Università Cagliari. Al via il progetto Generazione E su ricerca, trasporto spaziale e diagnostica

E' stato presentato oggi a Roma, presso la Casa dell’aviatore, il progetto denominato Generazione E (Ricerca e sperimentazione di materiali, sistemi diagnostici e di controllo ambientale per i veicoli di trasporto spaziale di generazione Evoluta). Il progetto è coordinato dal Distretto aerospaziale della Sardegna (Dass), capofila di un parternariato che comprende anche il Dicm (Dipartimento di ingegneria meccanica, chimica e dei materiali) dell’Università di Cagliari. Il kick off meeting vede anche la partecipazione dei rappresentanti del Miur (Ministero istruzione, università e ricerca). Con il coordinamento tecnico-scientifico di Giacomo Cao - direttore Dimcm dell’ateneo di Cagliari e presidente del Dass - il progetto prevede costi per circa quattro milioni di euro, il 50 per cento a carico del Miur. “È stato approvato il primo progetto a carattere nazionale che vede il Distretto capofila di un partenariato di grande valore e competenza. Siamo particolarmente orgogliosi - dice il professor Cao - del risultato raggiunto che consente ad alcuni soci, quali la nostra Università, titolare di una quota progettuale di circa un milione e quattrocento mila euro, il Cira e la Im, di poter contribuire in modo diretto all’iniziativa Sptf (Space propulsion test facility), annunciata dal socio Avio nel luglio 2017 e in parte già avviata in Sardegna”. Oltre ai ricercatori del Dimcm - in prima fila in ambito internazionale negli studi del settore aerospazio - fanno parte del Dass, Centro italiano ricerche aerospaziali (Cira), Innovative materials, Centro ricerca aerospaziale Sapienza-Roma, Distretto tecnologico nazionale sull'energia e l’Università del Salento (Dipartimento ingegneria dell’innovazione), Sophia high tech, più la collaborazione del Dipartimento di ingegneria civile e ambientale (Università di Perugia) e Avio Spa. Generazione E è finanziato dal Miur - tematica Aerospazio -, bando di ricerca industriale e sviluppo sperimentale nelle dodici aree di specializzazione individuate dal Piano nazionale della ricerca 2015-2020 emanato nel novembre 2017. I principali obiettivi, nell’ambito del settore della propulsione spaziale, riguardano: l’analisi delle relative prestazioni attraverso modelli calibrati su risultati di test a terra, lo sviluppo di metodi di caratterizzazione di materiali ad alta temperatura, la realizzazione di un prototipo per l’abbattimento delle emissioni per prove a terra e lo sviluppo di tecniche di diagnostica avanzata.

