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Quando una famiglia sarda emigra in Germania

Fabio è un emigrato sardo, da più di due anni vive in Germania. Ha letteralmente “mollato” tutto e con moglie e figlio si è trasferito nel Nord Europa, nel Paese di Martin Lutero, Beethoven, Albert Einstein e della Merkel. Lo abbiamo intervistato per sapere di più sulla sua esperienza. Buongiorno Fabio, cosa ti ha spinto a lasciare la Sardegna con tutta la tua famiglia?

"La ragione che ci ha spinto a lasciare la Sardegna, penso sia quella comune a tanti migranti, ossia la ricerca di una stabilità economica e un futuro per nostro figlio, cosa che purtroppo l'Italia non è più in grado di garantire".

Come mai avete scelto la Germania?

"La Germania è stata scelta principalmente perché qui da diversi anni abitano mia sorella e mia cognata. Dobbiamo ringraziarle di cuore per averci aiutato nell’inserimento in questo nuovo Paese".

Di cosa vi occupavate in Sardegna?

"Non avendo avuto alcuna possibilità di trovare lavoro da dipendente, abbiamo intrapreso entrambi la via del lavoro autonomo. Io ho fatto l’agente di commercio per circa 12 anni e mia moglie ha avuto una cartolibreria. Due esperienze meravigliose con l’unica pecca di essere stati i soci di minoranza dello Stato".

Quali sono gli aspetti positivi e negativi della Germania?

"La Germania ha tanti aspetti positivi. L’organizzazione e il senso civico sono sicuramente il punto forte di questo Paese. Le persone hanno un temperamento meno goliardico rispetto a quello a cui siamo abituati, ma comunque non gli manca la gentilezza e il rispetto per tutto ciò che li circonda. Anche la Natura è stata generosa con questa terra. Li ha circondati da tantissimo verde, il nostro paese per esempio è dentro un bosco. Un loro difetto, oltre alla lingua che trovo particolarmente difficile da imparare, è sicuramente la cucina. Posso confermare che proprio non sono capaci. Per il resto non ci si può lamentare".

Un domani vorresti tornare in Sardegna?

"Un domani mi piacerebbe tornare, ma avendo la consapevolezza che dal punto di vista lavorativo avrei nuovamente grosse difficoltà. Mi dovrò accontentare delle vacanze, oppure sognare di poter tornare da pensionato, imprevisti permettendo".

Ti manca la tua terra, gli amici, gli affetti familiari?

"Ovviamente! La nostalgia nei confronti di amici e parenti bussa spesso alla porta e un’altra cosa che ci manca veramente tanto è il mare per noi fondamentale. Però, concludendo, devo dire che se siamo riusciti a superare gli ostacoli della nostalgia è soprattutto grazie al fatto che come famiglia siamo molto uniti. Devo ringraziare ogni giorno mia moglie e mio figlio per la forza e la tenacia che dimostrano continuamente".

Ringraziamo Fabio per la sua disponibilità e gentilezza, augurando a lui e alla sua famiglia, un grande in bocca al lupo. Il mare vi attende. ASSIBIRI. A presto.

Daniele Cardia

Sardi nel Mondo. Stefano studente sardo - canadese

Questa volta voliamo nel continente americano, precisamente nello stato tra l’Alaska ed il Polo Nord, da noi tutti conosciuto come Canada o anche detto "Paese dell’Alce" e "dell’Acero", per via del suo sciroppo, ottimo per i pancake. Qui facciamo la conoscenza di Stefano, uno studente sardo – canadese, nato e cresciuto tra la Sardegna ed il Canada, oggi studente lavoratore che da qualche anno vive a Regina, una cittadina con poco più di 190.000 abitanti. Buongiorno Stefano, cosa ti ha spinto a lasciare la Sardegna? Oppure si tratta di un ritorno alla tua patria di origine?

"Non vedo né l’Italia né il Canada come patria. Ciò che mi importa è la comunità che trovo quando torno a Cagliari o qui a Regina. Mi sono trasferito in Canada, in parte perché il Canada ha più opportunità di lavoro, ma anche perché volevo vivere in un altro paese per avere esperienze diverse.

