Deriva democratica. Da il Manifesto Sardo

In evidenza Deriva democratica. Da il Manifesto Sardo
Non sappiamo se la idilliaca luna di miele di questo governo, che gode della fiducia di due compagini politiche, fino a poco tempo fa avverse, sia terminata. Certo è che oramai da alcuni mesi, la messa in mora di alcuni originari sostenitori dell’esecutivo sembra essere cosa certa. Oramai avanti nell’età, dopo aver percorso tutto il percorribile sul piano politico, ma desideroso di veder la riforma costituzionale, da lui auspicata e fortemente voluta, il presidente emerito Giorgio Napolitano, continua a fare il “testimonial” per la ministra Boschi e il sostenitore del premier Renzi. Siamo certi che la saggezza raggiunta da Napolitano negli anni, gli permetterà di comprendere le ragioni di un fallimento e della sfiducia prossima verso quell’esecutivo da lui voluto e minuziosamente costruito. Il sistema mediatico di regime, come Pannella lo avrebbe apostrofato, dopo aver reso noto le indagini in merito ad una rete clientelare legata al ministro dell’interno, Angelino Alfano, lo ha blindato secondo gli ordini di scuderia dal piglio mafioso. Nonostante questo imperativo, cui noi non aderiamo, siamo certi che la connivenza politica tra il Pd e i fuoriusciti da FI, non giungerà ad ottobre. Potremo definire Alfano un mutante e non sbaglieremo, visto il percorso stravolgente da lui avuto, prima in qualità di delfino di Berlusconi, per poi giungere a radunare intorno a se un manipolo di parlamentari allo scopo di sorreggere il governo Renzi e probabilmente continuare a fare il delfino mascherato del Berlusca. La sua è una condizione virtuale a capo di una forza politica ritagliata a tavolino, in Parlamento, non osa presentarsi alle elezioni locali e sa, che si estinguerà dopo lo scioglimento delle camere. La partecipazione al Governo Renzi-Napolitano è costato e costerà un carissimo prezzo politico a quel manipolo di deputati, quale la sicura scomparsa dallo scenario politico, almeno per la futura legislatura. Un prezzo così alto non può che presumere un elvato “compenso” politico, almeno di pari misura, cui Renzi oggi non è ancora in grado di assicurare. In questo do ut des, di reciproca assicurazione, Renzi blinda Alfano, del quale non potrebbe far a meno e Alfano garantisce a Renzi, attraverso il dialogo mai interrotto con i membri di Forza Italia, la stabilità del governo per il fine principale, la riforma costituzionale. Stiamo assistendo alla realizzazione di un disegno mirato a minare la solidità delle istituzioni del Paese e all’indebolimento delle sue condizioni sociali ed economiche, ovvero un disegno attraverso il quale sarà ridotto il livello democratico, fin ora garantito da quelle istituzioni ancora esistenti. Qualcuno, redivivo, parla di un combinato disposto, legge elettorale – riforma costituzionale, che genererebbe un grave deficit democratico e, sempre costui, si renderebbe disponibile ad accettare la riforma costituzionale qualora si dovesse annullare quella elettorale. Va ricordato che, una legge elettorale nell’approvazione parlamentare, non seguirebbe, al pari di qualunque legge ordinaria, criteri di garanzia analoghi a quelli previsti per le riforme costituzionali. Essa è mutabile con il semplice consenso della maggioranza, ovvero, la legge elettorale potrebbe subire modifiche ad ogni legislatura per garantire il perpetuarsi della maggioranza del governo del momento. Una volta modificata la Costituzione per quel che riguarda l’ambito bicamerale, verrebbero meno anche le garanzie ora riconosciute alle due Camere per qualsiasi modifica costituzionale futura. Si sta procedendo sui due piani, quello elettorale, in merito alla riduzione di rappresentanza in Parlamento dei cittadini e su quello costituzionale, per quanto riguarda la rimozione delle garanzie democratiche fissate per le modifiche costituzionali, che con la maggioranza di una singola Camera, determinata attraverso i premi per “garantire” la governabilità, procederà indisturbata nelle modifiche che riterrà opportuno. Non ve dubbio, sul piano formale potremmo sempre chiamarla democrazia, ma non su quello reale in cui l’accentramento di potere e controllo in poche mani, assumerebbe nei fatti quello di un regime. Maurizio Ciotola (pezzo pubblicato su il Manifesto Sardo)
Ultima modifica ilSabato, 16 Luglio 2016 09:42

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