Ricerca. Premiati a Berlino i biofisici dell’Università di Cagliari

Arriva da Berlino l’ulteriore conferma della qualità dei percorsi di ricerca condotti dagli specialisti dell’ateneo di Cagliari. Il gruppo di Biofisica chimica composto da ricercatori dei dipartimenti di Fisica e di Scienze chimiche e geologiche, è stato premiato lo scorso 15 marzo nella capitale tedesca. Lo studio del team cagliaritano guidato da Matteo Ceccarelli ha conquistato la platea per la migliore presentazione durante la conferenza “Novel antimicrobials and Amr diagnostics 2019” (Nuovi antimicrobici e metodi diagnostici di resistenze batteriche). I risultati della ricerca, dal titolo “A virtual screening method to predict permeation of molecules in Gram negative bacteria” ( “Un metodo virtuale per predire la permeazione di molecole nei batteri Gram-negativi”) sono stati presentati dal professor Ceccarelli e rappresentano le conclusioni di un progetto europeo finanziato dalle Iniziative di Medicina innovativa attraverso la piattaforma New-Drug-4-Bad-Bugs (www.nd4bb.eu), portato avanti con i collaboratori Igor Bodrenko (borsista, Fisica), Silvia Acosta-Gutierrez (PhD Marie Sklodowska Curie, Fisica) e Mariano Andrea Scorciapino (ricercatore, Chimica). L’infrastruttura di calcolo operante al dipartimento di Fisica e gestita da Andrea Bosin (ricercatore) e da Giovanni Serra (borsista). Il gruppo riceverà la somma di duemila euro da usare per pubblicare il proprio profilo nella rivista “European Biotechnology”. La conferenza di Berlino è una piattaforma per piccole e medie imprese, start up, big-pharma, università e investitori privati e pubblici, per discutere strategie e sfide per coloro che operano nel campo degli antinfettivi. Il lavoro presentato dal gruppo dell’Università di Cagliari è stato premiato per l’aspetto innovativo nel campo della ricerca di nuove molecole antinfettive. “Da diversi anni lavoriamo per arrivare a predire, attraverso modelli molecolari simulati, la permeazione di antibiotici e vari inibitori nei batteri appartenenti alla famiglia delle enterobacteriaceae. Tra questi - spiega il professore Ceccarelli, docente di Fisica applicata - vi sono numerosi batteri patogeni, come Escherichia coli e Klebsiella pneumoniae, classificati dall’Organizzazione mondiale della sanità come altamente prioritari per la necessità di trovare nuovi antibiotici che li contrastino”. Un percorso che conduce a soluzioni sempre più vicine alle risposte di salubrità, salute e igiene delle collettività. “Entro due anni si può arrivare a proporre il nostro modello di predizione anche - aggiunge Matteo Ceccarelli - con la costituzione di una start up, come piattaforma virtuale a servizio di quelle Sme che operano nella ricerca di nuovi antibiotici, offrendo la possibilità di ridurre i tempi e le spese legati alla ricerca”. Passi decisivi su diversi fronti. Ma anche un altro tassello di pregio nel contesto accademico scientifico internazionale inerente la qualità della ricerca condotta nei laboratori dell’ateneo di Cagliari.

Cagliari. Philips e Università di Cagliari, exploit scientifico internazionale

Il Crea UniCa inserito nel progetto sulle tecnologie di intelligenza artificiale. Con un budget di due milioni di euro PhilHumans è una Innovative training network Marie Curie (Itn) che coinvolge otto dottorandi in attività di ricerca. L’ateneo del capoluogo gestirà direttamente il budget di un dottorando in informatica e ingloberà anche il dottorando di economia. L’opzione sarà sviluppata in modo rafforzato con il Crea UniCa (Centro servizi d’ateneo per imprese e imprenditorialità): il dottorando dovrà occuparsi di piazzare sul mercato le varie tecnologie che verranno sviluppate all'interno del progetto. Mentre sette dottorandi si occuperanno di informatica e, in particolare, di tecnologie di Intelligenza artificiale. PhilHumans è basato sulla mobilità internazionale. “I dottorandi trascorreranno metà del tempo di ricerca in laboratori esterni all'università che frequentano. L'idea progettuale prevede che si occupino di tecnologie Ict informatiche di Intelligenza artificiale su temi di Natural language processing, Semantic web, Sentiment analysis, Cognitive computation e Computer vision” spiega Diego Reforgiato Recupero (docente dipartimento Matematica e informatica, ateneo di Cagliari). Il professor Reforgiato ha ideato e steso il progetto con Sergio Consoli, specialista già occupato al Philips Research e attualmente al Joint research center dell'Unione Europea a Ispra. Al kick off meeting del 28 e 29 gennaio scorso, tenutosi al Data science del Philips Research di Eindhoven, con Diego Reforgiato ha preso parte anche Daniele Riboni (dipartimento Matematica e informatica). “I lavori sono stati seguiti dal pro rettore all’Innovazione, Maria Chiara Di Guardo, che curerà le attività di marketing e di research to market connesse al progetto. Ovvero - rimarca il professor Reforgiato - gli aspetti inerenti il dottorato in economia di PhilHumans che interloquiscono con il Crea e il Contamination Lab di UniCa”. Il dipartimento Data science del Philips Research è la culla di invenzioni quali il Cd rom e la tecnologia Blue-ray. Al centro, sono in fase avanzata anche gli studi sulla piattaforma robotica Zora. “Il robot nasce per interagire a gesti e verbalmente con le persone che vogliono raggiungere un goal nel dominio della salute: dal perdere peso a dormire meglio e mangiare più sano. Ovvero, comprendere, interloquire e analizzare gli esseri umani, dal parlato a espressioni facciali e gesti, fasi utili per capire stato emotivo ed eventuali problemi psicologici così da poter supportare i medici” aggiunge Diego Reforgiato Recupero. In breve, una relazione scientifica, quella tra il Crea dell’ateneo di Cagliari e la multinazionale olandese, di alto pregio formativo e accademico. L’intesa va dalla supervisione di due dottorandi - stranieri come specifica il bando Marie Curie - alle implicazioni industriali insite nelle ricerche al posizionamento delle “idee” sui mercati. “Con il Crea saremo centrali nel supporto alle imprese, nelle indicazioni e negli spunti nati dalle nuove tecnologie da trasferire su varie dimensioni operative e aziendali. Philips - dice la professoressa Di Guardo - si è detta disponibile, oltre a collaborare su altri progetti connessi a Horizon 2020, ad ospitare studenti del nostro ateneo in stage e formazione”.

