Il talento di Daniele Serra. Di Giulietta Grauso

Si chiama Daniele Serra, è molto giovane, ed ha un grande talento: quello della pittura. Lo abbiamo intervistato per saper un pò di più sulla sua passione. Quando sei nato? Quando è nata la tua passione? "Sono nato a Cagliari nell 1977, mi ricordo che fin da piccolo amavo disegnare e la mattina prima di andare all’asilo chiedevo sempre a mio padre di farmi un disegno, perché mi piaceva vederlo disegnare. Penso sia una passione che mi porto dietro da sempre e durante la vita ci sono stati momenti e artisti che hanno fatto sì che la mia passione aumentasse e si trasformasse in lavoro. Ricordo quando ho visto per la prima volta Giotto. E'stato fulminante, avevo 7-8 anni e da quel momento il mio sogno è stato sempre lavorare nel campo dell’illustrazione e dei fumetti. Ma sono stati tanti i momenti importanti, come quando ho letto Dylan Dog per la prima volta, o quando ho conosciuto l’opera di HR Giger e Bruegel". Quando hai fatto la prima mostra? "Non ricordo esattamente la prima mostra, probabilmente ho partecipato a qualche collettiva qui a Cagliari poi, con gli anni, ho avuto la possibilità di fare varie personali sia in Italia che all’estero. Ricordo soprattutto una bella esperienza a San Francisco. Però ci tengo a dire che io sono un illustratore e la mostra non è la finalità del mio lavoro. Mi piace molto esporre ma non è una cosa che faccio spesso perché i miei pezzi nascono in primis non per essere esposti, ma per diventare copertine di libri, fumetti e altro. Nel 2012 e 2017 ho vinto il British Fantasy Award". Quali tecniche pittoriche prediligi e a chi ispiri quando dipingi? "Ho iniziato lavorando con l’olio, una tecnica bellissima ma spesso lunga e impegnativa. Quindi, a poco a poco, sia per motivi professionali legati al fatto che dovevo lavorare velocemente per via delle scadenze e sia perché un Natale mia moglie mi regalò una bellissima confezione di acquerelli, ho iniziato a lavorare con questi ultimi e ormai sono 4 anni che utilizzo principalmente questa tecnica. Penso sia di ispirazione tutto quello che vediamo, sentiamo e leggiamo e devo dire che per quanto mi riguarda spesso non è legata a input visivi, ma capita che la musica e la letteratura siano più di ispirazione rispetto a quadri e opere pittoriche. Naturalmente, nel campo del fumetto, dell’illustrazione e in generle dell’arte, ho tantissimi punti di riferimento che mi aiutano a crescere nel mio percorso, partendo da Bosh e Goya per arrivare a Frank Miller e Mike Mignola". Cosa rappresenta il leit-motiv della donna con il drago? Rappresenta qualcuna in particolare? "Quell’opera nasce perché volevo rappresentare una figura mitologica sarda, mezzo drago e mezzo serpente, una sorta di basilisco che pietrifica le persone. Utilizzo molto le figure femminili e tutti mi dicono che ricordano mia moglie, non so darti una motivazione razionale anche perché tendo a lavorare in maniera molto istintiva senza ragionare troppo con bozzetti e altro, in quello che realizzo ci sono figure e paesaggi che ritornano spesso e credo sia un qualcosa legato alla mia sfera emotiva e personale, d’altronde disegno per esorcizzare le paure e i demoni che ho dentro". Hai qualche progetto importante di cui vuoi parlare? "E’ in uscita proprio in questi mesi un libro di Stephen King che ho illustrato per una casa editrice inglese, per il resto ho molti progetti che stanno prendendo forma in questo periodo ma niente ancora di ufficiale". Quali i tuoi temi dominanti? "Paesaggi decadenti, figure femminili, mostri. Penso siano in particolare questi i temi dominanti, sia perché la mia sensibilità mi porta a disegnare questo genere di soggetti e sia perché lavorando prettamente come illustratore per libri horror questa tipologia di temi è ricorrente". Giulietta Grauso

