Cagliari. Arriva in città il programma “Studenti Ambasciatori delle Nazioni Unite”

Il capoluogo regionale sarà una delle città italiane che ospiterà un incontro propedeutico all'evento che si terrà presso il Palazzo di Vetro dell'Onu, a New York, che coinvolgerà oltre 2000 studenti provenienti da più di 110 paesi. Al centro dell'evento le più pressanti questioni presenti sull’Agenda Internazionale. Per quattro giornate gli studenti lavoreranno all’interno dell’Assemblea Generale dell’ONU, del Consiglio Economico e Sociale e occuperanno le poltrone delle più famose sale di lavoro del Palazzo di Vetro, godendo dell’opportunità unica di rivestire il ruolo di diplomatico di professione. L'appuntamento cagliaritano è previsto per sabato 3 febbraio, con inizio alle ore 10 presso lo Spazio Eventi al primo piano della MEM. L'incontro si configura come una simulazione ONU dal nome “Future We Want United Model United Nations_A global initiative for young leaders”. Il programma “Studenti Ambasciatori delle Nazioni Unite”, è infatti una prestigiosa simulazione dei processi diplomatici multilaterale, rivolto agli studenti delle scuole superiori. Riproduce integralmente la struttura delle Nazioni Unite. Il “Future We Want United Model United Nations_ A global initiative for young leaders”, ispirato alla Risoluzione ONU della Conferenza di Rio+20 del 2012, è incentrato prevalentemente sugli obiettivi di Sviluppo Sostenibili delle Nazioni Unite, finalizzato alla sensibilizzazione su tale tematica rivalta ai giovani di tutto il mondo, per renderli voci attive per l’implementazione di questa importante sfida globale.

Approvato all’Onu il Trattato per la messa al bando delle armi nucleari. Di Maurizio Ciotola

La fine della seconda guerra mondiale con il bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki, ha segnato il termine di un massacro e l’inizio di un delirio per l’umanità. I produttori di armi, di strumenti di morte, giocando sulla quantità e la “qualità” hanno sempre trasferito, su ampia ricompensa, il potere superiore a chi detiene l’arsenale più vasto e distruttivo. Del resto gli stati nazionali nascono, si sviluppano e continuano ad esistere, perché detengono il diritto di monopolio della forza all’interno dei propri confini e, in virtù di accordi internazionali non sempre avallati dall’Onu, oltre gli stessi. Se il secondo scontro bellico mondiale ha determinato una vera e propria ecatombe, la sua fine ha restituito la speranza ai tanti costruttori di pace che, hanno garantito in parte, il suo perdurare fino ad oggi, almeno sui territori dei Paesi già coinvolti direttamente o indirettamente nella guerra passata. Il fallimento della Società delle Nazioni, che non è riuscita ad impedire l’ulteriore scontro bellico dopo la prima guerra mondiale, ha determinato il suo scioglimento per essere sostituita dall’Organizzazione delle Nazioni Unite. L’Onu subisce detrazioni e svalorizzazioni da parte di altre ed importanti organizzazioni tese a risolvere le diatribe internazionali con le armi o la minaccia del loro uso, comprese le armi nucleari. Il dopoguerra ha dato il via ad uno scontro tra due blocchi politici, che coincidevano con gli Usa e i Paesi ad esso ancellari, l’Unione sovietica e il blocco comunista degli Stati ad essa vincolati. Il confronto ideologico ha dato luogo a scontri bellici in varie parti del globo, con disastri inenarrabili di cui ancora oggi, perché ancora in essere, subiamo gli effetti diversamente da chi li ha vissuti e li vive. L’esacerbazione di questi scontri con i quali si cercava e si cerca di determinare un’egemonia planetaria, ha generato la folle proliferazione di testate nucleari che se utilizzate, annienterebbero quasi tutte le forme di vita sulla Terra. Armi di distruzione di massa verso le quali i Paesi in quanto Stati, non hanno mai mosso realmente contro allo scopo di definire un trattato per la loro messa al bando totale. Il 7 luglio 2017, però 122 Paesi membri dell’Onu, grazie al significativo apporto di alcuni rappresentanti della società civile, hanno votato a favore del trattato sulla messa la bando delle armi nucleari, in quanto al loro utilizzo e alla minaccia del loro utilizzo quale deterrente per la controparte. Sono state messe al bando anche le sperimentazioni, il trasferimento di conoscenze atte alla costruzione di queste armi, oltre ad aver definito una responsabilità diretta di assistenza alle popolazioni colpite da parte dei Paesi, che dovessero fare uso, anche sperimentale, di queste armi, contravvenendo al trattato. I Paesi detentori degli ordigni nucleari, Usa, Russia Cina, Francia, Gran Bretagna, Pakistan, India e Israele, inclusa l’Italia, che ospita testate nucleari e il Giappone, hanno disertato il voto rigettando il trattato, cui non intendono, almeno finora, ratificare. Ma il precedente del TNP (trattato di non proliferazione nucleare) firmato alla fine degli anni cinquanta fa ben sperare, visto che anch’esso non trovò inizialmente l’adesione dei Paesi detentori delle armi nucleari, i quali ratificarono il trattato negli anni successivi. Oltre ai Paesi membri dell’Onu, i 2/3 del totale, hanno avuto un importante e determinante ruolo le organizzazioni della società civile, tra le quali quella degli hibakusha (sopravvissuti alle bombe di Hiroshima e Nagasaki), Ican, Senzatomica e la Rete Disarmo per l’Italia. Con questo importante strumento giuridicamente vincolante per i Paesi del globo, è stata messa al bando l’arma il cui utilizzo potrebbe annientare l’umanità intera. Un vero e significativo passo verso la consapevolezza globale, attraverso l’adozione di strumenti giuridici, in contrapposizione a quelli bellici, grazie alla suprema organizzazione mondiale condivisa attraverso l’Onu, in cui tutti gli attori politici hanno lavorato sotto il coordinamento dell’ambasciatrice costaricana Elayne Whyte Gomez. Sarà un caso o forse no, di fatto il coordinamento di questa donna ha consentito l’approvazione del Trattato, con cui si è dato il “La” per la fine dell’Era Atomica. Maurizio Ciotola
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