Cagliari. Ultima giornata dell'European Jazz Expò

In evidenza Cagliari. Ultima giornata dell'European Jazz Expò
Quella di sabato 2 novembre è stata l'ultima giornata della 37a edizione dell’European Jazz Expò. Una serata praticamente focalizzata sulla batteria, con tre esponenti d’eccezione: Gianrico Manca, virtuoso dello strumento e docente, seguito dai veterani Gianni Cazzola e Steve Gadd. Una sfilza di concerti, oltre quattro ore di musica che concedono pochi minuti per elaborare emozioni e pensieri tra una pausa e l’altra, lasciando momenti di grande trepidazione che non si esauriscono nel passaggio tra esecuzioni differenti sebbene sempre di altissimo livello. Alle 20,00, in apertura, Growin’ Jazz, gruppo capitanato da Gianrico Manca e composto da elementi giovanissimi “scoperti” e riuniti dal batterista cagliaritano: Simone Faedda alla chitarra, Cesare Mecca alla tromba, Gabriel Marciano al sax, Vittorio Esposito al piano (già attivo nel progetto Gianrico Manca Transition) e il contrabbassista, docente e rodatissimo, Matteo Piras. L’ensemble si era già esibito durante la mattinata e quella precedente all’Exmà di Cagliari con alcuni omaggi notevoli Sam Rivers, Joe Henderson, Cedar Walton, Andrew Hill, Jackie McLean and Wayne Shorter, Bud Powell e Fats Navarro. In soli quaranta minuti, il gruppo ha dato prova non solo di avere una valida preparazione, ma anche di una straordinaria predisposizione all’ascolto, alla passione per il genere, manifestato sia nella musica d’insieme, sia nei singoli e apprezzatissimi assoli. La seconda parte della serata ha visto sul palco uno dei pionieri della batteria jazz italiana, Gianni Cazzola con “Italian Jazz Quartet” insieme a Alessandro Usai alla chitarra, Jordan Corda al vibrafono e nuovamente Matteo Piras al contrabbasso. “Io e Gianni ci siamo conosciuti ad una festa di compleanno di Franco Cerri e così gli ho chiesto di collaborare con me”, racconta Usai, vincitore nel 2009 del premio “Giovani talenti jazz”, già parte della formazione di Cerri in passato. “Gianni Cazzola il jazz non lo ha solo suonato, lo ha praticamente inventato perché, al tempo, non si aveva la disponibilità di ascolto che abbiamo oggi, anzi, si prendeva alche disco ogni tanto e a quelli ci si ispirava, oltre ai concerti a cui si assisteva di tanto in tanto - sottolinea il chitarrista - alcuni dei grandi artisti che oggi ammiriamo e rimpiangiamo li ha conosciuti di persona e abbiamo dedicato il brano “You’ve changed” ad uno di questi, la splendida Billie Holiday, insieme ad alcuni omaggi ad altri musicisti come Art Blakey, del quale ricorre il centenario dalla nascita e di cui Gianni sfoggia il volto sulla sua maglietta”. Usai, insieme al batterista bolognese, ha dato vita a dei brani originali di prodigioso swing e hardbop, eleganti e sofisticati con una matrice molto sixties, corroborata dalla presenza del portentoso vibrafono di Jordan Corda, venticinquenne di Serrenti, con un’anima infusa di classic jazz. A chiudere la serata e a rendere la sala M1 del teatro Massimo ancora più gremita, il trio Blicher – Hammer – Gadd. Steve Gadd, terzo batterista della serata e micidiale maestro dello strumento che, come ricorda Michele Palmas – direttore tecnico del festival – “ha dato vita a dei veri e propri stilemi della musica contemporanea come il “rullante alla Gadd” o “il drumming e il layback Gaddiano”“. Con una vastissima produzione discografica è quasi impossibile, per chi la musica la mastica, non aver mai sentito la strabiliante batteria del musicista statunitense, uno dei più richiesti session man da Al Jarreau, Joe Cocker, Eric Clapton, Paul Simon e Paul McCartney solo per citarne alcuni. La performance si è sviluppata sulle composizioni di Michael Blicher, sassofonista, affiancato da Gadd e dall’hammondista Dan Hemmer. Blicher, ispirato alla quotidianità e alla sua vita “ordinaria” e familiare, ha scritto alcuni brani già parte dell’album inciso nel 2018 “Omara”. L’amore per le figlie e la difficoltà di essere padri adeguati; la passione per la black music nelle sue diverse espressioni, come quella del meraviglioso pezzo di influenza gospel (che prende spunto da un divertente aneddoto di Blicher accaduto a New Orleans) o l’osservazione della natura umana, dei suoi vezzi, dei suoi difetti, del tempo che passa. Non è facile descrivere in poche righe le suggestioni che, ogni brano, suscita nel pubblico, specialmente quando la danza ritmica di Gadd, fenomenale e in forma smagliante, si manifesta non solo negli assoli spettacolari, ma all’interno di un gruppo ben assortito e destinato a regalare grandi performance. Martina Serusi
Ultima modifica ilDomenica, 03 Novembre 2019 16:53

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