L'ingiusta storia di una famiglia sfrattata. Di Giulietta Grauso

"Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo (...) all'abitazione" (Art. 25 della Dichiarazione Internazionale dei diritti dell'uomo.) Il diritto all'abitazione (o "diritto alla casa" o "diritto all'alloggio") è il diritto economico ad una casa. È presente in varie costituzioni nazionali, nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell'uomo, nella Convenzione Internazionale sui diritti economici, sociali, culturali, e nel Trattato di Lisbona (art. 34.3.). In ambito di diritti umani, a livello internazionale il diritto all'abitazione è considerato un diritto indipendente. I Principi di Yogyacarta sull'applicazione del diritto internazionale dei diritti umani affermano infatti che "ognuno ha il diritto ad un alloggio adeguato, compresa la protezione dallo sfratto, senza discriminazioni e che gli Stati membri devono provvedere all'esecuzione di tale diritto”. E' strano che la situazione drammatica che riguarda gli sfratti, abbia vessato il popolo italiano da anni, ed è una cosa assurda se si pensa all'importanza data al diritto al lavoro ed alla casa, sanciti dalle leggi appena citate e presenti in ogni Costituzione, soprattutto ai nostri giorni. Il problema della disoccupazione e della difficoltà a trovare un alloggio rappresenta un vero e proprio problema sociale da risolvere e non da aggravare con gli sfratti. E proprio in questo senso, da alcuni mesi diverse persone stanno testimoniando la propria solidarietà alla famiglia Usai. Una famiglia di Quartucciu, formata da Luca e Alessandra, sposati da 5 anni e con tre bambini. Il nucleo familiare in questione paga un canone di 500 euro mensili, nonostante le gravi difficoltà economiche e ora è minacciato dall'incubo di uno sfratto imminente. Una situazione che ha spinto diverse persone ad unirsi per chiedere all'ufficiale giudiziario di rinviare lo sfratto e, possibilmente, annullarlo. "Non è giusto buttare la gente in mezzo alla strada, specialmente con dei bambini minori", è il commento unanime delle persone che sono vicine alla famigliola in difficoltà. Luca lavora da quando aveva sei anni, svolgendo anche compiti di assistenza presso la Caritas, ma purtroppo è rimasto senza stipendio dal marzo 2017, per una crisi che ha investito l'azienda per la quale lavorava. Nonostante tutto ha comunque pagato gli affitti sino ad agosto 2017, per cui il debito accumulato verso il padrone di casa - persona tuttaltro che bisognosa - ammonta a soli 5.000 euro. Per cercare di risolvere la situazione Luca ha seguito la normale prassi che un cittadino italiano deve seguire in questi casi, facendo tutti i passi necessari, incluse le richieste al Comune di Quartucciu e agli assistenti sociali, così come previsto dalle normative di riferimento. L'ufficio degli assistenti sociali del Comune di Cagliari, compresa la situazione, hanno cercato di aiutare Luca e la sua famiglia, attraverso la possibilità di poter fruire di un finanziamento temporaneo, finalizzato a coprire i costi dell'abitazione. Risorse che, tuttavia, devono ancora essere sbloccate. Intanto Luca lotta per la sua famiglia e spera che il Comune di Quartucciu, dove risiedono, comprenda la difficile situazione e lo aiuti a superare questa fase così critica della sua vita. La speranza é che qualcuno prenda in considerazione quanto sancito dalla Carta Internazionale dei diritti dell'uomo che recita testualmente: "ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente, con particolare riguardo (...) all'abitazione". Un diritto reso ancora più consistente quando ci sono dei bambini di mezzo. Luca spera fortemente in questo diritto e nell'intervento degli assistenti sociali. Un intervento concreto e non di facciata, in grado di riabilitare socialmente una famiglia di lavoratori, un gesto reale di aiuto. Per ora la protesta sociale del 31 maggio ha convinto l'ufficiale giudiziario a sospendere lo sfratto. In tanti sono andati sotto casa di Luca per aiutare la sua famiglia. E'intervenuto anche Antonello Lai e così l'ufficiale giudiziario ha rinviato lo sfratto. La speranza è che la classe politica aiuti questa famiglia, questa come tante altre che, senza alcuna colpa, non sono state in grado di onorare i pagamenti, pur avendo lavorato o, ancor più grave, a causa dell'assenza di un lavoro. Sono tantissime le leggi a tutela dei cittadini, il problema è il loro rispetto. Basterebbe che le istituzioni locali recepissero le normative internazionali, prendendo tutte le necessarie misure legislative, amministrative e di altro tipo per garantire la sicurezza del possesso e l'accesso a prezzi convenienti per case abitabili, accessibili, culturalmente appropriate e sicure, comprese i ripari ed altri alloggi di emergenza, senza discriminazioni derivanti dall'orientamento sessuale, identità di genere o dallo status materiale o familiare. Dovrebbero inoltre adottare tutti i provvedimenti legislativi consentiti per vietare l'esecuzione di sfratti che non siano conformi agli obblighi internazionali sui diritti umani, garantendo che i rimedi legali idonei siano adeguati, efficaci e disponibili per tutti coloro che ritengano violato il diritto alla protezione contro gli sfratti forzati. Il tutto senza dimenticare il diritto di reinsediamento, che include il diritto ad una alternativa di migliore o uguale qualità e ad un alloggio adeguato, senza discriminazioni. Almeno così dice la Legge. Speriamo che tali accordi internazionali, sanciti da leggi specifiche, siano rispettati anche dal Comune di Quartucciu. Giulietta Grauso

