In Velo Veritas. Come rendere contemporanea la tradizione sarda. Di Giulietta Grauso

Loro si chiamano Mariafrancesca Maniga e Giuseppe Scalas, insieme hanno fondato il marchio, “In velo veritas”, iniziativa che si caratterizza per rendere contemporanea la tradizione sarda. Li abbiamo intervistati per scoprire qualcosa di più sulla loro attività. Come nasce il vostro lavoro? “L'attività nasce da un momento di ispirazione per entrambi. L'occasione fu una fiera a Cagliari, nel 2015, dove presentammo 100 magliette in cui decidemmo di disegnare una donna nuda, con il copricapo della tradizione Sarda, simbolo temporale ed iconografico. Da qui nacque il nostro primo marchio, In Velo Veritas che infatti rappresenta una donna elegante e nuda, con un copricapo della tradizione. Questa mostra ebbe successo. E cominciarono a richiederci le magliette da vari negozi in Sardegna ed in Italia. Proprio quello che sognavamo, lavorare in Sardegna, e comunque fare un marchio italiano”. Che attività svolgevate prima di questo evento? “Giuseppe già disegnava donne Berbere e Sarde, io lavoravo nel settore dell'abbigliamento, tra Cagliari e Milano. Giuseppe lavorava anche nella Cooperazione, con laboratori di disegno per bambini. Entrambi siamo nati ad Assemini e siamo stati sempre appassionati di storia del costune e disegno tessile”. Perchè in Velo Veritas? “Questo è un gioco di parole, con una espressione latina, in vino veritas, che richiama la spontaneità e la verità dell'uomo. Anche noi vogliamo evidenziare questa spontaneità per la donna, che deve sentirsi libera di essere sempre se stessa, abbandonando schemi e stereotipi che la imprigionerebbero. Il velo rappresenta un accessorio per lei, un accessorio a cui attribuire il significato che lei vuole. Anche la nudità è un modo di uscire da uno stereotipo. La donna che si manifesta e che si definisce da se. Per cui in velo veritas”. Dove si trova il vostro laboratorio? “Inizialmente aprimmo uno spazio in via Napoli, dove realizzare le magliette e poi in piazzetta Dettori n°4, alla Marina, chiamato Temporary Lab, dove ci troviamo attualmente. Qui disegnamo i nostri prodotti e gli esponiamo. In questi giorni, ma è solo per poco, ci troviamo nello spazio del pittore bosano Mariano Chelo, in via Garibaldi, per una collaborazione artistica con lui”. Chi di voi due ha disegnato la donna In velo veritas? “E' Strano, ma è stata proprio una creazione di entrambi, la disegnammo insieme, a mano, prima e poi in digitale, ed è quella che compare nel nostro logo, ritratta nella parte del busto”. Cosa fate nel complesso oltre alle magliette? “Dalle grafiche per maglie, tenendo le stesse serigrafie, abbiamo iniziato a realizzare dei foulard su seta, con fantasie geometriche e colori. Le aziende di produzione delle maglie e dei foulard sono prevalemntemente sarde, anche se per i foulard ci siamo appoggiati ad un azienda della penisola. Poi abbiamo realizzato dei mobili per un'azienda di Milano, Extroverso, nel 2018; cubi luminosi, paraventi che richiamano fantasie geometriche, tavolini e sedute. Realizziamo anche quadri, pitture, stampe, cuscini dipinti a mano, e complementi d'arredo, sempre con le nostre fantasie”. A quali fiere avete partecipato? “Abbiamo partecipato a moltissimi eventi, ma tra questi grande rilievo hanno avuto il Fuori salone di Milano, che è una parte del Salone del Mobile, con varie esposizioni parallele e “La Maisòn & Objet, a Parigi, una fiera bellissima sulla casa”. La Sardegna a Milano ed in Francia, grazie al progetto in velo veritas, finalmente in una chiave modernissima eppur sempre legata alla tradizione. Progetti per il futuro? “Vorremmo continuare a lavorare contro la violenza sulle donne. Al centro del nostro discorso c'è sempre la donna con la sua libertà, talmente libera che può permettersi di essere nuda, ma nella tradizione. Vorremmo continuare su questo filone. Molte associazioni che si occupano di questi temi ci hanno chiesto di collaborare a dei progetti sulla donna. Abbiamo una posizione abbastanza ferma su queste tematiche". Per chi volesse mettersi in contatto con Mariafrancesca e Giuseppe può farlo visitando il loro temporary lab in piazza Dettori 4, oppure consultando il sito www.inveloveritas.it. Giulietta Grauso