La pelle umana artificiale? La studiano gli specialisti dell’ateneo di Cagliari

I ricercatori guidati da Piero Cosseddu al Diee (Dipartimento ingegneria elettrica elettronica di UniCa), con il team di Annalisa Bonfiglio (già pro rettore Innovazione-ateneo Cagliari e ora presidente Crs4), segue da quindici anni lo sviluppo di tecnologie innovative per la realizzazione di elettronica su plastica, nota come “Elettronica organica”. Gli studiosi si sono occupati dell’utilizzo di queste tecnologie per sviluppare una famiglia di sensori flessibili e ultra-sensibili capaci di rilevare parametri di interesse biomedico. Tra questi, ibridazione del Dna, attività elettrica neuronale e metabolica cellulare. “Tra i vari campi applicativi esplorati, uno di quelli più affascinanti studiato nei nostri laboratori è quello dei sensori tattili. Stiamo cercando di riprodurre con i nostri dispositivi il comportamento della pelle, obiettivo diffacile considerando la straordinaria complessità del più esteso organo del corpo umano. Replicare la nostra pelle e crearne una artificiale - dice il professor Cosseddu - è un processo che considera varie problematiche. Ci sono vincoli di tipo funzionale, poiché è necessario realizzare dei sensori in grado di rispondere a differenti stimoli, specie meccanici e termici. Una pelle artificiale deve essere in grado di replicare le proprietà meccaniche della pelle umana, e pertanto dovrebbe essere realizzata con materiali flessibili e possibilmente soffici. L’elettronica organica sta conseguendo un enorme successo in questo settore applicativo, proprio perché consente la fabbricazione, con tecnologie a basso costo (la stampa a getto d’inchiostro) di matrici di dispositivi e/o sensori su vaste aree e su substrati flessibili.” La pelle del futuro prende corpo all’Università di Cagliari. “Abbiamo fatto un passo in avanti verso la realizzazione di un prototipo di pelle artificiale mettendo a punto - rimarca Fabrizio Viola - un sensore tattile bimodale che rileva simultaneamente variazioni di temperatura e pressione, realizzato per la prima volta su substrati plastici con spessore inferiore a un micrometro (circa cento volte inferiore al diametro medio di un capello umano). In questo modo, è possibile trasferire tali prototipi di pelle artificiale su qualsiasi superficie come veri e propri tatuaggi”. Andrea Spanu, in prima fila nell’ottimizzazione dei sensori, spiega: “I tatuaggi sensorizzati potrebbero essere integrati su protesi artificiali al fine di conferire alle stesse una sensibilità simile a quella di un arto reale, o, in prospettiva, trasferiti sulla pelle per la rilevazione, oltre che di pressione e temperatura, di importanti parametri biomedici quali per esempio il livello di stress o l’attività elettrica muscolare e cardiaca. Ancora, con questo approccio si potrebbero rivestire i robot del futuro permettendo loro di interagire autonomamente con l’ambiente, gli oggetti circostanti e, perché no, gli esseri umani”. Piero Cosseddu sintetizza: “Il lavoro dimostra come sia possibile realizzare, utilizzando dei transistor su plastica ultra flessibili e ad alte prestazioni, dei veri e propri tatuaggi sensorizzati multimodali che siano capaci di replicare le funzioni della pelle umana. L’introduzione di questi innovativi sensori tattili potrebbe dunque avere importanti ricadute in settori applicativi differenti e in continua evoluzione quali la robotica, la "protesica, e la riabilitazione”. Al lavoro, con il professor Cosseddu, supervisore del lavoro, e il dottor Fabrizio Viola, primo autore dell’articolo (attualmente ricercatore all’Istituto italiano tecnologia, IIT, Milano), hanno partecipato anche gli specialisti Andrea Spanu (ora alla Fondazione Bruno Kessler, FBK, a Trento), Pier Carlo Ricci, afferente al Dipartimento di fisica dell’Università di Cagliari, e Annalisa Bonfiglio. Il lavoro degli studiosi dell’Università di Cagliari è stato pubblicato sulla rivista internazionale Scientific Reports/Nature (https://www.nature.com/articles/s41598-018-26263-1). Ultrathin, flexible and multimodal tactile sensors based on organic field-effect transistors.

