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Gherardo Colombo: "consapevolezza vs obbedienza". Di Maurizio Ciotola

In evidenza Gherardo Colombo: "consapevolezza vs obbedienza". Di Maurizio Ciotola
"Cinema e legalità" è il progetto attraverso il quale l’ITS Bacaredda - Atzeni, cerca di trasferire ai ragazzi importanti elementi di riflessione sulla legalità. La giornata di ieri è consistita nell’intervento del dott. Gherardo Colombo e nella proiezione parziale e mirata di alcune parti del film <> di Kramer, girato nel 1961. Un vero capolavoro della cinematografia, in cui viene riproposto il processo avvenuto a Norimberga nei confronti di quattro giudici della Germania nazista, rei di aver commesso crimini contro l’umanità. Di seguito è prevista una discussione, una interlocuzione tra i ragazzi e Gherardo Colombo, cui l’ex pm in parte anticipa nell’udire il brusio dei giovani durante la proiezione. Interviene, senza “bacchettare” gli studenti, con i quali cerca il contatto e la sintonia. nel chieder loro di evitare il brusio, con cui disturbano gli altri ragazzi interessati, capisce e chiarisce che, le modalità con cui è stato girato quel film di oltre cinquant’anni fa, non sono quelle, cui i giovani e non solo, sono oggi abituati. Un’apertura, quella di Colombo, che gli restituisce ragione e consente di giungere al termine della proiezione con una sostanziale attenzione della platea. I fatti rappresentati nel film consentirebbero una esplosione dei tanti temi trattati, per i quali non sarebbe sufficiente una settimana di discussione, per poterli affrontare con la dovuta attenzione. Il primo argomento su cui si sofferma Colombo è l’obbedienza in contrapposizione alla consapevolezza. il processo ai quattro giudici verte sull’abnorme esplicazione delle loro sentenze, quanto sull’inazione nei confronti della modifica del corpo delle leggi, attuata dal direttorio nazista, in base alle quali avrebbero dovuto giudicare. Il loro giuramento di fedeltà e obbedienza allo Stato tedesco, avvenuto in piena libertà prima dell’insediamento del dittatore tedesco, Adolf Hitler, avrebbe dovuto condurli ad opporsi all’ingiustizia cui l’applicazione di quelle leggi, modificate dal regime nazista, avrebbe condotto loro stessi nell’azione giudicante. Una consapevolezza cui Colombo richiama l’attenzione, non solo per i giudici del caso specifico, ma per qualunque azione che noi tutti, giudici compresi, compiamo quotidianamente. L’esser consapevoli della scelta, del giudizio, del nostro agire è un diritto. A questo punto l’ex magistrato pone una domanda apparentemente banale, ma centrale per la crescita di una società: "ragazzi perché studiate? per quale motivo l’istruzione nel nostro Paese è obbligatoria nelle scuole per qualunque cittadino fino ai sedici anni?" Non si fanno attendere le risposte, che però inizialmente deludono Colombo, fino a chiedere perché ai ragazzi, agli studenti, non viene posta la stessa domanda e di conseguenza reso esplicito il compito primario dell’istruzione. Ma i ragazzi sono abili e veloci, capaci, riescono a risalire la china, fino a giungere alla risposta di quel perché. Quell’accrescimento di conoscenza e sapere, che consente loro poi di scegliere nella vita, nel lavoro, con oggettività, autonomia e soprattutto consapevolezza della scelta effettuata. E'una risposta che Colombo costruisce insieme ai ragazzi, non con una definizione formale, ma attraverso una dinamica e plurale riflessione. Si scioglie il ghiaccio, una ragazza interroga il magistrato, non sulla certezza della pena, quanto sulla motivazione del diritto di esigere la pena da chi ha subito il danno, quasi a ricompensa di ciò che si è patito o perso. "Il suo senso di giustizia non è il mio", ribadisce Colombo e di rimando richiama i termini di vendetta e giustizia, che non hanno punti in comune. Da cui il senso della “pena”, che in un paese civile e democratico non può consistere soltanto in una detenzione priva di un percorso rieducativo, cui le nostre carceri purtroppo non offrono, sebbene sia previsto dalla Costituzione. C’è un richiamo alla guerra, che prende spunto dalle immagini del film, in cui il giudice statunitense nel giungere a Norimberga, osserva la città distrutta dai bombardamenti degli Alleati. E alla domanda: "per voi è giusto bombardare una città, agire con la guerra contro altri popoli?", la prontezza di alcuni studenti è stata animata da quella che possiamo chiamare "necessaria restituzione" del male subito, in cui ravvediamo un ulteriore senso di vendetta. Colombo non si scandalizza e non si contrappone, ma sottopone gli stessi intervenuti ad esprimere un giudizio: "...ma secondo voi i bambini, sicuramente innocenti, cosa hanno fatto per morire sotto i bombardamenti di un intervento militare?" Il silenzio lo accompagna nel suo ritorno al tavolo dei relatori, da dove, prima di sedersi, saluta e ringrazia i ragazzi, i quali ricambiano con un’entusiastica ovazione. Nel frattempo in questi ultimi minuti sono giunti, frettolosi e disattenti, gli assessori alla cultura del comune di Cagliari e della Regione, ai quali per ritualità verrà data la parola e la cui formalità metterà a dura prova la vitalità di quanto seminato in queste ore dal dott. Colombo nei tanti ragazzi presenti. Maurizio Ciotola
Ultima modifica ilGiovedì, 23 Marzo 2017 14:43

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