Silvia Piras e l'amore per la musica brasiliana. Di Giulietta Grauso

Lei si chiama Silvia Piras e canta musica brasiliana da tanti anni. Abbiamo deciso di intervistarla per capire come nasce questa sua passione. "Sono nata a Cagliari nel dicembre del 1978. La passione per il canto nasce da adolescente. Come accade a tanti, cantavo a scuola per il piacere dei miei compagni che ascoltavano. La mia passione per il canto è successiva a quella per il violino che ho studiato privatamente per tre anni. Sono approdata alla musica brasiliana passando per il jazz. L'incontro tra il jazz e il samba, che ha dato vita alla Bossa nova, è stato un amore folle al primo ascolto. Così ho iniziato ad ascoltare le voci più importanti come Gal Costa, Astrud Gilberto e Joao Gilberto eccetera, cercando di apprendere il più possibile dal loro modo di intendere il ritmo e nel contempo imparando la lingua portoghese". Sei mai stata in Brasile? "Ho toccato terra brasiliana per la prima volta nel 2008. Il mio è stato un viaggio durato tre mesi in cui sono stata a Rio de Janeiro. Ho preso lezioni di canto popolare presso il Centro Musical Antonio Adolfo, sotto la guida di Carol Saboya. E' stato fondamentale anche ascoltare tanta musica dal vivo. Assistere alle "rodas" di samba e choro potendo cogliere l'autenticità e la sincerità di una cultura ritmicamente ricchissima. Ciò mi ha permesso di tornare in Sardegna con un piccolo bagaglio determinante per la mia consapevolezza. Ho appreso i primi rudimenti di canto lirico nel '98, successivamente ho seguito vari seminari per poi approdare all'Accademia Romana di Musica dove ho studiato con la cantante brasiliana Themis Rocha". A chi ti ispiri musicalmente? "Le mie cantanti di riferimento in questo ambito sono: Alcione, Clara Nunes, Elis Regina e Nana Caymmi. Loro sono state e continuano ad essere i miei punti di riferimento". Con chi lavori? "Nella maggior parte dei casi mi sono sempre avvalsa dell'accompagnamento di vari chitarristi tra i quali: Stefano Ferrari, Roberto Bernardini, Mattia Pegna, Carlo Ditta, Giuseppe Baldino e Rubens Massidda". Raccontaci dei tuoi cd. "Il mio primo recentissimo progetto discografico è un omaggio al poeta Paulo César Pinheiro. Sono dodici tracce in cui ci sono varie sue collaborazioni. Registrato a Torino, mixato in Brasile e stampato a Quartu Sant'Elena. Il disco nasce dal desiderio di racchiudere un periodo della mia vita quasi ventennale dedicato alla Musica Popolare Brasiliana. Nel progetto, ad accompagnarmi, sono fiera di avere dei musicisti straordinari del calibro di Roberto Taufic, Roberto Rossi, Salvatore Maiore, incluse le partecipazioni speciali di Gabriele Mirabassi al clarinetto e Eduardo Taufic al piano. Gli arrangiamenti sono stati curati da Roberto Taufic". Cosa rappresenta il canto per te? "Per me il canto è un dono divino. E' linfa vitale, una missione alla quale mi sento chiamata". Trovi che il pubblico di Cagliari sia maturo per il tuo genere musicale? "Il pubblico di Cagliari è un pubblico colto, ricettivo. La fetta di nicchia che apprezza la musica di qualità è molto ampia. Ci sono tantissimi appassionati di jazz e Bossa nova e questo lo si può notare anche dall'attenzione e dall'affluenza nei clubs della città e nei Festival". Brano preferito? "Nella difficile scelta di un brano preferito, il mio pensiero va a 'Round Midnight di Thelonius Monk". Giulietta Grauso

