Sardi nel mondo. Gemellaggio tra Harmonie des campagnes e Coro Città di Ozieri

L’anno sociale 2014 del Nuraghe di Losanna termina in bellezza. E in “Harmonie”, grazie alle voci dei due cori maschili, Harmonie des Campagnes e Coro Città di Ozieri, che sabato 22 novembre si sono esibiti assieme, armonicamente appunto…

Due cori che a ben guardare hanno tanto in comune, a cominciare dal fatto che si tratta di cori maschili, di tipo amatoriale e dilettantistico, con un importante numero di cantori, rispettivamente 54 svizzeri e 22 sardi, che operano in un ambiente non cittadino, accomunati dall’amore per una musica di non facile fruizione e ascolto, melodiosa per gli svizzeri, più grave per i sardi, oltre a differenze prettamente tecniche che mi sono state “insegnate” dai coristi ozieresi.

Scrivere una sorta di resoconto dopo una manifestazione, permette, oltre che di attestare l’evento, di soffermarsi su quanto si è fatto, in una sorta di debriefing, con i sentimenti e le emozioni in più.

Ancora una volta faccio mia la massima “solo gli imbecilli non cambiano parere” e mi sento un po’ più intelligente. E sì! Perché davvero mai avrei immaginato di passare una serata così piacevole ad ascoltare musica lontana anni luce dalla mia playlist. Non solo piacevole ed emozionante, che era la prima volta che sentivo dal vivo un coro sardo, ma fonte di riflessioni sulle origini dei cori in Sardegna, sul potere della musica, che riesce ad unire al di là dell’età, della formazione, del proprio credo religioso e politico. L’indomani raccontavo a mio marito, francese, di questi pensieri, di queste sensazioni, e quasi mi vergognavo a voler confessare di essere stata così bene ad una serata in pieno Gros de Vaud, chi l’avrebbe mai detto! “Quasi tutti i miei colleghi svizzeri fanno parte di un coro qua in Svizzera, è praticamente un’istituzione” mi ha spiegato il marito in questione, ridendo e aggiungendo che dopo questa esperienza ero diventata la perfetta candidata alla doppia nazionalità. 

Purtroppo non ho potuto partecipare a tutte le tappe della mini tournée degli “omines”, così mi piace chiamarli, di Ozieri, trionfale, mi si permetta. Questo mio racconto sarà dunque soprattutto il racconto degli ospiti, ospitanti e ospitati.

Riprendo in mano il promemoria ad uso dei soci del Nuraghe, che recita più o meno così: 

-venerdì pomeriggio: arrivo del gruppo in albergo, sistemazione nelle camere, breve pausa, cena. 

-sabato mattina: colazione da Gigi, visita guidata della città, pranzo, partenza per Villars Le Terroirs, prove, spettacolo, cena.

-domenica mattina: colazione da Gigi, partenza per Renens, animazione della Messa della comunità italiana, partenza per Milano. 

Ma, tra il programma e ciò che è realmente accaduto, c’è di mezzo tanto… poiché, di fatto, questo è accaduto:

-Arrivo in albergo: urla di gioia, abbracci tra compaesani e conterranei, chiacchiere, racconti, niente riposo. Cena in ristorante e prima esibizione estemporanea del Coro, che deve aver lasciato molti avventori di stucco.

-Colazione da Gigì: Gigi è sardo e Babette, sua moglie, “strangia”, “straniera”, lei straniera in terra sua… Gigì e Babette fanno parte del Nuraghe praticamente da sempre. Non gestiscono una caffetteria, “da loro” significa esattamente da loro, a casa loro, con tutto ciò che ne deriva da un punto di vista affettivo. Circondati dagli altri membri del Circolo, i nostri coristi, hanno fatto il pieno di energie e calore: “Che dire? Fantastici, sentirsi a casa a migliaia di km” recita un messaggio di un corista. 

-Visita della città, con Babette, che oltre ad aver presentato e raccontato di Losanna, della sua splendida cattedrale, si è trasformata in impresario artistico ed è filata dritta dritta a chiedere ai responsabili il permesso di poter cantare, proprio lì, in cattedrale, in un classico sabato mattina di mercato, lasciando i tanti turisti a bocca aperta e seminando intorno il seme della curiosità, “da dove venite, che musica è, e soprattutto dove canterete?”… Da non crederci! Le esibizioni estemporanee si sono succedute fino alla Place de la Palud, quella del Comune, per intenderci… 

-Prove, esibizione, cena… 

Sarei voluta essere nella testa di questi “omines” che si ritrovano in un paesino di una Svizzera poco nota, agricola, raccogliere le loro sensazioni… 

Per tutti, un commento lasciatoci da un altro corista di Ozieri: (…) cantare davanti a tanta gente, in un silenzio irreale se paragonato alle nostre platee, non ha prezzo”.

Ecco, è stato proprio questo, il silenzio! Dell’attesa, della curiosità, della scoperta, del successo. 

Un successo pagato con sei mesi di prove, talvolta difficili, tanto la meta sembrava irraggiungibile, anche dal punto di vista prettamente tecnico (…) “noi non sappiamo leggere la musica, facciamo tutto ad orecchio, tutto a memoria…”, per niente scontato il successo, per niente rubati i bis richiesti da un pubblico attento a stragrande maggioranza svizzero, squisito, paziente e comprensivo, anche se poco deve aver capito delle interessantissime spiegazioni di Gavino Contu, presidente, come ha sottolineato Josiane Masala ringraziando Patrick Pochon e Blaise Mettraux, presidente e direttore de “l’Harmonie des campagnes”, Joel Masala per esser stato il ponte tra la Svizzera e la Sardegna, il pubblico e gli amici fedeli. Certo che si sarà sentito fiero il maestro Mario Coloru…

-Cena, tipicamente svizzera, con la zuppa di zucca a riscaldare un’atmosfera calorosa che ha finito col rilassare tutti.

Domenica mattina, altra colazione da Gigì e Babette, penultima e senz’altro la più commovente tappa della tournée, prima della Messa con la struggente “Drommi frori meu” per ringraziare il Nuraghe. E poi la messa, un caldo abbraccio ai tantissimi italiani presenti ma anche a chi, come il sommelier dello storico Café Grütli, non voleva perdere l’esibizione di questi uomini dalla voce profonda, venuti a cantare da un’altra terra, un sabato mattina di mercato a Losanna.

 

Roberta Pilia

 

Ultima modifica ilGiovedì, 09 Luglio 2015 12:11

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