La musica che fa ballare l'anima: i Black Soul. Di Giulietta Grauso

I Black soul sono un gruppo musicale cagliaritano di musica Gospel (canti del Vangelo). La musica nera, quella che fa ballare l'anima. Si tratta di un gruppo di amici, unitisi nella passione per la musica. Musica che nasce dalla sofferenza dei deportati che accompagnavano con il canto il lavoro nei campi, affidando a Dio le loro sofferenze. Infatti da qui è nata la musica Gospel, poi incontratasi con il Blues e con il Jazz, dando vita al Contemporary Gospel. Il gruppo Black soul è formato da venticinque coristi e sette musicisti e suona da 20 anni sia nelle Chiese che nei teatri. Il ricavato del loro lavoro lo devolvono in beneficenza. L'associazione a cui appartengono (CGS), fa parte del gruppo dei Salesiani di Don Bosco, da cui i ragazzi sono partiti, come formazione religiosa personale. La loro sede parrocchiale è infatti l'Oratorio Salesiano della Parrocchia di S. Paolo, a Cagliari. La musica che propongono, affonda le radici nella tradizione della musica nera Gospel, imbevuta di forza di volontà, speranza, gioia ed amore. Avvenne quando la fede cristiana entrò nei canti di lavoro (worksong) dei neri americani, nelle piantagioni degli Stati Uniti. Quando cioè il messaggio del Vangelo si unì a quei canti ed entrò nelle Chiese. Un genere carico di vitalità, che coinvolge il pubblico e trasmette realmente qualcosa di importante. Abbiamo avuto il piacere di intervistarli. Quando nasce il vostro gruppo? e come? Per idea di chi? Cosa volevate realizzare? "Quello che possiamo considerare l'antesignano del nostro gruppo nasce alla fine del 1994, dopo una vacanza estiva con il gruppo giovani dell'Oratorio. Volevamo tenere unito il grande entusiasmo e i legami che si erano formati tra di noi, per cui partendo dal gruppo di animazione liturgica e inserendo tutti i nuovi amici della vacanza estiva, abbiamo iniziato a percorrere la strada del "musical". La scelta di questo genere, in un epoca in cui ancora non era esploso, era guidata anche da quelli che abbiamo sempre considerato i nostri "cugini maggiori", ovvero la compagnia teatrale "Il Mosaico" nata sempre all'interno del nostro centro giovanile. Abbiamo iniziato con una commedia di Garinei e Giovannini "Se il tempo fosse un gambero", ma abbiamo abbandonato il progetto dopo un po' di tempo, perché non avevamo ancora la preparazione e le risorse per ultimarlo. Pensavamo di facilitarci il lavoro con una riduzione teatrale dei famosi film "Sister Act" (1 e 2), ma anche questo progetto non diede i risultati sperati, soprattutto dal punto di vista scenico. Per questo motivo alla fine del 1997 ci siamo trovati di fronte a un bivio e abbiamo deciso di tenere unito il gruppo portando in scena il solo concerto. Tutte le musiche che avevamo scelto infatti, che per la maggior parte provenivano dalla colonna sonora dei due film, erano state preparate dai musicisti e dal coro delle 12 ragazze che interpretavano le "suore". Per cui il 30 Gennaio 1998, in occasione della festa di San Giovanni Bosco, siamo andati in scena per la prima volta presso il teatro del nostro oratorio. E da allora in vent'anni abbiamo quasi toccato quota 450 concerti!" Da chi e' formato il gruppo? Quanti siete? "Il gruppo ovviamente ha subito diverse "trasformazioni" nel corso dei 20 anni e più di esistenza. La prima grossa novità fu nel 1999. Infatti il primo anno di concerti andò avanti solamente con il coro femminile, come era originariamente previsto dallo spettacolo. Inserimmo le voci maschili a partire dall'anno successivo, scegliendo la strada del coro gospel, allontanandoci sempre più dal progetto originale di Sister Act. Nel corso degli anni abbiamo anche avuto diverse modifiche all'interno dell'ensemble dei musicisti. Partiti come un quartetto, siamo arrivati anche ad essere 11: nei primi anni 2000 infatti avevamo anche una piccola sezione fiati. Ora siamo un totale di circa una trentina di persone tra musicisti, coro e staff logistico. Per ragioni logistiche e di impegni personali non siamo sempre tutti presenti nei vari concerti, ma difficilmente vi capiterà di assistere a un nostro concerto con meno di 15-20 persone sul palco! Nel coro ancora resiste un piccolo nucleo dei fondatori presenti dal 1998. La maggior parte dei componenti è comunque stabilmente nel coro da almeno una decina d'anni." A quale associazione cattolica appartenete? "Siamo nati in seno a un Oratorio Salesiano, quindi siamo parte della grande famiglia dei Salesiani di Don Bosco. Il nome esatto della nostra associazione è infatti CGS Black Soul, dove CGS indica l'affiliazione a un'associazione nazionale che fa parte del CNOS (Centro Nazionale Opere Salesiane). I CGS curano particolarmente gli aspetti teatrali, musicali e cinematografici all'interno delle opere salesiane ( http://www.cgsweb.it/ ) " Dove