Silvana Belvisi, una vita dedicata all'arte. Di Giulietta Grauso

La Passione di Silvana è l'arte. Fin da ragazzina ha sempre amato la creatività in tutte le sue forme. Negli anni Silvana ha trovato uno spazio di tempo da dedicare a questo grande amore, trasmessogli dalla famiglia, ed ha fondato nel 2007, a Torino, il Salone dell'Arte. Una selezione di opere pittoriche e scultoree, unitamente a foto per intenditori, che ha raccolto un ottimo successo di pubblico. Silvana è rimasta a Torino fino al 2013, quando ha trasferito il suo Salotto a Cagliari, in Piazzetta Dettori 3. A Torino hanno esposto grandi nomi, come Enrico Challier, scultore eccelso, Ilio Burruni, artista sardo di successo, Enrico Colombotto Rosso e tanti altri. Silvana proviene da una Famiglia d'arte. Il suo bisnonno era un direttore d'orchestra di Siena, che fu chiamato con la famiglia a dirigire un'opera al teatro di Tunisi. Da allora la famiglia si traferì a Tunisi, dove lui divenne preside del Conservatorio locale. Lo zio fondò, sempre a Tunisi, il primo cinema dell'Africa Settentrionale. Così Silvana nacque a Tunisi. Anche la madre dipingeva e sua zia era una famosa vignettista. Da Tunisi si trasferì con la famiglia in Sardegna e da qui a Torino, dove conobbe il marito, ed ebbe un figlio. A Torino rimase tra il 2007 e il 2013 per poi ritornare a Cagliari. Lei ha sempre avuto la passione delle mostre a tema, in cui convogliare vari artisti alcuni dei quali hanno creato delle apposite opere. Di rilievo la mostra “Afrodisia”, con Vittorio Sgarbi e curata da Andrea Domenico Taricco, nel 2013. L'esposizione, divisa in 4 sezioni, ha colpito l'opinione pubblica. altra mostra di rilievo, l'esposizione al Museo di Scienze Naturali a Torino, dal titolo Millennium, la Rinascita, sull'evoluzione dell'arte sino ai nostri tempi. Nel 2010 Silvana ha organizzato due mostre parallele con l'Università di Torino, in occasione delle Olimpiadi; un'esposizione o meglio più esposizioni presso i centri sportivi e di Torino e di Vancouver. Molti gli artisti che hanno realizzato delle opere specifiche per tali esposizioni, tutte contenute nel tema dello sport e delle Olimpiadi. A Cagliari, invece, la sua scelta è per mostre personali, con nomi come Lorenzo Stea, koffe Doussoù, Andrea Lai e mostre tematiche particolari, come quella sui manichini, dal titolo “Vestimi”. Silvana dipinge ed è anche scultrice. “Il mondo dell'arte a Cagliari è un po' chiuso - sottolinea - anche se negli ultimi anni sono stati fatti passi notevoli”. Un altro locali da lei diretto è l'Agenzia Andrea Onali, in via S. Margherita n 6, dove si organizzano mostre personali per artisti affermati. Mostre di un mese ciascuna. Ha avuto Salvatore Atzeni, Franco Sale Musio, Alessandro Artitzu, la cui ultima esposizione verrà inaugurata questo 14 settembre alle ore 19,00, Antonio Pillitu, Feltessa, Luigi Pillitu, ed altri. Silvana vorrebbe formare un bel gruppo di artisti validi e selezionati per proporre delle mostre fuori dalla Sardegna, a Torino, a Milano, a Parigi. Lei fa parte di un movimento d'arte contemporaneo, l'Intuitismo. L'intuitismo (http:/ www.intuitismo.it) è un movimento artistico letterario che unisce pittura, scultura e letteratura contemporanee. Questo è stato divulgato di recente anche da Giovanni Dotoli. E' con questo movimento che Silvana vorrebbe creare il suo nuovo gruppo d'arte, anche di autori sardi, per esporre in tutta Europa. Per chi volesse contattare Silvana, potete scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., o recarvi direttamente da lei in Piazza G.M Dettori 3, 09124 Cagliari. Giulietta Grauso

Il talento di Daniele Serra. Di Giulietta Grauso

Si chiama Daniele Serra, è molto giovane, ed ha un grande talento: quello della pittura. Lo abbiamo intervistato per saper un pò di più sulla sua passione. Quando sei nato? Quando è nata la tua passione? "Sono nato a Cagliari nell 1977, mi ricordo che fin da piccolo amavo disegnare e la mattina prima di andare all’asilo chiedevo sempre a mio padre di farmi un disegno, perché mi piaceva vederlo disegnare. Penso sia una passione che mi porto dietro da sempre e durante la vita ci sono stati momenti e artisti che hanno fatto sì che la mia passione aumentasse e si trasformasse in lavoro. Ricordo quando ho visto per la prima volta Giotto. E'stato fulminante, avevo 7-8 anni e da quel momento il mio sogno è stato sempre lavorare nel campo dell’illustrazione e dei fumetti. Ma sono stati tanti i momenti importanti, come quando ho letto Dylan Dog per la prima volta, o quando ho conosciuto l’opera di HR Giger e Bruegel". Quando hai fatto la prima mostra? "Non ricordo esattamente la prima mostra, probabilmente ho partecipato a qualche collettiva qui a Cagliari poi, con gli anni, ho avuto la possibilità di fare varie personali sia in Italia che all’estero. Ricordo soprattutto una bella esperienza a San Francisco. Però ci tengo a dire che io sono un illustratore e la mostra non è la finalità del mio lavoro. Mi piace molto esporre ma non è una cosa che faccio spesso perché i miei pezzi nascono in primis non per essere esposti, ma per diventare copertine di libri, fumetti e altro. Nel 2012 e 2017 ho vinto il British Fantasy Award". Quali tecniche pittoriche prediligi e a chi ispiri quando dipingi? "Ho iniziato lavorando con l’olio, una tecnica bellissima ma spesso lunga e impegnativa. Quindi, a poco a poco, sia per motivi professionali legati al fatto che dovevo lavorare velocemente per via delle scadenze e sia perché un Natale mia moglie mi regalò una bellissima confezione di acquerelli, ho iniziato a lavorare con questi ultimi e ormai sono 4 anni che utilizzo principalmente questa tecnica. Penso sia di ispirazione tutto quello che vediamo, sentiamo e leggiamo e devo dire che per quanto mi riguarda spesso non è legata a input visivi, ma capita che la musica e la letteratura siano più di ispirazione rispetto a quadri e opere pittoriche. Naturalmente, nel campo del fumetto, dell’illustrazione e in generle dell’arte, ho tantissimi punti di riferimento che mi aiutano a crescere nel mio percorso, partendo da Bosh e Goya per arrivare a Frank Miller e Mike Mignola". Cosa rappresenta il leit-motiv della donna con il drago? Rappresenta qualcuna in particolare? "Quell’opera nasce perché volevo rappresentare una figura mitologica sarda, mezzo drago e mezzo serpente, una sorta di basilisco che pietrifica le persone. Utilizzo molto le figure femminili e tutti mi dicono che ricordano mia moglie, non so darti una motivazione razionale anche perché tendo a lavorare in maniera molto istintiva senza ragionare troppo con bozzetti e altro, in quello che realizzo ci sono figure e paesaggi che ritornano spesso e credo sia un qualcosa legato alla mia sfera emotiva e personale, d’altronde disegno per esorcizzare le paure e i demoni che ho dentro". Hai qualche progetto importante di cui vuoi parlare? "E’ in uscita proprio in questi mesi un libro di Stephen King che ho illustrato per una casa editrice inglese, per il resto ho molti progetti che stanno prendendo forma in questo periodo ma niente ancora di ufficiale". Quali i tuoi temi dominanti? "Paesaggi decadenti, figure femminili, mostri. Penso siano in particolare questi i temi dominanti, sia perché la mia sensibilità mi porta a disegnare questo genere di soggetti e sia perché lavorando prettamente come illustratore per libri horror questa tipologia di temi è ricorrente". Giulietta Grauso

