Un incontro lungo la via Roma. Capitano di vascello (riserva) Dott. Ugo d’Atri “il grande nostalgico”. Di Rosaria Floris

In evidenza Un incontro lungo la via Roma. Capitano di vascello (riserva) Dott. Ugo d’Atri “il grande nostalgico”. Di Rosaria Floris
Era una tarda mattina di fine primavera e Cagliari era una miriade di colori e profumi. L’azzurro del cielo si confondeva col mare e l’orizzonte pareva una lunga linea di confine. La via Roma, fiore all’occhiello della nostra città, ospitava turisti appena giunti, sbarcati da un’enorme nave da crociera bianca che occupava quasi tutta la banchina del porto. Andavo, nel mio quasi quotidiano girovagare lungo la via, guardando e osservando, cercando di cogliere negli sguardi della gente, ma anche nelle cose, spunti di interesse per la mia penna. E fu cosi che vidi una cara persona che non credevo di incontrare proprio lì, lungo la via Roma. Seduto ad un tavolino di un bar il Dottor Ugo d’Atri, Capitano di vascello e Presidente dell’Istituto Nazionale per la Guardia d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon. Non era solo seduto a quel tavolino, con lui c’erano altre persone, ci salutammo con un “arrivederci a presto”, sapendo già che difficilmente l’avrei rivisto qui a Cagliari. Prima o poi sarei andata a Roma a incontrarlo nella sede nazionale di via della Minerva. Roma, come sempre l’aria qui a Roma respira di storia, di vecchio, di nuovo, di futuro, di bello, di brutto, e di castagne. Dicembre romano, tra strade che pullulano di gente, di turisti affamati di monumenti, musei, con occhi sbarrati, curiosi e attenti e allegri. Anch’io, come turista, vago per strade lastricate di sampietrini con il naso all’insù in cerca di figure, immagini, storie che possano parlare al mio cuore per poi imprimerle nella mente e nel mio ormai quotidiano compagno block notes. Mi trovo in largo Argentina e sto per inoltrarmi in via dei Cestari, dove al civico 34 saluterò il caro amico dott. Marcello di Fabio per poi proseguire in via della Minerva per arrivare poi al Pantheon. Ma ecco che vedo una scritta sul muro che mi obbliga a sostare. “Istituto Nazionale per la Guardia d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon”. Questa oggi è la mia tappa d’obbligo per una chiacchierata con il Presidente, capitano di vascello (riserva) Dott. Ugo d’Atri. Finalmente lo incontrerò e spero di fare con lui una bella, lunga chiacchierata. Sono le 10,30 di un mattino luminoso con un cielo azzurro venato e sfumato di grigio, solcato da bianchi voli e rallegrato dal dolce suono di campane. Entrare nella sede nazionale delle Guardie d’Onore è come un tuffarsi nella storia. In un tempo fermo in cui l’aria che si respira è aria nostalgica di un periodo ormai finito, un periodo di Regnanti, di re, di regine e nobili, un grande quadro dipinto, credo dal grande David, cornici dorate e vetri invecchiati dal tempo mi accolgono. Lo studio rispecchia il tempo. Una grande scrivania con oggetti preziosi e rari, alle pareti i quadri dei reali, tante decorazioni al valor militare e la Bandiera tricolore con lo stemma sabaudo. Il Comandante si rallegra della mia visita, scusandosi quasi per quell’incontro a Cagliari, così rapido, ma un abbraccio risolve tutto e subito ci accomodiamo. È pronto a parlare, a raccontarmi un po’ della sua vita, ma ancora prima di iniziare dice: “Sono un monarchico nel cuore e nell’anima dal giorno in cui sono nato”. Ecco che davanti a me ora c’è l’uomo, questa sua professione di fede non lascia spazio a nient’altro, lui è monarchico e quasi tutte le sue giornate in questi anni le ha trascorse e ancora le trascorre qui, in questa sede nazionale dell’Istituto. Qui c’è il suo mondo, quello in cui ha creduto, lottato e in cui si è realizzato. Sposato con Guglielmina e padre di due figli maschi, uno di trentacinque e uno di trentatré anni, Antonio e Ranieri, che hanno scelto altre strade diverse dalla sua. Un