Università di Cagliari: i ricercatori scoprono una pianta capace di bloccare l’HIV

Gli altopiani calcarei dell’Ogliastra nascondevano al mondo l’Hypericum scruglii, una pianta endemica contenente una molecola capace di bloccare la replicazione del virus HIV. Grazie a questa scoperta, la battaglia contro il retrovirus può sperare di compiere nuovi passi avanti, al fine di migliorare la vita dei pazienti. Il merito è del team di ricercatori di Virologia e Botanica dell’Università di Cagliari. Lo studio mostra come l’Hypericum contenga i principi attivi in grado di inibire due enzimi responsabili della replicazione del virus in colture cellulari. Un primo traguardo per la ricerca, anche se sono necessari ulteriori studi sulla molecola. Di fatto, ottimizzandone le potenzialità ed escludendo eventuali tossicità, si potrebbe giungere alla creazione di un unico farmaco efficace nella terapia, rimpiazzando così l’attuale mix di medicinali. Il lavoro, coordinato da Francesca Esposito e Cinzia Sanna, ricercatrici del Dipartimento di Scienze della Vita, ha evidenziato, in particolare, l’azione di una molecola multitarget capace di agire a più livelli. Una vera rivoluzione che ha portato i risultati della ricerca anche su PlosOne, celebre rivista scientifica statunitense. "La molecola è in grado di inibire in vitro la trascrittasi inversa e l'integrasi dell'immunodeficienza umana di tipo 1 e si è dimostrata in grado di inibire anche la replicazione del virus in colture cellulari", spiega Francesca Esposito, virologa e ricercatrice di microbiologia dell’ateneo cagliaritano. Il progetto è iniziato circa 9 anni fa, con lo scopo di valorizzare la flora della Sardegna anche da un punto di vista farmacologico: la pianta è stata raccolta durante il periodo di fioritura, poi essiccata e sottoposta ad estrazione mediante una molecola idroalcolica. Degli screening biologici hanno permesso, successivamente, di valutarne l’attività antivirale. “Questo composto non era mai stato isolato prima di questo studio. Abbiamo visto che le piante endemiche, anche grazie all’isolamento, sono in grado di produrre composti originali – afferma Cinzia Sanna, botanica dell’Università di Cagliari –. Ad oggi abbiamo saggiato 20-25 estratti di specie endemiche. Alcune si sono dimostrate attive sull’HIV: questa è una delle più interessanti”. Altre specie di iperico sono già state adoperate dalla medicina: l’olio dell’Hypericum perforatum, per esempio, viene oggi utilizzato nel trattamento delle ustioni. L’Hypericum scruglii, la pianta protagonista di questa scoperta, deve il proprio nome ad Antonio Scrugli, docente di Botanica dell’università cagliaritana. Valeria Aresu, Univesità Cagliari

Etiopia. Ateneo cagliaritano coinvolto nella scoperta delle orme di un bambino di 700 mila anni fa

