Sicurezza sul lavoro. Presentato a Roma il progetto "Picasso" dell'ateneo cagliaritano

“Dopo 30 mesi di ricerca e sviluppo prototipale, si è concluso il progetto di ricerca "Rls on line - Picasso" (Fondi bando Bric Inail 2016). “Teso alla realizzazione della piattaforma collaborativa nazionale per la tutela della salute e della sicurezza del lavoro rivolta alla comunità dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (Rls), il progetto - spiega Gianni Fenu, delegato del rettore, Maria Del Zompo, per l’informatica e responsabile scientifico del lavoro - è stato sviluppato dai ricercatori del dipartimento di Matematica e informatica in raccordo con il dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Perugia, l’Inail, le confederazioni e Fondazioni sindacali Di Vittorio e SindNova,”. In sostanza, un altro bersaglio scientifico, tecnologico e applicativo colto dai ricercatori dell’ateneo di Cagliari. Ma anche la conferma di una reputazione ad alto valore aggiunto in ambito nazionale. Presentato in anteprima venerdì scorso nella sede romana del Parlamento Europeo, il progetto della piattaforma ha avuto il plauso degli esperti. All’evento, con gli specialisti dell’Università del capoluogo hanno preso parte i rappresentanti dei ministeri di Lavoro e Salute, del coordinamento delle Regioni e dei sindacati. Per il gruppo di ricerca guidato dai docenti Gianni Fenu e Michele Marchesi (ordinario di Informatica) un ulteriore attestato di proficuità su un tema di particolare e stringente attualità. “Il modello collaborativo che abbiamo concepito e realizzato è fruibile da qualsiasi dispositivo in modo dinamico. Le tecnologie adottate nel portale e il ruolo giocato per la sicurezza dei lavoratori sono - rimarca il professor Fenu, presidente della facoltà di Scienze - un esempio della qualità e dell'attenzione della ricerca dell'ateneo anche su temi attuali e delicati del sistema nazionale lavorativo. Nel team ha avuto un ruolo particolare nell'ingegnerizzazione l’assegnista di ricerca Ilaria Lunesu. Ha inoltre collaborato allo sviluppo la società FlossLab, primo spin-off informatico dell'Università di Cagliari”. Il progetto “Rls on line: la Rete per il lavoro sicuro” ha l’obiettivo di sviluppare una piattaforma di raccolta, analisi e condivisione di conoscenze e buone pratiche per la prevenzione, finalizzata a supportare le figure di rappresentanza e tutela della salute e sicurezza sul lavoro. Il tutto con una particolare considerazione per il ruolo dei Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (Rls a livello aziendale, territoriale e di sito produttivo). L’insieme delle istituzioni e degli enti coinvolti conducono, anche attraverso il progetto Picasso, attività di studio e ricerca coordinate e volte alla valorizzazione e alla condivisione del patrimonio delle conoscenze in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Gli studiosi dell’ateneo del capoluogo hanno finalizzato gli aspetti tecnologici ad elevata innovazione, tematiche che contribuiscono anche al rafforzamento del dialogo tra gli attori della prevenzione e la partecipazione attiva dei lavoratori.

Catania. Premio nazionale per l’innovazione: brilla la start up del ContaminationLab dell’Università di Cagliari

