Università Cagliari. Open day Saras con studenti di Ingegneria meccanica e chimica

Nell’ambito del programma #DigitalSaras, si è tenuto oggi L'Open Day - Laboratorio Industry 4.0 - presso il sito industriale Sarlux di Sarroch. Per l'occasione l'azienda di raffinazione petrolifera ha invitato gli studenti del corso di laurea magistrale in Ingegneria meccanica e chimica. L’evento - curato da Pier Francesco Orrù, docente di Sistemi di ingegneria industriale dell'Università di Cagliari, si inserisce all'interno delle strategie dell'Ateneo volte a rafforzare i rapporti e le relazioni con le aziende del territorio e in particolare con il gruppo Saras. Tema principale dell’Open Day, quello riguardante il programma di digitalizzazione della raffineria con le cosiddette “tecnologie abilitanti”. Ovvero, cloud, big data e data analysis, industrial internet, cyber security e augmented reality. Nel programma sono state individuate ottanta possibili applicazioni, definite quelle prioritarie e un team dedicato ha già avviato le prime otto sperimentazioni: di queste, una verrà presentata oggi nel dettaglio. Ai lavori ha preso parte anche Dario Scaffardi, vice presidente esecutivo e direttore generale Saras spa, Carlo Guarrata, amministratore delegato Sarlux srl, Giuseppe Citterio, direttore pianificazione e sviluppo.

Saras. Risultati 2016 in calo

La Saras, ha diffuso oggi i dati economici relativi all'anno appena concluso (2016). In lieve calo l'utile netto, passato dai 224 milioni di euro del 2015 ai 196 milioni di euro del 2016. Più significativà la diminuzione del cosiddetto "utile adjusted", calato dai 326 milioni del 2015 ai 169 milioni del 2016. In aumento l'ebitda (earnings before interest, taxation, depreciation and amortisation) che ha fatto registrare un + 15% rispetto al 2015, raggiungendo i 638 milioni. Diversa la situazione per quanto riguarda l'ebitda "comparable", che passa da 741 a 507 milioni. Infine la posizione finanziaria netta: sempre positiva, per 99 milioni, ma in calo rispetto ai 162 milioni del 2015. In base ai risultati diffusi, la società della famiglia Moratti ha annunciato un dividendo di 0,1 euro ad azione. Per il futuro, la Saras ha previsto investimenti per 650 milioni di euro. In particolare, il piano industriale 2017-2020, approvato dal CdA della società, sarà focalizzato sul miglioramento delle prestazioni operative, sulla razionalizzazione dei costi, sullo sviluppo del knowhow e sulle nuove opportunità offerte dalla digitalizzazione, nell'ambito della cosiddetta "Industria 4.0", rafforzando il progetto "Digital Saras".

Saras. Piano di investimenti da 645 milioni

Durante un incontro tra i rappresentanti della Giunta Regionale e i vertici di Saras e Sarlux è stato illustrato il piano d'investimenti che la Saras intende mettere in atto nel territorio regionale. Si tratterebbe in totale di 645 milioni fino al 2019. Di questi, 80 verrebbero stanziati per continuare a garantire l'ottemperanza degli impianti alla regole in materia ambientale. Soddisfazione da parte del vice presidente della Giunta Regionale, Raffaele Paci, che intravede la possibilità di collaborazione con l'azienda nell'ambito delle nuove tecnologie e in quello della conoscenza e dello sviluppo del capitale umano. Possibilità di collaborazione anche per quanto riguarda la prospettiva di utilizzo del gas metano. In questo senso la Saras, per voce del suo vice presidente esecutivo, Dario Scaffardi, ha sottolineato: "siamo consapevoli di come il metano possa aiutare a far ripartire l'economia della Sardegna, per questo metteremo a disposizione di chi vorrà realizzare l'infrastruttura il sito industriale di Sarroch".

Incidenti alla Saras, esiste un piano di emergenza degli enti locali?

