Incalzanti venti di guerra. Un Occidente succube delle priorità statunitensi

Nessun premier di un Paese dell’Ue ha condannato l’intervento statunitense in Siria, se non per bocciare una inesistente politica estera del presidente in carica. Ci siamo così assuefatti all’intervento armato fuori dai nostri confini, per cui le banalissime dichiarazioni politiche concernenti queste discontinuità di una guerriglia continua, destano identica indifferenza. Il cosiddetto rappresentante della politica estera dell’Ue, la sig.ra Mogherini, ci pare che non riesca a far sintesi di un comune intento, sicuramente per le differenti posizioni dei paesi medesimi e altrettanto certamente per l’assenza di autorevolezza dell’on. Mogherini, che non è riuscita a cogliere ancora le differenze tra accademia e realtà. Ma noi Italiani, così animati da senso pietistico e dal pathos verso gli altri popoli, che da sempre ci ha contraddistinto per idea di umanità, in gran parte abbiamo ignorato le terrificanti parole del nostro moderato primo ministro, On. Gentiloni. Paolo Gentiloni, ha approvato l’intervento statunitense, come gli altri suoi colleghi europei, in virtù di una opinione unilaterale espressa dagli Stati Uniti sulle responsabilità di Assad in merito all’utilizzo del gas nervino, pur non essendo supportata da riscontri e per cui la stesso Consiglio di sicurezza dell’Onu ha deciso di non intervenire militarmente. L’iniziativa degli Stati Uniti, non del solo Trump, ha disatteso, per l’ennesima volta, le regole internazionali, ponendo in mora la stessa autorevolezza dell’Onu, non meno della certezza di una valenza del diritto internazionale. Il mancato rispetto delle regole e l’inesistenza di conseguenze di fronte ad una corte internazionale, cui gli Stati Uniti non hanno mai aderito, consente a qualunque Paese guidato da folli dittatori o da democrazie dittatoriali, scusate l’ossimoro, di intervenire militarmente ovunque sul Pianeta, dove vengono lesi i propri interessi piuttosto che i diritti. Chi dice che Donald Trump è incapace di varare un disegno politico estero, ha probabilmente ragione ed è proprio per questo che il presidente statunitense, dopo la sua elezione, ha accolto tra i propri consulenti politici Henry Kissinger e il suo esteso e attivissimo staff. Quando pensiamo a Kissinger, i nostri ricordi volano al piano Condor, con il quale si è destabilizzata l’America latina e cui l’11 settembre del 1973, con il colpo di stato cileno per mano del generale Pinochet a danno del presidente Salvator Allende, ha costituito l’epicentro. L’instabilità del Sud America è durata per anni, cui sono seguite centinaia di migliaia di vittime innocenti. Il ricordo di Kissinger è legato anche, per quanto ci riguarda, in modo inverso a quello di Aldo Moro. Per la loro opposta idea politica nella gestione degli equilibri internazionali, del rispetto delle forme autoctone di rappresentanza e di azione, rigettate da Kissinger e accolte da Moro. Ricordiamo anche il disprezzo che lo stesso Kissinger aveva nei confronti di Aldo Moro, quest’ultimo capace di ampi disegni politici la cui intelleggibilità della trama, risultava possibile a pochi, ai soli destinatari, e incomprensibile agli oppositori, tra i quali risultava esserlo Kissinger. Di Aldo Moro nel nostro Paese non è rimasto più nulla, almeno per quanto riguarda la pratica politica, l’intelligenza attraverso cui il superamento degli ostacoli costituiva la priorità, non il loro abbattimento violento dalle ricadute incerte e difficilmente gestibili. Abbiamo bisogno di tessitori coraggiosi e autorevoli, non di lacchè o accademici sul libro paga di qualche polo editoriale o finanziario di turno, oltreché di una politica che ripensi il suo esistere in funzione di quelle che dovranno essere le prospettive future dell’intera umanità. Maurizio Ciotola