effettuate le prove? "La nostra sede è l'Oratorio Salesiano San Paolo di Cagliari. Da lì partono tutte le nostre attività." E dove vi esibite? "La risposta corretta sarebbe "Ovunque ci chiamino!". Nei nostri circa 450 concerti abbiamo suonato in tutta la Sardegna, nel Lazio, Toscana, Umbria, Marche, Liguria, Trentino e abbiamo avuto anche l'onore di suonare in Vaticano e in Spagna. Le occasioni sono le più diverse: dai concerti per le festività natalizie organizzate da comuni e pro loco, ai concerti di beneficenza e raccolta fondi, oppure le feste patronali organizzate dai vari comitati e/o parrocchie, feste dei movimenti giovanili oppure rassegne corali. Il luogo più bello dove poter suonare sono i teatri, ma un buon 60%-70% dei nostri concerti si è svolto e si svolge nelle Chiese, non essendo sempre presenti strutture come teatri e auditorium. Capita anche di suonare in piazza. Diciamo che, nonostante il periodo privilegiato per i nostri concerti sia quello Natalizio, capita di fare dei concerti durante tutto l'anno per tantissime occasioni, e nelle più disparate location! L'importante ovviamente è che il "palco" sia sufficiente a contenerci tutti!" I testi delle canzoni sono vostri oppure sono cover? "Principalmente cover. Abbiamo nel nostro repertorio 2-3 canzoni originali, ma il grosso del nostro repertorio è composto dal filone chiamato "Contemporary Gospel" di chiara matrice americana (statunitense più che altro). Questo genere è l'evoluzione del gospel tradizionale, nato nelle Chiese protestanti all'inizio del secolo scorso, che si è mescolato con tutti i nuovi filoni musicali dalla seconda metà del secolo scorso in poi. Partendo dal Blues e Jazz si è contaminato con Rhythm'n'Blues, Funky, Soul e anche Pop, per arrivare ai giorni nostri." Quali sono i vostri principali riconoscimenti? "A parte alcune rassegne locali nei primi anni 2000, una delle più grandi soddisfazioni è stata quella di vincere il concorso "Jovani x Jubilmusic 2003". Jubilmusic è stato uno dei maggiori festival di Christian Music in Europa, il più grande in Italia. Vincere la rassegna giovani ci ha permesso di esibirci con un nostro brano presso il teatro più famoso d'Italia, ovvero l'Ariston di Sanremo. Un altro riconoscimento che ha segnato il nostro percorso è stato nel 2008, quando il brano da noi composto "Tu sei Madre" è stato selezionato come Inno dei Giovani per la visita di Papa Benedetto XVI a Cagliari. In quell'occasione l'abbiamo potuto cantare nell'incontro dei giovani con il Papa, così come 5 anni dopo in analoga situazione con Papa Francesco, durante la visita a Cagliari. Ma a parte queste occasioni fuori dall'ordinario, le nostre soddisfazioni più grandi sono l'affetto e il riconoscimento del pubblico che ci piace incontrare e con cui ci piace chiacchierare sempre dopo i nostri concerti." E' questo il vostro principale lavoro? "Assolutamente no! Tutti i componenti del coro, i musicisti, il direttore, lo staff, prestano la propria opera gratuitamente e il ricavato dei nostri concerti e delle offerte che riceviamo viene devoluto in beneficenza, tolte le spese vive di attrezzature e trasferte. Abbiamo dei progetti che seguiamo da parecchi anni, oppure ci leghiamo a progetti e iniziative di solidarietà per cui viene richiesta la nostra collaborazione e per i quali vengono organizzati i concerti." Perché la scelta del Gospel? Cosa rappresenta per voi? "La scelta, come spiegato nelle prime domande, si potrebbe dire "casuale". Ma noi sappiamo che non c'e' nulla di casuale in quello che facciamo, e che Qualcuno aveva disposto per noi un'altra "storia! Gospel è l'unione di due parole inglesi "God-Spell" ovvero Parola di Dio. E' il termine utilizzato nella lingua inglese per dire "Vangelo". In tutto questo sta la nostra scelta: portare in giro, in musica, il messaggio rivoluzionario del Vangelo e ovviamente, come spiegato prima, cercare di unire al messaggio Evangelico, anche un aiuto per i più bisognosi e sfortunati. Dopo esserci avvicinati a questo genere, anche per merito dei film di Sister Act, non ce ne siamo più allontanati, anche per la carica unica ed esplosiva che sa generare". Quali sono i messaggi che volete trasmettere con la vostra musica? "Come detto prima, cerchiamo di trasmettere il messaggio di salvezza del Vangelo con una musica straordinaria e speciale. Per fare questo abbiamo prodotto il nostro primo CD nel 2008, dal titolo"Trust in Jesus". Nel 2013 è uscito un DVD che riprende un nostro concerto del 2009. Il secondo CD è uscito nel 2014 e si intitola "Re-borning" (più natalizio del precedente). Nel 2016 è uscito un doppio CD che contiene sia il primo "Trust in Jesus" che il secondo "Re-borning". Il doppio CD si intitola "Black Soul Collection. Tutti i nostri cd sono disponibili durante i nostri concerti, oppure contattandoci via mail". Giulietta Grauso