Premesso che in questa sede non si intende effettuare alcuna valutazione sull'incidenza inquinante sul suolo, nell'aria e nelle acque da parte della raffineria Saras di Sarroch, unitamente agli adiacenti petrolchimico e centrale elettrica di produzione, di medesima proprietà. Tuttavia ci chiediamo se di fronte ad un eventuale incidente nei processi produttivi, esiste un piano di emergenza per la cittadinanza residente nelle aeree limitrofe al gigantesco stabilimento. Sappiamo e crediamo che la dirigenza e gli operatori degli stabilimenti menzionati hanno predisposto piani di emergenza e rischio, particolareggiati, definiti per ogni area interessata, sicuramente nel rispetto delle norme vigenti in materia di sicurezza; ma è naturale chiedere agli enti locali, comuni, provincia, regione, se esistono equivalenti piani dettagliati per l’emergenza determinata, nel caso in cui l’incidente in raffineria dovesse interagire con l’esterno, con la popolazione residente. Assodato che l’esistenza della Saras genera una consistente opportunità di occupazione per la cittadinanza locale e non solo, che l’indotto gravitante intorno alla medesima attività è di pari consistenza occupazionale, per cui proporre o immaginare nell’immediato lo smantellamento della stessa attività, risulta improponibile e fantasioso; ci chiediamo però se tutti, operatori, amministratori e cittadini, nel prendere coscienza dell’eventuale pericolosità derivante da un incidente in produzione, si sono preoccupati di pianificare un piano di emergenza o invece, come avviene sull’intero territorio nazionale, ci si affida alla provvidenza e alla fatalità. Gli incidenti in simili stabilimenti non sono mai mancati, ma la loro incidenza nel tempo è andata scemando grazie alla tecnologia e alla ingegneristica di governo dei cicli produttivi. Di recente però, in stabilimenti analoghi ma decisamente minori rispetto a quello di Sarroch - vedi incidente della Basf in Germania ad ottobre e quello dell’Eni a Pavia del 1 dicembre - dovrebbero condurci a non affidarci alla fatalità, non più così remota, ma al raziocinio. Perché se è vero che l’eruzione del Vesuvio o i terremoti non sono prevedibili, i processi umani si e comunque per entrambe le tipologie emergenziali, esiste una scienza attraverso cui pianificare e assolvere alla condizione di crisi. Maurizio Ciotola

Il Punto del giorno. L’incidente della Basf in Germania e le analogie possibili con la Saras di Sarroch