Venerdì 29 novembre, Bacfarm, start up maturata al ContaminationLab dell’Università di Cagliari, si è aggiudicata come migliore progetto italiano il Premio Life sciences. Il team composto da Giulia Guadalupi, Samuele Antonio Gaviano, Davide Emilio Lobina, Domenica Farci e Dario Piano ha avuto il plauso della giuria e l’assegno da venticinquemila euro nell’ambito del segmento dedicato al “Miglioramento della salute delle persone”. Il pregiato riconoscimento è giunto alla XVII edizione del Premio nazionale per l’innovazione tenutosi all’Università di Catania. “Questo di Bacfarm è un successo, simile a quello ottenuto qualche anno fa dalla start up Intendime, che conferma l’eccellente lavoro che stiamo svolgendo in ateneo e la qualità che matura nelle attività del CLab” ha detto Maria Chiara Di Guardo, pro rettore per l’Innovazione. La start up di cui fa parte Dario Piano (ricercatore al Dipartimento di Scienze della vita e dell’ambiente dell’ateneo del capoluogo, in primo piano nelle ricerche e nell’ottenimento del brevetto) ha vinto il Pni dopo due giorni di presentazioni e pitch alla più grande e capillare business plan competition italiana ospitata dall’Università di Catania. All’evento hanno preso parte oltre tremila neoimprenditori, con circa mille idee d’impresa e la presentazione di 400 business plan. Bacfarm, oltre al Premio Life sciences, ha presentato la prima fabbrica di batteri al mondo creata per estrarre carotenoidi con una tecnologia brevettata. La start up nata al CLab di UniCa ha vinto anche altri due premi. Lo “Speciale UniCredit Start Lab, “che sarà seguita attraverso un percorso di mentoring, coaching, relationship managers e business meeting, oltre a ottenere la partecipazione alla Start up Academy. Dal febbraio 2014 UniCredit Start Lab ha visionato cinquemila business plan con soluzioni innovative per i settori più tradizionali” spiega la professoressa Di Guardo. Giulia Guadalupi e compagni hanno portato a casa anche il premio speciale “G-factor acceleratore di startup e spin-off life science” di Fondazione Golinelli. Bacfarm ha ricevuto 3.500 euro e l’accesso diretto all’ultima fase di selezione della Call “Life science innovation 2020”.

Cagliari. Nuovo prototipo di SIT Sistema Informativo Territoriale

È stato pubblicato il nuovo prototipo di Cagliari SIT Sistema Informativo Territoriale con veste grafica completamente rinnovata. Si tratta della nuova versione del geoportale del Comune di Cagliari nel quale sono presenti informazioni di varia natura, con l’obiettivo di promuovere la conoscenza del territorio. Oltre alle informazioni già presenti nell’attuale SIT è stata curata con particolare attenzione la sezione dedicata ai beni artistici architettonici della città, divisa in temi: Architetture religiose, Palazzotti storici, Architetture ibride, Architetture militari, Edifici pubblici. E' presente poi un approfondimento sul Mutseu di Sant’Eulalia. Viene ampliato il repertorio fotografico della sezione Siti di interesse storico della città di Cagliari, contenente anche tutti i temi già menzionati. Aggiornati anche gli altri quali: Urbanistica, con tutte le informazioni degli strumenti urbanistici che regolano l’attività edilizia in città, Efficienza energetica, che elenca le possibilità di mobilità sostenibile e risparmio energetico, Zona franca urbana con perimetrazione della stessa e informazioni sulle attività possibili, Zone a traffico limitato, con la rappresentazione cartografia delle varie zone e orari delle stesse e Reti telematiche dove sono indicati i punti di connessione Wi-Fi gratuita e la copertura radio.

Cagliari. Al via il primo master in architettura del paesaggio dell'ateneo cagliaritano