L'ingiusta storia di una famiglia sfrattata. Di Giulietta Grauso

"Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo (...) all'abitazione" (Art. 25 della Dichiarazione Internazionale dei diritti dell'uomo.) Il diritto all'abitazione (o "diritto alla casa" o "diritto all'alloggio") è il diritto economico ad una casa. È presente in varie costituzioni nazionali, nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell'uomo, nella Convenzione Internazionale sui diritti economici, sociali, culturali, e nel Trattato di Lisbona (art. 34.3.). In ambito di diritti umani, a livello internazionale il diritto all'abitazione è considerato un diritto indipendente. I Principi di Yogyacarta sull'applicazione del diritto internazionale dei diritti umani affermano infatti che "ognuno ha il diritto ad un alloggio adeguato, compresa la protezione dallo sfratto, senza discriminazioni e che gli Stati membri devono provvedere all'esecuzione di tale diritto”. E' strano che la situazione drammatica che riguarda gli sfratti, abbia vessato il popolo italiano da anni, ed è una cosa assurda se si pensa all'importanza data al diritto al lavoro ed alla casa, sanciti dalle leggi appena citate e presenti in ogni Costituzione, soprattutto ai nostri giorni. Il problema della disoccupazione e della difficoltà a trovare un alloggio rappresenta un vero e proprio problema sociale da risolvere e non da aggravare con gli sfratti. E proprio in questo senso, da alcuni mesi diverse persone stanno testimoniando la propria solidarietà alla famiglia Usai. Una famiglia di Quartucciu, formata da Luca e Alessandra, sposati da 5 anni e con tre bambini. Il nucleo familiare in questione paga un canone di 500 euro mensili, nonostante le gravi difficoltà economiche e ora è minacciato dall'incubo di uno sfratto imminente. Una situazione che ha spinto diverse persone ad unirsi per chiedere all'ufficiale giudiziario di rinviare lo sfratto e, possibilmente, annullarlo. "Non è giusto buttare la gente in mezzo alla strada, specialmente con dei bambini minori", è il commento unanime delle persone che sono vicine alla famigliola in difficoltà. Luca lavora da quando aveva sei anni, svolgendo anche compiti di assistenza presso la Caritas, ma purtroppo è rimasto senza stipendio dal marzo 2017, per una crisi che ha investito l'azienda per la quale lavorava. Nonostante tutto ha comunque pagato gli affitti sino ad agosto 2017, per cui il debito accumulato verso il padrone di casa - persona tuttaltro che bisognosa - ammonta a soli 5.000 euro. Per cercare di risolvere la situazione Luca ha seguito la normale prassi che un cittadino italiano deve seguire in questi casi, facendo tutti i passi necessari, incluse le richieste al Comune di Quartucciu e agli assistenti sociali, così come previsto dalle normative di riferimento. L'ufficio degli assistenti sociali del Comune di Cagliari, compresa la situazione, hanno cercato di aiutare Luca e la sua famiglia, attraverso la possibilità di poter fruire di un finanziamento temporaneo, finalizzato a coprire i costi dell'abitazione. Risorse che, tuttavia, devono ancora essere sbloccate. Intanto Luca lotta per la sua famiglia e spera che il Comune di Quartucciu, dove risiedono, comprenda la difficile situazione e lo aiuti a superare questa fase così critica della sua vita. La speranza é che qualcuno prenda in considerazione quanto sancito dalla Carta Internazionale dei diritti dell'uomo che recita testualmente: "ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente, con particolare riguardo (...) all'abitazione". Un diritto reso ancora più consistente quando ci sono dei bambini di mezzo. Luca spera fortemente in questo diritto e nell'intervento degli assistenti sociali. Un intervento concreto e non di facciata, in grado di riabilitare socialmente una famiglia di lavoratori, un gesto reale di aiuto. Per ora la protesta sociale del 31 maggio ha convinto l'ufficiale giudiziario a sospendere lo sfratto. In tanti sono andati sotto casa di Luca per aiutare la sua famiglia. E'intervenuto anche Antonello Lai e così l'ufficiale giudiziario ha rinviato lo sfratto. La speranza è che la classe politica aiuti questa famiglia, questa come tante altre che, senza alcuna colpa, non sono state in grado di onorare i pagamenti, pur avendo lavorato o, ancor più grave, a causa dell'assenza di un lavoro. Sono tantissime le leggi a tutela dei cittadini, il problema è il loro rispetto. Basterebbe che le istituzioni locali recepissero le normative internazionali, prendendo tutte le necessarie misure legislative, amministrative e di altro tipo per garantire la sicurezza del possesso e l'accesso a prezzi convenienti per case abitabili, accessibili, culturalmente appropriate e sicure, comprese i ripari ed altri alloggi di emergenza, senza discriminazioni derivanti dall'orientamento sessuale, identità di genere o dallo status materiale o familiare. Dovrebbero inoltre adottare tutti i provvedimenti legislativi consentiti per vietare l'esecuzione di sfratti che non siano conformi agli obblighi internazionali sui diritti umani, garantendo che i rimedi legali idonei siano adeguati, efficaci e disponibili per tutti coloro che ritengano violato il diritto alla protezione contro gli sfratti forzati. Il tutto senza dimenticare il diritto di reinsediamento, che include il diritto ad una alternativa di migliore o uguale qualità e ad un alloggio adeguato, senza discriminazioni. Almeno così dice la Legge. Speriamo che tali accordi internazionali, sanciti da leggi specifiche, siano rispettati anche dal Comune di Quartucciu. Giulietta Grauso