L'Università di Cagliari, in collaborazione con l'Università La Sapienza di Roma protagonisti di una straordinaria scoperta durante gli scavi presso una località dell'alto bacino del fiume Awash in Etiopia, a 2mila metri sopra il livello del mare. In questo luogo, dove da tempo si svolgono le campagne di ricerca finanziate dall'Università di Roma La Sapienza e dal Ministero Affari Esteri, sono state scoperte le impronte di un bambino vissuto 700 mila anni fa. Una scoperta di grande valore sotto il profilo scientifico internazionale, evidenziata anche sulla rivista "Scientific Reports" del gruppo editoriale "Nature". "Le impronte sono state trovate in un'area intensamente frequentata, in prossimità di una zona umida, non lontana da un corso d'acqua - spiega la la prof.ssa Rita Melis, geoarcheologa del Dipartimento di Scienze chimiche e geologiche dell'Università di Cagliari- in un sedimento argilloso limoso. Qui hanno lasciato tracce oltre agli ominidi, anche animali prossimi agli attuali gnu e gazzelle, nonché uccellini, equidi, suidi e ippopotami. Le impronte delle varie specie si intersecano tra di loro, e si sovrappongono a tratti a quelle degli esseri umani, individui in parte adulti e in parte di 1, 2 e 3 anni. In particolare uno di questi bambini in tenera età propriamente non camminava, ma era in piedi e si dondolava: la sua è l'impronta di un piede che calpesta ripetutamente il suolo, rimanendo appoggiato sui talloni". Presso il sito sono inoltre evidenti tracce di diverse attività quali la scheggiatura della pietra (ossidiana e altre rocce vulcaniche), con la produzione di strumenti litici, e macellazione della carne di più ippopotami.

Cervelli sardi all'estero. Borsa di studio e premio per lo specializzando in radiologia

Si chiama Giuseppe Corrias, lo specializzando della scuola diretta da Luca Saba all’Università di Cagliari, che viene premiato dall’Issnaf e prosegue le ricerche nel prestigioso Memorial Sloan Kettering cancer center di New York. Laurea in Medicina nel 2013 conseguita all’Università di Cagliari e specializzando all'ultimo anno in radiologia, Corrias ha ricevuto un premio da 10.500 dollari dall’Issnaf, Fondazione scientifica senza scopo di lucro costituita da specialisti italiani negli Stati Uniti. Il quasi trentenne, originario di Arzana, è impegnato da alcuni mesi nello studio e nella ricerca di eccellenza in ambito diagnostico nel settore oncologico. La borsa di studio finanziata dall’Issnaf (Italian scientists and scholars in North America foundation - http://www.issnaf.org ) è basata sui lavori di ricerca sul cancro con particolare attenzione alla risonanza magnetica e alla tomografia computerizzata. Oltre al premio degli scienziati residenti nel Nord America, lo specialista ogliastrino è stato premiato anche dalla rete Globus: un riconoscimento legato alla destinazione di alto pregio scientifico. Il suo tutor al Memorial Sloan Kettering è il professor Lorenzo Mannelli. Tra le tematiche oggetto di studio, le metodiche di imaging nella risonanza, nella Tac e nella Pet, con particolare attenzione ai tumori su fegato e pancreas. Un settore in cui la radiologia ha un ruolo chiave. Il successo di Corrias rispecchia l'importante ruolo svolto dalla scuola di Radiologia dell'Ateneo Cagliaritano, un centro riconosciuto anche a livello internazionale per lo sviluppo delle tematiche più attuali, una formazione innovativa, tecnologie e dinamiche cliniche all’avanguardia, relazioni e confronto con i più accreditati centri di ricerca al mondo. “Stiamo investendo molto in ambito neurologico, neuro-vascolare, vascolare, ginecologico ed oncologico. La capacità - spiega Luca Saba, ordinario di Diagnostica per immagini e radioterapia del dipartimento Scienze mediche e sanità pubblica dell’Università del capoluogo – di formare giovani arricchendoli di competenze internazionali, rappresenta un elemento di crescita futura per il nostro sistema sanitario e accademico. La nostra collaborazione con la Fondazione - sottolinea il professor Saba - si è aperta quest’anno a seguito di una serie di conferenze sull'immagine oncologica tenute un ateneo da Lorenzo Mannelli”. Il programma di scambio dell’Università di Cagliari, denominato Globus, promuove la mobilità studentesca in ambito extraeuropeo e consente di trascorrere un periodo di studio o tirocinio in atenei e centri di ricerca non europei. Inoltre, permette di svolgere anche altre attività formative, quali tirocini, frequenza di corsi e superamento di esami e, in alcune sedi specifiche, ricerca volta a preparare la tesi finale.
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