Venerdì 13 dicembre alle 12 scade la selezione per partecipare al Master in architettura del paesaggio bandito dall’Università di Cagliari. Lunedì 9 dicembre il primo profilo formativo del settore istituito in Sardegna viene presentato con la partecipazione dei docenti, anche internazionali, delle istituzioni e delle organizzazioni coinvolte nel progetto formativo. La discussione delle tesi si tiene a ottobre 2020. “Il Master in architettura del paesaggio, il primo istituito in Sardegna, nasce come approfondimento delle conoscenze tecnico-scientifiche e progettuali implicite in una disciplina, l’architettura del paesaggio, con l’obiettivo di formare una nuova figura professionale che opera nel campo del controllo e della gestione dello sviluppo compatibile e integrato del territorio, così come previsto dai protocolli internazionali sull’ambiente e dalla Convenzione europea del paesaggio” spiega Giorgio Peghin. Docente di Composizione architettonica e urbana al Dicaar (Dipartimento ingegneria civile, ambientale e architettura, Università di Cagliari), il professor Peghin è direttore del master con Antonio Angelillo. Il Master è riservato a italiani o stranieri con la laurea magistrale in architettura, urbanistica, ingegneria o in discipline che si occupano di scienze della terra e dell’agricoltura. “È concepito come un percorso di formazione flessibile articolato in moduli didattici che integrano conoscenze teoriche, laboratori e workshop, tirocini e project work in studi di architettura ed enti pubblici e privati. Sono previste attività teorico/pratiche, alcune all’estero per accumulare esperienze progettuali. Un periodo di stage presso strutture convenzionate per prendere contatto con la realtà professionale e - rimarca il professor Peghin - la predisposizione di una tesi finale individuale su un argomento che sarà concordato con il coordinamento scientifico”. Il master dura 10 mesi e prevede 60 crediti formativi universitari. Con 270 ore di didattica frontale, cento dedicate a un laboratorio internazionale, 250 di tirocinio (in studi professionali italiani e esteri di architettura del paesaggio ed enti e istituzioni preposti alla tutela e al progetto del paesaggio, 8 per la prova finale e 872 di studio individuale. “L’architettura del paesaggio si evolve verso specifici obiettivi di risanamento ambientale, in un contesto come quello italiano dove le problematiche legate alla fragilità dei territori (rischio idrogeologico, terremoti, rifiuti post-industriali, ecc.) e gli effetti del cambiamento climatico impongono un ripensamento degli strumenti di intervento e progetto. Il master offre sbocchi professionali tra pubbliche amministrazioni, studi professionali, consulenze ambientali e figura di sostegno e coordinamento di gruppi interdisciplinari che operano sulle problematiche del recupero e rifunzionalizzazione ambientale. Il corso è promosso dal Dicaar e finanziato dalla municipalità di Carbonia. La città ha ricevuto nel 2011 il Premio del paesaggio del Consiglio d’Europa per l’impegno profuso nella costruzione di un progetto di paesaggio urbano e territoriali di grande qualità e originalità. Le attività si svolgeranno nelle aule didattiche del complesso di Serbariu. A Lisbona e Parigi sono previsti work shop e laboratori tematici. Tra i docenti e relatori: João Gomes da Silva, João Nunes, Paolo Ceccon, Laura Zampieri, Giorgio Peghin Antonio Angelillo, Gonçalo Byrne, João Luis Carrilho da Graça, Pedro Campos Costa, Sergio Braz Antão nel pool dei decenti di progetto e i professori del Dicaar Maurizio Memoli, Ivan Blecic, Corrado Zoppi, Caterina Giannattasio, Marco Cadinu, Valeria Saiu, Giorgio Massacci, Pierpaolo Manca, Giorgio Querzoli, Fausto Pani, Carlo Atzeni, Italo Meloni, Antonello Sanna r Giulio Vignoli. Nel Comitato scientifico Jordi Bellmunt Chiva, Pedro Campos Costa, Paolo Ceccon, Jean-Michel Landecy, João Gomes da Silva, João Nunes, Vincenzo Melluso, Riccardo Palma, Carlo Ravagnati e Laura Zampieri. Nel Comitato tecnico e organizzativo Carlo Atzeni, Ivan Blecic, Caterina Giannattasio, Giorgio Massacci, Giorgio Peghin e Antonello Sanna. Coordinamento di Adriano Dessì, tutor Virgilio Vincis e Francesco Marras, collaboratori Maria Pina Usai e Andrea Scalas.

Cagliari. European Universities, l’ateneo di Cagliari nel pool scelto dall’Unione Europea

