"Il ritorno del lavoro a casa delle donne: in quali condizioni e perché?"

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Sabato 4 marzo nell’attivissimo centro “Area 3” del comune di Cagliari, in via Carpaccio 16 a Mulinu Becciu, l’organizzazione “Se non ora quando” ha organizzato un evento dibattito sul lavoro femminile. All’ingresso di questo avamposto di una periferia, che ha saputo ritrovare la sua centralità, sono esposti i meravigliosi lavori, tessiture artistiche e non solo, della signora Fulvietta che, l’otto marzo compirà i suoi ottantotto anni. La presentazione del libro "ripartire da casa" di Sandra Burchi è stata accompagnata da un docu-film di Silvia Savorelli, in cui sono intervistate alcune donne, che hanno attualmente scelto di svolgere il loro lavoro tra le mura domestiche. Nel filmato le interviste fatte a quattro donne, che hanno rifiutato il lavoro in azienda, sono alternate a riprese degli anni ’50 del lavoro femminile svolto in fabbrica e negli uffici. Un’alternanza in contrapposizione che ha saputo mostrare l’evidente contrasto, sul piano della vitalità e della gioia, diversamente espressa dalle tante donne riprese allora, al loro ingresso sul posto di lavoro. La regista ha accentuato questo forte punto dirimente con l’attualità, eliminando suoni e rumori di contorno dalle interviste, con il probabile scopo di far emergere la centralità, più che l’isolamento, di chi nello svolgere il proprio lavoro a casa, riesce a ritrovare. Non avremmo rilevato un identico contrasto, se non addirittura in modalità invertite, qualora i filmati all’ingresso delle aziende avessero ripreso la contemporaneità. Quattro interviste, quattro donne molto differenti e quattro attività creative, la cui connessione con il processo produttivo non comporta una necessità di spazi e tempi condivisi, da cui le artigiane e professioniste si sono allontanate per ritrovare i loro tempi. Se quella condivisione temporale dettata da una organizzazione fordista, ha permesso inizialmente negli anni postbellici una condivisione sociale, in alternativa a relazioni frantumate o impedite in una società fortemente patriarcale, oggi quella stessa apparente condivisione non lo consente più, almeno in linea generale. Questo impedimento, questa evidente recisione delle relazioni sociali, all’interno di aziende improntate sull’esasperazione competitiva delle prestazioni dei suoi addetti, ha generato la fuoriuscita delle donne intervistate, che così hanno potuto o dovuto ri-centrare i propri obiettivi. Centralità e modulazione degli spazi e dei tempi, che però non sempre riescono a trovare sincronicità con una organizzazione sociale ancora giuridicamente e culturalmente regolata secondo un modello fordista, seppur ampliato nel tempo, ma essenzialmente immutato. La fine del docu-film, ha avviato la discussione tematica degli intervenuti al tavolo dei relatori tra cui erano presenti l’assessora alle attività produttive, turismo e politiche delle pari opportunità, Marzia Cilloccu, la coordinatrice della Confcoperative Cagliari, Arianna Arca, la stessa autrice del libro Sandra Burchi e la coordinatrice dell’evento e vicepresidente dell’associazione SNOQ Cagliari, nonché responsabile centro donne CGIL Cagliari, Diletta Mureddu. Gli interventi programmati di Marina Boetti, Katiuscia Carta e Clelia Farris, che hanno portato le loro differenti e dissonanti testimonianze, hanno aperto una ampia discussione a cui il pubblico, quasi esclusivamente femminile, ha partecipato con un significativo spirito propositivo e di confronto. La vastità del tema e delle esperienze, ha messo in evidenza alcuni aspetti peculiari del lavoro svolto <>, con particolare ed esclusiva evidenza per quanto riguarda la possibilità di modulazione dei tempi dediti al lavoro. con l’accezione non sempre positiva, dettata dall’incidenza delle azioni/attività della restante parte dei componenti della famiglia, soggetti ancora a quella macchina sociale a cadenza fordista, fortemente prevaricante. Appare però emergere con evidente chiarezza che, quelle stesse donne che hanno potuto e voluto scegliere, lo hanno fatto per riuscire comunque a sviluppare il proprio lavoro con modalità indipendenti e temporalmente asincrone, rispetto a quelle canoniche dettate da una organizzazione aziendale. Non è solo il tempo però la causa di quella separazione spaziale e temporale, quanto la rinuncia ad una competitività oramai priva di qualità e totalmente esterna ad una soggettività individuale, che in quello scontro a scapito di un mancato confronto, si impoverisce continuamente, annullandosi anche sul piano della produttività. Diversamente e pericolosamente invece ci si trova a dover affrontare sul piano delle inesistenti tutele, la progettualità di un legislatore incapace di sviluppare sistemi di regolamentazione, che costituiscano un vero e proprio superamento di quell’impianto collaudato cresciuto intorno al modello fordista. Maurizio Ciotola
Ultima modifica ilLunedì, 06 Marzo 2017 20:33

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