Dall'Olanda per insegnare tecnologia ai bambini delle scuole elementari. Di Federico Cheri

In evidenza Dall'Olanda per insegnare tecnologia ai bambini delle scuole elementari. Di Federico Cheri
Si chiama Joe Van Der Meulen, ha studiato giornalismo in Olanda ed è arrivato in Sardegna per motivi di cuore (la sua ragazza è sarda). Ha iniziato quasi subito a lavorare come insegnante di inglese per i bambini della scuola elementare "Up School" di Cagliari, istituto scolastico paritario del quale si è immediatamente innamorato in quanto molto orientato verso progetti educativi e metodologie didattiche innovative, simili a quelle adottate nei paesi del Nord Europa. Ed è proprio l'accento dell'Up School sull'innovazione, unito alla curiosità personale, che hanno spinto Joe ad approfondire il tema delle nuove tecnologie, con l'obiettivo di trasferire le conoscenze acquisite ai piccoli alunni delle scuole elementari. In questo senso, dopo aver superato una rigida selezione, Joe ha preso parte ad uno specifico progetto dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA) di Brussel, rivolto a tutti gli insegnanti delle scuole primarie d'Europa e finalizzato a far acquisire specifiche competenze nell'insegnamento ai bambini delle tecniche di programmazione (coding). Il progetto, denominato "E-robotics", si è articolato nello svolgimento di un vero e proprio laboratorio durante il quale i partecipanti, provenienti da tutta Europa, hanno avuto modo di sperimentare nuovi strumenti e pratiche basate sulla metodologia di insegnamento STEM (dall'inglese: Science, Technology, Engineering and Mathematics), utilizzata per indicare i corsi di studio e le scelte educative volte a incrementare la competitività dell'individuo in campo scientifico e tecnologico. "Un'esperienza molto utile - sottolinea Joe - che ha consentito il confronto con altri docenti di vari Paesi europei, già impegnati nell'ambito delle metodologie didattiche innovative rivolte agli alunni delle scuole primarie". Nonostante sia in Sardegna da appena due anni, Joe parla benissimo l'italiano, essendosi integrato perfettamente nel contesto di riferimento. Ed è proprio il suo livello di integrazione che gli consente di individuare le principali differenze tra i metodi di insegnamento adottati nel Nord Europa e quelli che invece caratterizzano il sistema scolastico italiano. "A differenza di quanto accade in Italia - evidenzia Joe - nei Paesi del Nord Europa l'approccio è più pratico e coinvolgente. Gli studenti vengono stimolati attraverso una partecipazione più attiva nella definizione dei programmi didattici che, partendo dalle materie tradizionali, dedicano un'attenzione sempre maggiore a tematiche di attualità, strettamente connesse al contesto socio economico di riferimento e alle nuove tecnologie. Aspetti importanti che ho ritrovato anche nell'impostazione didattica dell'Up School". Incalzato dalle nostre domande, Joe si esprime anche sulle differenze culturali tra il suo Paese d'origine (l'Olanda) e quello di cui si è innamorato, dove, per il momento, ha messo le radici (l'Italia). "Generalmente gli olandesi sono più diretti, più concreti, vanno dritti al punto, senza perdersi in convenevoli. Un atteggiamento ritenuto molto rigido, quasi schematico e talvolta scortese, dalle popolazioni che vivono più a sud dell'Olanda, a cominciare dal vicino Belgio. Gli italiani in generale, sono molto cortesi, espansivi, creativi e fantasiosi, ma spesso perdono di vista gli obiettivi iniziali. In Olanda - continua Joe - ci sono poche regole e quasi tutti le rispettano, contrariamente all'Italia, dove le molte regole purtroppo non sempre funzionano e per questo é quasi obbligatorio trovare soluzioni alternative e talvolta fantasiose, alla base della famosa e nobile arte individuale dell'arrangiarsi. Questa contraddizione tutta italiana - conclude Joe - tra un sistema di regole che non funziona e la capacità di individuare soluzioni fuori dagli schemi è stata definita da un famoso giornalista olandese come "un disastro collettivo e, al tempo stesso, un miracolo individuale". E per quanto riguarda i sardi? Nessun dubbio. Per Joe sono diretti e concreti, caratteristiche che li rendono simili ai suoi connazionali, agevolando così il suo processo di integrazione personale e lavorativa. Federico Cheri
Ultima modifica ilLunedì, 17 Luglio 2017 16:54

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