Giovedì 14 novembre, dalle 15 alle 17, presso l’aula magna della facoltà di Ingegneria e Architettura - via Marengo, Cagliari - il rettore Maria Del Zompo apre l’incontro informativo con le componenti dell’ateneo coinvolte nel progetto. Ai lavori - coordinati dallo staff guidato da Alessandra Carucci, pro rettore Internazionalizzazione - dell’''European Digital UniverCity'' (Educ), prende parte un delegato dell’Agenzia nazionale Erasmus. Insomma, anche la Sardegna dell’alta formazione e della cultura in campo per disegnare un pezzo di storia. All’evento di Cagliari partecipano i rappresentanti del personale universitario, del territorio, delle istituzioni locali e delle parti sociali, con particolare riferimento ai delegati del mondo del lavoro che fanno parte dei comitati di indirizzo dei corsi di studio. L’Università di Cagliari è entrata a far parte del gruppo di atenei selezionati dall’Unione Europea nell'ambito del programma Erasmus+ “European Universities”. “Il programma - spiega il pro rettore Alessandra Carucci - ha lo scopo di creare una cooperazione a lungo termine a sostegno dei valori europei, dell’inclusione e dell’innovazione nella didattica dell’istruzione superiore e nella ricerca scientifica. Per favorire questa cooperazione strutturale - capace di aumentare enormemente il potenziale di trasformazione dell'Unione Europea - sono state costituite diciassette “Alleanze”, quali consorzi tematici e basi operative per riunire università accomunate da caratteristiche e progetti comuni, finalizzati allo sviluppo di buone pratiche e strategie vincenti per il futuro dell’alta formazione nel Continente”. L'alleanza di cui fa parte l’Università di Cagliari ha ottenuto dall’UE il riconoscimento del proprio impegno e della volontà strategica di università del futuro con il finanziamento del progetto “European Digital UniverCity” (Educ). “Il progetto - sottolinea la professoressa Carucci - ha per obiettivo prioritario la promozione di nuovi modelli di mobilità fisica e virtuale di studenti, docenti e staff, favorire progetti di ricerca comuni e affrontare le sfide della società in maniera innovativa e multidisciplinare”. I progetti, di durata triennale, sono stati avviati ufficialmente il primo ottobre scorso con uno stanziamento globale di 85 milioni di euro (5 milioni per ciascun consorzio). Tra i temi chiave, il confronto sul fondamentale ruolo di "fautore del cambiamento" che European Universities si propone per il prossimo futuro, grazie alla definizione e applicazione dei futuri standard comunitari per le università. Oltre all’ateneo di Cagliari, le altre dieci "European Universities" italiane sono Bologna, Milano, Milano Bocconi, Padova, Palermo, Roma Sapienza, Roma Tor Vergata e Trento, con Accademia delle Belle Arti di Roma e Politecnico di Torino.

Cagliari. Il nuovo anno accademico dell'ateneo cagliaritano

Oggi, venerdì 8 novembre, si è svolta l'inaugurazione dell’Anno accademico dell’Università di Cagliari. Oltre al governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, è intervenuto anche il primo cittadino del capoluogo, Paolo Truzzu, che ha sottolineato il ruolo dell’Università come “uno dei perni intorno ai quali costruire la nuova Cagliari, città europea dell’innovazione, dello studio e della buona qualità della vita”.

“Faccio gli auguri a tutti, al personale docente, amministrativo, soprattutto agli studenti cagliaritani e non che hanno scelto le nostre Facoltà e la nostra città per studiare e vivere. A settembre ho incontrato il Magnifico Rettore Del Zompo, con lei abbiamo stabilito un rapporto solido e fruttuoso” - ha dichiarato Truzzu. Colgo anche l’occasione - conclude il sindaco - per ricordare il professor Remo Bodei, il grande filoso cagliaritano aperto al mondo, che purtroppo ci ha lasciati. Bodei è stato intellettuale straordinario e acuto: un faro della cultura contemporanea, recentemente disse “la crisi di questo tempo ci ha restituito il contatto con gli spigoli”.

Il rettore, Maria Del Zompo, ha invece sottolineato il buon stato di salute dell'ateneo cagliaritano, in crescita e sempre più ricco di servizi, nonostante i tagli pesanti sui finanziamenti.

Il granito rosa della Sardegna si aggiudica il il titolo di Global Heritage Stone Resource (Ghsr)