La "Pittoscultura" di Romeo Pinna. Di giulietta Grauso

Romeo Pinna è un artista autodidatta, pittore e scultore, nato nel 1973 a Nuraminis. La sua caratteristica è nella "pittoscultura", che utilizza materiali grezzi come stoffe, terre, argille, legni, ghiaie, juta, lane e spaghi, mischiati agli splendidi colori della pittura, dando origine ad inconfondibili opere d'arte. Una sperimentazione costante che richiama le caratteristiche della Sardegna. Frequente nelle sue opere la figura femminile, esaltata nella sua eleganza e sensualità, che ricorda anche l'iconografia greca classica. Lo abbiamo intervistato per scoprire di più sulla sua vena artistica. Quando sei nato? E dove? "Sono nato il 24 agosto 1973 a Nuraminis, in provincia di Cagliari. Oggi vivo e lavoro a Selargius". Quando hai iniziato a dipingere? "Ho iniziato a dipingere quando mia moglie mi regalò un dipinto fatto da lei, non so perché, ma comprai subito dei colori acquarelli per provare anche io, fu un impulso immediato". Quale è la principale caratteristica dei tuoi quadri? "I miei lavori si contraddistinguono per l’impiego di materiali naturali come sabbia, ghiaia, terra, lana sarda ed in modo particolare lo spago di canapa di vari spessori, che plasmo per concretizzare la mia creatività e offrire all’osservatore anche un’esperienza tattile e sensoriale. Questa è la maniera con la quale cerco di rappresentare la mia terra e l’ambiente che abbiamo intorno, con i suoi colori e profumi" Hai incominciato con la sola pittura, o già utilizzando questa tua tecnica innovativa? "Ho iniziato a prendere confidenza con i colori con la sola pittura, ma la tecnica che utilizzo oggi e che ritengo mi contraddistingua, la utilizzo dal 2005. In quel periodo un’esperienza professionale nell’ambito della cosmetica ha inciso profondamente facendo emergere la mia creatività" Quali sono stati i tuoi principali riconoscimenti? "Sino ad ora mi sono concentrato maggiormente sulla ricerca e produzione artistica, ma non posso nascondere la soddisfazione per i riconoscimenti e l’apprezzamento che arrivano sia dal circuito artistico che dal pubblico di appassionati o dalle persone semplicemente sensibili all’arte. Vedere che davanti alle mie opere le persone si emozionano, che ciò che ho creato suscita interpretazioni e suggestioni, spesso anche diverse rispetto alle mie, mi fa percepire la forza dell’arte che penetra nel profondo delle persone senza spiegazioni aggiuntive. La condivisione emotiva, pur nella differenza tra le persone, è forse la sensazione più appagante per me. Un altro riconoscimento importante è la presenza delle mie opere all’interno di numerose aziende. Non è solo una questione di immagine, spesso è la voglia di rendere gli ambienti di lavoro più accoglienti per se stessi e per coloro che vi operano. C’è poi anche il piacere personale e la soddisfazione nel vedere una interpretazione artistica della propria attività, diversa dal semplice logo aziendale. In ambito nazionale, recentemente ho partecipato per la prima volta all’importante concorso LXII Premio Basilio Cascella 2018, posizionandomi 55° su 600 partecipanti". Hai esposto anche fuori dall'Italia? E dove? "Purtroppo per ragioni di tempo e distanza ho dovuto rinunciare a diversi inviti e opportunità. Nel 2008 ho esposto nell’ambito di una collettiva a Montecorvino Rovella (Sa) - “Ver Vitae I Linguaggi Dell'arte” - ricevendo la gradita critica del professor Gerardo Pecci che sottolineò: "Romeo Pinna mette in evidenza il proprio rapporto forte d'amore e vita con la realtà, attraverso l'uso di materiali inconsueti che entrano quasi magicamente nelle sue composizioni, dando vita a cromatismi materici che, come atomi, contribuiscono a creare forme ed immagini". Chi sono i tuoi maestri di pittura? "Non credo di poterli chiamare maestri, ma nell’approccio alla pittura, di sicuro Van Gogh e Monet sono stati i primi modelli a cui mi sono ispirato copiando alcuni dei loro capolavori. Più vicino nel tempo, un artista di fama a cui mi sento particolarmente vicino per l’impiego dei materiali, è Alberto Burri. Ad ogni modo mi ritengo profondamente autodidatta". Quali temi vuoi trasmettere? "L’amore e la bellezza del mondo che ci circonda, che spesso non riusciamo più a percepire. Il tema della libertà dell’individuo, nel pensiero e nei modi di essere, il mistero e la bellezza della vita in tutte le sue sfaccettature". Qualche progetto particolare di cui vuoi parlare? "Sto portando avanti un progetto ambizioso incentrato sull’essere umano, che va dal momento del suo concepimento, passando per le varie fasi della sua vita, fino al momento della sua ineluttabile fine. E'in divenire come la vita stessa e quindi varia e si contamina con essa continuamente". A chi ti ispiri nei tuoi quadri? "Al Romeo più intimo. Cerco di fare una sorta di analisi introspettiva tra i miei pensieri, cercando dentro di me le emozioni e sensazioni più profonde". Maggiori informazioni sulle opere di Romeo possono essere ottenute visionando il sito www.romeopinna.it. Giulietta Grauso