L'esplosione e l’emissione di nubi tossiche non ancora identificate nel loro contenuto, avvenuto nello stabilimento della Basf in Germania, nel porto di Ludwigshafen, non può che portarci a pensare cosa accadrebbe per un analogo e possibile incidente nello stabilimento della Saras di Sarroch. Non dubitiamo della rigorosa organizzazione dedita alla sicurezza degli stabilimenti della Saras e società affini, in cui sono raccolti considerevoli quantità di carburante raffinato ed altamente esplosivo. Anche se in verità, a dirla tutta, in questi anni tale organizzazione non ha impedito che, figli e mogli di operai e tecnici operanti nel medesimo stabilimento, divenissero orfani e vedove. Dobbiamo quindi proiettarci in un ambito di possibilità tutt’altro che remote, cui gli incidenti mortali avvenuti nel medesimo stabilimento di Sarroch, fungono da vero e proprio campanello d’allarme per l’intera popolazione estesa a tutta l’area metropolitana di Cagliari. Non abbiamo mai visto e sentito parlare di un piano di evacuazione per la popolazione della città di Cagliari e tanto meno dell’intera area metropolitana, da porre in atto in situazioni di emergenza, determinate da incidenti all’interno del polo di chimica industriale di Sarroch, oggi sotto l’esclusivo controllo della Saras. Perché se è vero che, l’effetto "aerosol" per la città di Cagliari è oramai un fatto ahimè consueto cui sono sottoposti i suoi abitanti, sotto l’effetto di quei fumi invisibili e respirabili, dei quali le autorità dedite al controllo dicono di non preoccuparci, è pur vero che la stessa Asl evita di rendere noti i dati relativi alle morti di tumore nei comuni di Sarroch e Capoterra. Altresì le stesse amministrazioni dei suddetti comuni, inclusa quella di Cagliari, si guardano bene dal redigere un diario in cui elencare le morti per cause tumorali. Noi ci allarmiamo quando la notte riusciamo a vedere le fiamme fuoriuscire dai camini della raffineria, in cui le quantità di materiale incombusto e non raffinato si disperdono nell’aria; altresì possiamo immaginare l’allarmismo e il serio pericolo che, fiamme di ben altra natura e dalla combustione incontrollata, potrebbero generare in seguito ad un incidente analogo a quello di queste ore avvenuto in Germania alla Basf. La Regione e i Comuni, non più dei sindacati e della stessa Saras, nei fatti hanno mai partorito un organico e realizzabile piano di evacuazione e soccorso esteso a tutta l’aerea urbana intorno al golfo di Cagliari e il suo entroterra? Un piano di emergenza commisurato agli effetti di incidenti di identiche proporzioni a quelle più volte verificatisi in giro per il mondo e oggi in corso, in un paese come la Germania, ove rigore e precisione non sono certo oggetto di discussione. Se la Raffineria Saras, insieme al suo polo chimico e alla centrale Sarlux (tutti sotto un unica proprietà), determinano il 90% del Pil isolano, distribuendo lavoro a poche migliaia di persone, può incorrere in incidenti disastrosi per la popolazione della Sardegna meridionale, ha nei fatti un ruolo, inteso in oneri di sicurezza non circoscritti ai soli stabilimenti, ma in termini di partecipazione attiva nell’attuazione di un piano di emergenza in seguito a tali incidenti. E se esiste già un simile piano, perché non vengono effettuate simulazioni adatte a dare efficacia all’operatività derivante da una tale emergenza? Perché se questo piano non esiste, al di là della gravità cui la declinata responsabilità della Regione e dei comuni, unitamente a quella della stessa azienda, dovranno rispondere, è necessario avviare immediatamente una sua stesura a salvaguardia di una popolazione, ignara dei pericoli conosciuti dagli esperti e taciuti da altri. Maurizio Ciotola

Saras. Multati i Moratti per la morte dell'operaio

Condanna tramutata in multa per i fratelli Gian Marco e Massimo Moratti e per il direttore generale della società Dario Scaffardi. Ieri mattina si è svolta, presso il Tribunale di Cagliari, l'udienza preliminare per omicidio colposo a seguito dell'incidente avvenuto nell'aprile 2011 che ha portato alla morte dell'operaio siciliano Pierpaolo Pulvirenti. Il Gup ha accolto le richieste del Pm e degli imputati, che avevano chiesto di patteggiare, chiudendo così il procedimento penale in relazione alle loro posizioni. Le multe vanno dai 50 agli 80 mila euro.

Villa San Pietro. Assegno da 25 mila euro per operai morti alla Saras

A consegnarlo è il leader della Fiom Ggil Maurizio Landini. Soldi ricavati dal sindacato quale parte civile nel processo per l'incidente negli impianti della Saras di Sarroch che il 26 maggio 2009 causò la morte di tre operai, Bruno Muntoni, Gigi Solinas e Daniele Melis, tutti di Villa San Pietro. L'assegno da 25 mila euro è stato consegnato ieri pomeriggio al sindaco di Villa San Pietro, Marina Madeddu, per i lavori di insonorizzazione della sala di registrazione ubicata presso il locali del centro sociale del paese. Una struttura che si trova all'interno del Parco realizzato proprio dalla Saras in occasione del primo anniversario della morte dei tre operai, nel 2010. Uno spazio verde di cui l'azienda si prende cura anche attraverso la piantumazione di alberi, l'ultima nell'autunno scorso). "Questo - ha sottolineato Landini - è un modo per riaffermare il ruolo del sindacato a favore dei diritti delle persone e per ricordare che si continua a morire sul posto di lavoro, una cosa inaccettabile". L'iniziativa della Fiom segue quanto già fatto dalla Saras che, anche attraverso i Moratti, da subito cercò di sopperire alle difficoltà delle famiglie delle vittime, ancora prima della conclusione del processo in Cassazione, avvenuta nel gennaio di quest'anno.
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