Migranti. Continuano gli sbarchi nel Sulcis

Le coste del Sulcis si confermano uno dei punti di attracco privilegiato dai migranti provenienti dall'Africa. Nelle giornate di venerdì e sabato sono 50 quelli che hanno toccato le coste sarde. Tra loro cinque donne, una delle quali incinta, e una neonata. Nello specifico il primo sbarco si é svolto nel porto commerciale di Sant'Antioco. A bordo di due barchini i migranti sbarcati sono 12. Dopo le visite di rito sono stati trasferiti nel centro di accoglienza di Monastir. A Sant'Anna Arresi i Carabinieri, durante un controllo del territorio, si sono imbattuti in altri 14 algerini sbarcati a Porto Pino. A questi si aggiungono ulteriori 24 migranti, rintracciati in località Is Pigas.

Cagliari. Niente più migranti al Jolly Hotel di Pirri (ex Motel Agip)

La struttura, che da diverso tempo ospitava numerosi richiedenti asilo, non ospiterà più migranti. I trasferimenti presso altri centri di accoglienza sono stati avviati già da venerdì scorso. Tale situazione sarebbe ascrivibile alla ridefinizione dei criteri richiesti per questa tipologia di servizio, richiamati anche nelle fonti di gara per la gestione delle strutture in questione. Di fatto nella graduatoria delle strutture deputate all'accoglienza diverse non risultano più in lista per mancanza di requisiti o perché non hanno partecipato alla relativa gara d'appalto. Tra queste anche il Jolly Hotel di Pirri. La novità ha causato qualche disagio, in particolare per i minori ospitati fino ad oggi nella struttura, già frequentanti nelle scuole cittadine e ora destinati a cambiare scuola o dover fare i pendolari per poter seguire le lezioni. Dall'ex Motel Agip, che non ospiterà più alcun migrante, verranno trasferiti oltre 70 migranti.

Capo Teulada. Migranti algerini intercettati dalla Guardia di Finanza

Il Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza ha intercettato questa mattina un barchino con a bordo sette migranti, intenti a raggiungere le coste del Sulcis. L'imbarcazione, dopo essere stata individuata da un elicottero delle Fiamme Gialle, é stata bloccata. Gli occupanti il natante sono stati trasportati in porto a Sant'Antioco dove sono stati identificati, visitati e trasferiti nel centro di accoglienza di Monastir. Il tentato sbarco dei sette algerini segue, a poche ore di distanza, quello di altri cinque migranti algerini, tra i quali una donna.

Un governo forte con i deboli e debole con le lobby. Di Maurizio Ciotola

Siamo passati da governi che, nel silenzio, hanno tenuto in ostaggio gli immigrati, adottando in taluni casi l’isola di Lampedusa in luogo della nave Diciotti, per passare all’attuale governo che, di questa prassi fa ostentazione. Seppur diversamente, nessuno dei governi passati, incluso quello in carica, sembra avere avuto forza nel contesto europeo ed internazionale, tanto che l’attuale ministro dell’Interno, Matteo Salvini, per rafforzare la sua voce inascoltata si procura degli ostaggi, innocenti ed inermi, già merce per la mafia nostrana ed internazionale. Azione riprorevole, inaccettabile sotto ogni aspetto e vieppiù sul piano dei diritti umani, che però sembra non avere effetto alcuno sulle sclerotizzate istituzioni nazionaliste dei Paesi di questa Unione monetaria europea, già occupati ad esercitare simili violenze ai loro confini. Gli immigrati classificati come clandestini da una legge contestata negli anni, la Bossi-Fini, mai modificata o cancellata dalle maggioranze susseguitesi al governo del Paese, non costituiscono una garanzia per le pensioni dei già cittadini italiani, giacché le loro prestazioni sono anonime e in nero, quanto per i datori di lavoro che, con un decimo del costo definito da un contratto legittimo, assoldano lavoratori ricattabili e sul piano anagrafico, inesistenti. Oramai gli stessi media mettono in minor risalto la notizia degli immigrati bloccati sulla nave Diciotti, ormeggiata nel porto di Catania; forse perché questa può divenire o è già affare di baratto con la Lega, in merito al dissenso sulla risoluzione del contratto di concessione governativa ad Autostrade per l’Italia. E vista l’entità degli scudi levatisi nei media e nelle istituzioni economiche, queste notizie sembrano costituire oggetto di possibile baratto in cambio di un dissenso al possibile ed auspicabile controllo proprietario dello Stato, di tutte quelle società che macinano utili dai servizi a rete assegnati in concessione, a discapito degli utenti finali, cittadini e piccole e medie imprese. Ancora una volta assistiamo alla debolezza intellettuale e politica di una classe dirigente e dei suoi servili maggiordomi, pronti a scagliarsi sui deboli, gli immigrati e a sostenere i forti, le grandi lobby, nello specifico Atlantia, proprietaria di Autostrade per l’Italia. Una società di cui solo il 30% è in mano ai Benetton, attraverso Edizione Holding, ma che il restante 70% è di proprietà di banche italiane, del fondo di investimento più grande del mondo, Blackrock, e di un flottante azionario, circa il 45%, internazionale. Ma questo argomento oggi fa parte della ribalta mediatica e politica in seguito alla strage di Genova per il crollo del ponte Morandi, che ha causato la morte di 43 persone e più 600 sfollati. Da qui però si può ripartire senza indugi nel rivedere tutte le concessioni governative, fino a rendere operativo il piano attraverso cui è possibile trasferire sotto il controllo maggioritario dello Stato, in modo diretto o indiretto, tutte le società che gestiscono servizi a rete: autostrade, acquedotti, l’intera rete elettrica e del gas, le reti ferroviarie e di telecomunicazione. Viceversa se consentiamo, come fino ad oggi è accaduto, che un governo in una democrazia continui ad esser forte con i deboli e debole con i forti, in nome di sclerotizzate e disumane teorie economiche e di sfruttamento, il nostro ruolo, quello di cittadini liberi è finito ed avrà, forse, meno valore di quello dei tanti cittadini oppressi da un sistema reazionario visibile ed identificabile. Maurizio Ciotola