La musica che fa ballare l'anima: i Black Soul. Di Giulietta Grauso

I Black soul sono un gruppo musicale cagliaritano di musica Gospel (canti del Vangelo). La musica nera, quella che fa ballare l'anima. Si tratta di un gruppo di amici, unitisi nella passione per la musica. Musica che nasce dalla sofferenza dei deportati che accompagnavano con il canto il lavoro nei campi, affidando a Dio le loro sofferenze. Infatti da qui è nata la musica Gospel, poi incontratasi con il Blues e con il Jazz, dando vita al Contemporary Gospel. Il gruppo Black soul è formato da venticinque coristi e sette musicisti e suona da 20 anni sia nelle Chiese che nei teatri. Il ricavato del loro lavoro lo devolvono in beneficenza. L'associazione a cui appartengono (CGS), fa parte del gruppo dei Salesiani di Don Bosco, da cui i ragazzi sono partiti, come formazione religiosa personale. La loro sede parrocchiale è infatti l'Oratorio Salesiano della Parrocchia di S. Paolo, a Cagliari. La musica che propongono, affonda le radici nella tradizione della musica nera Gospel, imbevuta di forza di volontà, speranza, gioia ed amore. Avvenne quando la fede cristiana entrò nei canti di lavoro (worksong) dei neri americani, nelle piantagioni degli Stati Uniti. Quando cioè il messaggio del Vangelo si unì a quei canti ed entrò nelle Chiese. Un genere carico di vitalità, che coinvolge il pubblico e trasmette realmente qualcosa di importante. Abbiamo avuto il piacere di intervistarli. Quando nasce il vostro gruppo? e come? Per idea di chi? Cosa volevate realizzare? "Quello che possiamo considerare l'antesignano del nostro gruppo nasce alla fine del 1994, dopo una vacanza estiva con il gruppo giovani dell'Oratorio. Volevamo tenere unito il grande entusiasmo e i legami che si erano formati tra di noi, per cui partendo dal gruppo di animazione liturgica e inserendo tutti i nuovi amici della vacanza estiva, abbiamo iniziato a percorrere la strada del "musical". La scelta di questo genere, in un epoca in cui ancora non era esploso, era guidata anche da quelli che abbiamo sempre considerato i nostri "cugini maggiori", ovvero la compagnia teatrale "Il Mosaico" nata sempre all'interno del nostro centro giovanile. Abbiamo iniziato con una commedia di Garinei e Giovannini "Se il tempo fosse un gambero", ma abbiamo abbandonato il progetto dopo un po' di tempo, perché non avevamo ancora la preparazione e le risorse per ultimarlo. Pensavamo di facilitarci il lavoro con una riduzione teatrale dei famosi film "Sister Act" (1 e 2), ma anche questo progetto non diede i risultati sperati, soprattutto dal punto di vista scenico. Per questo motivo alla fine del 1997 ci siamo trovati di fronte a un bivio e abbiamo deciso di tenere unito il gruppo portando in scena il solo concerto. Tutte le musiche che avevamo scelto infatti, che per la maggior parte provenivano dalla colonna sonora dei due film, erano state preparate dai musicisti e dal coro delle 12 ragazze che interpretavano le "suore". Per cui il 30 Gennaio 1998, in occasione della festa di San Giovanni Bosco, siamo andati in scena per la prima volta presso il teatro del nostro oratorio. E da allora in vent'anni abbiamo quasi toccato quota 450 concerti!" Da chi e' formato il gruppo? Quanti siete? "Il gruppo ovviamente ha subito diverse "trasformazioni" nel corso dei 20 anni e più di esistenza. La prima grossa novità fu nel 1999. Infatti il primo anno di concerti andò avanti solamente con il coro femminile, come era originariamente previsto dallo spettacolo. Inserimmo le voci maschili a partire dall'anno successivo, scegliendo la strada del coro gospel, allontanandoci sempre più dal progetto originale di Sister Act. Nel corso degli anni abbiamo anche avuto diverse modifiche all'interno dell'ensemble dei musicisti. Partiti come un quartetto, siamo arrivati anche ad essere 11: nei primi anni 2000 infatti avevamo anche una piccola sezione fiati. Ora siamo un totale di circa una trentina di persone tra musicisti, coro e staff logistico. Per ragioni logistiche e di impegni personali non siamo sempre tutti presenti nei vari concerti, ma difficilmente vi capiterà di assistere a un nostro concerto con meno di 15-20 persone sul palco! Nel coro ancora resiste un piccolo nucleo dei fondatori presenti dal 1998. La maggior parte dei componenti è comunque stabilmente nel coro da almeno una decina d'anni." A quale associazione cattolica appartenete? "Siamo nati in seno a un Oratorio Salesiano, quindi siamo parte della grande famiglia dei Salesiani di Don Bosco. Il nome esatto della nostra associazione è infatti CGS Black Soul, dove CGS indica l'affiliazione a un'associazione nazionale che fa parte del CNOS (Centro Nazionale Opere Salesiane). I CGS curano particolarmente gli aspetti teatrali, musicali e cinematografici all'interno delle opere salesiane ( http://www.cgsweb.it/ ) " Dove