Silenzi e abusi sessuali, le vittime senza voce. Di Maurizio Ciotola

In evidenza Silenzi e abusi sessuali, le vittime senza voce. Di Maurizio Ciotola
Affermare che così fan tutti o così fan tutte è parte di un assolutismo del pensiero o di una verità ritagliata e minima, che non possiamo condividere. Certo è che l’abuso del potere da parte di chi lo detiene, anche solo temporaneamente, è un esercizio cui pochi si sottraggono e non solo in cambio di prestazioni sessuali. E'un do ut des culturale, che per alcuni si espleta dove e come si può, nell’ambito del loro esercizio professionale, quanto in quello generico di una vita vissuta senza averne apprezzato l’essenza e la natura. Pensate alla “violenza” di genere, che il Consiglio regionale sardo, non meno di altri enti locali in giro per l’Italia e dello stesso Parlamento, esercita negando la preferenza di genere. Dovremmo parlare della violenza cui le donne sono soggette dalle frustate verbali, di tanti uomini e tante donne concorrenti, che descrivono in modo immaginifico e spregevole, le “modalità” e le pratiche sessuali, che avrebbero consentito loro l’ascesa professionale, politica, manageriale, artistica, in realtà conquistate con il sudore ed il lavoro. Perché se la violenza subita a causa di un abuso di chi detiene un potere è condannabile e punibile, non altrettanto possiamo fare per quella che è figlia dell’ininterrotto vociare nei corridoi e nelle stanze in cui, per sminuire o screditare tal donna piuttosto che un’altra, tali “modalità” vengono costruite ed attribuite gratuitamente. Non vi è controllo a questo vociare a questo sparlare, a quest’offesa, che ferisce ogni donna rendendola tal volta ancora più cinica o il più delle volte rinunciataria, di una corsa legittima, che la condurrebbe alla naturale ascesa per capacità e saggezza. Un’arma brutale, machista, che non solo i maschi utilizzano per screditare e distruggere, ma che a volte impugnano nella stupidità, che è loro propria, per un “dono” ricevuto dalla rivale più accanita, non competitiva e per questo agguerrita, violenta. Il silenzio ci fa paura, sempre e per ogni aspetto sociale e politico, il silenzio ha i suoi momenti, che ingenerano analisi e riflessioni da cui però devono scaturire le denunce, i confronti, le aperture. Il silenzio della chiesa, il silenzio della politica, quello dei sindacati, degli ordini professionali, della scuola e dei media, questo ci spaventa. Un silenzio fatto di connivenza, di balbettii, vocine e risate. Un silenzio che abbiamo il dovere di rompere e parlare partendo dalla subordinazione imposta da un sistema economico e sociale, che ha barattato il denaro con la consapevolezza delle proprie scelte. Ci si è riappropriati di quel “pecunia non olet”, traslandolo in una società dell’immagine dove pur di esser in prima pagina su fb, sui giornali, in tv, tutto è lecito, ovviamente senza dimenticare la pecunia. Maurizio Ciotola
Ultima modifica ilVenerdì, 03 Novembre 2017 21:56

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