Un titolo ambito. Lo scorso 22 luglio la sottocommissione Heritage Stones dell’Iugs (The International Union of Geological Sciences), ha conferito il titolo di Global Heritage Stone Resource (Ghsr) al granito rosa della Sardegna. Commercialmente noto come Rosa Beta, il pregiato minerale viene estratto nell’alta Gallura. Il prezioso riconoscimento ha un valore particolare anche per l’economia del territorio nord isolano. Un risultato importante cui ha contribuito anche il lavoro di ricerca degli specialisti dell’ateneo cagliaritano. “Parliamo di un riconoscimento di elevata importanza culturale e scientifica. Il regolamento per le candidature infatti pone dei vincoli per l’assegnazione del titolo. Sono considerate candidabili quelle pietre che hanno un forte impatto nella storia, la cultura, l'architettura e l'arte oltre i confini di origine (estrazione) e sono attualmente in corso di estrazione”, spiega Nicola Careddu. Lo studioso e docente al Dicaar (Dipartimento ingegneria civile, ambientale e architettura, Università di Cagliari) è stato il promotore dell’importanza del Rosa Beta: “Ho convinto i giudici senza particolari difficoltà. La pietra è stata utilizzata sin dalla protostoria (tombe dei giganti e nuraghi), in epoca romana e sino ai giorni nostri per il rivestimento e la pavimentazione di importanti edifici in tutto il mondo. La professoressa Silvana Grillo (Dipartimento scienze chimiche e geologiche) ha studiato la mineralogia e la petrografia del Rosa Beta, fornendo un importante contributo alla pubblicazione”. Ora sono cinque i continenti in cui brilla il marmo della Gallura. “Attualmente sono ventidue le pietre che nel mondo hanno avuto questo riconoscimento. Il granito sardo Rosa Beta - spiega il professor Careddu - è la seconda pietra italiana ad avere avuto il titolo dopo il celeberrimo marmo di Carrara”. Lo studioso della facoltà di Ingegneria ha pubblicato “57 - Rosa Beta granite (Sardinian Pink Granite) a heritage stone of international significance from Italy”, lavoro che ha confermato e consolidato la reputazione del comparto e della scuola di Ingegneria dell’ateneo del capoluogo. Nicola Careddu si occupa di rocce ornamentali e in particolare, studia anche la parte relativa al geoheritage e alla geoetica.

Ricerca. Pelle artificiale, gli studiosi dell’ateneo cagliaritano su Rai 3

Michele Mirabella, conduttore della trasmissione di approfondimento medico - scientifico "Tutta Salute", si è collegato oggi, in diretta, con il Laboratorio dispositivi elettronici avanzati (Dealab, via Is Maglias) diretto da Annalisa Bonfiglio. Al centro del servizio - che rende merito ai lavori e alla reputazione della scuola e delle filiere di ricerca avviate dal Diee (Dipartimento ingegneria elettrica ed elettronica, Università di Cagliari) - materiali e sensori utili per esplorare lo stato di salute di una persona con un semplice tatuaggio. Al collegamento, dal laboratorio di via Is Maglias, sono intervenuti i ricercatori del Diee, Piero Cosseddu e Andrea Spanu. Anche Danilo Pani fa parte dello staff impegnato nelle ricerche sui “tatuaggi”. Gli studiosi Dealab hanno presentato il loro lavoro sulla realizzazione di tatuaggi “elettronici”. I dispositivi presentati sono costituiti da sottili pellicole plastiche altamente flessibili, del tutto simili ai trasferelli utilizzati dai bambini, i quali però hanno proprietà elettroniche e possono essere utilizzati in varie applicazioni di forte interesse biomedico. Tra queste, la rilevazione di biopotenziali e la realizzazione di prototipi di pelle artificiale per applicazioni robotiche. L’accademia e gli anni di studi, ricerche ed esperimenti qualificati hanno condotto nel tempo a soluzioni pertinenti per le esigenze primarie dei pazienti. Ad esempio, i grandi ustionati. “Il tatuaggio applicato sulla pelle del paziente misura il tracciato elettrocardiografico, le contrazioni muscolari e altre possibili variabili caratteristiche della pelle in modo totalmente non invasivo e impercettibile da parte del paziente”. La professoressa Bonfiglio dirige il Dealab e guida il team di ricerca. “Sono due le applicazioni fondamentali di queste tecnologie: la misura di biopotenziali in pazienti con cute danneggiata, in cui risulti impossibile l’applicazione di elettrodi tradizionali quali quelli attualmente in uso clinico, o in neonati e/o prematuri, la cui pelle delicata non sopporterebbe l’applicazione di elettrodi tradizionali per lungo tempo senza dar luogo a irritazioni”. Dagli studiosi del Dealab emerge implicito un traguardo. In pratica, già colto. “L’interesse dei medici che lavorano nei reparti grandi ustionati, ove è spesso difficile gestire questo tipo di misure in pazienti con gravi ustioni, è molto alto. Alternativamente, queste tecnologie, nate per monitorare il corpo umano, possono essere applicate per costruire una pelle artificiale per i robot che, in questo modo, possono acquisire sensibilità a pressione, a temperatura consentendo loro - conclude Annalisa Bonfiglio - di acquisire una ulteriore modalità di interazione con il mondo circostante”.
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