C’era una volta Villanova. Di Rosaria Floris

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Anni 50, ancora non avevano catramato le strade e i ciottoli abbondavano. Il Provveditorato agli studi apre le porte in quella erta salita che porta al Terrapieno e ai Giardini Pubblici. Le due lunghe strade, la Via Giardini e via San Giovanni con i loro tanti vicoli erano il cuore del quartiere. Il mitico Tram con i vagoni di legno, il Bastione e la sua Passeggiata Coperta. Riaprono le attività artigiane: i falegnami, i barbieri, le sarte, i fabbri e il piccolo commercio si espande, botteghe di frutta e verdura e generi alimentari, latterie, macellerie, qualche farmacia, e forni di pane e quel tanto frequentato “sale e tabacchi” e le tante Chiese, il profumo intenso dell’incenso e il suono delle campane. I Giardini Pubblici e il Terrapieno erano i luoghi in cui i bambini potevano giocare tranquilli, senza pericoli, ma anche luoghi di lunghe e passeggiate per gli adulti e aria buona. All’ingresso dei Giardini c’erano due grandi vasche con pesciolini e larghe foglie bordate di mattoncini rossi. Lunghi viali alberati, grosse piante di ficus e possenti rami aspettavano i bimbi e i loro giochi: altalene, piccole spericolate escursioni dopo aver intrecciato larghe foglie e seduti a cavalcioni sui quei rami, diventavano indiani, sceriffi, fischietti e trombette. E c’erano anche le fontanelle d’acqua fresca ma anche le grotte: “S’arricoveru” che servivano ai rifugiati in quei tremendi bombardamenti che distrussero quasi tutta Cagliari. E una di quelle grotte vide anche me e mia nonna. Forse avevo un anno o forse meno quando all’improvviso le bombe caddero sulla città. I miei genitori erano a lavoro, a mia nonna non restò altro da fare che prendermi in braccio e portarmi su ai Giardini, al Ricovero. E si! C’era una volta Villanova con i giardini, col profumo dei fiori, del pane, dell’amicizia fraterna. Si leggeva l’Unione Sarda, il settimanale Grand’hotel, c’erano Is Pioleddas piccoli luoghi di ristoro per un buon bicchiere di vino, fave lesse, burrida, anguidda, cocciula, ma anche arrosti di carne e pesce. C’erano i carnevali, sa Rantantira, c’era Fra Nicola che su quelle strade di Villanova portava il suo profumo di carità. Rosaria Floris
Ultima modifica ilMercoledì, 14 Giugno 2017 19:38

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