effettuate le prove? "La nostra sede è l'Oratorio Salesiano San Paolo di Cagliari. Da lì partono tutte le nostre attività." E dove vi esibite? "La risposta corretta sarebbe "Ovunque ci chiamino!". Nei nostri circa 450 concerti abbiamo suonato in tutta la Sardegna, nel Lazio, Toscana, Umbria, Marche, Liguria, Trentino e abbiamo avuto anche l'onore di suonare in Vaticano e in Spagna. Le occasioni sono le più diverse: dai concerti per le festività natalizie organizzate da comuni e pro loco, ai concerti di beneficenza e raccolta fondi, oppure le feste patronali organizzate dai vari comitati e/o parrocchie, feste dei movimenti giovanili oppure rassegne corali. Il luogo più bello dove poter suonare sono i teatri, ma un buon 60%-70% dei nostri concerti si è svolto e si svolge nelle Chiese, non essendo sempre presenti strutture come teatri e auditorium. Capita anche di suonare in piazza. Diciamo che, nonostante il periodo privilegiato per i nostri concerti sia quello Natalizio, capita di fare dei concerti durante tutto l'anno per tantissime occasioni, e nelle più disparate location! L'importante ovviamente è che il "palco" sia sufficiente a contenerci tutti!" I testi delle canzoni sono vostri oppure sono cover? "Principalmente cover. Abbiamo nel nostro repertorio 2-3 canzoni originali, ma il grosso del nostro repertorio è composto dal filone chiamato "Contemporary Gospel" di chiara matrice americana (statunitense più che altro). Questo genere è l'evoluzione del gospel tradizionale, nato nelle Chiese protestanti all'inizio del secolo scorso, che si è mescolato con tutti i nuovi filoni musicali dalla seconda metà del secolo scorso in poi. Partendo dal Blues e Jazz si è contaminato con Rhythm'n'Blues, Funky, Soul e anche Pop, per arrivare ai giorni nostri." Quali sono i vostri principali riconoscimenti? "A parte alcune rassegne locali nei primi anni 2000, una delle più grandi soddisfazioni è stata quella di vincere il concorso "Jovani x Jubilmusic 2003". Jubilmusic è stato uno dei maggiori festival di Christian Music in Europa, il più grande in Italia. Vincere la rassegna giovani ci ha permesso di esibirci con un nostro brano presso il teatro più famoso d'Italia, ovvero l'Ariston di Sanremo. Un altro riconoscimento che ha segnato il nostro percorso è stato nel 2008, quando il brano da noi composto "Tu sei Madre" è stato selezionato come Inno dei Giovani per la visita di Papa Benedetto XVI a Cagliari. In quell'occasione l'abbiamo potuto cantare nell'incontro dei giovani con il Papa, così come 5 anni dopo in analoga situazione con Papa Francesco, durante la visita a Cagliari. Ma a parte queste occasioni fuori dall'ordinario, le nostre soddisfazioni più grandi sono l'affetto e il riconoscimento del pubblico che ci piace incontrare e con cui ci piace chiacchierare sempre dopo i nostri concerti." E' questo il vostro principale lavoro? "Assolutamente no! Tutti i componenti del coro, i musicisti, il direttore, lo staff, prestano la propria opera gratuitamente e il ricavato dei nostri concerti e delle offerte che riceviamo viene devoluto in beneficenza, tolte le spese vive di attrezzature e trasferte. Abbiamo dei progetti che seguiamo da parecchi anni, oppure ci leghiamo a progetti e iniziative di solidarietà per cui viene richiesta la nostra collaborazione e per i quali vengono organizzati i concerti." Perché la scelta del Gospel? Cosa rappresenta per voi? "La scelta, come spiegato nelle prime domande, si potrebbe dire "casuale". Ma noi sappiamo che non c'e' nulla di casuale in quello che facciamo, e che Qualcuno aveva disposto per noi un'altra "storia! Gospel è l'unione di due parole inglesi "God-Spell" ovvero Parola di Dio. E' il termine utilizzato nella lingua inglese per dire "Vangelo". In tutto questo sta la nostra scelta: portare in giro, in musica, il messaggio rivoluzionario del Vangelo e ovviamente, come spiegato prima, cercare di unire al messaggio Evangelico, anche un aiuto per i più bisognosi e sfortunati. Dopo esserci avvicinati a questo genere, anche per merito dei film di Sister Act, non ce ne siamo più allontanati, anche per la carica unica ed esplosiva che sa generare". Quali sono i messaggi che volete trasmettere con la vostra musica? "Come detto prima, cerchiamo di trasmettere il messaggio di salvezza del Vangelo con una musica straordinaria e speciale. Per fare questo abbiamo prodotto il nostro primo CD nel 2008, dal titolo"Trust in Jesus". Nel 2013 è uscito un DVD che riprende un nostro concerto del 2009. Il secondo CD è uscito nel 2014 e si intitola "Re-borning" (più natalizio del precedente). Nel 2016 è uscito un doppio CD che contiene sia il primo "Trust in Jesus" che il secondo "Re-borning". Il doppio CD si intitola "Black Soul Collection. Tutti i nostri cd sono disponibili durante i nostri concerti, oppure contattandoci via mail". Giulietta Grauso