Sant'Anna Arresi. Sbarcano altri 25 algerini

Le coste del Sulcis si confermano meta prediletta dei migranti algerini. Nella notte tra lunedì e martedì, verso le 4 del mattino, i Carabinieri di San Giovanni Suergiu hanno individuato 15 stranieri, tra questi anche una donna, che si aggiravano in località spiaggia dei Francesi a Sant'Anna Arresi. Successivamente, verso le 6, le forze dell'ordine di Narcao hanno rintracciato altri 10 migranti nel centro di Sant'Anna arresi. Ritrovato nei pressi di Porto Pino l'imbarcazione utilizzata per raggiungere le coste della Sardegna. Tutti i 25 algerini verranno trasferiti nel centro di accoglienza di Monastir.

I nuovi schiavi dell’Occidente: mafia e neoliberismo “governano” la schiavitù degli immigrati. Di Maurizio Ciotola

La civiltà di una organizzazione sociale e politica è incentrata prima di tutto sul rispetto dei diritti umani, di tutti e non solo di alcuni. L’Italia insieme all’Europa è uscita da una devastazione bellica e dittatoriale, in cui questi diritti non ancora riconosciuti furono calpestati, violati, azzerati. Per anni dal dopoguerra il lungo cammino politico e sociale, ma soprattutto culturale, ha consentito ad un’ampia fascia della popolazione europea ed italiana, a introiettare, fare propri questi principi irrinunciabili. Opulenza e corruzione, agiatezza senza una equivalente crescita culturale, ha permesso lo smantellamento di quel fragile costrutto eretto su quei principi, fino a renderli oggi solo argomenti sulla carta, almeno in parte. Ha vinto il principio capitalista incentrato sul liberismo più spinto, che ha soppiantato quello capitalista socialdemocratico. Non sempre gli attori di questo sfascio si muovono all’unisono e quasi mai intendono farlo, ma concorrono sempre nel realizzare le brutture sociali e culturali di cui oggi siamo vittima. Aver smantellato lo stato sociale con il contributo principale dei suoi difensori, sinistra e sindacati, o l’aver inseguito il mito della governabilità a qualunque costo, sotto l’egida di un comitato tecnico europeo o sotto una politica neoliberista statunitense, ha consegnato il nostro Paese ad una destra di opposizione e di governo, diversa solo per collocazione, potremmo dire topografica, nell’emiciclo parlamentare. Solo una parte minoritaria della chiesa cattolica, una serie di organizzazioni sociali e religiose, ha saputo fare la differenza in un contesto monolitico, verso cui gli intellettuali a pagamento prestavano e prestano servizio senza porsi troppi scrupoli. In questa ipocrisia imperante, nella doppiezza tra il dire ed il fare, le sacche di povertà sono cresciute a dismisura, i poveri censiti hanno quasi raggiunto i dieci milioni di unità, mentre quelli sconosciuti, non censiti, dichiarati irregolari ed immigrati in fuga, sono divenuti negli anni di falsa accoglienza, centinaia di migliaia. Esseri umani soggetti ad ogni tipo di sfruttamento, ma soprattutto facile terreno di coltura per la malavita organizzata che, come per alcune imprese dedite allo sfruttamento, arruola uomini e donne per compiere servigi illegali, i primi nel controllo del territorio, le seconde nella prostituzione. Attività illegali gestite alla luce del sole da parte di organizzazioni malavitose, di cui non sappiamo quali propaggini penetrino lo Stato e fino a che punto nella sua articolazione. Una schiavitù palese di cui le istituzioni hanno coscienza, ma verso cui non hanno agito e non agiscono. Un esercito di schiavi condotti a “domicilio” dei loro sfruttatori, verso cui la politica e gli intellettuali al chilo, sono attenti solo al momento del loro ingresso, sempre pagato a caro prezzo sulla loro pelle. L'accoglienza in centri, che rasentano i lager di recente memoria, di “primo sfruttamento”, attraverso i quali molte organizzazioni, ingegnatesi nell’offrirla, battono cassa nei confronti dello Stato e di converso verso l’Europa, non prospettano agli immigrati alcun futuro, se non da semicarcerati utili per la riscossione dei proventi. Non esiste un serio percorso di integrazione culturale, sociale e lavorativa. e del resto se chi gestisce gran parte di questi flussi ha scopi differenti da quelli umanitari, non possiamo stupirci e tanto meno scandalizzarci, salvo gli ipocriti di cui come i cretini, le mamme sono sempre incinta. In Italia, denuncia la Caritas, l’Osservatorio Placido Rizzotto della Cgil e altri intellettuali non a pagamento, vi sono 80 epicentri, luoghi, in cui sono stati riscontrati fenomeni di sfruttamento e schiavitù per 400.000 lavoratori irregolari. Gli immigrati senza una identità in giro per il nostro paese sono almeno 600.000, con il fatto che, la loro possibile scomparsa, non riscontrata dalle autorità per un palese delitto, risulterebbe invisibile, inesistente. Esseri della cui scomparsa gli ipocriti politici ed intellettuali non si curano. Tra essi vi sono anche bambini, di cui non abbiamo notizia e il cui “utilizzo”, soprattutto per la vendita dei loro organi è conosciuto dalle autorità, ma di cui non è divulgata informazione. Un Paese in cui si insidia l’organizzazione mafiosa nelle sue istituzioni non è un Paese che può accogliere esseri umani in fuga, se non per farli divenire schiavi. Un Paese in cui il liberismo economico consente lo sfruttamento dei suoi cittadini, attua nei confronti degli immigrati uno sfruttamento disumano prossimo alla schiavitù, dove il liberismo economico si accoppia con il contesto mafioso, attraverso cui mantiene l’ordine senza scrupoli e senza timori. Un simile Paese è da riformare dalla sua base, partendo dalle scuole, dagli spazi culturali e non per approcci posticci. Questo è un Paese in cui chi combatte le mafie o lo sfruttamento sul lavoro, risulta esser gradito fino a quando non orienta la politica e le la società, perché a quel punto, in quel preciso momento la sua vita diventa a rischio, sotto l’aggressione mafiosa e l’assenza di una valida protezione da parte dello Stato. Una organizzazione sociale e politica, che ha al centro i valori umani, i suoi diritti, non deve temere l’aggressione mafiosa, politica o intellettuale che sia, ma non deve neppure veicolare ipocritamente il destino di tanti esseri umani nelle mani della delinquenza organizzata o dell’imprenditoria d’assalto, facendoli divenire i nuovi schiavi dell’Occidente. Maurizio Ciotola

