Una riforma sanitaria inadempiente e priva di prospettive. Di Maurizio Ciotola

In evidenza Una riforma sanitaria inadempiente e priva di prospettive. Di Maurizio Ciotola
Ieri abbiamo visto sfilare a Cagliari, sotto il Consiglio Regionale, tanti cittadini dietro le sigle sindacali, dell’Anci e soprattutto dietro le bandiere del movimento indipendentista, che ha indetto la manifestazione. Hanno sfilato i lavoratori del servizio sanitario alcuni cittadini indipendenti, molti rappresentanti sindacali, qualche sindaco, due o tre politici del Consiglio Regionale ovviamente all’opposizione. Ma la riforma sanitaria non riguarda solo gli addetti o alcuni rappresentanti, è un fatto che incide pesantemente sull’intera popolazione isolana, per coloro che risiedono in località distanti dai centri urbani e soprattutto, per i meno abbienti e comunque su tutte quelle famiglie il cui reddito è appena sufficiente ad avere una vita dignitosa. Abbiamo intervistato i rappresentanti sindacali, i sindaci, la forza politica guidata dall’indipendentista Claudia Zuncheddu, che ha indetto la manifestazione, da tutti è emerso che il grande scontento, ma non una lamentela priva di logico costrutto, una puntuale individuazione dei punti deboli della stessa riforma, a nostro parere assurda. Tutti convengono sul fatto che, finora l’unico fatto tangibile della riforma in atto, sono i tagli nei presidi ospedalieri e la folle remunerazione di coloro che gestiscono questa sorta di Asl unica. Vorremmo dare credito alle parole dell’assessore Arru, che con un comunicato “tipo” e blindato, il giorno prima è intervenuto su “L’Unione Sarda” e successivamente ai momenti della manifestazione, con un video, altrettanto blindato, ha comunicato i suoi intendimenti, ma ahinoi, nulla di ciò che lui ha prospettato o di cui ha parlato è stato realizzato o è in via di realizzazione. Esiste una forte e inaccettabile gestione di una fase transitoria, ammesso si accetti il punto di approdo finale definito dalla riforma, che fa intendere e comprendere il pressapochismo con cui la medesima riforma è stata definita sul piano organizzativo e nel dettaglio. L’unica azione percepibile da tutti è riscontrabile nei tagli, nella paventata chiusura di alcuni presidi medici e ospedalieri, nella impossibilità di avere un servizio offerto dagli stessi presidi medici se non attraverso visite effettuate in intramoenia o esterni, che d’incanto si rendono disponibili in periodi certi e tempi rapidi. Concordiamo con l’analisi dell’assessore in merito alla tipologia della popolazione, del suo progressivo invecchiamento e di una necessaria offerta differente da quella attuale, ma questa non può giungere con un buco temporale e fattuale dell’offerta del servizio tra la fase iniziale e quella finale della riforma. Avremmo voluto vedere ieri in via Roma, in piazza del Carmine, sotto il Consiglio regionale, tutta quella cittadinanza abile e in grado di manifestare allo scopo di divenire partecipe del problema, che è bene ricordare, investe tutti indifferentemente, trasversalmente, o quasi tutti. Non i particolarmente abbienti e coloro i quali pian piano, in un esercizio egoistico del bene comune costruiscono, attraverso i contratti firmati tra le parti sindacali e le loro aziende, sistemi di welfare integrativi, sostitutivi. In casi come questi i sindacati dovrebbero indire degli scioperi generali, se realmente vogliono vedere affermato il diritto dei cittadini e dei cittadini-lavoratori da cui sono sostenuti, perché solo questa grande incidenza e non solo quella di categoria, può divenire elemento di pressione determinante sulle scelte politiche adottate. Abbiamo chiesto ai vari rappresentanti politici dei comuni, a quelli sindacali di categoria, se sono stati convocati dalla Commissione nella fase di definizione della riforma, onde capire se vi è stato un dialogo o un consenso accordato in camera caritatis, poi smentito in pubblico. La verità è che si, sono stati tutti convocati, ascoltati, ma in nessun caso le opinioni espresse avevano un carattere vincolante o comunque di influenza sul piano già definito a priori, nei fatti sottratto a verifiche e confronti con gli attori principali in campo medico e ospedaliero o con le amministrazioni locali e i cittadini. Il silenzio della maggioranza, che sostiene questa Giunta è stato impressionante, assurdo. abbiamo sentito chi membro della commissione riunita nelle stesse ore con l’assessore nel palazzo del Consiglio, ha chiesto l’interruzione della seduta perché riteneva inopportuno proseguire nell’indifferenza, rispetto a quanto accadeva fuori del “palazzo”. Ma nessuna audizione è avvenuta dopo tra i rappresentanti presenti alla manifestazione e l’assessore insieme alla Commissione. Ci permettiamo una modesta e banale osservazione, questa Giunta e il suo Presidente, unitamente all’intera maggioranza, costituiscono un fatto temporaneo cui seguirà un altro, con una nuova Giunta e un nuovo Consiglio, ma la riforma così malamente progettata e ancor peggio messa in atto nella sua fase iniziale, incide ed inciderà in modo determinate e irreversibile sulla popolazione della nostra Isola. Una politica lungimirante non può vincolarsi ad azioni del momento che, tra l’altro, produrranno effetti disastrosi nell’immediato, ma ha la necessità di interrompere una “dipendenza” soggettiva, per riappropriarsi dei progetti ad ampio spettro, che consentano a questa Terra di costruire una strada per la rinascita, non per un suicidio assistito. Maurizio Ciotola
Ultima modifica ilVenerdì, 07 Luglio 2017 15:44

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