Sei uno studente universitario? Hai anche acquisito esperienze professionali in Canada?

"Sì sono uno studente, ma ho iniziato a lavorare poco dopo essermi trasferito a vivere da solo. Per pagare l’affitto e le tasse universitarie ho fatto diversi lavori, dal cassiere in un ristorante fast food al collaboratore per Environment and Climate Change Canada. Adesso lavoro come assistente ricercatore all’Università di Regina. La maggior parte della mia ricerca riguarda la limnologia, i cambiamenti climatici e l’inquinamento.

Quali sono gli aspetti positivi e negativi del Canada?

"Inizialmente pensavo – come un gran parte di italiani e italiane - che il Canada fosse un paese splendido, pieno di opportunità, natura e bellezza. Ero consapevole dell’inquinamento e dei problemi tra il governo e i Popoli Nativi, ma il Canada nasconde bene una gran parte dei suoi problemi. Il razzismo è ancora molto presente in Canada, soprattutto verso i Popoli Nativi e le persone di origine araba. La polizia è spesso violenta verso i nativi e ci sono centinaia di donne e bambine native che sono state uccise o sono sparite. La polizia spesso non indaga (vedi Missing and Murdered Indigenous Women and Girls). Non voglio dare l’impressione però che il Canada abbia solo aspetti negativi. I problemi di colonialismo sono seri e gravi, ma il Canada è anche un Paese in cui le persone spesso sono più accoglienti verso coloro che hanno una storia diversa dalla maggioranza, ad esempio persone transgender, queer, o neurodivergenti. Ho imparato molto dopo essermi trasferito in Canada grazie ad ambienti che sono molto progressivi".

Un domani vorresti tornare in Sardegna?

"Certamente, la mia intenzione non è mai stata quella di abbandonare per sempre la Sardegna. Sono tornato a Cagliari nel 2016 e nel 2017 con la mia compagna. Costasse meno, viaggeremmo più spesso, ma speriamo di tornare una volta che avrò finito il Master o il Dottorato".

Dove ti piacerebbe fare esperienza?

"Mi piacerebbe viaggiare per l’Italia, ma sarei più che contento di viaggiare anche solo in Sardegna. C’è molto da vedere nell’isola, mi piacciono la tranquillità e la bellezza dei Sette Fratelli".

Ti mancano gli amici, gli affetti familiari e la tua terra? Cosa ti manca di più?

"Adoro le fragole e le pesche di San Sperate e le gelaterie artigianali, ma mi mancano soprattutto la famiglia e le amicizie. Per quanto io riesca a rimanere in contatto via messaggi e via Skype, non è lo stesso se non posso scambiare abbracci".

Barcollo ma non Mollo

Roma. Ricordando Maria Carta

Sabato 9 novembre 2019, alle ore 17.00 presso la Casa delle Associazioni Regionali, UnAR (Sala Italia), via Aldrovandi 16, l’Associazione Sardi in Roma “Il Gremio” organizza un evento particolare in ricordo della celebre artista sarda. Ricordando Maria nel 25° dalla scomparsa (Siligo, 24 giugno 1934 – Roma, 22 settembre 1994), è il titolo dato all'evento che vede la partecipazione del girnalista di Videolina, Giacomo Serreli, con un suo filmato e il suo recentissimo libro “Maria Carta, voce e cuore della Sardegna”. Partecipa all'evento anche Manuela Ragusa e Marius (alla chitarra) che interpreteranno diversi pezzi come, A fizu meu su coro - Ave Maria - Su Dillu - Procurade ‘e moderare- No potho reposare - Nanneddu meu - Le Memorie della musica…Recital di Ilaria Onorato e letture di poesie da “Canto rituale”. A presentare e coordinare la serata Antonio Maria Masia. L'ingresso è gratuito e ai partecipanti verranno consegnati, per estrazione, 30 libri, a cura della Fondazione e del Gremio. Al termine dell'evento spazio alla degustazione di prodotti sardi con l'allestimento di un apposito buffet.
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