Vicenda Aquarius. La Sardegna pronta ad accogliere i 629 migranti

Ad annunciarlo è il presidente della Giunta Regionale, Francesco Pigliaru, durante un incontro a Nuoro. "Se la Sardegna verrà chiamata a fare la propria parte nell'accoglienza di queste persone lo farà come ha sempre fatto"- ha sottolineato Pigliaru, ricordando che i 629 migranti in navigazione nel Mediterraneo devono essere messi in sicurezza al più presto. E sulla polemica innescata dalla decisione di Salvini di chiudere i porti, il presidente della Giunta ha voluto evidenziare che "il Governo italiano può legittimamente decidere di cambiare le regole del gioco, ma prima dovrebbe annunciarlo e non farlo mentre c'è una nave che vaga nel Mediterraneo. In questo modo - ha continuato Pigliaru - chi si mette in mare dopo quel giorno, sa che corre rischi diversi rispetto a quanto è accaduto sinora".

Emergenza Migranti. Centrodestra regionale unito contro gli sbarchi di clandestini

Stop immediato agli sbarchi di immigrati in Sardegna. E' questo il messaggio che lancia il centrodesta regionale, a seguito delle notizie allarmanti, provenienti da Frontex, riguardanti il rischio di infiltrazioni da parte di foreign figther tra i piccoli gruppi che si avventurano nei viaggi tra Tunisia e Algeria e la Sardegna. Ad attaccare è il coordinatore regionale di Forza Italia, Ugo Cappellacci : "nonostante le nostre segnalazioni, gli arrivi di clandestini dalla rotta algerina sono raddoppiati. Chi ha sminuito la questione, chi ha assecondato un'immigrazione senza criteri e senza controlli deve andare subito a casa". Dello stesso avviso gli esponenti regionali di Fratelli d'Italia, Salvatore Deidda e Paolo Truzzu: "impediamo le partenze e subito rimpatri forzati dei clandestini". Tutto il centrodestra regionale chiede quindi al governatore, Francesco Pigliaru, di assumere una posizione determinata nei confronti del governo centrale, affinché si provveda a mettere in atto tutte le azioni di prevenzione e di monitoraggio degli sbarchi sulle coste sarde.
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