Fisineddu, Marieddu e s’anniversariu. Di Rosaria Floris

In evidenza Fisineddu, Marieddu e s’anniversariu. Di Rosaria Floris
“Sparessiu, non c’èst prùs! E nai, chi ci femu casi affezionau. Eia, diaderus, non mi seu scimprendi amigu miu”. Efisio diceva quelle parole all’amico Marieddu mentre passeggiavano lungo viale San Lorenzo guardando l’enorme caseggiato che fino a poco tempo fa era il carcere di Buoncammino. “T’arregordas candu benemus innoi in pitzus, accant’e sa cresia, tzerriendu su nomini de “Gigi conch’e siccia” po’ di contai cussu chi sutzeriat in foras. Tui una di, d’as arregordau cussa bella partira a cartas in domu de su preri, is scraccallius e puru su bonu binu chi eus buffau”. Continuavano la loro passeggiata ricordando quel luogo ma specialmente il loro amico che purtroppo era venuto a mancare. Il sole scaldava la mattina quasi fosse estate, il leggero venticello ristorava mentre continuavano a parlare di quelle carceri. Che fine avrebbe fatto quel caseggiato? Chissà, forse adesso lì dentro altri ristretti, i fantasmi, stavano occupando quelle celle, librandosi in aria lungo gli androni. Forse le anime dei tanti morti innocenti. “Nah Fisineddu, immoi pensau a atras cosas: a su prangiu chi mulleri tua e sa mia funti preparendi po custa dì aicci importanti. Giovanna e Graziella loro mogli, e care, la mattina al mercato avevano comprato un po’ di tutto per festeggiare anche l’arrivo delle loro figliole giunte dall’Inghilterra per quella “occasione speciale”. “Su mercau oi fiat tottu bruttu e fragosu, casi casi su gosu de sa spesa m’est mancau però eus comprau bonu pisci, arrizzonis, cunillu, faixedda frisca pisurci e froris de croccoriga chi praxint meda a is piccioccas”. Quel bel pranzo programmato da diversi giorni non era solo per l’arrivo delle figliole, ma anche per festeggiare l’anniversario del loro matrimonio. Proprio così, le due coppie di amici si erano sposate lo stesso giorno nella chiesa di Sant’Anna 25 anni prima. Quelle case a Stampace, di fronte alla chiesa di Sant’Efisio, erano veramente belle e panoramiche in tutti i sensi. Da li si vedeva il mare, i bastioni, le cupole delle chiese e da quei balconcini fioriti si guardavano i riti in onore del Santo Efisio, che per l’occasione diventavano palchi d’onore degni di un re. Abitavano nello stesso pianerottolo e quelle due case quel giorno, diventavano una sola casa. Un andirivieni di pietanze, di piatti, di sedie, di fiori. Profumi e odori di cucina regalati alla strada e ai passanti che inebriati, guardavano in alto, invidiando quei fortunati commensali. Quel giorno, erano veramente tanti intorno alla lunga tavolata, uniti in sana e lunga amicizia e cosa di non manchit mai, una bella pappara in contus e allirghia pensendi a atra di de festa cussa de Sant’Efis Gloriosu. Rosaria Floris
Ultima modifica ilMartedì, 17 Gennaio 2017 20:54

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