UE. Intese per rafforzare la Difesa Comune Europea

Durante l'incontro di Bratislava i 28 Paesi dell'UE si sono confrontati per la strutturazione del piano che a novembre dovrà portare al potenziamento della Difesa Comune Europea. L'Italia ha espresso la volontà di poter disporre di una “forza multinazionale europea”, mentre Francia e Germania sarebbero più propense per una forma di “cooperazione strutturata permanente”. L'incontro, definito dall'Alto rappresentante per gli Affari esteri Ue, Federica Mogherini, "molto importante", rappresenta un primo passo avanti in vista della prossima riunione formale, pianificata per il prossimo 15 novembre. In questa occasione la Mogherini dovrebbe presentare un piano d’azione concreto da sottoporre ai ministri della Difesa, per l'approvazione dei leader europei durante la riunione del 15 e 16 dicembre. Alla base delle varie riunioni l'idea comune di arrivare al rafforzamento delle capacità comuni di difesa. Tra i contrari all'ipotesi di una forza comune i britannici che tramite il loro ministro Michael Fallon hanno affermato: “continueremo a opporci a qualsiasi idea di un esercito europeo o di un quartier generale per un esercito europeo che non farebbe altro che minare la Nato che deve restare la pietra angolare della nostra Difesa e di quell’Europa”. Una dichiarazione più per i media che per i colleghi, visto che quello dell’esercito europeo rimane soltanto uno spettro che aleggia sulla riunione ma senza mai entrare davvero nella discussione. “Oggi nelle tre ore di riunione con i ministri non ho mai sentito una volta la parola ‘veto’, non ho sentito la parola ‘bloccare’ e non ho mai sentito la parola ‘esercito’”, ha provato a fare ordine Mogherini a fine riunione.

Il Punto del giorno. L’Ue, la Mogherini e la sua responsabilità sul fallito golpe turco

Se per la Turchia rimane strategica l’adesione all’Ue, questo però non pare essere riconosciuto dalla stessa Unione, dai suoi rappresentanti, soprattutto dall’Alto rappresentante per la sicurezza e gli affari esteri, il cosiddetto Mr. Pesc, Federica Mogherini. Non è trascorso un mese dal mancato golpe militare avuto in Turchia, verso cui la politica estera europea è pressoché inesistente e se non fosse stato per specifici attacchi verbali rivolti dal presidente turco Erdogan alla stessa Ue, non avremmo mai sentito neppure le dichiarazioni della Signora Mogherini. Lady Pesc, Federica Mogherini, non è andata oltre una tiepida bocciatura del tentato golpe turco, nel ribattere le accuse di Erdogan, che denuncia invece un tacito assenso dell’Ue, verso quel tentato golpe di cui è ritenuto responsabile Fethullah Gulen, rifugiato da tempo negli Stati Uniti. La Mogherini non riesce ad imbastire una risposta politica e men che meno, è riuscita nelle ore del golpe, a esprimere una ferma dichiarazione di condanna. Quel silenzio non deve turbare solo i turchi, che hanno vissuto l’evento, ma tutti noi che di fronte a quell’azione priva di un portato democratico o di libertà, che è il golpe, assistiamo all’inerzia se non all’assenso tacito, da parte delle istituzioni che ci governano. Questo indipendentemente dalle lecite opinioni politiche sull’operato di Erdogan, che è bene ricordare è stato eletto democraticamente da una popolazione che ha manifestato dissenso al suo operato votando per i partiti di opposizione, presenti nel Parlamento turco. E' bene ricordare all’ex ministro degli esteri italiano e attuale Alto rappresentante per la politica estera europea, Federica Mogherini, che nell’aprile del 2014 l’Ue ha monitorato le elezioni in Turchia, dichiarandole legittime. Il silenzio dei Paesi europei, dell’Ue, deve esser pesato per la pericolosità in esso insita, di fronte ad un agire che pare stia prendendo piede, forse per divenire “metodo” con cui abbattere i governi democratici e non, invisi agli occidentali, alla politica europea e statunitense. Sappiamo quali sono e sono state le responsabilità occidentali dirette ed indirette, nel creare l’esteso teatro di guerra in atto, che va dal Medio Oriente al Nord Africa. Vediamo e constatiamo quali sono gli atteggiamenti politici messi in atto dall’Ue, dai suoi membri, che sappiamo non costituire un corpo unico, nel legittimare interventi militari e determinare capovolgimenti politici all’interno di stati, che non abbiamo mai terminato di vedere come colonie. Il silenzio, cui hanno fatto seguito le parole postume e sgangherate della Mogherini, ha avuto la valenza di legittimazione del golpe, poi fallito, cui gran parte dei media europei in quelle ore si sono spesi nel giustificare. In Italia siamo abituati a legittimarli i golpe. Si sa, siano essi militari o mediatico-giudiziari e probabilmente l’Unione sembra si stia adeguando. Per questo probabilmente è stata scelta un’abile interprete per il ruolo dell’Alto rappresentante della sua politica estera, la Signora Mogherini, che nel disattendere tutte le aspettative, sembra oggi perfettamente allineata ad una politica estera in opposizione a quella cui la sua breve storia politica l’ha forgiata. I ruoli istituzionali molto spesso comportano più vincoli che libertà di azione, giustamente, coerentemente. Ma impersonarli esige il coraggio e una decisa spinta di azione. Il ruolo di leader di un gruppo, di cui ci si fa interpreti, divenendo gli attori principali di un pensiero condiviso, necessita di altro, non di semplici portavoce. Maurizio Ciotola
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