Cagliari. La legislazione antiebraica del fascismo

Se ne parla alla MEM il 13 dicembre dalle 16 alle 19,30 a 80 anni dalle leggi razziali. Ad organizzare l'evento, dal titolo “1938. La legislazione antiebraica del Fascismo”, il CIDI (Centro di Iniziativa Democratica degli Insegnanti) e l’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia). L’appuntamento è presso lo Spazio Eventi al primo piano della Mem - Mediateca del Mediterraneo di via Mameli 164 a Cagliari. Previsto l’intervento dello storico Michele Sarfatti, studioso della persecuzione antiebraica e delle vicende degli ebrei in Italia nel XX secolo. Introduce Gianna Lai dell’ANPI Cagliari. Presiede e coordina Maristella Curreli, CIDI Cagliari. L’iniziativa pubblica, aperta a insegnanti e studenti, si propone di favorire la discussione e l’approfondimento sulle leggi razziali, di cui quest’anno ricorre l’ottantesimo anniversario, e la riflessione sui principi fondamentali della Costituzione.

Rigurgiti fascisti e azioni posticce: la legge Fiano. Di Maurizio Ciotola

Qualche settimana fa la Camera dei Deputati approvava la legge Fiano, con cui si vieta l’esposizione delle immagini nazi-fasciste, di Mussolini, di Hitler e il saluto romano. Un provvedimento che ha sicuramente un suo valore, ma sfugge come mai in più di settant’anni non ve ne sia stato uno identico, nei termini e nella fattispecie. Il reato di apologia del fascismo, di propaganda e ricostruzione del partito fascista è previsto dalla Costituzione e con la legge 645 del 1952. Si dispone un divieto, ma non si cura il male e forse lo si acuisce in tempi come quelli attuali. Lo Stato italiano, ha cercato prevalentemente di “educare” i suoi cittadini attraverso divieti e consensi, limitando risorse nell’istruzione, che a tutti i livelli, è sempre di più finalizzata a formare persone adatte ai ruoli definiti nella struttura sociale, istituzionale e aziendale. L’istruzione è stata esonerata da suo compito principale per cedere il passo alla formazione, all’utilità economico-funzionale che ne deriva, in deroga all’autonomia intellettuale di giudizio, consapevolezza e conoscenza, cui in senso ampio è propria della sua funzione. Il ritiro dal suo compito essenziale e precipuo è dettato da un’evidente taglio dei finanziamenti e degli investimenti, almeno in prima istanza e sul piano apparente. E sì, perché il vero e sostanziale fattore che ha determinato la sua trasformazione in “formazione”, è dettato da chi definisce i programmi e i corsi in ottemperanza al modello sociale e politico voluto. Con l'adeguamento di una ampia fascia di docenti, in modo rilevante nelle Università, verso la formazione utile piuttosto che l’istruzione fondante per il libero cittadino, è stata piegata qualsiasi volontà di analisi e discernimento non consoni agli ambiti di studio previsti dal ministero o dal rettorato. Un Paese che vuole restare civile e democratico, ma soprattutto libero, deve investire in risorse intellettuali ed economiche nell’istruzione e nella cultura. Uno Stato in cui la propria classe dirigente è incapace di avere una visione globale della società in mutazione, adotta il sistema dei divieti e dei consensi, scippando qualsiasi capacità di determinazione al cittadino, lasciandogli “l’opportunità” di scelta propria di un sistema binario o manicheo. Quando in un Paese crescono le adesioni ad una ideologia fascista e reazionaria, la soluzione non può trovarsi nel divieto di esposizione delle immagini che la richiamano, quanto nell’intervento finalizzato a restituire un sistema istruttivo e culturale in grado di generare gli anticorpi verso questo abominio. Maurizio Ciotola
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