Manu Invisible, l'artista misterioso della street-art. Intervista di Giulietta Grauso

Si chiama Manu Invisible, i suoi primi lavori risalgono al 2002 e la sua firma compare sui muri della Sardegna, di Milano e, dal 2010, in tutta Europa. Un nome che evoca i graffiti e la street art, apparendo inconfondibile. L'artista ha scelto di indossare una maschera, da lui disegnata, che è ispirata ai colori della notte, mantenendolo nell'anonimato. Artisticamente ha scelto la propaganda di temi sociali come principale filo conduttore del suo discorso artistico. Manu si è diplomato in un liceo artistico a Cagliari ed ha poi svolto numerosi corsi di affresco a Firenze, perfezionando la sua tecnica. Nel 2015 ha partecipato al festival internazionale "Upfest", il maggiore in Europa, sulla street art. Nel 2017 ha realizzato un'opera a CambdenTown a Londra, grazie all'agenzia Global Street art. Nel 2018 ha realizzato due opere ad affresco all'interno dell'Università di Cagliari, nell'Aula Magna Capitani, della Facoltà di Scienze Umanistiche. Come molti writers ha avuto dei guai con la "legge" (vedi denunce per imbrattamento), ma è stato assolto in primo grado e la sua pittura è stata definita "forma d'arte". Quale è il tuo vero nome? "Uso solo il nome d'arte, Manu, di cognome Invisible" Quanti anni hai? "Intendi di carcere? Non ne ho mai fatto. Mi hanno sempre assolto". Dove sei nato? "I personaggi misteriosi, non si sa quando nascono e non si sa quando muoiono" Quando è iniziata la tua carriera? In occasione di qualche evento in particolare? "La mia carriera è nata quando ho sentito dentro di me la scintilla della passione, dalla più tenera età". Eri appassionato sin da bambino? "Sono sempre stato appassionato di disegno, ho capito di essere un disegnatore, quando, molto lentamente lo stavo diventando". Quali sono stati i tuoi studi? "Diploma di Liceo Artistico, Corsi privati di fotografia, inglese e due qualifiche di Studio dell'Affresco Tradizionale, di cui una in Accademia a Firenze e una in Bottega sempre a Firenze tramite il Maestro Massimo Callossi". Quali sono stati i tuoi principali riconoscimenti? "Nel 2016 la Corte di Cassazione ha riconosciuto un valore artistico al mio operato, ma prima è capitato di vincere concorsi, partecipare a iniziative ed eventi. Nel 2018 ho realizzato un affresco tradizionale lungo tutte le pareti dell'aula magna dell'Università di Cagliari, questo è sicuramente il mio massimo riconoscimento fino ad allora". Perchè la street art? "Perché é libertà e adrenalina, quelle vere". A chi ti ispiri artisticamente? "A chi mi vuole davvero bene". Perchè la scelta della maschera? "Per suddividere vita privata da vita professionale". Giulietta Grauso