La "Pittoscultura" di Romeo Pinna. Di giulietta Grauso

Romeo Pinna è un artista autodidatta, pittore e scultore, nato nel 1973 a Nuraminis. La sua caratteristica è nella "pittoscultura", che utilizza materiali grezzi come stoffe, terre, argille, legni, ghiaie, juta, lane e spaghi, mischiati agli splendidi colori della pittura, dando origine ad inconfondibili opere d'arte. Una sperimentazione costante che richiama le caratteristiche della Sardegna. Frequente nelle sue opere la figura femminile, esaltata nella sua eleganza e sensualità, che ricorda anche l'iconografia greca classica. Lo abbiamo intervistato per scoprire di più sulla sua vena artistica. Quando sei nato? E dove? "Sono nato il 24 agosto 1973 a Nuraminis, in provincia di Cagliari. Oggi vivo e lavoro a Selargius". Quando hai iniziato a dipingere? "Ho iniziato a dipingere quando mia moglie mi regalò un dipinto fatto da lei, non so perché, ma comprai subito dei colori acquarelli per provare anche io, fu un impulso immediato". Quale è la principale caratteristica dei tuoi quadri? "I miei lavori si contraddistinguono per l’impiego di materiali naturali come sabbia, ghiaia, terra, lana sarda ed in modo particolare lo spago di canapa di vari spessori, che plasmo per concretizzare la mia creatività e offrire all’osservatore anche un’esperienza tattile e sensoriale. Questa è la maniera con la quale cerco di rappresentare la mia terra e l’ambiente che abbiamo intorno, con i suoi colori e profumi" Hai incominciato con la sola pittura, o già utilizzando questa tua tecnica innovativa? "Ho iniziato a prendere confidenza con i colori con la sola pittura, ma la tecnica che utilizzo oggi e che ritengo mi contraddistingua, la utilizzo dal 2005. In quel periodo un’esperienza professionale nell’ambito della cosmetica ha inciso profondamente facendo emergere la mia creatività" Quali sono stati i tuoi principali riconoscimenti? "Sino ad ora mi sono concentrato maggiormente sulla ricerca e produzione artistica, ma non posso nascondere la soddisfazione per i riconoscimenti e l’apprezzamento che arrivano sia dal circuito artistico che dal pubblico di appassionati o dalle persone semplicemente sensibili all’arte. Vedere che davanti alle mie opere le persone si emozionano, che ciò che ho creato suscita interpretazioni e suggestioni, spesso anche diverse rispetto alle mie, mi fa percepire la forza dell’arte che penetra nel profondo delle persone senza spiegazioni aggiuntive. La condivisione emotiva, pur nella differenza tra le persone, è forse la sensazione più appagante per me. Un altro riconoscimento importante è la presenza delle mie opere all’interno di numerose aziende. Non è solo una questione di immagine, spesso è la voglia di rendere gli ambienti di lavoro più accoglienti per se stessi e per coloro che vi operano. C’è poi anche il piacere personale e la soddisfazione nel vedere una interpretazione artistica della propria attività, diversa dal semplice logo aziendale. In ambito nazionale, recentemente ho partecipato per la prima volta all’importante concorso LXII Premio Basilio Cascella 2018, posizionandomi 55° su 600 partecipanti". Hai esposto anche fuori dall'Italia? E dove? "Purtroppo per ragioni di tempo e distanza ho dovuto rinunciare a diversi inviti e opportunità. Nel 2008 ho esposto nell’ambito di una collettiva a Montecorvino Rovella (Sa) - “Ver Vitae I Linguaggi Dell'arte” - ricevendo la gradita critica del professor Gerardo Pecci che sottolineò: "Romeo Pinna mette in evidenza il proprio rapporto forte d'amore e vita con la realtà, attraverso l'uso di materiali inconsueti che entrano quasi magicamente nelle sue composizioni, dando vita a cromatismi materici che, come atomi, contribuiscono a creare forme ed immagini". Chi sono i tuoi maestri di pittura? "Non credo di poterli chiamare maestri, ma nell’approccio alla pittura, di sicuro Van Gogh e Monet sono stati i primi modelli a cui mi sono ispirato copiando alcuni dei loro capolavori. Più vicino nel tempo, un artista di fama a cui mi sento particolarmente vicino per l’impiego dei materiali, è Alberto Burri. Ad ogni modo mi ritengo profondamente autodidatta". Quali temi vuoi trasmettere? "L’amore e la bellezza del mondo che ci circonda, che spesso non riusciamo più a percepire. Il tema della libertà dell’individuo, nel pensiero e nei modi di essere, il mistero e la bellezza della vita in tutte le sue sfaccettature". Qualche progetto particolare di cui vuoi parlare? "Sto portando avanti un progetto ambizioso incentrato sull’essere umano, che va dal momento del suo concepimento, passando per le varie fasi della sua vita, fino al momento della sua ineluttabile fine. E'in divenire come la vita stessa e quindi varia e si contamina con essa continuamente". A chi ti ispiri nei tuoi quadri? "Al Romeo più intimo. Cerco di fare una sorta di analisi introspettiva tra i miei pensieri, cercando dentro di me le emozioni e sensazioni più profonde". Maggiori informazioni sulle opere di Romeo possono essere ottenute visionando il sito www.romeopinna.it. Giulietta Grauso

