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Storielline cagliaritane. Fisinu Crucculeu s’astinenza e su digiunu. Di Rosaria Floris

In evidenza Storielline cagliaritane. Fisinu Crucculeu s’astinenza e su digiunu. Di Rosaria Floris
Seduto in una panchina Fisinu Crucculeo, ormai anziano, ricordava un periodo passato da tanto tempo in cui un giorno di Quaresima. "Custu mengianu dogna speranza de bendi calincuna cosa, s’ind est andendi. Non seu ancora arrenesciu a bendi mancu una cascitta de perdingianu". Fiat faendi meda frius sa di e mischineddu, Fisinu teniat manus cancararas e asulas po su frius. “Venite gente, venite, tutto a barattu”. Fisinu soprannominato Crucculeo per via del naso lungo e degli occhi verdi, non si stancava di elogiare i suoi prodotti. Finalmente ecco una bella picciocca, bella che frori, chi cun pagu dinai, d’at comporau perdingianu e cibudda e tomatas po fai una bella Parmigiana. Crucculeu non si stancava di guardarla, assomigliava tanto alla sua povera moglie Francesca, Chicchinedda, morta in un incidente stradale pochi anni prima. Era quasi mezzogiorno e finalmente il sole riscaldava la piccola piazza del Rione La Palma. Le cassette di patate, melanzane, pomodori si stavano vuotando. La Quaresima e il divieto di mangiare carne il venerdi per i cattolici, aveva finalmente fatto il miracolo. Le comari comprarono quasi tutto e Fisinu Crucculeo, beni prexiau iat serrau sa barracchedda po torrai a domu. Abitava in una di quelle belle casette colorate proprio al confine del nuovo Quartiere del Sole, con giardinetto e tanti vasi di fiori, di menta e di prezzemolo ben coperti da teli per via del gelo. Le macellerie In quei giorni di astinenza erano vuote. Il pesce si vendeva bene e i pescatori ambulanti facevano piccole fortune. Anche Fisunu quel giorno comprò pesce, doveva arrivare ospite sua cugina per un paio di giorni da Ortacesus per delle visite in ospedale. Erano già le cinque del pomeriggio e presa la macchinetta, una Bianchina celeste, si diresse alla stazione. La sera cena con minestrone, melanzane e una Lissa arrustia beni imbuddicara in follas de Lau. La mattina seguente, dopo aver accompagnato sua cugina alla fermata del bus, riconobbe la ragazza delle melanzane e le chiese se voleva un passaggio. Il suo nome era Giovanna e anche lei viveva sola i genitori non c’erano più. Da quel giorno la vita di Fisinu Crucculeo cambiò. Cupido aveva colpito al cuore. Giovanna e Fisinu si sposarono e questo grazie al giorno di Quaresima all’astinenza al freddo, alle melanzane, ma anche a sua cugina ospite che presa la macchina Bianchina per accompagnarla le fece rivedere la bella Giovanna. E, sa pezza, sa cordula, sa tratalia, su sartizzu, s’angioni. Tottu beni stugiau po Pasca Manna. Rosaria Floris
Ultima modifica ilMercoledì, 07 Marzo 2018 22:16

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