Michelangelo Sardo, una vita per la fotografia. Di Giulietta Grauso

In evidenza Michelangelo Sardo, una vita per la fotografia. Di Giulietta Grauso
Michelangelo Sardo è un fotografo sardo che ha dedicato il suo temo alla realizzazione di corsi altamente specializzati a Cagliari. Con lui abbiamo scambiato quattro chiacchiere. “Io sono uno di quelli che è rimasto. Molti sono partiti e mai tornati. Io no. La Sardegna soffre un po' di un complesso di insularità e per questo io ho voluto superarlo. Per questo ho deciso di creare qualcosa qui. Ho iniziato la mia attività intorno al 2000. La mia passione per le foto invece nasce sin da bambino. Mio padre era un pittore, incisore, Mario Sardo, ed ha esposto in tutto il mondo. A cinque anni mi regalò la mia prima Zenit e per me fu subito una passione“. Dove hai svolto i tuoi studi? “Ho studiato al Conservatorio, come violinista, oltre a piano e chitarra classica. Mia madre insegnava musica e presi da lei questa passione. Amava la pittura e la scultura, proprio come me”. Quando iniziasti la tua attività? “Nel 2004 decisi di avviare uno studio d'arte ed aprii Fine Art. Fine Art è un movimento di fotografia internazionale che riguarda la foto in bianco e nero su pellicole di alta qualità, poi stampata su carta barittata e trattata in vari modi. E' dunque un genere fotografico ben preciso. Iniziai con dei corsi trimestrali, poi divenuti semestrali ed infine, come è ora, di 9 mesi. Sono corsi che rendono gli allievi in grado di svolgere una professione autonoma”. A parte la scuola, hai svolto mostre personali? “Certamente e tante. Ho iniziato al ManRei con Stefano Grassi, lavorando sulla figura del nudo, femminile e maschile, a cui mi sono sempre appassionato. Il nudo è metafora di spontaneità e trasparenza e dunque qualcosa di elegante che consente di parlare di sé, di ciò che si ha dentro. Scelgo persone belle, ma anche persone normali, semplici, quotidiane, certamente espressive e che comunichino emozioni. L'essere nudi è un modo di rappresentare uno stato di verità, di autenticità. Nel 2015 ho svolto una mostra a Parigi, “Skatches”, dove ho raccolto il lavoro di anni. La mostra è rimasta per un mese al Mell Kart ed ha avuto un'ottima risonanza. Ho realizzato poi una seconda mostra a Parigi dal titolo “Migratiòn”, con il tema conduttore “noi siamo dei migranti”, a cui ho voluto contribuire con delle foto femminili nell'ambito di S. Efisio. Avevo anche realizzato una mostra, nel 2002, con Costantino Pes, al Museo delle civiltà del mare a S. Teodoro, per conto dell'Università di Londra. Dopo Parigi siamo stati ad Arles, vicino ad Avignone, nel sud della Francia. Siamo stati ospiti di una gallerista rinomata ed abbiamo svolto alcune mostre. Ancora l'Heritage nel 2016, “La memoria”, dove ho voluto parlare della divinità romana nello sfondo della grotta della vipera, a Cagliari. E' la storia di Lucio Caio Filippo e della moglie Attilia Pomptilla, trasferitisi a Cagliari e purtroppo ammalatisi di malaria. E' alla moglie che Lucio ha dedicato la grotta affinchè tutti ne ricordassero la bellezza. Con delle foto di modelle ho voluto evocare, ispirandomi anche all'ambiente rarefatto della corte di Teodora a Ravenna, la bellezza di Attilia, in chiave allegorica. Il doppio passaggio di una modella che evoca una dea, consente appunto tale gioco di memoria, in un doppio passaggio che crea quasi una vertigine di realtà”. Sei sempre stato solo nel tuo lavoro? “Si, a parte Giorgia Loddo, la mia compagna, che mi aiuta veramente tanto e mi sopporta”. Quale è il vostro maggiore discorso artistico? “Non abbiamo mai rinunciato a questo aspetto a cui anzi attribuiamo la massima imortanza: il linguaggio dell'arte. L'arte permea la nostra vita e la rende migliore. L'allievo sa che dopo una parte dedicata alla tecnica, noi attribuiamo molta importanza ai contenuti, a quel che ciascuno di loro vuole dire e trasmettere con le sue foto. Svolgiamo anche molti laboratori esterni, solitamente nei fine settimana, e mostre dei corsisti. Le lezioni sono comunque articolate in tre volte alla settimana, per cui compatibili con altre attività. La fotografia ha un fortissimo potere di sintesi di messaggi. E'per questo che accompagna anche il giornalismo e noi specifichiamo sin da subito, con i nostri allievi, quale è la nostra visione del mondo e dell'arte, certamente pacifista, comunicativa, e non violenta. Abbiamo rifiutato alcuni allievi che volevano usare i nostri corsi per messaggi diversi. Cerchiamo di creare un ambiente fertile e piacevole, in cui possano convivere persone di varie età e provenienza legate da un unico amore comune, quello per la fotografia”. Per qualsiasi informazione riguardo a Fine Art é possibile consultare il sito www.fineart-studio.it. Giulietta Grauso
Ultima modifica ilVenerdì, 28 Settembre 2018 19:55

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