Manu Invisible, l'artista misterioso della street-art. Intervista di Giulietta Grauso

Si chiama Manu Invisible, i suoi primi lavori risalgono al 2002 e la sua firma compare sui muri della Sardegna, di Milano e, dal 2010, in tutta Europa. Un nome che evoca i graffiti e la street art, apparendo inconfondibile. L'artista ha scelto di indossare una maschera, da lui disegnata, che è ispirata ai colori della notte, mantenendolo nell'anonimato. Artisticamente ha scelto la propaganda di temi sociali come principale filo conduttore del suo discorso artistico. Manu si è diplomato in un liceo artistico a Cagliari ed ha poi svolto numerosi corsi di affresco a Firenze, perfezionando la sua tecnica. Nel 2015 ha partecipato al festival internazionale "Upfest", il maggiore in Europa, sulla street art. Nel 2017 ha realizzato un'opera a CambdenTown a Londra, grazie all'agenzia Global Street art. Nel 2018 ha realizzato due opere ad affresco all'interno dell'Università di Cagliari, nell'Aula Magna Capitani, della Facoltà di Scienze Umanistiche. Come molti writers ha avuto dei guai con la "legge" (vedi denunce per imbrattamento), ma è stato assolto in primo grado e la sua pittura è stata definita "forma d'arte". Quale è il tuo vero nome? "Uso solo il nome d'arte, Manu, di cognome Invisible" Quanti anni hai? "Intendi di carcere? Non ne ho mai fatto. Mi hanno sempre assolto". Dove sei nato? "I personaggi misteriosi, non si sa quando nascono e non si sa quando muoiono" Quando è iniziata la tua carriera? In occasione di qualche evento in particolare? "La mia carriera è nata quando ho sentito dentro di me la scintilla della passione, dalla più tenera età". Eri appassionato sin da bambino? "Sono sempre stato appassionato di disegno, ho capito di essere un disegnatore, quando, molto lentamente lo stavo diventando". Quali sono stati i tuoi studi? "Diploma di Liceo Artistico, Corsi privati di fotografia, inglese e due qualifiche di Studio dell'Affresco Tradizionale, di cui una in Accademia a Firenze e una in Bottega sempre a Firenze tramite il Maestro Massimo Callossi". Quali sono stati i tuoi principali riconoscimenti? "Nel 2016 la Corte di Cassazione ha riconosciuto un valore artistico al mio operato, ma prima è capitato di vincere concorsi, partecipare a iniziative ed eventi. Nel 2018 ho realizzato un affresco tradizionale lungo tutte le pareti dell'aula magna dell'Università di Cagliari, questo è sicuramente il mio massimo riconoscimento fino ad allora". Perchè la street art? "Perché é libertà e adrenalina, quelle vere". A chi ti ispiri artisticamente? "A chi mi vuole davvero bene". Perchè la scelta della maschera? "Per suddividere vita privata da vita professionale". Giulietta Grauso
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