Cagliari. Rubrica settimanale culturale e appuntamenti musicali

Come di consueto, di seguito si elencano i principali appuntamenti settimanali per la settimana da lunedì 7 maggio a domenica 13 maggio. Per gli amanti della musica live, tra i locali di spicco, si evidenzia il Jazzino di via Carloforte 74. Il calendario prevede per l'otto maggio Paolo Carrus orchestra Civica e il dodici maggio Craig Taborn "Heroics Quartet". Al B-Flat (via del Pozzetto 9), musica dal vivo ogni sera a partire dalle 20,30. In particolare, il 10 maggio con "Samantha Iorio & Kenneth Bailey trio, special event" e l'11 maggio con i "Criminal Quartet". All'Exma (via S. Lucifero), funky, afrobeat, latin, hiphop, ogni sera dal martedì al sabato e la domenica tra le 12,00 e le 15,00, con la regia di Radio x che trasmette dal locale. Per quanto riguarda gli spettacoli, al teatro delle Saline (piazzetta Billy Sechi n° 3/4), a maggio e giugno, è in programmazione "1 euro festival", una rassegna di spettacoli teatrali a solo un euro ciascuno. Tra questi, l'8 e il 9 maggio è previsto "40 anni d'autore", di Piero Marras, mentre l'11 e il 12 maggio "C'est la vie", del teatro Circus Maccus. Al Teatro Massimo (v.le Trento 9) il 10/11/12 maggio, alle ore 21.00, è di scena "Donne che sognarono i cavalli", di Daniel Veronese, in replica il 13 maggio alle ore 19,00. Spazio anche anche alla cultura con le esposizioni della Cittadella dei Musei (Piazza Arsenale 1), il Palazzo di Città, con la mostra di pittura e scultura di Giovanni Nonnis (Piazza Palazzo 6), la Galleria Comunale d'Arte, dove poter ammirare la collezione Ingrao (via Ubaldo Badas 1, largo Dessì) e lo spazio Cartec (cava d' arte contemporanea) dove è in programmazione la mostra "Sènne", di Alessandro Biggio, artista cagliaritano del 1974. All'Exma è protagonista la mostra "Geografie umane", sguardi sul mondo attuale. Una interessante mostra pittorica itinerante, riferita al secondo 900, con artisti di spicco quali Orlàn, Paolo Navale, Franko b, Robert Gligorov, Odinea Pamici, Franco Fontana, ed altri. Infine, al Ghetto degli Ebrei (via Santa Croce 18), la mostra “Tratti Illustri”: contemporanea in Sardegna, risultato di una ricognozione storica sul territorio sardo, con la quale sono stati selezionati oltre 40 artisti e 165 opere. Altre mostre di artisti minori sono visitabili presso lo spazio E-emme (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.). Giulietta Grauso

Silvia Sbardella e le sculture in alluminio. Di Giulietta Grauso

Lei ha 52 anni, un'aria da ragazzina e fa l'artista da quando ne aveva 18. Una carriera lunga e "libera" quella dell'artista di Frosinone, vincitrice del premio Frosinone-Anagni nel 2018, in occasione della biennale. Il concorso era incentrato sull'uso dell'alluminio e Silvia ha creato una scultura molto bella chiamata "fiore di loto", che rappresenta appunto un grande fiore, posizionato nella fontana del Palazzo Comunale ed ispirato alla religione buddista. In contemporanea Silvia espone a Cagliari. Nello spazio per le mostre, in via Napoli, si trova un cuore a più strati, sempre in alluminio, che attira l'attenzione di diversi musicisti nostrani. Da Burattinaia a fotografa, grafica, pittrice e decoratrice. Silvia ha avuto una carriera artistica varia che l'ha portata a 18 anni all'Accademia delle Belle Arti di Frosinone, dove si è laureata in scultura all'età di 24 anni. Scultura con materiali vari, dall'argilla, al legno, al marmo, al cemento soffiato, alla stoffa, al ferro e all'alluminio. Il suo maestro è stato Nicola Carrino, a cui è grata per averle insegnato un metodo. La sua passione è sempre stata quella per il ferro e per l'alluminio, che plasma ispirandosi ai movimenti della natura, anche in bellissime ed essenziali sculture antropomorfe. Caratteristica la sua esposizione "on the road", di fil di ferro e cannucce colorate, con i quali ha decorato un'intera via di Frosinone, ottenendo dei riconoscimenti importanti. Ma le sue sculture in ferro ed alluminio sono anche dislocate presso alcuni campi sciistici, assumendo le forme di fiori e la mobilità di petali mossi dal vento. Interessante la collaborazione con musicisti e jazzisti, tra cui Agostino di Giorgio, che hanno "suonato" nel vero senso della parola, le sue sculture flessibili e capaci di diventare veri e propri strumenti musicali. Silvia unisce, oltre all'alluminio, i giochi di luce, tema a lai caro che l'ha portata anche a realizzare delle performance artistiche con proiezione di diapositive su palazzi, a Roma. L'artista insegna discipline plastiche e scultoree, presso i licei artistici, per condividere la sua filosofia artistica con altri. Ha partecipato anche al concorso "Fabbrika", passeggiata nell'effimero, a Padova, aggiudicandosi il 13° posto su 400 candidati. Si definisce un'artista off, fuori dagli schemi, che cerca sempre di realizzare qualcosa di innovativo. La sua scuola di pensiero è il buddismo. Il fil di ferro rappresenta per lei una metafora del discorso verbale e con questo "scrive" le sue storie accompagnando le opere a vari "ragionamenti", gomitoli di filo, che rappresentano appunto dei pensieri sparsi, logici o illogici. Silvia realizza anche degli spettacoli che uniscono diapositive, musiche ed artisti. Partecipa al Global warming trasmutation, che parte da Padova, sul tema del surriscaldamento del pianeta. Il tema della natura e del rispetto della natura, sono centrali. Fa inoltre parte del "Ferentino foto festival" dove realizza performance ed installazioni, anche con i suoi studenti. Un altro tema a lei caro, presente nelle sculture antropomorfe, è quello della danza. Molti uomini e donne sono sovente ritratti in posizioni della danza, bloccate dalla scultura in istanti magici. Giulietta Grauso