matrimonio svolto a Napoli nella chiesa di S. Antonio nel lontano 1978, lei in abito lungo bianco, lui in divisa da ufficiale. Un matrimonio da favola con tanta emozione per entrambi. Presidente, parliamo un po’ della sua vita? Mi vuol raccontare qualcosa della sua adolescenza, di come e quando Ugo, prendendo coscienza, ha capito di essere un monarchico? “Da ragazzo mi sono iscritto al Fronte Monarchico Giovanile, ma voglio andare indietro ancora nel tempo. Sono nato a Napoli, ma a soli due anni ho iniziato a girare tutta l’Italia. Mio padre era Colonnello di Cavalleria e quindi veniva trasferito continuamente e con lui la famiglia. Sono stato quindici anni a Livorno, dal 1957 al 1971. Mi iscrissi alla facoltà di giurisprudenza e viaggiavo quotidianamente da Livorno a Pisa. Mi laureai comunque a Napoli nel 1973. Ero timido, non riuscivo a conquistare le ragazze di cui mi innamoravo, forse risentivo dell’educazione ricevuta. Ero diverso dagli altri. Ricordo che ero letteralmente incantato da mio zio, fratello di mia madre. Un uomo allegro, dinamico, bello, con tante donne che stravedevano per lui. Mio padre era diverso, autoritario, severo, un vero militare. A casa mia bisognava rispettare le regole, molte volte soffrivo, non riuscivo, data la giovane età, a capire completamente il suo comportamento. Solo in età matura riuscii a capire, e posso dire oggi con tutta sincerità che tra mio padre e mio zio, oggi preferisco il comportamento di mio padre: rigido, amante della famiglia, pieno di senso del dovere. Nel ricordarlo non posso fare a meno di commuovermi, avrei voluto dirgli tante cose, quando ancora era in vita, ma non ci sono riuscito. Lo stesso anno della laurea entrai, vincitore di concorso, nel Corpo delle Capitanerie di Porto. Non potevo più esercitare una militanza monarchica, essendo un ufficiale in servizio; nel 1983, alla morte del Re Umberto II, mi iscrissi all’Istituto delle Guardie d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon. Un Istituto combattentistico completamente apolitico, ma legato da vincoli di devozione a Casa Savoia, da sempre situato in via della Minerva n° 20. Nel 1990 il Presidente dell’Istituto, Ammiraglio Cocco, mi nominò consultore, cioè Vice presidente. Nel 2002, ormai anziano, l’ammiraglio ebbe un deciso peggioramento delle sue già precarie condizioni di salute e mi propose di assumere la presidenza. A quel punto, diedi le dimissioni dalla Marina Militare, che lasciai il 2 gennaio del 2003, assumendo il successivo 18 gennaio l’attuale incarico. "Lasciai il servizio militare con otto anni di anticipo sui limiti di età”. E’ veramente una bella storia la sua, bella e interessante e anche in certi punti, commovente. Ma vedo che ancora vuol raccontare, e gli dedico tutta la mia più profonda attenzione. Prego continui. “Come le dicevo, ero timido, introverso, incompleto. Mi sono sempre sentito imperfetto e molto lontano da come avrei voluto essere. Ho scoperto piuttosto tardi invece la verità sul mio modello di vita; era mio padre quel modello, una persona dalla quale mi ero allontanato durante l’adolescenza e la giovinezza, ma forse questo l’ho già detto prima vero? Mio padre era un soldato molto più fermo e più energico di me, da lui ho assorbito i sentimenti e gli ideali che ora, da uomo maturo, sono riuscito finalmente a fermare nel mio cuore”. Gli occhi del presidente si velano di lacrime, un uomo che oggi ha ancora impressi nel cuore e nell’anima sentimenti di innocenza, ma è roccioso nel rigore, nella fede nell’Istituto e nella speranza per un domani migliore. Lascio a malincuore lo studio L’aria profuma di caffè e di incenso. Entro nell’immensità del Pantheon, saluto le tombe dei Reali e mi accosto silenziosamente verso l’altare accompagnata dal soave, dolce suono d’organo che annuncia la Santa Messa. Rosaria Floris
Ultima modifica ilDomenica, 29 Ottobre 2017 19:17

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