Approvato all’Onu il Trattato per la messa al bando delle armi nucleari. Di Maurizio Ciotola

La fine della seconda guerra mondiale con il bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki, ha segnato il termine di un massacro e l’inizio di un delirio per l’umanità. I produttori di armi, di strumenti di morte, giocando sulla quantità e la “qualità” hanno sempre trasferito, su ampia ricompensa, il potere superiore a chi detiene l’arsenale più vasto e distruttivo. Del resto gli stati nazionali nascono, si sviluppano e continuano ad esistere, perché detengono il diritto di monopolio della forza all’interno dei propri confini e, in virtù di accordi internazionali non sempre avallati dall’Onu, oltre gli stessi. Se il secondo scontro bellico mondiale ha determinato una vera e propria ecatombe, la sua fine ha restituito la speranza ai tanti costruttori di pace che, hanno garantito in parte, il suo perdurare fino ad oggi, almeno sui territori dei Paesi già coinvolti direttamente o indirettamente nella guerra passata. Il fallimento della Società delle Nazioni, che non è riuscita ad impedire l’ulteriore scontro bellico dopo la prima guerra mondiale, ha determinato il suo scioglimento per essere sostituita dall’Organizzazione delle Nazioni Unite. L’Onu subisce detrazioni e svalorizzazioni da parte di altre ed importanti organizzazioni tese a risolvere le diatribe internazionali con le armi o la minaccia del loro uso, comprese le armi nucleari. Il dopoguerra ha dato il via ad uno scontro tra due blocchi politici, che coincidevano con gli Usa e i Paesi ad esso ancellari, l’Unione sovietica e il blocco comunista degli Stati ad essa vincolati. Il confronto ideologico ha dato luogo a scontri bellici in varie parti del globo, con disastri inenarrabili di cui ancora oggi, perché ancora in essere, subiamo gli effetti diversamente da chi li ha vissuti e li vive. L’esacerbazione di questi scontri con i quali si cercava e si cerca di determinare un’egemonia planetaria, ha generato la folle proliferazione di testate nucleari che se utilizzate, annienterebbero quasi tutte le forme di vita sulla Terra. Armi di distruzione di massa verso le quali i Paesi in quanto Stati, non hanno mai mosso realmente contro allo scopo di definire un trattato per la loro messa al bando totale. Il 7 luglio 2017, però 122 Paesi membri dell’Onu, grazie al significativo apporto di alcuni rappresentanti della società civile, hanno votato a favore del trattato sulla messa la bando delle armi nucleari, in quanto al loro utilizzo e alla minaccia del loro utilizzo quale deterrente per la controparte. Sono state messe al bando anche le sperimentazioni, il trasferimento di conoscenze atte alla costruzione di queste armi, oltre ad aver definito una responsabilità diretta di assistenza alle popolazioni colpite da parte dei Paesi, che dovessero fare uso, anche sperimentale, di queste armi, contravvenendo al trattato. I Paesi detentori degli ordigni nucleari, Usa, Russia Cina, Francia, Gran Bretagna, Pakistan, India e Israele, inclusa l’Italia, che ospita testate nucleari e il Giappone, hanno disertato il voto rigettando il trattato, cui non intendono, almeno finora, ratificare. Ma il precedente del TNP (trattato di non proliferazione nucleare) firmato alla fine degli anni cinquanta fa ben sperare, visto che anch’esso non trovò inizialmente l’adesione dei Paesi detentori delle armi nucleari, i quali ratificarono il trattato negli anni successivi. Oltre ai Paesi membri dell’Onu, i 2/3 del totale, hanno avuto un importante e determinante ruolo le organizzazioni della società civile, tra le quali quella degli hibakusha (sopravvissuti alle bombe di Hiroshima e Nagasaki), Ican, Senzatomica e la Rete Disarmo per l’Italia. Con questo importante strumento giuridicamente vincolante per i Paesi del globo, è stata messa al bando l’arma il cui utilizzo potrebbe annientare l’umanità intera. Un vero e significativo passo verso la consapevolezza globale, attraverso l’adozione di strumenti giuridici, in contrapposizione a quelli bellici, grazie alla suprema organizzazione mondiale condivisa attraverso l’Onu, in cui tutti gli attori politici hanno lavorato sotto il coordinamento dell’ambasciatrice costaricana Elayne Whyte Gomez. Sarà un caso o forse no, di fatto il coordinamento di questa donna ha consentito l’approvazione del Trattato, con cui si è dato il “La” per la fine dell’Era Atomica. Maurizio Ciotola

Corea del Nord. Testata bomba all'idrogeno . Interviene l' ONU

La Corea del Nord ha annunciato al mondo di aver testato con successo una bomba all'idrogeno miniaturizzata. Il dittatore del Paese, Kim Jong-Un, ha autorizzato, circa tre settimane fa, l'ordine per l'effettuazione del test nucleare. Stando a quanto dichiarato successivamente attraverso un apposito comunicato stampa, il regime attribuirebbe una importanza epocale all'evento, considerandolo sostanzialmente "una risposta alle crescenti minacce di attacco nucleare e all’ostilità degli Stati Uniti e dei suoi bellicosi alleati, un tentativo di autodifesa per assicurare l’autonomia nazionale e la sopravvivenza dei propri cittadini". Sull'accaduto interviene il segretario generale dell'ONU, Ban Ki-moon che dichiara: "il test è una violazione delle norme internazionali mettendo a rischio tutti". In questo senso non si escludono nuove sanzioni per Pyongyang da parte del Consiglio di Sicurezza.
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