Francesca Lixi e "L'Uomo con la lanterna". Intervista di Giulietta Grauso

Francesca, regista sarda di spicco, ha 58 anni e il suo nuovo film "l' uomo con la lanterna", ha vinto il premio Corso Salani a Trieste. Parlaci di te e della tua passione per il cinema. "Ho frequentato prima una scuola di teatro, l' accademia di arte drammatica a Sassari, finanziata dalla Comunità Europea. Leonardo sole, Gianni Quaranta ed altri grandi artisti erano i miei maestri. Poi ho iniziato a lavorare con i Cada die. Qualcuno mi chiese di vedere il mio materiale. Decisi di fare un viaggio in Cina sulle orme di mio zio. Parlo di zio Mario Garau, il fratello di mia nonna e quindi mio prozio, partito alla volta della Cina per lavoro. Nel mio viaggio svolsi le prime registrazioni di quello che diventerà anni dopo, "l' uomo con la lanterna". Al mio rientro decisi di intraprendere una scuola di cinema a Milano, vista la mia passione per la telecamera. La mia passione c'era già grazie al teatro, comunque ero molto affascinata dalla figura di mio zio, un uomo misterioso, di cui a casa poco si sapeva. Così decisi a 27 anni di partire in Cina. Non proprio lo stesso percorso ma l'idea di poter scoprire qualcosa di più di lui. Partii con un amico diretto in Tibet. Passando dal Nepal era possibile avere il visto. Mi recai a Shanghai. Svolsi delle riprese, rimasi in tutto circa un mese. Al mio rientro la scuola di cinema, a Milano, che dura tre anni. Da lì iniziai a lavorare nel cinema. Aiuto regista, assistente, casting, e vari ruoli. Iniziai a lavorare per conto di grandi registi, poi partii a Berlino, dove rimasi un anno. Svolsi anche animazione teatrale, dei documentari didattici per parlare di teatro. Ho scritto varie sceneggiature. In particolare ebbi dei premi con Maria Dolores, che vinse anche un premio "cine incontrarti". Maria Dolores era un cortometraggio che a Cagliari venne proposto al cinema Alkestis. Da qui decisi di auto produrmi". Quando nacque l'idea di fare un film su zio Mario? "Sognavo comunque di scrivere un film su mio zio da sempre. E con questa sceneggiatura mi aggiudicai, nel 2016, un finanziamento regionale. Così ho iniziato a lavorarci con Claudio Giapponesi che è il produttore. Il film, ambientato in Sardegna a Tiengin e Shanghai è stato realizzato in due anni. Poi Marco Ceraglia ha realizzato le parti di animazione. In effetti si tratta di una serie di riprese d'archivio che ho unito e che narrano la storia di zio Mario. Il film è montato con Antonio Nieddu. La parte musicale è stata studiata con Rossella Faa. La prima del film, che ha vinto il premio Corso Salani di Trieste, è stata proposta il 26 gennaio. Voci e critiche sono state del tutto positive. È un bel lavoro". Senza il tuo lavoro la storia di zio Mario sarebbe stata cancellata dal tempo. "Si, ho voluto proprio fare questo, salvare questa storia così affascinante ed avventurosa e portarla nelle nostre memorie, come una vita coraggiosa degna di essere raccontata". Dopo la partecipazione a vari festival il film sarà a Milano a Savona a Salerno a Nuoro. E'stato inoltre selezionato anche per "Sguardi Altrove" e "Visioni Italiane" a Bologna. Giulietta Grauso
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