Il Punto del giorno. L’Ue, la Mogherini e la sua responsabilità sul fallito golpe turco

Se per la Turchia rimane strategica l’adesione all’Ue, questo però non pare essere riconosciuto dalla stessa Unione, dai suoi rappresentanti, soprattutto dall’Alto rappresentante per la sicurezza e gli affari esteri, il cosiddetto Mr. Pesc, Federica Mogherini. Non è trascorso un mese dal mancato golpe militare avuto in Turchia, verso cui la politica estera europea è pressoché inesistente e se non fosse stato per specifici attacchi verbali rivolti dal presidente turco Erdogan alla stessa Ue, non avremmo mai sentito neppure le dichiarazioni della Signora Mogherini. Lady Pesc, Federica Mogherini, non è andata oltre una tiepida bocciatura del tentato golpe turco, nel ribattere le accuse di Erdogan, che denuncia invece un tacito assenso dell’Ue, verso quel tentato golpe di cui è ritenuto responsabile Fethullah Gulen, rifugiato da tempo negli Stati Uniti. La Mogherini non riesce ad imbastire una risposta politica e men che meno, è riuscita nelle ore del golpe, a esprimere una ferma dichiarazione di condanna. Quel silenzio non deve turbare solo i turchi, che hanno vissuto l’evento, ma tutti noi che di fronte a quell’azione priva di un portato democratico o di libertà, che è il golpe, assistiamo all’inerzia se non all’assenso tacito, da parte delle istituzioni che ci governano. Questo indipendentemente dalle lecite opinioni politiche sull’operato di Erdogan, che è bene ricordare è stato eletto democraticamente da una popolazione che ha manifestato dissenso al suo operato votando per i partiti di opposizione, presenti nel Parlamento turco. E' bene ricordare all’ex ministro degli esteri italiano e attuale Alto rappresentante per la politica estera europea, Federica Mogherini, che nell’aprile del 2014 l’Ue ha monitorato le elezioni in Turchia, dichiarandole legittime. Il silenzio dei Paesi europei, dell’Ue, deve esser pesato per la pericolosità in esso insita, di fronte ad un agire che pare stia prendendo piede, forse per divenire “metodo” con cui abbattere i governi democratici e non, invisi agli occidentali, alla politica europea e statunitense. Sappiamo quali sono e sono state le responsabilità occidentali dirette ed indirette, nel creare l’esteso teatro di guerra in atto, che va dal Medio Oriente al Nord Africa. Vediamo e constatiamo quali sono gli atteggiamenti politici messi in atto dall’Ue, dai suoi membri, che sappiamo non costituire un corpo unico, nel legittimare interventi militari e determinare capovolgimenti politici all’interno di stati, che non abbiamo mai terminato di vedere come colonie. Il silenzio, cui hanno fatto seguito le parole postume e sgangherate della Mogherini, ha avuto la valenza di legittimazione del golpe, poi fallito, cui gran parte dei media europei in quelle ore si sono spesi nel giustificare. In Italia siamo abituati a legittimarli i golpe. Si sa, siano essi militari o mediatico-giudiziari e probabilmente l’Unione sembra si stia adeguando. Per questo probabilmente è stata scelta un’abile interprete per il ruolo dell’Alto rappresentante della sua politica estera, la Signora Mogherini, che nel disattendere tutte le aspettative, sembra oggi perfettamente allineata ad una politica estera in opposizione a quella cui la sua breve storia politica l’ha forgiata. I ruoli istituzionali molto spesso comportano più vincoli che libertà di azione, giustamente, coerentemente. Ma impersonarli esige il coraggio e una decisa spinta di azione. Il ruolo di leader di un gruppo, di cui ci si fa interpreti, divenendo gli attori principali di un pensiero condiviso, necessita di altro, non di semplici portavoce. Maurizio Ciotola

Turchia. Ankara: aumenta il numero delle vittime dell'attentato terroristico

Nell'attentato terroristico che ha colpito nella giornata di domenica la città di Ankara sarebbero morte 34 persone mentre il numero di feriti avrebbe raggiunto le 125 unità, ricoverati in dieci diversi ospedali. L'esplosione, causata da un'auto bomba con all'interno il terrorista, è avvenuta nel quartiere di Güvenpark, in prossimità di una stazione dei bus molto frequentata e non distante dal quartiere Kizilay dove si trovano diversi edifici governativi. In base alla ricostruzione della tv locale TRT, il terrorista avrebbe tamponato un bus e poi avrebbe azionato il meccanismo dell'esplosivo. Per Ankara si tratta del terzo attentato in cinque mesi.

Elezioni Turchia. La rivincita di Erdogan

Il risultato delle urne in Turchia consente al controverso premier Erdogan di riconquistare la maggioranza assoluta e, di conseguenza, il pieno controllo del Paese. Grande successo del suo partito Giustizia e Sviluppo (Akp) che ha superato anche i sondaggi più favorevoli, conquistando il 49,4% dei voti e 316 seggi in Parlamento su 550. Sebbene il risultato ottenuto consenta la formazione di un governo monocolore, non sarà comunque possibile modificare direttamente la Costituzione in senso presidenziale, vero obiettivo di Erdogan, per cui sarebbero stati necessari i tre quinti dei seggi (330). Il partito filo-curdo Hdp, principale antagonista di Erdogan, non riesce a superare il buon risultato ottenuto alle precedenti elezioni di giugno, perdendo così l'importante sfida con il partito del premier. Un risultato che ha fatto esplodere la rabbia di diversi manifestanti curdi che in diverse zone del Paese hanno appiccato incendi ed eretto barricate, scontrandosi con la polizia che ha risposto con gas lacrimogeni e una decisa repressione delle proteste.
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