Cagliari, l’Università per il Paese Museo. Di Valeria Aresu

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Quattro docenti dell’ateneo sono intervenuti al convegno “50 e oltre. Paese Museo, l’utopia possibile”, che si è tenuto venerdì nel Teatro Comunale di San Sperate, a partire dalle 10, per raccontare le intuizioni dell’artista Pinuccio Sciola. L’incontro ha aperto il Festival Sant’Arte, la tre giornate nata dalla sinergia dell’Università di Cagliari con la Fondazione Sciola, l’Associazione Noarte e il Comune di San Sperate. I lavori sono stati aperti dai saluti di Tommaso Sciola, presidente della Fondazione Sciola, e Enrico Collu, sindaco del Comune di San Sperate. “Ringrazio l’Università di Cagliari che ci ha permesso di portare avanti dei grandi progetti, la nostra volontà si è quindi potuta tradurre in fatti - ha affermato Tommaso Sciola - I docenti dell’ateneo cagliaritano sono qui oggi per interpretare e spiegare l’importanza dell’operato di Pinuccio Sciola a tutti noi”. L’importanza del ruolo dell’ateneo è stata sottolineata anche da Enrico Collu: “La collaborazione con l’Università è uno degli elementi fondamentali e più importanti per la realizzazione del progetto Paese Museo”. Durante la sessione mattutina sono intervenuti, tra gli altri, anche Pamela Rita Ladogana, docente di Storia dell’arte contemporanea, Giuseppe Marci, docente di Filologia italiana, e Marco Pignotti, docente di Storia contemporanea che, grazie ai loro interventi hanno messo in luce come le intuizioni e le opere dell’artista di San Sperate rappresentino strumenti di crescita sociale, sul piano critico, intellettuale e urbano. "Gli studi scientifici e accademici intorno all’opera di Pinuccio sono rilegati principalmente alla musicologia, mentre anche l’idea di Paese Museo avrebbe bisogno di una propria monografia: questo è il nostro obiettivo – ha spiegato Pamela Rita Ladogana, durante il proprio intervento al convegno-. L’idea di Paese Museo si ricollega, e anticipa di diversi anni, una serie di movimenti artistici d’influenza statunitense che miravano alla ridefinizione del rapporto tra artista e pubblico e a scardinare il sistema borghese dell’arte per ricreare un legame tra arte e vita. In questo contesto, la città meglio di qualunque altra galleria alternativa permetteva un rapporto immediato con il pubblico.” La parola è passata poi a Giuseppe Marci, che ha ricordato quanto sia indispensabile il lavoro dell’università per la valorizzazione di un così grande patrimonio artistico: “Il giardino sonoro e i murales, insieme a tutte le sue opere, sono l’eredità che la sua genialità ci ha lasciato. Insieme all’esempio di un’esemplare saldatura tra il luogo di nascita è un progetto di crescita. Per rendergli omaggio degnamente son necessari comitati scientifici e organizzazioni culturali che possano attirare l’attenzione sui suoi progetti artistici.” La giornata si è conclusa con un omaggio a Gillo Dorfles e al suo legame con l’artista Sciola: “Dorfles ha avuto un fortissimo legame con la Sardegna, grazie al quale è riuscito a entrare in contatto anche con Pinuccio Sciola: l’artista gli aveva dedicato una pietra sonora”, ha spiegato Marco Pignotti. La sessione pomeridiana dell'evento - durante la quale è intervenuta anche Barbara Cadeddu, docente del Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale e Architettura – è stata curata dall’Associazione Noarte Paesemuseo. Il tema al centro del dibattito è stata l’arte come pratica relazionale, propulsore territoriale e strumento di rinascita, attraverso il confronto dell’esperienza di San Sperate con quelle nazionali e internazionali, studiate o talvolta vissute in prima persona dai relatori che, nel corso degli anni, hanno avuto modo di collaborare attivamente con il Paese Museo. Valeria Aresu i casi.
Ultima modifica ilSabato, 26 Maggio 2018 18:49

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