il progresso della comunita'dove vivono. E' piu' facile, o comunque meno faticoso, pensare a contributi veloci che calmano momentaneamente il bisogno. E' anche piu'strategicamente valido, visto nell'ottica de "l'assessore ci vuole bene, ha pensato a noi....diamogli la preferenza, che lui si' che ci tratta bene". Oddio non tutti gli amministratori ragionano e agiscono in questo modo. Ma in molti lo fanno. E chi non ha soldi in tasca prende subito quello che gli si offre e tira a campare. Ma le buone pratiche talvolta vengono espresse. Miracoli? No ... semplicemente una visione piu' costruttiva dei mezzi che vengono messi a disposizione. Accade per esempio ad Ales, dove un nutrito gruppo di donne - 13 - tre quattro volte alla settimana mettono grembiule e cappello d'ordinanza e invadono la cucina dei corsi per cuoco organizzati dalla Consart, del presidente Venanzio Corrias. Il tutto si svolge nell'ambito del progetto "Contaminazioni", un corso sperimentale nell'ambito del piu' complesso indirizzo di inclusione attiva del Reiss. L'attivita' e' curata da un ensemble di lavoro composto dal Professor Marco Zurru, coordinatore oltreche' docente all'Universita' di Cagliari e dalle psicologhe, la dottoressa Barbara Barbieri ench'essa dell'Universita' di Cagliari e la dottoressa Daniela Marceddu. Del gruppo fanno parte anche tre assistenti sociali che seguono passo passo il progetto, così come i protagonisti gia'citati. Completano il gruppo di lavoro lo chef Gianni Picci e il coordinatore tecnico Venanzio Corrias. Il progetto costruito e ideato dal professor Zurru con la supervisione dell'ex coordinatrice del Plus Ales - Terralba, la dottoressa Paola Piroddi, ha potuto contare sull'apporto dei trentadue comuni che compongono il distretto sanitario del Plus e sono stati voluti fortemente, soprattutto dal sindaco dell'Ente gestore, il Comune di Mogoro, Sandro Broccia e con la disponibilita' del sindaco di Ales che ha concesso gli spazi per poter ospitare il corso iniziato a gennaio di quest'anno. Il progetto complessivo e' costato 40 mila euro e ogni partecipante avra' un attestato valido per poter esercitare, aiutandolo cosi' nella ricerca di un lavoro. "Abbiamo iniziato timidamente con la consapevolezza di voler imparare i segreti della cucina nazionale e internazionale, pur avendo i primi rudimenti della cucina mediterranea"- hanno affermato davanti ad un piatto di "lorighittas" ancora fumante. "Certo, l'inizio e' stato faticoso - ha affermato lo chef Picci - anche perche' - continua- il nostro intento era quello di creare un ensemble che lavorasse assieme e in simbiosi. Non cosa semplice in cucina, dove piu'o meno tutti si rivelano individualisti". Ma non poteva essere diverso il percorso, anche perche' tutte le partecipanti, che arrivano dai paesi vici ad Ales, hanno le idee chiare: formare una cooperativa di lavoro che possa fornire catering e pasti a comunita', aziende e proseguire cosi' un percorso virtuoso che le porterebbe ad avere finalmente un lavoro che gli permetta di mandare avanti la famiglia. "Anche perchè - afferamano le psicologhe e le assistenti sociali (Monica,Elisa e Ilaria)impegnate nel corso - si tratta di persone che hanno avuto diversi ostacoli nel loro percorso di vita. Spesso hanno figli che debbono seguire da sole e qualcuna arriva da esperienze familiari che hanno lasciato qualche trauma". Per cui questo cammino diventa un "progetto alla persona" di grande valore, che puo' essere preso come esempio per un secondo step dello stesso corso e per iniziative simili anche in altri campi. Antonello Lai
Ultima modifica ilGiovedì, 12 Aprile 2018 12:08

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